Tratto da una storia autentica è accolto da 16 minuti di applausi, in concorso a Venezia 82
Dwayne Johnson noto anche come The Rock è il protagonista del film che racconta con perfetto entusiasmo la vita di Mark Kerr, autentico campione di lotta libera, Vale Tudor e Mma. Diretto da Benny Safdie, che riesce a tradurre per noi spettatori la storia non solo di un atleta ma quella di un uomo semplice e genuino. Una persona che vive un rapporto difficile con la sua fidanzata, ma contestualmente di grande stima dal suo personalissimo ring, composto da allenatori e compagni, ma anche dai rivali, sinonimo di autorevolezza e carisma. Il mood circumnaviga dalle parti di The Wrestler senza lambire le icone tipo Rocky, irraggiungibile, ma regge da solo senza alcun bisogno di paragoni scomodi. È The Smashing Machine e basta, così ce lo ricorderemo, franco e acuminato, che riesce ad ottenere il consenso immediato del pubblico e le lacrime di commozione dello stesso attore protagonista, un Dwayne Johnson commosso in Sala Grande al Lido.
Ma è la grande faccenda della vita personale di Mark, che non può affrancarsi dal ring, a fungere da detonatore all’intera pellicola, una sorta di up & down che, in un saliscendi di sconfitte e risalite, dipendenze e sbuffi con la compagna Dawn, finisce per irretire tutta la pellicola, pur senza mai approfondire del tutto le tematiche. Con il ring che attende, sempre pronto a librarsi tra vittorie e ko, ma senza liberare metafore che parrebbero banali.
Photo credit by La Biennale di Venezia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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