Il leader laburista sarà ricevuto lunedì da Re Carlo per ricevere l’incarico di primo ministro. Nel pomeriggio le prime nomine di governo, tra caro-vita e nuove trivellazioni nel Mare del Nord
LONDRA. Da lunedì la Gran Bretagna avrà il suo sesto primo ministro in dieci anni. Andy Burnham, leader del Partito Laburista, si recherà a Buckingham Palace per ricevere formalmente l’incarico dalle mani di Re Carlo III, in un passaggio istituzionale che apre una fase segnata, nelle intenzioni dello stesso Burnham, da un misto di ottimismo e realismo. Nel suo primo discorso da Downing Street, il nuovo premier dirà che il Regno Unito deve “essere onesto” sulle difficoltà che ha davanti, evocando un momento di “riflessione e determinazione” per il Paese.
Sarà una giornata di passaggi simbolici e decisioni concrete. Dopo la cerimonia al Palazzo, nel pomeriggio Burnham inizierà a comporre la sua squadra di governo, in un clima di attesa che secondo fonti di Westminster coinvolge anche diversi membri dell’attuale gabinetto, ancora all’oscuro delle proprie sorti. Il nome che raccoglie il maggior consenso per il Tesoro è quello di Shabana Mahmood, mentre a Ed Miliband verrebbe affidato il ministero degli Esteri. Il capogruppo Jonathan Reynolds è dato per certo alla guida di un nuovo dicastero che accorpa le competenze economiche a quelle su scienza e tecnologia, mentre l’ex ministra Lou Haigh è indicata come probabile titolare dell’Ufficio di Gabinetto. Più incerta la posizione dell’ex vice primo ministro Angela Rayner, che sarebbe stata individuata per la Sanità ma che, secondo fonti vicine a lei, andrebbe convinta: i suoi interessi politici restano concentrati su devoluzione, disuguaglianze territoriali, enti locali e costo della vita.
Le priorità: bollette, trasporti e Mare del Nord
Prima di un pacchetto di misure che il governo presenterà nella prossima settimana, Burnham userà il suo primo intervento da Downing Street per fissare il tono del mandato: un messaggio che unisce fiducia nel futuro e franchezza sui problemi strutturali del Paese, dalla crisi della sanità e dell’assistenza agli anziani al costo della vita. Il premier è atteso al lavoro su misure per ridurre le bollette energetiche e, potenzialmente, le tariffe degli autobus, per offrire ai cittadini quella che nei suoi interventi ha definito “più respiro” sul piano economico.
Sul fronte energetico, secondo quanto riportato, Burnham sarebbe pronto ad aprire a nuove trivellazioni di petrolio e gas nelle aree già attive del Mare del Nord, pur senza approvare, almeno per ora, nuovi giacimenti su larga scala: una linea che ricalca gli impegni del programma elettorale laburista, ma che ha comunque scatenato le proteste degli ambientalisti e il malumore di una parte dei deputati del suo stesso partito. Il presidente statunitense Donald Trump ha commentato con entusiasmo la notizia su Truth Social, sostenendo — con una lettura probabilmente enfatizzata — che “la gente di Aberdeen sta ballando per le strade” perché il nuovo premier avrebbe deciso di aprire “fino in fondo” al petrolio del Mare del Nord. Una versione ridimensionata da Lucy Powell, vice-leader laburista, che ha parlato piuttosto di un “cambio di enfasi” rispetto alla linea già esistente, non di un cambiamento di policy. Proprio la maggiore apertura di Burnham sulle trivellazioni sarebbe stato uno dei fattori che ha allontanato Miliband dalla corsa al Tesoro, vista la sua storica opposizione a nuove estrazioni quando era ministro dell’Energia.
Il piano decennale e l’intervista al Times
In un’intervista pubblicata domenica sera dal Times, Burnham ha anticipato la cifra concettuale del suo mandato: “Bisogna ripensare il modo in cui gestiamo le cose, per arrivare a un approccio diverso alla spesa pubblica e alla gestione dell’economia, molto più concentrato sull’investimento anticipato, sulla prevenzione, sul mettere le persone nelle condizioni di avere successo, e molto meno sul pagare per i fallimenti”. Ha parlato di un “piano decennale per il Paese”, precisando di non volersi proiettare per un decennio alla guida del governo, ma di voler indicare una direzione di lungo periodo: “Se si gira per larghe zone della Gran Bretagna, sono ancora in declino. Il percorso che dobbiamo tracciare è piuttosto lungo. Non si può fare da un giorno all’altro. Bisogna mostrare alle persone dove stiamo andando e i passi per arrivarci”.
Sul fronte fiscale, Burnham non ha finora assunto impegni definitivi al di là della conferma dell’impegno elettorale a non alzare Iva, contributi previdenziali e imposta sul reddito, e dell’intenzione di abbandonare il programma di carta d’identità digitale. Interpellato su un’eventuale patrimoniale, ha detto di non voler creare divisioni nel Paese, ma ha lasciato aperta la porta a un possibile intervento futuro, spiegando che l’opzione potrebbe essere “chiedere un po’ di più” a chi ha di più.
Miliband, aiuti allo sviluppo e le critiche dell’opposizione
Il possibile passaggio di Miliband agli Esteri viene letto a Westminster come premessa di una posizione più marcatamente filo-palestinese sulla crisi di Gaza e di un percorso verso il ripristino degli aiuti allo sviluppo allo 0,7% del reddito nazionale, oggi fermi allo 0,2%. Un’ipotesi rilanciata immediatamente da Reform UK: il suo leader, Nigel Farage, ha attaccato duramente, sostenendo che Burnham “vuole spendere altri 10 miliardi di sterline dei vostri soldi in aiuti esteri” e ribadendo che lui “metterà sempre prima i britannici”.
Resta poi il nodo Thames Water: secondo quanto riportato dal Sunday Times, il nuovo governo spingerebbe la società idrica che serve Londra e il sud-est dell’Inghilterra verso una forma speciale di amministrazione controllata, un intervento che potrebbe comportare per lo Stato il pagamento di parte dei costi operativi della società fino all’individuazione di un acquirente. Lo staff di Burnham non ha voluto commentare direttamente l’indiscrezione. Lucy Powell, intanto, ha parlato più in generale dell’intenzione del nuovo governo di ampliare la proprietà pubblica, definendo l’economia britannica “eccessivamente privatizzata” e sostenendo che “i servizi essenziali non funzionano nell’interesse dei cittadini comuni” quando le bollette “continuano a salire perché le aziende sono gestite nell’interesse privato, non dei consumatori o dei contribuenti”.
I conservatori accusano intanto Burnham di preparare un aumento delle tasse per finanziare i settori che richiederanno più risorse, dall’assistenza agli anziani alla difesa. La leader Tory Kemi Badenoch lo ha criticato per non aver chiarito le proprie intenzioni prima dell’insediamento e per non aver ancora concesso interviste approfondite ai media, liquidando le sue dichiarazioni come “roba campata in aria”. Alla Bbc, Badenoch ha descritto Burnham come “un populista compiacente”, più incline a piacere a tutti che a prendere decisioni difficili.
A chiudere simbolicamente la propria esperienza di governo, Keir Starmer ha diffuso un video in cui si dice “molto orgoglioso” di lasciare il Paese “in una condizione molto migliore di quella in cui lo abbiamo trovato due anni fa”.
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