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Trump spinge per la pace a Gaza: “Muovetevi in fretta”

2 minuti di lettura

Al via al Cairo i negoziati tra Israele e Hamas. Sul tavolo la liberazione degli ostaggi e un cessate il fuoco immediato

IL CAIRO. Una nuova finestra di speranza si apre per Gaza. Dopo mesi di devastazione e di guerra, i negoziatori di Israele e Hamas si ritrovano oggi in Egitto per avviare colloqui che, se andranno a buon fine, potrebbero mettere fine a un conflitto che dura da quasi due anni.

A incoraggiare i colloqui è stato direttamente il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che in un messaggio diffuso nella notte ha invitato le parti a “muoversi rapidamente” e ha parlato di “progressi significativi” nel piano di pace americano.

“La prima fase dovrebbe concludersi entro questa settimana,” ha scritto il presidente, riferendosi allo scambio di ostaggi e prigionieri che aprirebbe la strada a un cessate il fuoco totale nella Striscia.

Il piano: ostaggi per prigionieri e una tregua immediata

Secondo quanto annunciato dal ministero degli Esteri egiziano, il vertice al Cairo si concentrerà sul rilascio dei 48 ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas in cambio di centinaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

L’accordo, primo passo del piano Trump, prevede che Hamas consegni tutti gli ostaggi entro 72 ore, rinunci al controllo politico e militare su Gaza e ceda il potere a un’autorità transnazionale a guida americana. In cambio, Israele ritirerebbe gradualmente le truppe e permetterebbe l’ingresso massiccio di aiuti umanitari e fondi per la ricostruzione.

La delegazione israeliana, guidata dal consigliere per la sicurezza nazionale Shosh Bedrosian, e quella palestinese, presieduta da Khalil al-Hayya, numero due del braccio politico di Hamas, si riuniranno con la mediazione di rappresentanti americani ed egiziani, tra cui l’inviato speciale Steve Witkoff.

Ottimismo crescente e pressioni internazionali

Le ultime ore hanno visto un insolito clima di ottimismo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito i negoziati “la più concreta possibilità di liberare tutti gli ostaggi e fermare le armi”. Anche diversi leader internazionali hanno espresso sostegno al piano di Washington: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha telefonato a Netanyahu per esprimere il proprio appoggio, definendo il piano “la migliore occasione per la pace”.

Fonti israeliane hanno confermato che l’obiettivo è chiudere un accordo entro pochi giorni. “Le trattative dureranno al massimo una settimana,” ha detto Bedrosian, “ma siamo pronti a fare la nostra parte”.

Anche da Gaza arrivano segnali di disponibilità. Un alto funzionario di Hamas ha dichiarato all’Afp che il movimento è “molto interessato a un’intesa che ponga fine alla guerra e apra la via allo scambio di prigionieri”.

La situazione sul campo resta tesa

Nonostante la prospettiva di un cessate il fuoco, nelle ultime 24 ore Israele ha continuato i raid nella Striscia, con 63 vittime secondo fonti palestinesi. Tuttavia, diversi osservatori riferiscono di una significativa riduzione dell’intensità dei bombardamenti, segnale che la macchina militare israeliana potrebbe essere pronta a una sospensione coordinata delle operazioni.

Trump, che sabato ha diffuso una mappa con le linee di ritiro previste per le truppe israeliane, ha assicurato che un cessate il fuoco scatterà “immediatamente” non appena Hamas accetterà le condizioni. “Siamo vicini,” ha detto, “più vicini di quanto molti pensino.”

Per una popolazione esausta, che conta oltre 67.000 morti e un’economia allo stremo, anche la sola prospettiva di silenzio dalle armi rappresenta una scintilla di speranza. A Gaza, tra le tende dei campi profughi, le famiglie seguono le notizie con ansia ma anche con cauto ottimismo. “Non ci illudiamo,” racconta un abitante di Khan Yunis, “ma se c’è una possibilità di pace, anche piccola, vogliamo crederci.”

Oggi, per la prima volta dopo due anni di guerra, sembra che la parola “fine” possa smettere di essere solo un sogno.

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