Il vicepresidente del Policlinico Gemelli al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero rilancia il valore delle cure palliative e di una sanità più umana
ROMA- Al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, tenutosi a Roma il 17 e 18 giugno scorsi, Giuseppe Fioroni, vicepresidente del Policlinico Gemelli, ha condiviso una riflessione lucida e toccante sul significato profondo della cura nei percorsi di fine vita.
«In una società che sta progressivamente e lentamente disumanizzando – ha dichiarato – mettere al centro la persona, avere la convinzione che si cura il malato e non la malattia, e non gettare la spugna nell’accompagnare chi soffre è fondamentale».
Per Fioroni, la sfida è culturale prima ancora che sanitaria: si tratta di restituire dignità e umanità a chi affronta la sofferenza, anche nei momenti terminali. Da qui l’importanza delle cure palliative all’interno degli ospedali, che «devono avere più spazio per poi interagire in rete con il territorio, dove già operano tante associazioni e professionisti».
Un appello a una medicina che non si limiti alla diagnosi e al trattamento, ma che sappia farsi vicinanza, ascolto e accompagnamento. Perché, ha ricordato Fioroni, «si cura la persona, non solo la malattia».
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