Giurato Numero 2 è l’attesissimo film di Clint Eastwood, un vero e proprio viaggio tra dilemmi e verdetti
Che Clint Eastwood alla veneranda età di 94 anni ci offrisse un piccolo grande capolavoro forse non è una notizia, ma ammirando la pellicola del regista statunitense viene da congratularsi per tutto quello che da sempre elargisce e crea.
Giurato Numero 2 è una storia che pesca ad intermittenza continua nella coscienza e si insinua nel malcelato dubbio, tra quello che si vede e quello che si suppone, che si intravede.
Justin Kemp, un ragazzo giovane futuro papà, un giorno viene convocato come giurato per un omicidio in Georgia dove vive. Ma è proprio in questo contesto, che scopre di poter essere protagonista nell’influenzare il verdetto della giuria, dove la posta è altissima, libertà o condanna.
Il film ci consegna un Clint Eastwood dietro una macchina da presa smagliante, crudo, introspettivo e cupo. Ma al contempo attento donare ai suoi personaggi un carisma degno della luce abbagliante, ognuno in cerca della propria autorevolezza.
Dalla giuria, all’accusa per arrivare alla difesa, tutto porta la firma di Clint, in cerca di quella verità che il film ricerca frame dopo frame, scena dopo scena. Con una fotografia nitida e scevra da inutili tentacoli.
La suspence che accompagna le 2 ore scarse del film è assolutamente degna di tal nome e compone la storia come un puzzle dove ogni pezzo sembra essere al suo posto, salvo poi sbriciolare la convinzione che sin dall’inizio trova un colpevole e dovrà essere traghettatore sino alla fine, salvo sorprese. E sullo sfondo l’attrice protagonista dell’opera del regista statunitense, ossia la giustizia, messa a dura prova da sempre, ma ovvio, questo non rappresenta certamente una novità.
Con la splendida ultima, brevissima scena che busserà prima alla porta e dopo alla coscienza.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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