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È difficile perfino scriverlo

2 minuti di lettura

Dei ragazzi di una scuola nel vicentino, realizzano un sondaggio per decidere chi tra le vittime di femminicidio meritasse di morire

Veneto – “È difficile credere che una chat simile possa davvero esistere. Quanto emerso suscita sgomento e solleva interrogativi profondi sul percorso che ancora resta da compiere per contrastare la violenza di genere e promuovere una cultura del rispetto. Non sono un giurista, ma se dalle indagini dovessero emergere profili penalmente rilevanti, mi auguro che siano adottati tutti i provvedimenti previsti”.

Le parole del Presidente Zaia

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha commentato il caso della chat tra studenti di un istituto di Bassano, in cui si sarebbero condivisi contenuti riguardanti le vittime Giulia Tramontano, Mariella Anastasi e Giulia Cecchettin in termini ritenuti inaccettabili.

“Episodi come questo rappresentano un segnale allarmante e impongono una riflessione seria. È essenziale che, a partire dalla scuola, si promuova un’educazione ai valori fondamentali della convivenza civile e del rispetto dell’altro”.

“Ai ragazzi coinvolti – conclude il Presidente – rivolgo un invito a riflettere sulle proprie azioni, a prendere consapevolezza della gravità di quanto accaduto e ad assumersi la responsabilità del cambiamento. Le parole, anche quando pronunciate in contesti virtuali, hanno un peso e possono generare conseguenze molto reali”.

Il fatto

In una scuola di Bassano del Grappa, Vicenza, è venuta “alla luce” una chat tra studenti dai contenuti alquanto deplorevoli. Si è trattato di un sondaggio tra i partecipanti dove si chiedeva di votare quale tra tre donne vittime di femminicidio, Giulia Tramontano, Mariella Anastasi e Giulia Cecchettin, “meritasse di più di essere uccisa”.

La chat ha fatto immediatamente il giro dei social grazie alla denuncia di Women for Freedom, associazione impegnata contro la violenza di genere, che ha pubblicato lo screenshot della conversazione.

“È difficile perfino scriverlo”, si legge nel post dell’associazione. Non si tratta, sottolineano, di una bravata o di una battuta infelice, ma di una ferita aperta che rivela la mancanza di empatia e consapevolezza. “Ogni volta che minimizziamo, normalizziamo. Ogni volta che perdoniamo in silenzio, legittimiamo”, scrive Women for Freedom, sottolineando come questi episodi contribuiscano a rendere il femminicidio un fatto di cronaca come tanti, anziché un’emergenza culturale e sociale.

La presidente dell’associazione, Luisa Rizzon, invita a non ridurre l’accaduto a uno scherzo da dimenticare in fretta. “Dietro quelle parole ci sono vite vere e dolore reale. Serve educazione al rispetto nelle scuole, serve un cambiamento che parta da ognuno di noi”.

Rizzon ha inoltre spiegato di non conoscere l’istituto coinvolto e di non volerlo sapere, auspicando che siano i docenti, le famiglie e gli stessi studenti a riflettere e agire. L’associazione si dice comunque disponibile a un eventuale confronto, nel rispetto dell’anonimato.

“Quanto accaduto lascia molta amarezza e dimostra un alto grado di immaturità e di insensibilità”, queste le parole del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sentito dall’Ansa, in merito al sondaggio. “La scuola saprà prendere i provvedimenti opportuni non solo per sanzionare comportamenti così gravi, ma anche per richiamare alla cultura del rispetto”.

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