Da Gershwin a Piazzolla all’Auditorium di Santa Croce
In occasione della Festa Europea della Musica, che è un evento musicale che si tiene il 21 giugno di ogni anno dal 1985 per celebrare il solstizio d’estate in più di 120 nazioni in tutto il mondo, la Fondazione Cassamarca ha pensato di organizzare uno degli high light degli eventi di quest’anno organizzati a Treviso, invitando i Virtuosi Italiani e Federico Mondelci, uno tra i più famosi saxofonisti.
Per l’occasione l’Auditorium era gremito di un pubblico attento ed educato musicalmente, come è stato sottolineato anche da Federico Mondelci nei saluti finali, ma soprattutto che ha saputo apprezzare sia il programma che gli esecutori.
Per quel che riguarda il programma è partito con un brano di Duke Ellington, Solitude, per poi passare a due brani celeberrimi di Ennio Morricone, Mission e C’era una volta il West.
E’ seguita poi l’esecuzione di Tonigh di Leonard Bernastein e quella di Summertime di George Gershwin, con arrangiamento molto accattivante tra il classico ed il Jazz.


Molto interessanti sono state le introduzioni dei brani a cura di Federico Mondelci, in particolare per alcuni . Per esempio è stata molto toccante quella relativa al brano di Michel Nyman, famoso compositore di colonne sonore dei film di Peter Greenway, che in occasione della perdita di un carissimo amico, ha voluto comporre il brano A song for Tony, in cui ha espresso tutta la rabbia e il suo dolore in quel momento della sua vita, annotando anche nello spartito il modo di eseguirlo, in modo rabbioso.
Vi è stata poi l’esecuzione della colonna sonora de La vita è bella di Nicola Piovani, di cui Federico Montelci ha raccontato che lo stesso maestro, avendolo conosciuto in un suo concerto, gli ha proposto la versione con il sassofono solista.
L’ultima parte del concerto è stato dedicato ad Astor Piazzolla. Al di là dei suoi brani più famosi come Oblivion e Libertango, due sono degni di una nota particolare. La Milonga de Angel è stata composta dal maestro per sostenere la lotta di alcuni abitanti di un quartiere di Buenos Aires, dove, per costruire un nuovo complesso residenziale, i costruttori volevano abbattere una cappella con una Madonna. Lui ha così ha sostenuto politicamente con la sua musica questa causa. L’altro brano è quello che lui ha dedicato a suo padre in occasione della sua dipartita, Adios Nonino, in cui la musica segue l’ascesa della sua anima verso il cielo. E’ stato così toccante, che alcune persone presenti nel pubblico, che avevano subito recenti lutti di familiari, si sono commossi.
Al di la della peculiarietà dei brani, l’esecuzione è stata di una caratura eccezionale, sia del solista che del gruppo musicale.


