Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!
E adesso come faccio? Come faccio, come faccio… Provo col phon! Eh no, poi lui si sveglia. Doccia? Così rischio che si allarghi tipo blob… Devo farmi coraggio e strappare. Niente, non viene via. La gratto? Prendo la spugnetta abrasiva, quella dei piatti in bambù che magari… Mi ricovereranno per escoriazioni di terzo grado, ma almeno mi libererò di ‘sta cosa maledetta. Aspetta, non dirmi che si è di nuovo… No, meno male. Acetone? Ma sì, acetone. Non viene via, non viene via…
La mia vita è un disastro, sono una mamma di merda, una donna di merda e una moglie – una moglie fin troppo comprensiva.
La gioia più grande della tua vita, mi dicevano.
Dormirai poco, sì, ma basterà un suo sguardo
per farti sentire in pace col mondo mi dicevano.
È nel tuo DNA, vedrai, fare figli è una cosa del tutto naturale mi dicevano. Ah sì? Naturale?
Quando io e Romolo ci siamo sposati lo volevo tanto un figlio. Non ci pensi mai, prima, e prendi un sacco di precauzioni per paura – paura – di restare incinta. E intanto le tue amiche fanno sesso una volta al mese e puff! Incinta. Il marito le guarda… puff! Incinta! Lo fanno con uno sconosciuto una sera… e puff! Tinder sorpresa. Così, a caso. Io invece, niente.
Allora ho iniziato a proporre a Romolo il Kamasutra della fertilità, le posizioni migliori secondo il sito www.subitoincinta.orgia: missionario vietato, sì a cucchiaio, pecorina oziosa, cavallerizza, altalena, ma soprattutto posizione dell’albero fruttifero.
Ero dimagrita sette chili, bellissimo, ma ogni volta che mi veniva il ciclo mi sfondavo di Nutella e patatine. Una volta Romolo ci ha provato a dirmi che un figlio non era tutto nella vita. Ah no? Dillo a quella cara mamma tua! Quella volta che t’ha fatto così furbo.
E poi è cominciato il toto-coito. Sesso solo i giorni fertili, no, tre giorni dopo il ciclo e poi basta no, no, a giorni alterni ma trattenendo il fiato – il fiato? Il fiato, sì. Ah, ricordavo male, ho fatto pipì a letto.
E poi è toccato al toto-rimedio: integratori, fialette, punture di ormoni, vitamina B12, acido folico, compresse di Profecund, scaglie di salamandra e coda di pipistrello. Niente. Mentre tic, tac, tic, tac,
la conta ovarica si fa sempre più tragica.
Finché tre anni fa vado dal ginecologo e mi dice: macché menopausa signora, qui c’è un bel fagiolino! Ah sì? Sì? Non sono difettosa? Questo lo dirà l’amniocentesi. E te pareva..
Ed eccomi qua. Ho superato il toto-vomito, le toto-voglie, le toto-ecografie di controllo, il toto-parto e ora, ora non faccio alto che occuparmi di pappette e pannolini, pannolini e pappette
cacche, diarree, rigurgiti, pianti, quanti pianti, notti e giorni e giorni e notti di pianti.
Ho quasi cinquant’anni: il seno si avvia sempre più convinto verso l’ombelico, e la pancia, questo misto tra il budino e il crème caramel, la pelle a buccia d’arancia, le caviglie a canotti, la ricrescita inesorabile, quella dei capelli, sì, ma vogliamo parlare dei peli?
I peli, i peli… I peli crescono. È un fatto. Se non li togli loro continuano a crescere. È un fatto.
Se non li togli e loro continuano a crescere sembri Cugino It. È un fatto. Allora decidi di fare la ceretta. Non è divertente, è un fatto, ma è necessario.
Parti con la prima gamba, metti giù la cera, aspetti, tiri, fai un breve ripasso dei santi del calendario,
hai una gamba mezza rossa e mezza nera, soffi soffi soffi, guardi soddisfatta il risultato e metti giù un’altra striscia di ceretta.
E poi senti dall’altra stanza: mamma! Mio figlio. Che è meraviglioso, certo, possa baciargli mille volte quella bella testolina! Ma che pare abbia il radar quando mi distraggo da lui. Sto per fare una doccia: mamma, ho fame! Vieni amore, ti do la banana. Mi scappa la cacca! Ma la sai fare da solo…
No, mi devi tenere la mano. Yeppa! Ecco come sentirsi importanti. Mamma, non trovo il mattoncino giallo! Ma hai quelli rossi, quelli verdi quelli blu… Voglio quello giallo, quello giallo, quello giallo! E piange.
I peli, dicevo, i peli. Ieri sera, fatta cena, fiaba, bacio della buonanotte, stavo per strappare la seconda striscia della gamba destra e sento: mamma, mamma! Faccio finta di niente, ho una striscia rosa a sessanta gradi attaccata alla tibia… Lui però continua. Mamma, mamma mamma mamma mamma mamma! Che c’è, amore, che c’è? Hai fatto un brutto sogno? No. Hai bua al pancino. No. Hai sete? Noo. E allora che c’è? E piange. Così, senza senso. E io lo guardo, vorrei strangolarlo, vorrei abbracciarlo, vorrei non so neanche io cosa!
Anzi sì, vorrei che mio marito una cacchio di volta muovesse i suoi bei glutei d’oro e calmasse suo figlio! Invece io sono là, con la guancia piena di muco, un po’ mio e un po’ suo, che ormai piango pure io, muco anche sui capelli e sulla sottoveste, quelle manine sante che mi tirano i capelli, massaggiandomi caccole e sputacchi…
E alla fine mi sono addormentata con lui.
Dopo ventisei ore non ho più speranze. La ceretta è come un figlio: una volta che c’è, te la tieni. Però le informazioni sono incomplete in entrambi i casi dovrebbero aggiungere delle avvertenze:
- Pericolo di attaccamento, maneggiare con cautela.
- Può provocare malesseri temporanei nei soggetti sensibili.
- Quando si stacca – perché prima o poi si staccherà – farà male.
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