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Che sorpresa è la vita!

4 minuti di lettura

I bambini erano felici quel giovedì mattina perché, complici le vacanze pasquali, si sarebbero ritrovati nel campetto vicino alla scuola media, dove frequentavano la prima, per giocare.

I nonni,  quell’anno, avevano creato un vero e proprio laboratorio di giochi del passato e avevano insegnato ai piccoli le attività ludiche della loro infanzia: palla prigioniera, rubabandiera, la campana, moscacieca, un, due, tre…stella! e altri ancora. Questa volta avrebbero giocato da soli, sorvegliati a distanza da un solo nonno volontario.

Il gruppo di sei arrivò verso le 10 del mattino e si posizionò alla fine del campo per un “nascondino”. Il piano dei ragazzini era quello di disperdersi e andare ad esplorare, un po’ alla volta, il vicino campo di rugby, camminando lungo il fosso che delimitava quell’area. Lasciando uno di loro a contare, e poi a cercarli, avrebbero avuto la scusa buona per dividersi e andare ad esplorare i dintorni. E così fecero.

Dopo pochi minuti, il nonno che era rimasto a bordo strada, e si era pure messo a chiacchierare con un amico che passava di lì, era fuori gioco.

I ragazzini si misero a correre in ordine sparso ma poi si riunirono e dopo poco si fermarono incuriositi da una catasta di bottiglie di plastica, raccolte dentro a un grande sacco trasparente, chiuso a circa tre quarti d’altezza con un nastro, quasi a formare un grande uovo di Pasqua.

Ma la cosa che attirò di più i bambini fu un uovo bianco, grande circa 10 centimetri, posizionato all’interno della parte di sacco di plastica, arricciata dal nastro.  Sembrava un nido, ma mancava chi avrebbe dovuto covare l’uovo.

“Non toccaatee” sentirono gridare e videro un bambino correre verso di loro. Era venuto fuori dal cancello di una casa che si affacciava sull’argine del fosso; la sua età sembrava inferiore a quella dei ragazzini o almeno lo era la sua altezza.

Ciao, gli dissero in coro, è tuo questo uovo?

“L’uovo dev’essere di una colomba, penso. Avevo posizionato il sacco con le bottiglie di plastica che avevo raccolto qui intorno e siccome mi piaceva la forma che aveva preso, l’ho legato con un fiocco per farlo sembrare un uovo di Pasqua e fare delle foto, e poi l’ho lasciato qui. La mattina dopo ho trovato un uovo dentro, uno solo, in genere le colombe depongono due uova. Così, in attesa che la sua mamma venga a covarlo gli ho messo un po’ di altra plastica intorno per proteggerlo dal freddo e dal vento, anche qualche rametto di legno e un po’ di paglia finta e spero che sopravviva”.

I bambini confabularono tra loro, cercarono in internet un po’ di notizie sulle uova di colomba, sui tempi di gestazione e soprattutto sulle probabilità di sopravvivenza del nascituro, se lasciato a se stesso.

Decisero di incrementare la copertura di plastica con degli alti sacchetti che sarebbero andati a prendere e magari anche della paglia vera. Il bambino si occupò di andare subito a casa a prendere un foglio di carta grande, un pennarello e dello scotch. Sul foglio scrissero: “si prega di non toccare. Buona Pasqua!” e lo attaccarono al centro del sacco.

Il tempo di gestazione sarebbe stato lungo almeno altri 15 giorni, avevano letto su Google, e dunque  diedero al bambino, che abitava li accanto, il compito di verificare giornalmente l’andamento. Si scambiarono i numeri di telefono per potersi contattare in quel periodo d’attesa.

La mattina di Pasqua, con la scusa di scambiarsi gli auguri, il gruppetto ricevette il permesso di trovarsi alle 10 del mattino vicino al cancello della scuola che frequentavano, con la promessa di essere a casa assolutamente entro le 11,30 perché dopo arrivavano i parenti per il gran pranzo e bisognava aiutare a preparare la tavola.

A casa non avevano raccontato niente, anche perché il nonno controllore non si era accorto del loro allontanamento e così avevano mantenuto la scusa del gioco a nascondino nel caso qualcuno chiedesse cosa avessero fatto di bello quella mattina di gioco all’aria aperta. In realtà i genitori erano troppo occupati a svolgere tutte le incombenze lavorative pre pasquali e organizzare al meglio le poche ore di festa che avrebbero trascorso tutti assieme. Così, puntuali, si trovarono nel solito posto e insieme, facendo finta di allontanarsi per andare a giocare, corsero nel posto dove avevano trovato l’uovo di colomba.

Quella mattina stessa, avevano ricevuto un messaggio di Luca, il bambino che aveva scoperto l’uovo e abitava lì vicino; nel messaggio c’era scritto solo: venite! Luca li aspettava alla fine del campetto, per avvertirli di quanto era successo e impedire loro di fare rumore. “State calmi, non correte, c’è la mamma colomba che sta covando da ieri sera, è tornata”. Meno male, dissero tutti.

Quando i ragazzini arrivarono vicino al nido, trovarono la sorpresa: l’uovo si era schiuso e la mamma colomba stava osservando il suo cucciolo che  sembrava stiracchiarsi. Anche Luca era sorpreso perché era corso incontro a loro senza passare prima accanto al nido, che aveva visionato la sera prima.

Ma come, si domandarono, non dovevano passare almeno 14 giorni? In effetti la nascita sembrava troppo vicina al giorno della scoperta di Luca ma poi lui fece a ritroso il calcolo dei giorni trascorsi e in effetti ne erano già passati 13. Google riportava minimo 14 giorni ma comunque sembrava tutto normale, tutto pareva essere andato bene.

“Lo chiameremo Pasqualino! E adesso che fare? Niente, disse Luca con grande sicurezza. “Ho letto che per almeno 25 giorni, fino allo svezzamento, la colomba, e anche il colombo papà, danno da mangiare ai piccoli e poi loro, quando sono pronti, spiccano il volo da soli”.

La natura aveva fatto il suo corso: la colomba aveva deposto il suo uovo, ogni tanto andava a covarlo, magari di notte quando faceva più freddo e nessuno la vedeva, poi a tempo debito l’uovo si era schiuso e il piccolo ora attendeva di essere nutrito, fino a quando non sarà in grado di badare a se stesso.

Cosa dobbiamo fare adesso? si chiesero i bimbi. “Niente per ora – rispose Luca – Qui vengono a passeggiare molte persone con i cani, a tutte le ore, ma sono al guinzaglio. Questo almeno tiene lontani i gatti che altrimenti potrebbero saltare su e prendere il cucciolo. É questo l’unico pericolo ma io starò attento”. “Anche noi verremo a controllare” promise il gruppo.

“E di questa specie di nido di plastica, cosa ne faremo poi” chiesero ancora. Luca prontamente prese il cartello che avevano scritto, lo girò e scrisse sopra:  “Si prega di non toccare. Buona vita a tutti!” 

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