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Il Cielo sopra al Portego

2 minuti di lettura

“Quando non sai dove andare, guardi il cielo. Quando non sai cosa ti succede, guardi il cielo. Quando cerchi l’ispirazione, guardi il cielo.”
— Michele De Lucchi, 2025

VENEZIA. È stata inaugurata oggi presso l’Ospedale Civile di Venezia la mostra “Il cielo sopra al portego”, un’installazione site-specific firmata da Michele De Lucchi e AMDL Circle, in dialogo con l’ambizioso progetto mai realizzato di Le Corbusier per un nuovo ospedale veneziano.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Scuola Grande di San Marco in collaborazione con Fondaco Italia, si inserisce nel programma culturale “Nel segno della cura”, che mette al centro il legame profondo tra architettura e umanità nei luoghi della salute.

L’opera si sviluppa nella storica sala del portego della Scuola Grande – già spazio di accoglienza dell’antico ospedale ottocentesco e oggi importante nodo espositivo del Museo di Storia della Medicina. Qui, l’installazione si configura come una scultura architettonica sospesa, in grado di generare una pausa visiva e simbolica per chi attraversa lo spazio. Un invito alla contemplazione, una tregua per lo spirito.

“Il cielo sopra al portego” nasce dalla consapevolezza che prendersi cura di un paziente significhi anche offrire bellezza, conforto e possibilità. Come spiega l’architetto De Lucchi, il progetto si immedesima nell’esperienza di chi vive la fragilità della malattia e cerca, nel cielo, uno spiraglio di speranza.

Edgardo Contato, direttore generale dell’ULSS 3 Serenissima, ha commentato:

“Questa installazione rappresenta al tempo stesso una continuità con la grande storia progettuale dell’Ospedale Civile e una discontinuità rispetto all’idea, oggi superata, di non investire più su questo straordinario luogo. Con progetti come questo, ripartiamo da San Lazzaro dei Mendicanti per portare più salute ai veneziani.”

L’opera è dominata da un blu profondo, frutto della ricerca cromatica del pittore e chimico Ottorino De Lucchi, capace di coniugare scienza e sensibilità artistica.

La mostra dialoga idealmente con il plastico originale del progetto di Le Corbusier per l’ospedale veneziano (1963–1970), una delle sue ultime visioni architettoniche: un organismo orizzontale pensato per fondere architettura, paesaggio urbano e infrastrutture sanitarie. Sebbene mai realizzato, resta un esempio emblematico di progettazione visionaria.

“La lezione di Le Corbusier – sottolinea Mario Po’, direttore della Fondazione – è ancora oggi imprescindibile per chi vuole creare architetture di cura che siano, prima di tutto, architetture di vita.”

Durante l’intera durata della mostra sarà attivo un programma di incontri pubblici presso la Biblioteca Domenicana e la Sala degli Angeli, con eventi dedicati a cura, architettura, progetto e musica.

La mostra si concluderà il 31 ottobre 2025 con una Charity Dinner durante la quale saranno messe all’asta sculture aeree ricavate dalla scomposizione dell’installazione. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Ezio Greggio. Parte del ricavato sarà destinato all’acquisto di soluzioni innovative di Telecardiologia e Intelligenza Artificiale per il trattamento dei pazienti del reparto di cardiologia dell’Ospedale Civile.

Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia e curatore della mostra, ha dichiarato:

“Questo progetto testimonia come l’architettura possa essere un atto di prossimità, capace di trasformare lo spazio in orizzonte di relazione, bellezza e possibilità. Ringrazio tutti i partner che hanno creduto fin dall’inizio in questa visione.”

Il progetto è stato reso possibile grazie al supporto di CompletEdil3 (main partner), con il contributo di La Galleria BPER, Pilosio, Geberit e IVAS, e con il sostegno tecnico di Homo Faber e iGuzzini.

Alessandra Mazzon, presidente di CompletEdil3, ha affermato:

“Abbiamo voluto sostenere questo progetto perché parla con rara sensibilità della dignità dell’abitare e dell’accogliere. Un’architettura che è rifugio, visione e promessa di futuro.”

Nereo Parisotto, presidente di Pilosio, ha aggiunto:

“Anche nei restauri, come quello a Palazzo Ducale, abbiamo sempre cercato di non ostacolare la bellezza. In questo spirito, l’installazione di De Lucchi rappresenta pienamente il nostro impegno verso un’architettura che infonde speranza e armonia.”

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