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Spreco alimentare: dall’Europa alle scuole italiane, la lotta entra nel vivo

2 minuti di lettura

Dalla normativa europea ai programmi educativi, strategie e progetti per ridurre gli sprechi e sensibilizzare le nuove generazioni

ITALIA- Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale contro lo spreco alimentare e, mai come quest’anno, il tema assume una rilevanza politica e sociale cruciale. L’Unione europea ha infatti approvato una nuova direttiva che dal 2026 imporrà obiettivi vincolanti agli Stati membri: entro il 2030 dovranno essere ridotti del 30% gli sprechi generati da famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio e del 10% quelli dell’industria e della trasformazione. Un cambio di passo necessario se si considera che oggi in Europa un decimo del cibo disponibile finisce buttato, con un costo superiore ai 130 miliardi di euro l’anno, mentre 37 milioni di cittadini non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni.

L’esperimento italiano: meno sprechi in mensa

Mentre Bruxelles indica la rotta, in Italia c’è chi sperimenta soluzioni concrete. La società benefit PlanEat, fondata nel 2020 dal fisico Nicola Lamberti, ha condotto un progetto pilota nella mensa scolastica di Borgarello (Pavia) con risultati sorprendenti.

Grazie a un sistema digitale di pianificazione dei pasti e al coinvolgimento diretto di genitori e bambini, nel giro di tre mesi lo spreco alimentare è stato dimezzato (-52%) e la produzione di cibo ridotta in media del 20%. Pane, verdure e minestre – i piatti più soggetti a rifiuto – hanno registrato un calo drastico negli scarti, anche grazie all’introduzione della “porzione assaggio”, che ha reso i bambini più propensi a provare alimenti poco graditi.

MenSana: una rivoluzione gentile

Il progetto, denominato MenSana, è stato realizzato grazie a un bando PNRR promosso da OnFoods e coordinato dallo IUSS di Pavia, con la collaborazione della cooperativa La Rosa dei Venti e della divisione PlanEat Scuola.
La piattaforma ha permesso alle famiglie di scegliere giornalmente tra due opzioni di primo, secondo e contorno, tutte nutrizionalmente equivalenti, favorendo così una maggiore responsabilizzazione e partecipazione.

I numeri parlano chiaro: il 95% degli studenti ha utilizzato la piattaforma, il 90% delle famiglie ha personalizzato le porzioni e oltre l’80% dei piatti cucinati è stato pianificato in anticipo. Risultati che hanno comportato non solo meno rifiuti, ma anche un taglio significativo nel consumo di materie prime ed energia.

Dalla scuola al sistema paese

Secondo Lamberti, PlanEat rappresenta «un cambio di paradigma»: cucinare solo ciò che serve davvero, senza compromettere il diritto al pasto, ma evitando di produrre cibo destinato a finire nei rifiuti. «Chiediamo alle istituzioni – spiega – che i bandi per la ristorazione scolastica consentano la flessibilità sulle porzioni: una norma semplice che coniugherebbe sostenibilità economica, ambientale ed educativa».

Anche la professoressa Giulia Mattavelli, coordinatrice scientifica del progetto, sottolinea l’importanza del coinvolgimento: «I dati ci dicono che famiglie e bambini sono sensibili al tema. Dare loro voce nelle decisioni alimentari aumenta la consapevolezza e porta a scelte più sane, a beneficio sia della salute che dell’ambiente».

Un modello replicabile

L’esperienza di Borgarello dimostra che il modello è scalabile e replicabile in altre scuole e contesti. Grazie a processi standardizzati – prenotazioni, tracciamento con QR code, gestione diete speciali – la piattaforma può essere adottata da piccoli istituti come da grandi realtà.

In vista delle nuove sfide europee, quella di PlanEat potrebbe diventare una best practice nazionale, capace di trasformare un problema cronico in un’opportunità educativa e sostenibile.

Lo spreco alimentare, insomma, non è una fatalità: è una scelta che possiamo evitare, e una lezione che possiamo insegnare già ai più piccoli.

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