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VENEZIA FC. Lettera aperta del Presidente Duncan Niederauer

2 minuti di lettura

Tutti vorrebbero poter tornare a calcare presto i campi da gioco, ma purtroppo le indicazioni che riceviamo
da parte del governo e dei funzionari sanitari, in Italia e in altri paesi, non ci permettono di essere ottimisti.

Dobbiamo ricordarci che il problema che il calcio si trova a fronteggiare ha una portata che va oltre i confini
italiani e probabilmente oltre anche quelli europei.

Sono molte le domande che mi sto ponendo in questo periodo e che vorrei condividere con voi.
Se la stagione ripartirà, come molti auspicano, quali saranno i protocolli messi in atto? Che cosa dovremo
fare per “ri-aprire” centri sportivi e stadi e garantire la tutela dei giocatori e del personale dei club? Ma
soprattutto, vogliamo davvero provare ad avere 100 squadre che riprendono ad allenarsi per poi giocare di
nuovo nell’arco poche settimane? Per quale scopo?

E se anche a un solo giocatore venisse diagnosticato il Covid-19 dopo aver riavviato la stagione, cosa
succederebbe? Probabilmente diverse squadre dovrebbero essere messe in quarantena, e poi? La stagione
sarebbe di nuovo sospesa?

Inoltre, se dovessimo giocare oltre la fine di giugno, come si pensa di gestire i rapporti contrattuali con i
giocatori, in particolar modo con quelli in scadenza il 30 giugno?

Ci sono un centinaio squadre nelle prime tre leghe italiane, e la maggior parte dei club non ha idea di come
pianificare il proprio futuro a breve termine. Abbiamo pochissime informazioni su come verrà gestito il resto
di questa stagione, e nessuna informazione sulla prossima. Tutto quello di cui abbiamo sentito parlare
riguarda protocolli per cercare di gestire la situazione attuale, protocolli che generano dei costi pesanti che
si riverseranno inevitabilmente sui club. Potremmo sostenere questi costi? Per non parlare dei ricavi che si
sono fermati ormai più di un mese fa.

Ho letto che per alcune squadre che provengono dalle aree maggiormente colpite dal virus, tra cui rientra la
nostra, è stato proposto di giocare in un’altra parte del paese. Senza tifosi, e anche lontano da casa, questo
non mi sembra giusto.

Ci troviamo a fronteggiare una situazione insolita e senza precedenti. Non esiste una risposta perfetta o
facile, e indipendentemente dalla decisione che verrà presa, molte persone rimarranno deluse. Oggi come
non mai però dobbiamo tutti collaborare per trovare la soluzione migliore e, cosa ancora più importante,
lavorare insieme per sconfiggere la diffusione del virus e proteggere a lungo termine gli interessi del calcio
in Italia.

Vorrei soffermarmi ora sull’ipotesi che riprendano i campionati. I club di Serie A potrebbero avere la
capacità di gestire questa situazione, ma immagino che non sarebbe così per gli 80 club delle altre leghe.
Forse allora dovremmo concentrarci sul tentativo di permettere alla Serie A di terminare il proprio
campionato, e per questa stagione pianificare di non giocare negli altri campionati.

E se arrivati a questo punto si decidesse di cancellare il resto della stagione sportiva negli altri campionati,
saremmo ancora in grado di trovare una soluzione che soddisfi la maggior parte dei club?

Io credo di si.

Se diamo per certo il fatto che la Serie A avrà 20 club la prossima stagione, le azioni che la lega maggiore
adotterà, aiuteranno di conseguenza la serie B e la Serie C a decidere su come procedere.

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