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Un nuovo asse per l’Occidente: a Palazzo Chigi, la trilaterale Meloni-Vance-von der Leyen

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Vertice diplomatico a Palazzo Chigi. L’incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen assume i contorni di un potenziale spartiacque politico, in un momento in cui l’Occidente cerca di ritrovare coesione, direzione e — forse — una nuova voce comune

ROMA. Meloni ha aperto il trilaterale con un messaggio chiaro: “Spero sia un nuovo inizio”. Parole cariche di intenzione, che testimoniano l’ambizione dell’Italia non solo di ospitare, ma di guidare una rinnovata sinergia transatlantica. La premier si è proposta come “costruttrice di ponti” tra Unione Europea e Stati Uniti, una funzione di mediazione tanto simbolica quanto politica, soprattutto alla luce delle tensioni e incertezze che ancora attraversano i rapporti tra Washington e Bruxelles.

Il vicepresidente Vance, volto emergente e influente dell’amministrazione americana, ha colto l’offerta con entusiasmo. La sua dichiarazione — “Trump e io felici che Meloni si sia offerta di fare da ponte” — lascia intendere come questa trilaterale si inserisca in un più ampio tentativo di tessere nuovi fili diplomatici, in vista di possibili futuri scenari con Donald Trump di nuovo alla Casa Bianca.

Ursula von der Leyen, dal canto suo, ha lodato l’iniziativa della premier italiana con parole di gratitudine che, dietro la cortesia istituzionale, sembrano sottolineare anche un certo sollievo. L’Unione Europea, oggi più che mai, ha bisogno di interlocutori capaci di farsi ascoltare da entrambi i lati dell’Atlantico — e Meloni pare ambire esattamente a questo ruolo.

Su commercio e altre questioni economiche tuttavia le divergenze permangono. E’ nella gestione delle grandi crisi globali — prima tra tutte la guerra in Ucraina — che il dialogo appare più urgente e potenzialmente fruttuoso. Von der Leyen ha ribadito l’importanza di una pace “lunga e duratura” e ha ringraziato gli Stati Uniti per il loro impegno. È un messaggio che suona tanto come appello quanto come auspicio.

Nel frattempo, sullo sfondo si muove un’altra iniziativa diplomatica: Germania, Francia e Gran Bretagna hanno chiesto un contatto diretto con Trump prima del suo possibile colloquio con Vladimir Putin. La geopolitica europea torna a ruotare attorno all’ex presidente americano, segno che le potenze europee si preparano a un possibile ritorno di Trump sullo scacchiere globale. È un’ulteriore conferma di quanto la trilaterale di Roma si collochi in un contesto di fermento e ricalibratura strategica.

Meloni, in un messaggio pubblicato su X, ha parlato di confronto “costruttivo” e dell’importanza di rafforzare l’unità dell’Occidente sui valori comuni di libertà, democrazia e centralità della persona. Un vocabolario classico, certo, ma oggi più necessario che mai in un mondo in cui i pilastri della liberal-democrazia sembrano meno scontati e più fragili.

La giornata di ieri segna quindi un passo simbolico ma concreto: l’Italia prova a sedersi al tavolo dei grandi non come spettatrice, ma come tessitrice di alleanze. La riuscita di questa ambizione dipenderà dalla capacità di tradurre l’ospitalità in influenza e le promesse in strategie comuni.

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