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5G, accordo Provincia-Comuni-Infratel: ristori uniformi per l’uso di beni pubblici. Intesa pilota nel Trevigiano

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Un modello virtuoso di governance condivisa per l’infrastrutturazione digitale: previsto un canone annuo fino a 7.000 euro per i Comuni che ospitano impianti 5G sui propri beni

TREVISO – Una governance concertata tra enti locali, operatori tecnologici e società partecipate, finalizzata a una transizione digitale ordinata e sostenibile: è il risultato del Tavolo tecnico avviato dalla Provincia di Treviso in collaborazione con Infratel Italia, sotto la guida dell’AD Pietro Piccinetti, che ha portato alla firma di un accordo sui ristori economici per l’utilizzo dei beni comunali destinati all’installazione di antenne 5G, nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga finanziato dal PNRR.

L’intesa coinvolge otto Comuni – Carbonera, Casale sul Sile, Istrana, Loria, Preganziol, Riese Pio X, Valdobbiadene – e le società di gestione ambientale Contarina Spa e Savno Srl, oltre all’operatore Inwit, attuatore degli impianti. La soluzione adottata è unitaria: un ristoro annuo di 6.500 euro per i primi nove anni del contratto di locazione, che sale a 7.000 euro dal decimo anno in poi, a cui si aggiunge una copertura assicurativa a garanzia degli enti in caso di inadempimenti da parte degli operatori.

“Grazie al Tavolo di coordinamento con Infratel, abbiamo costruito un canale diretto tra Comuni e operatori, garantendo supporto tecnico e una linea comune su temi complessi come la localizzazione delle antenne”, ha dichiarato Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso e vicepresidente dell’Unione Province d’Italia. “Un approccio che tutela le comunità, minimizza l’impatto ambientale e al tempo stesso consente al Paese di avanzare sul fronte della digitalizzazione”.

L’accordo arriva dopo mesi di confronto istituzionale e intende evitare disparità tra Comuni, semplificando le procedure e garantendo ritorni economici certi. Al centro, il principio di equità territoriale e il bilanciamento tra innovazione e salvaguardia del territorio.

“Abbiamo favorito un dialogo pragmatico tra tutti gli attori – ha aggiunto Fabio Maggio, vicepresidente della Provincia con delega alla digitalizzazione – completando così uno step decisivo. Continueremo a offrire assistenza ai Comuni anche nelle fasi successive, come la localizzazione e autorizzazione degli impianti”.

Il modello Treviso – esportabile anche in altre Province – è già stato presentato a Roma da Marcon in sede UPI, come esempio di sinergia istituzionale per la realizzazione delle infrastrutture digitali del futuro.

Un’alleanza operativa, quella tra enti locali e operatori, che promette di trasformare un passaggio tecnologico complesso in un’opportunità condivisa, tracciando una rotta concreta per il 5G “a misura di territorio”.

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