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Ungaretti: il poeta soldato

4 minuti di lettura

Una mostra ed un museo per conoscerlo meglio

GORIZIA. Nell’ambito dei progetti che danno il via a “GO! 2025” (Nova Gorica / Gorizia capitale europea della cultura) si inserisce la mostra , ideata e curata da Marco Goldin, di carattere multidisciplinare, dedicato alla figura di Giuseppe Ungaretti e al suo doppio “ruolo” di soldato e poeta sul Carso durante la Prima guerra mondiale.

L’esposizione, intitolata Ungaretti poeta e soldato. Il Carso e l’anima del mondo. Poesia pittura storia, si sviluppa tra il Museo di Santa Chiara a Gorizia e la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea a Monfalcone.

La parte goriziana è il racconto completo della storia di Ungaretti sul Carso, delle battaglie a cui ha partecipato, i momenti di riposo in retrovia, i congedi, e poi il racconto dei luoghi sul Carso, fino al loro così caratteristico aspetto morfologico.

La parte storica legata alle vicende del soldato Giuseppe Ungaretti sul Carso, e a tutte le battaglia lì svoltesi, è stata coordinata da Lucio Fabi, grande esperto della materia.

C’è naturalmente tutto l’aspetto letterario. È ovviamente legato alla scrittura delle poesie, e alla pubblicazione a Udine, in 80 soli esemplari nel dicembre 1916, a cura di Ettore Serra, de Il porto sepolto, quel primo libretto  che nasce proprio dall’esperienza della guerra.

Uno tra i maggiori poeti italiani contemporanei, Paolo Ruffilli, è intervistato poi da Marco Goldin in uno dei tre video della mostra (due della durata di 40 minuti), dove l’esperto ci  fa capire come la figura di Ungaretti abbia cambiato radicalmente il panorama poetico del tempo, basato sul Frammentismo e sulla figura di poeta-vate di D’Annunzio e come la necessità di incontrare ogni giorno la morte, abbia creato l’urgenza di esprimere con le parole l’essenziale. Ecco allora che queste divengono dei concentrati di significati che esplodono come una galassia in un dilatarsi infinito.

Ma come tutto ciò è diventato una mostra? Il percorso non parte dal piano terra del Museo di Santa Chiara ma da una vera e propria sala cinema da cento posti creata al terzo e ultimo piano del museo. È quello lo spazio di avvio di uno straordinario viaggio tra letteratura, storia e pittura.

Un docufilm di Marco Goldin, appositamente realizzato, racconta la storia di Ungaretti sul Carso. Un grande schermo accoglie immagini straordinarie, da quelle d’epoca a tutte quelle girate con i droni sul Carso nelle varie stagioni, fino agli interventi girati proprio sul Carso con lo stesso Goldin da solo o in dialogo con Fabi. Per finire con gli spezzoni, concessi dalle Teche RAI, dedicati agli interventi dello stesso Ungaretti negli anni sessanta del Novecento.

Si scende poi al secondo piano, dove una serie di artisti, (Laura Barbarini, Graziella Da Gioz, Franco Dugo, Giovanni Frangi, Andrea Martinelli, Matteo Massagrande, Francesco Michielin, Cesare Mirabella, Alessandro Papetti, Franco Polizzi, Francesco Stefanini, Alessandro Verdi), hanno interpretato le parole delle poesie di Ungaretti con la loro arte.

Al primo piano, invece tra altri quadri, vi sono delle teche con dei reperti storici della Prima guerra mondiale: divise, armi, suppellettili in dotazione ai soldati.

Al piano terra infine  una ricostruzione, in una suggestiva, alta abside, di un campo di battaglia. Sempre al piano terra, viene esposta una preziosissima copia de Il porto sepolto, quella vidimata dalla Procura del Re, con timbro datato 24 dicembre 1916. 

Si esce quindi da questa mostra con un bagaglio interdisciplinare che permette di comprendere con più contezza la figura di Ungaretti e quale sia stata la portata della sua innovazione nel campo poetico, artistico e soprattutto umano.

Per capire maggiormente il contesto in cui sono nati i componimenti che hanno reso celebre Ungaretti è vivamente consigliata una visita la Museo di San Michele

che offre un’esperienza immersiva davvero unica, grazie a strumenti e contenuti multimediali interattivi in grado di trasmettere informazioni e, soprattutto, emozioni riguardo gli eventi del fronte italo-austriaco che hanno interessato il monte San Michele e il fronte del Basso Isonzo.

Il Museo infatti  permette di vivere in prima persona le vicende della Grande Guerra sul monte San Michele: un viaggio unico e coinvolgente attraverso mappe interattive 2D e ricostruzioni 3D della galleria cannoniera di Cima 3 e della caverna intitolata al generale Lukachich. Nella sala VR 360, 15 postazioni con visori e cuffie consentono ai visitatori di vedere con i propri occhi  scene di vita in trincea, ascoltare i racconti dei corrispondenti di guerra fino a rivivere il tragico momento dell’attacco con i gas del 29 giugno 1916 e il sorvolo dell’altopiano di Doberdò sull’aereo Spad XIII guidato da Francesco Baracca. 

Davanti al museo si trova un piazzale con una serie di monumenti commemorativi, ma stupefacente è il panorama che offre il punto di osservazione che ci ripropone ciò che vide lo stesso Ungaretti dopo una delle battaglie sull’Isonzo. E’ possibile inoltre visitare una trincea e salire sulla cima 4 del Monte san Michele, dove, oltre altri monumenti commemorativi , dedicati ai soldati italiani ed ungheresi che lì hanno combattuto, si può capire perché fosse così importante la conquista di questa cima, da dove si vede un panorama a 360 gradi.

La visita si conclude con la visita alla galleria cannoniera, costruita sotto Cima 3 dall’ottobre 1916 al giugno 1917 per scopi difensivi, che fu poi sede del comando tattico della Terza Armata dell’Esercito italiano, dove è anche possibile scoprire con la realtà aumentata la storia di questa fortificazione.

Al ritorno da questo viaggio della memoria storica e letteraria a Gorizia, restano le parole intrise di  mille significati di Ungaretti e i meravigliosi paesaggi di oggi, che sono stati in un ieri non molto lontano teatro di sofferenze e morti di molti giovani che parteciparono alle vicende militari della Prima Guerra Mondiale.

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