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Zelensky silura Syrskyi, il capo delle forze armate ucraine

2 minuti di lettura

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato una profonda riorganizzazione dei vertici militari e governativi, sostituendo il comandante in capo delle Forze armate Oleksandr Syrskyi con il generale Mykhailo Drapatyi e offrendo un nuovo incarico di primo piano a Mykhailo Fedorov, l’ex ministro della Difesa la cui recente rimozione aveva provocato proteste in diverse città del Paese.

UCRAINA. L’annuncio è arrivato nel corso di un discorso televisivo alla nazione, con cui Zelensky ha cercato di chiudere una delle più delicate crisi politiche interne dall’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022.

Il nuovo comandante in capo sarà il generale Mykhailo Drapatyi, considerato uno degli ufficiali più stimati dell’esercito ucraino e favorevole a una modernizzazione delle forze armate. Secondo Zelensky, Drapatyi guiderà una riforma della struttura di comando, con l’obiettivo di rendere l’esercito più efficiente e adattarlo alle esigenze della guerra moderna.

Nel suo intervento, il Presidente ha comunque reso omaggio al generale Syrskyi, ringraziandolo per il ruolo svolto nella difesa di Kiev durante le prime fasi dell’invasione e per aver guidato l’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk nell’estate del 2024, una delle operazioni militari più significative del conflitto.

«Abbiamo percorso una lunga strada. La difesa dell’Ucraina continua e ogni soldato merita rispetto», ha dichiarato Zelensky, esprimendo gratitudine verso Syrskyi e tutti i militari impegnati al fronte.

La decisione arriva dopo giorni di forti tensioni politiche. La destituzione di Mykhailo Fedorov dal ministero della Difesa aveva infatti innescato manifestazioni a Kiev e in altre città, con migliaia di persone scese in piazza per chiedere il suo reintegro. I manifestanti avevano fissato un ultimatum al Governo, minacciando proteste a tempo indeterminato qualora le loro richieste fossero rimaste inascoltate.

Per cercare di ricomporre la frattura, Zelensky ha annunciato di aver offerto a Fedorov un incarico di rilievo all’interno dell’esecutivo. Pur senza specificarne la natura, il Presidente ha spiegato che il nuovo ruolo dovrebbe consentirgli di coordinare l’intero settore tecnologico dello Stato e accelerarne lo sviluppo, valorizzando l’esperienza maturata nell’innovazione digitale e nelle tecnologie per la difesa.

Non è ancora chiaro se Fedorov accetterà la proposta. Secondo indiscrezioni circolate nei media ucraini, l’ex ministro avrebbe preferito tornare alla guida del dicastero della Difesa, incarico nel frattempo affidato all’ex comandante delle forze speciali Yevhen Khmara.

Fedorov ha accolto con favore la nomina di Drapatyi, definendola «una ventata di aria fresca» e sostenendo che rappresenta il cambiamento richiesto dalla società ucraina. Ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare l’automazione del fronte, intensificare gli attacchi con droni a lungo raggio e rafforzare la pressione economica sulla Russia.

Il nuovo comandante gode di un’ampia reputazione all’interno delle forze armate. Combatte contro la Russia dal 2014 e divenne noto durante i primi scontri nel Donbass, quando guidò un veicolo da combattimento attraverso una barricata allestita dai separatisti filorussi a Mariupol. Negli ultimi anni ha comandato il gruppo delle forze congiunte ucraine, distinguendosi per un approccio operativo innovativo e orientato all’integrazione delle nuove tecnologie sul campo di battaglia.

Secondo Zelensky, Drapatyi sarà chiamato non solo a riformare l’organizzazione militare, ma anche ad aggiornare la strategia difensiva del Paese. Tra le priorità figurano il potenziamento degli attacchi di precisione con droni contro obiettivi strategici in territorio russo, come raffinerie e infrastrutture energetiche, e la gestione della mobilitazione, uno dei temi più delicati dopo oltre quattro anni di guerra su larga scala.

Con questo ampio rimpasto, il Presidente punta a rafforzare sia la leadership militare sia la fiducia dell’opinione pubblica, nel tentativo di mantenere il sostegno interno mentre il conflitto con la Russia prosegue senza una prospettiva immediata di conclusione.

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