I due si erano conosciuti nella notte tra il 22 e il 23 agosto all’interno del noto locale “Gasoline” di piazza Mazzini. Lei, quindicenne di origini friulane, era in compagnia della sua amica del cuore e di altri ragazzi.
Solo a violenza consumata, verso le 5 della mattina, la ragazzina è riuscita a fuggire dall’aggressore e chiedere aiuto al personale di vigilanza notturna dell’arenile. Nel frattempo, con ogni probabilità, il 25enne era salito a bordo di uno dei pullman che partono per Mestre. C’era una corsa poco prima delle 5 e una alle 5.30.
La giovane, in evidente stato di choc, è stata portata all’ospedale dove le è stata riscontrata la violenza.
Da lì sono immediatamente scattate le indagini delle forze dell’ordine, riuscendo velocemente a dare un volto al sospettato: determinanti sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza poste dal comune e dai tanti locali della zona che hanno ripreso i due dirigersi in direzione Lungomare Katia Ricciarelli.
Il presunto aggressore è Mohamed Gueye, ha 25 anni, senegalese, già ben noto alle forze dell’ordine per furto, rapina, atti osceni, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Di fatto senza dimora, quando è stato arrestato, si trovava in una struttura ricettiva in Rampa cavalcavia a Mestre, dove si era rifugiato da qualche giorno fornendo una falsa identità.
La camera risultava prenotata fino alla mattinata del 25 agosto. Già dal pomeriggio del giorno prima, una volta raccolte le prove per ottenere il provvedimento di fermo, gli agenti si erano appostati all’esterno dell’ostello. Solo in tarda serata, verso le 23, il senegalese ha fatto rientro. Gli agenti, temendo una reazione violenta, si sono finti ospiti della struttura, sono saliti in ascensore assieme al venticinquenne e, appena le porte si sono chiuse, si sono qualificati e lo hanno arrestato senza trovare resistenza.
È stato il dirigente del commissariato di Jesolo a comunicare al padre della piccola vittima la notizia del fermo.
Ora inizierà la fase probabilmente più difficile e delicata, riuscire a superare uno dei traumi peggiori che una donna possa subire, figuriamoci cosa possa rappresentare per una ragazzina di quindici anni.
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha dichiarato: “Visti i numerosi e inquietanti precedenti di questo signore, può uno Stato che si dice civile lasciarlo girare libero di fare ancora del male? Non è come lasciare per strada una bomba innescata? Lo si spedisca, senza se e senza ma, a scontare la pena nel suo paese d’origine. Ovviamente con alle spalle una condanna esemplare”.
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