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Se una madre diventa influencer, ha tempo per i figli?

3 minuti di lettura

Il caso di una giovane madre che sceglie la carriera online solleva interrogativi su emancipazione femminile e cura dei figli

TREVISO – Tra le pagine dei giornali locali e nazionali di questi giorni è salita alla ribalta una notizia che ha fatto scalpore. Si tratta di una famiglia sull’orlo della separazione a causa della nuova professione della giovane moglie di 30 anni, che si è creata una nuova professionalità on line come influencer, e per motivi professionali, deve viaggiare e lasciare i figli al marito di 40 anni, il quale avendo un lavoro a tempo pieno ha delle difficoltà nella gestione della prole.

Questa situazione familiare ha fatto prima indignare i lettori, poi però li ha fatto riflettere sulle nuove dinamiche tra coniugi e le ricadute sui figli. Se lei raggiunti 50.000 follower, ha deciso che era il momento di spiccare il volo, lui non è per niente d’accordo, perché lui reputa il suo un “non lavoro”, anche se non ha nulla a che fare con Only Fans. E’ questa in realtà una nuova forma di autodeterminazione femminile, secondo l’avvocato Antonella Tocchetto, esperta di diritto di famiglia che segue la pratica per la separazione per la sua assistita.

Fino a poco tempo fa la madre trentenne lavorava come commessa. Poi una sua passione è diventata una professione e, visto la quantità di follower viene contattata dalle agenzie pubblicitarie per dei contatti con dei marchi di cosmetici ed abbigliamento. Quindi ecco la svolta di vita: il desiderio di non essere più solo moglie e madre ed avere una propria professione. In questa storia, se ci pesiamo bene la differenza la fa proprio quello che questa giovane donna ha intenzione di fare, perché i pregiudizi in questo nuovo campo commerciale sono davvero tanti. Se ad esempio avesse voluto dedicarsi allo studio od altre professioni, forse la sua scelta sarebbe stata giustificata.

Invece lo stesso avvocato Antonella Tocchetto si rende conto che in realtà ancora molto c’è da fare nel campo dell’emancipazione femminile sulla divisione dei ruoli, soprattutto all’interno dei nuclei familiari, perché per quel che riguarda gli stessi congedi parentali, pur essendoci per entrambe i genitori, in realtà solo pochissimi padri ne usufruiscono. E già questo ci dice che ancora l’idea che la cura sia una questione prevalentemente femminile è ancora profondamente radicata.

La crisi della coppia in questione, che vive nell’hinterland di Treviso ed ha due figli piccoli in età da elementari e medie, è diventata irreversibile, perché è venuta a mancare la fiducia reciproca o meglio al collaborazione reciproca. Infatti non è chiaro ancora che l’accudimento dei figli è a carico di entrambi i genitori, nonostante le leggi da questo punto di vista siano chiare. Non è solo un fatto riguardante un assegno di mantenimento, ma entrambe i genitori devono essere corresponsabili nell’espletare i bisogni primari e secondari dei figli.

Ma la domanda dirimente è questa: e i figli? Che cosa resterà loro di questi due genitori che per un motivo o per un altro li vedono come un peso per poter vivere il loro progetto di vita?

Non sarebbe forse il caso, che insieme agli articoli della Costituzione che vengono letti durante i matrimoni sia civili che religiosi sui vincoli matrimoniali, non si aggiungesse qualche articolo più preciso sull’accudimento dei figli? Perché i figli non sono né un capriccio, né uno status symbol.

E non chiedono di venire al mondo.

E nel momento in cui si decide di averne (al giorno d’oggi è possibile farlo) un figlio è per sempre. Non basta che raggiunga la maggiore età per svicolare dalle proprie responsabilità genitoriali; prima di tutto perché nella società di oggi molti figli decidano di proseguire gli studi con l’università e quindi raggiungono un’indipendenza economica molto più tardi. Inoltre perché nella vita un figlio avrà sempre bisogno di un genitore: per un consiglio, per un sostegno economico più o meno straordinario, per l’accudimento dei nipoti.

Quindi, secondo il mio parere, questa è la vera questione da chiarire: che cos’è la genitorialità oggi e quali conseguenze comporta.

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