Proseguono le proteste da parte dei dipendenti e dei cittadini per la chiusura improvvisa della RSA riabilitativa di Roveredo in Piano
ROVEREDO IN PIANO (PN) – Un fulmine a ciel sereno. È quello che ha colpito improvvisamente la RSA di Roveredo in Piano a cui è stato comunicato dall’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale (ASFO) solo “informalmente” la chiusura il 31 luglio 2025. Sembra invece salva per un altro anno la RSA di Sacile gestita sempre dalla stessa cooperativa KCS Caregiver.
La struttura ha una capacità di 24 posti letto ed è specializzata nel trattamento di pazienti provenienti principalmente dai reparti ospedalieri ortopedici e neurologici, nonché di anziani affetti da gravi patologie fisiche o neurodegenerative. Al momento la RSA accoglie 16 pazienti (di cui 2 in isolamento).
La decisione sembra sia stata presa da ASFO in base al fatto che la struttura sia isolata e che nella RSA arrivano soltanto casi che necessitano prestazioni sanitarie di bassa assistenza.
Il Coordinatore Infermieristico, il Dott. Vasile Coroian, ha invece dichiarato in un comunicato spedito congiuntamente ad ASFO, al Comune e ai sindacati:
“Negli ultimi 2 anni sono stati investiti significativi fondi pubblici per rinnovare e migliorare la qualità e la capacità della struttura, lavori che risultano tuttora in corso. Nonostante ciò, con una decisione repentina e priva di una chiara e ponderata programmazione, ASFO intende destinare gli spazi ad attività ambulatoriali, rendendo necessari ulteriori interventi strutturali e ulteriori investimenti pubblici.
Desidero inoltre sottolineare che le motivazioni addotte pubblicamente dall’ASFO appaiono fortemente discutibili e lontane dalla realtà effettiva della struttura:
La RSA non è affatto “isolata” come dichiarato, bensì situata in un’area centrale di Roveredo in Piano, ben servita dai trasporti pubblici (di fronte ci sono le fermate d’autobus), circondata da infrastrutture comunitarie (scuole, palazzetto dello sport, stadio) e da un ampio parco. Per quanto riguarda l’attività sanitaria che si svolge all’interno della RSA il fatto di essere “isolata” non comporta altro che avere più tranquillità rispetto ad altre strutture come la RSA di Sacile (che si trova all’interno dell’ospedale di Sacile), RSA di Azzano Decimo e la RSA di Casa Serena Pordenone (che si trovano all’interno delle case di riposo).
Contrariamente a quanto sostenuto nei vari mass media, la RSA ha accolto negli anni pazienti con esigenze assistenziali complesse e delicate, gestendo casi gravi quali pazienti in stato di minima coscienza, tracheostomizzati, in alimentazione enterale/parenterale, con importanti lesioni cutanee, in isolamento, garantendo prestazioni sanitarie e assistenziali di livello basso medio-alto, equivalenti a quelle delle altre strutture della rete ASFO. Come professionista sanitario che nell’ultimo anno ha lavorato anche nelle RSA di Sacile e nella RSA di Casa Serena Pordenone posso affermare che i pazienti trattati nelle tre RSA menzionate sono simili, nel rispetto dei criteri enunciati nella procedura ASFO per accoglimento e dimissione presso la Rete Cure Intermedie.“
A questo si aggiunge soprattutto il problema della ricollocazione del personale altamente specializzato che ci lavora, questione che è stata posta all’attenzione di tutti nel proseguo del comunicato:
“In aggiunta, questa improvvisa decisione mette a rischio l’occupazione e la stabilità economica e psicologica di 30 operatori sanitari e socio-sanitari, alcuni dei quali prestano servizio nella RSA da quasi vent’anni. Si tratta di professionisti che hanno sempre svolto con competenza e dedizione un servizio sanitario pubblico, pur essendo dipendenti delle cooperative sociali incaricate della gestione. Ad oggi, né ASFO né il Comune né la Cooperativa Sociale che gestisce l’attuale appalto hanno ancora fornito una comunicazione scritta e ufficiale della decisione, né indicato soluzioni chiare e rassicuranti per la ricollocazione dei lavoratori coinvolti.
È inaccettabile che decisioni così impattanti siano prese senza alcun coinvolgimento preventivo delle parti interessate e senza fornire garanzie certe per la tutela del personale coinvolto, risorsa umana imprescindibile per garantire la qualità e la continuità assistenziale ai cittadini.
Il team socio-sanitario della RSA Roveredo è sempre stato un gruppo coeso, con esperienza pluriennale, in cui c’è un ottima clima lavorativo, un gruppo motivato e unito come una famiglia, e ha sempre contribuito con professionalità e dedizione alla qualità del servizio erogato. Proprio per questo fatto ci si rimane stupiti della decisione presa in merito da oggi a domani, lasciando fuori proprio l’essenziale: la risorsa umana.
La risorsa che sempre farà la differenza.
Chiedo pertanto una tempestiva apertura di un tavolo di confronto che coinvolga Azienda Sanitaria, rappresentanze sindacali e amministrazione comunale, per individuare soluzioni concrete che possano salvaguardare il futuro lavorativo degli operatori coinvolti e garantire la continuità dei servizi sanitari di qualità alla comunità di Roveredo e del territorio pordenonese circostante.“
Speriamo che al più presto si possa aprire un confronto tra le parti e che non vengano abbandonate le vittime più importanti di questa chiusura: i lavoratori e i pazienti presenti nella struttura.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