Infatti i Virtuosi Italiani è un’orchestra italiana fondata nel 1989 come Accademia I Filarmonici e acquisita nel 2007, con sede a Verona . L’orchestra è formata di base da un organico di 16 archi e basso continuo. E così scrive di loro Enrico Girardi sul “Corriere della Sera”:«I Virtuosi Italiani sono un ensemble di assoluto valore. Affrontano il barocco, il classico e il contemporaneo non solo con disinvoltura, ma con una grinta, uno smalto e una “adrenalina” che produce vita e tensione senza portare oltre i limiti di una saggia pertinenza stilistica». Non per nulla nel dicembre 2021 è stato loro assegnato il Diapson D’Ord de l’annèe 2021.
Ricordiamo che questo premio costituisce un riconoscimento per eccezionali registrazioni di musica classica data dai critici della rivista Diapason in Francia, a grandi linee equivalente a “Editor’s Choice”, “Disc of the Month” nella rivista inglese Gramophone.
Il Diapason d’Or de l’Année è un premio più prestigioso, deciso da una giuria composta da critici di Diapason e delle emittenti di France Musique, ed è paragonabile al Gramphone Award del Regno Unito , associato con la rivista Gramophone
Per quel che riguarda Federico Montelci, Docente, camerista, Solista e Direttore d’Orchestra, Federico Mondelci è da trent’anni, uno dei maggiori e più apprezzati interpreti del panorama musicale internazionale. Diplomato in sassofono al Conservatorio di Pesaro, ha studiato anche canto, composizione e direzione d’orchestra. Ha perfezionato poi gli studi al Conservatorio Superiore di Bordeaux sotto la guida del M° Jean-Marie Londeix, diplomandosi con “Medaglia D’Oro” all’unanimità.
Il suo repertorio non comprende solo le pagine ‘storiche’ ma è particolarmente orientato verso la musica contemporanea e Federico Mondelci affianca il suo nome accanto ai nomi dei grandi autori del Novecento, eseguendone le composizioni spesso a lui espressamente dedicate, produzioni di straordinario successo che lo conclamano come raffinato solista di raro e straordinario talento.
Questa occasione della Festa Europea della Musica ci ha permesso, grazie al contributo della Fondazione Cassamarca, di apprezzare questi prestigiosi esecutori ed il loro repertorio.
Per capirne ancora meglio lo spirito, la Festa della musica nasce nel 1982 grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura Francese come segno di una nuova politica musicale nel paese, alla luce di uno studio da cui risultava che “i francesi possedevano più di quattro milioni di strumenti musicali”, spesso non utilizzati, che rischiavano di finire nei cassonetti della spazzatura. Maurice Fleuret, critico musicale e neo Direttore della musica e della Danza al Ministero della cultura francese guidato da Jack Lang, decise di creare una festa gratuita, aperta a tutte le musiche (senza gerarchia di generi o di pratiche) e a tutti i francesi, incoraggiando chiunque a scendere per strada e suonare con i propri strumenti oppure cantare, senza limiti di sorta. Per questa festa totalmente laica fu scelta la data del 21 giugno, cioè quella del solstizio d’estate.


Nonostante la paura di creare una grande confusione con l’appello (Fate vedere quello che sapete fare! Fate della musica nelle strade, nei chioschi, nelle stazioni, in tutti i luoghi pubblici…) e nonostante lo scetticismo di molti (in particolare dei grandi media, radio e televisione, che erano stati sollecitati per lanciare il messaggio), la prima Festa della musica ebbe luogo il 21 giugno 1982, invitando tutti i musicisti, amatori e professionisti, a prendere il loro strumento e suonare per mezz’ora, dalle 20.30 alle 21.00, in qualsiasi luogo pubblico.
Lo slogan era “La musica dappertutto, concerti in nessun luogo”. Nelle piazze, nelle scuole, nei musei, nelle strade e perfino negli aeroporti, la musica è stata protagonista di un forte messaggio di accessibilità universale, rivolto ad ogni popolo e cultura. Il tutto sostenuto dal significato fondamentale attribuito alla data, il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, di cui spesso dimentichiamo l’intrinseca importanza avuta nella storia, fin dalle civiltà antiche.
Dal suo lancio, il successo è sempre cresciuto. Solo in Francia permette ogni anno di organizzare più di 18.000 manifestazioni sonore, con circa 5 milioni di musicisti, richiamando più di 10 milioni di spettatori.
Nel 1985, in occasione dell’anno europeo della musica, la festa diventa un vero e proprio fenomeno sociale conosciuto anche al di fuori dei confini francesi.
Ed in Italia? Il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, la musica si diffonde su strade, piazze, cortili, chiostri e anche luoghi solitamente non adibiti allo spettacolo, in una celebrazione di ogni genere musicale, moderno o classico, che mobilita scuole di musica, conservatori, associazioni, orchestre, corali, bande etc. La Festa della musica si svolge anche in ospedali e carceri, e nei luoghi del disagio sociale, dove la musica compie pienamente la sua funzione di integrazione e coesione sociale. Inoltre in quel giorno il Ministero della cultura apre alla Festa i luoghi d’arte e storici consentendo, attraverso la musica, di diffondere la conoscenza del vasto patrimonio culturale italiano.
La Festa della musica rappresenta un momento di forte aggregazione nel tessuto sociale italiano che rafforza i valori di cittadinanza a livello locale, migliorando e favorendo un rapporto positivo fra cittadini enti e amministrazioni. È stata osservata inoltre una forte adesione in Italia dei centri più piccoli, rivelando l’importanza per i Comuni di creare momenti di coesione e legame sociale.
Ed è proprio in questo spirito che si è svolta la serata di ieri sera, un momento in cui la gente si è sentita unita nel segno della musica in uno dei luoghi più significativi della nostra città.
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