Diretto dall’ispiratissima Michela Andreozzi il film racconta di Blu, figlio unico che adora vestirsi da bambina e portare i capelli lunghi
Lucio (Edoardo Pesce) ed Elena (Valentina Lodovini), sono genitori a cui si pone immediatamente il bivio della totale apertura al mondo del proprio figlio, di nome Blu (Daniele Scardini), che adora vestirsi da donna e lo fa normalmente all’interno delle mura domestiche, con il beneplacito dei suoi genitori. Fino a quando non arriva il giorno della recita scolastica. E Blu vuole vestirsi da Sirenetta.
Premesso che l’intera orbita della pellicola ruota intorno al libero arbitrio, la sensibilità e quel tipo di coraggio impavido che si muove sul fronte della totale emancipazione dal giudizio altrui, occorre dire che il vero merito di Unicorni è quello di affondare la lama nel conformismo, senza scivolare nel racconto banale, sciorinando una côté intima senza inutili pertugi.
Perchè il posto di Blu nel mondo merita il rispetto, a prescindere dal filtro del pensiero omologato, forse per difendere in maniera sterile e inconscia la stessa famiglia, con il vero pericolo di essere intenti a chiudere il proprio fortino, glissando il percorso civile di accettazione, inclusivo, moderno, reale. Dove la linea maginot del giusto o sbagliato, vista la complessità della situazione rischia di evaporare. Senza appello.
E il percorso di accettazione e di consapevolezza a cui Lucio ed Elena dovranno attingere, con l’aiuto di un gruppo di genitori e di una psicologa (Michela Andreozzi), rappresenta forse la pietra miliare del film, oltre i pregiudizi e le pseudo – aperture mentali.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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