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Vittoria nel Regno Unito per il Labour

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Gli exit poll: ai progressisti 410 seggi. Fortemente ridotti i conservatori. Sorpresa Farage, crollo dei nazionalisti scozzesi

LONDRA – I laburisti di Keir Starmer trionfano, i liberaldemocratici di Ed Davey guadagnano terreno e il Reform di Nigel Farage ottiene 13 seggi alla Camera dei Comuni. In Scozia, l’SNP vede ridursi i propri seggi da 48 a 10.

Rishi Sunak ha fatto la storia del Regno Unito come il primo primo ministro di fede induista e di origine indopachistana. Tuttavia, lascia il ruolo da primo ministro con il suo partito in crisi e un nuovo record negativo.

Gli anni di austerità, la crisi dei servizi pubblici, l’aumento del costo della vita, l’impennata dell’immigrazione e la perdita di fiducia nella classe politica hanno lasciato il segno sui conservatori.

Questo è il peggior risultato per i conservatori in tempi moderni, peggiore anche del 1997 con Tony Blair e di tutti gli altri anni difficili del partito: 131 seggi, 234 in meno rispetto ai 365 ottenuti da Boris Johnson nel 2019. I laburisti ottengono una maggioranza assoluta, con 410 seggi (rispetto ai 202 delle scorse elezioni), segnando l’inizio di un nuovo capitolo.

Oggi, Sunak sarà ricevuto a Buckingham Palace da re Carlo. Due ore dopo sarà la volta di Starmer, che chiederà al sovrano il permesso di formare il nuovo governo. Una giornata intensa che lascia poco spazio alle emozioni di un momento storico: i Sunak — Rishi con la moglie Akshata e le figlie lasceranno immediatamente la residenza ufficiale.

Martedì, la Camera dei Comuni accoglierà per la prima volta i nuovi deputati e mercoledì 17 si terrà la cerimonia di apertura del parlamento. Il lavoro inizia immediatamente con la nomina dei ministri e la definizione di un primo programma politico.

Le crisi da affrontare sono molteplici. Nei 14 anni di governo conservatore, sono diminuite disoccupazione e criminalità, ma sono aumentate notevolmente le liste d’attesa negli ospedali, l’immigrazione netta (+120%) e la povertà. Il salario medio è rimasto praticamente invariato dal 2010. Per i giovani, la situazione è particolarmente difficile: lo studente medio si laurea con debiti di circa 45.000 sterline e difficilmente riesce a permettersi un affitto.

In un clima politico così mutevole, la vittoria di Keir Starmer rappresenta più di un semplice cambio di governo; segna un momento di riflessione per il Regno Unito. La caduta dei conservatori, con un risultato peggiore del famigerato 1997, non è solo una bocciatura delle loro politiche, ma un chiaro messaggio di insoddisfazione e desiderio di rinnovamento.

Starmer ha saputo interpretare questo desiderio con la sua campagna minimalista e pragmatica, incarnata dal semplice ma potente slogan “Change”. Tuttavia, la sua vittoria, pur significativa, porta con sé enormi sfide. Il Paese è diviso, con una popolazione che ha perso fiducia non solo in un partito, ma nell’intera classe politica. La sua capacità di trasformare questo scetticismo in speranza e, soprattutto, in risultati concreti, sarà il vero banco di prova del suo mandato.

La storia insegna che le elezioni si vincono con i voti, ma la fiducia si guadagna con i fatti. Ora, Starmer deve dimostrare di essere più di un voto di protesta, trasformando la sua etica del lavoro in politiche efficaci che possano risollevare un Paese stanco e disilluso.

Il futuro del Regno Unito è incerto, ma una cosa è chiara: il cambiamento è arrivato. Ora, sta a Starmer e al suo governo dimostrare che non si tratta solo di un cambio di volti, ma di una vera e propria rinascita politica.

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