Marco Magrin, 53 anni, muore di freddo dopo essere stato sfrattato. Una vicenda che coinvolge Andrea Berta, attivista noto per la sua lotta contro gli sfratti
TREVISO. La morte di Marco Magrin, 53 anni, avvenuta giovedì scorso in un garage di strada Castagnole 4 a Treviso, è al centro di una vicenda che intreccia difficoltà personali, eredità scomode e il problema sociale degli sfratti. L’uomo è deceduto per un arresto cardiaco, probabilmente aggravato dalle rigide temperature e dalle condizioni precarie in cui si trovava a vivere. Al centro della vicenda c’è Andrea Berta, attivista del centro sociale Django e del collettivo Caminantes, noto per il suo impegno contro gli sfratti e per il diritto alla casa.
Andrea Berta ha partecipato a numerose azioni pubbliche contro gli sfratti, incluso un recente blitz in consiglio comunale per denunciare l’emergenza abitativa a Treviso. Tuttavia, si è trovato a rivestire il ruolo di proprietario che chiede a un inquilino moroso di lasciare un appartamento.
Andrea Berta respinge le accuse di aver sfrattato Marco Magrin. Ha spiegato di aver ospitato per due anni, gratuitamente, Marco e la sua compagna in un appartamento ereditato da una zia. Non avendo la possibilità economica di sostenere le spese di manutenzione e gestione dell’immobile, Berta ha chiesto ai due di trovare una soluzione alternativa. Dopo la partenza della compagna per motivi di salute, Marco è rimasto solo nell’appartamento. A fine agosto, Marco aveva dichiarato di aver trovato una nuova sistemazione, ma Berta non è più riuscito a contattarlo. Verificando che l’appartamento era vuoto, Berta ha cambiato le serrature, ignaro che Marco si fosse rifugiato in un garage dello stesso stabile.
La vicenda inizia con l’eredità dell’appartamento, gravato da debiti e bollette insolute, dove Marco e la sua compagna si erano stabiliti in condizioni di grave difficoltà. Berta, impossibilitato a mantenerlo, ha tentato di risolvere la situazione senza ricorrere a misure drastiche. Tuttavia, le complessità personali e le difficoltà sociali hanno portato alla tragica conclusione.
La vicenda ha acceso il dibattito anche sui social media. Ilaria Salis, con un tweet, ha sottolineato come nel 2024 non dovrebbe essere possibile morire di freddo per mancanza di una casa. Tuttavia, le sue dichiarazioni sono state criticate per la contraddizione tra l’invocazione del diritto alla casa e l’accusa implicita verso chi, come Berta, si è trovato in una situazione complessa e difficile da gestire. Inoltre, ambienti politici hanno puntato il dito contro le occupazioni abusive, alimentando polemiche su un delicato equilibrio tra emergenza abitativa e rispetto della legalità.
Secondo quanto riportato, Marco Magrin avrebbe chiesto aiuto ai servizi sociali del Comune di Treviso, lamentando la mancanza di supporto. Tuttavia, dagli uffici comunali non risulta alcuna richiesta o segnalazione formale legata alla sua situazione.
La tragedia di Marco Magrin è un monito sulle difficoltà di conciliare ideali e realtà, e sulla necessità di affrontare la crisi abitativa con politiche concrete e strutturate, anziché limitarsi a slogan o proteste.
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