Quando un artista decide di andarsene nella notte fa tutto più rumore
La sorte ha deciso in questo modo per Gino Paoli, che proprio questa notte si è spento a Genova, la sua vera città che lo aveva adottato e adorato, visto che era nato a Monfalcone 91 anni fa, ma solo per l’anagrafe spiccia. Ed è ovvio che è proprio Genova a segnare artisticamente, ma non solo, la vita di Paoli, tra gli amati caruggi, il mare e la tramontana, ma anche capace di dotarlo amorevolmente di quel piglio scontroso ma solo in apparenza. Inizia come grafico e pittore ma si capisce subito che la sua spiaggia è altrove e al tramonto degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta ecco le prime creature, i primi successi e la prima gloria, con “amicizie“ della levatura di De André, Lauzi, Tenco, Bindi e con brani come “La gatta“, “Senza fine“ e “Il cielo in una stanza“, che Mina fece diventare oro con la sua strepitosa interpretazione. Poi ecco che arriva l’Anno Domini, il 1963, con “Sapore di Sale“, un manifesto che oltre a segnare un epoca attraversa ancor oggi intere generazioni, ammantato di quella geniale purezza e semplicità. Le donne della sua vita iniziano a far capolino, a partire dal ciclone Vanoni, che conobbe Gino subito dopo Strehler. E qui entra in scena il binomio perfetto, il sodalizio amoroso nonchè artistico, che arride a “Senza Fine“ e una storia d’amore indimenticabile ma che si ferma ai box quando Paoli conosce la giovanissima Stefania Sandrelli, con la loro storia d’amore che porterà alla nascita di Amanda e allo scandalo, vista la giovanissima età di Stefania. C’è spazio per tutto nella vita di Paoli accompagnato dalla sempiterna camicia in denim, le giacche in pelle e gli occhiali sfumati, le sigarette, l’alcool ma anche un tentato suicidio, con la pallottola che rimane per sempre nel corpo del cantautore, il periodo sottotraccia tra gli anni settanta e ottanta, complice il declino temporaneo della musica leggera italiana dell”epoca, il rendez vous con la Vanoni, pezzi come “Ti lascio una canzone“ e “Quattro amici al bar“, ma si comprende che la magia si è quantomeno defilata, con il colpo di scena che deve ancora arrivare e lo si trova anche con quel riverbero di creatività ed esuberanza che arriverà dal Jazz in tutte le sue declinazioni. Senza fine, con la dolce compagnia di Paola Penzo, la sua ultima compagna di vita e del suo agrodolce, geniale talento.
Zero Biscit di Mauro Lama
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