L’opera prima di Louise Courvoisier presentata a Cannes brilla per verità e giovinezza
Totone, che di anni ne ha 18 e vive in Francia, precisamente nella regione alquanto rurale del Giura ha pochi obiettivi, se non trascorrere e far passare il suo tempo con amici e birra, quando, dopo l’improvvisa morte del padre si ritrova a vivere in un mondo diverso, dove per prima cosa conta riprendere la barra ditta. Per se stesso e per la sua sorellina minore.
Ma ovviamente il mondo del lavoro a cui si affaccia non gli pone subito l’altra guancia e il ragazzo decide di sfidare la sorte intraprendendo una sfida tutta sua. Produrre il miglior formaggio Comtè della regione, sfida che tra l’altro gli permetterebbe di introitare la medaglia d’oro e un bel gruzzolo, 30.000 euro.
E da qui, la pellicola intraprende la piega ondivaga di percorrere tuti i processi di produzione del formaggio con innumerevoli sfaccettature, che si rivelano come il garbato e gentile pretesto al fine di raccontare i luoghi e la gente di questo angolo di Francia. Autentico e rude, rurale nella sua più lontana e atavica tradizione.
Ed è proprio questa atmosfera, unita ad un cast di attori, dilettanti assoluti e la regia della bravissima Louise Courvoisier, classe 1995, all’esordio assoluto, a conferire al film una perfetta alchimia. Ritrovando e traducendo emozioni e nostalgie.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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