Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione e sgomento per il gravissimo episodio di violenza avvenuto nella serata di sabato 7 giugno a Vicenza.
VICENZA (VI): Un un ragazzo di soli 16 anni è stato accoltellato al torace in una zona centrale della città. Il giovane si trova ora ricoverato in condizioni critiche nel reparto di terapia intensiva pediatrica dell’ospedale cittadino.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a una ferita profonda inferta non solo a una giovane vita, ma all’intero tessuto sociale, educativo e civile del nostro Paese. I dettagli dell’accaduto sono ancora in fase di accertamento, ma qualunque sia la dinamica, ciò che emerge con disarmante chiarezza è l’urgenza di interrogarsi sul disagio giovanile, sulla solitudine, sulla fragilità dei legami e sulla violenza che si insinua come risposta alle frustrazioni.
Non possiamo limitarci a indignarci ogni volta che la cronaca ci restituisce scenari di sangue. Serve una riflessione collettiva e strutturata, una presa di coscienza condivisa che si traduca in azioni concrete, continue e sistemiche.
Facciamo un appello forte e accorato al mondo della scuola, alle famiglie, alle istituzioni locali e nazionali: è tempo di potenziare l’educazione alla legalità, alla nonviolenza, all’empatia e alla gestione dei conflitti al centro del percorso formativo. La scuola non può essere lasciata sola in questo compito immenso, né può limitarsi a essere un contenitore di nozioni. Deve tornare ad essere un presidio di umanità, un luogo in cui ogni studente si senta ascoltato, valorizzato, responsabilizzato.
Chiediamo alle istituzioni politiche e scolastiche:
- l’introduzione obbligatoria di percorsi di educazione civica attiva, diritti civili e cultura della pace in ogni ordine di scuola da affidare ai docenti della classe di concorso A046;
- un potenziamento dei servizi di ascolto psicologico e mediazione scolastica;
- campagne di sensibilizzazione permanenti sul valore della vita, del rispetto e della convivenza civile;
- la creazione di reti territoriali tra scuola, servizi sociali e associazioni giovanili per intercettare precocemente il disagio e costruire una comunità educante coesa.
Non possiamo permettere che la cronaca si trasformi in un bollettino di guerra quotidiano. Un ragazzo ferito non è solo una vittima individuale: è lo specchio di ciò che non stiamo vedendo, è il riflesso delle crepe nel nostro patto educativo e sociale.
Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia del giovane, alla comunità scolastica coinvolta, alla città di Vicenza, e ci auguriamo con forza che il ragazzo possa tornare a vivere pienamente la sua giovane vita. Ma ancor più ci auguriamo che questo tragico episodio diventi un punto di svolta. Non possiamo aspettare il prossimo.
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