Giusy D’Amico rilancia l’educazione come atto d’amore e propone buone prassi scolastiche fondate su testimonianza, senso e coinvolgimento delle famiglie
ROMA- “L’educazione è cosa di cuore”, diceva San Giovanni Bosco, e con queste parole si è aperto l’intervento di Giusy D’Amico, ospite al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, tenutosi a Roma. Presidente dell’associazione “Non si tocca la famiglia”, D’Amico ha ribadito l’urgenza di un’educazione fondata sull’amore e sulla testimonianza, lontana da schemi rigidi o da ideologie imposte.
Secondo D’Amico, educare significa accendere desideri, offrire esempi di vita vissuta con passione, capaci di generare una “santa invidia” in chi guarda. Un’educazione vera, quindi, che non si riduce a regole o confini, ma che accompagna nella crescita chi si ha davanti: figli, studenti, giovani in cerca di senso.
In questo spirito, l’associazione “Non si tocca la famiglia” ha promosso un circuito di buone prassi educative da portare nelle scuole italiane. L’obiettivo è chiaro: proporre alternative sane e significative ai contenuti ideologici che spesso saturano i programmi scolastici, dal gender all’ambientalismo radicale, fino a un’educazione sessuale ridotta a “istruzioni per l’uso”.
L’impegno è concreto e punta a progetti culturali come cineforum nelle scuole, in collaborazione con il regista Pupi Avati, e alla presentazione al Ministero dell’Istruzione di percorsi formativi fondati sul rispetto del consenso informato preventivo. Tema oggi discusso anche in sede parlamentare, con il DDL Valdara, che chiede un maggiore coinvolgimento dei genitori nelle scelte educative scolastiche.
“Non possiamo più accettare che i genitori vengano scavalcati”, ha sottolineato D’Amico. “I giovani hanno sete di infinito, e noi dobbiamo rispondere offrendo strumenti che parlino di amore, progetto, responsabilità”.
Un’educazione, dunque, che torna al cuore. E che punta in alto.
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