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“Sopprimere i treni dei pendolari nelle fasce di maggiore utilizzo è una scelta incomprensibile, un modo singolare che ha Trenitalia di incoraggiare la mobilità sostenibile. Sono solidale con studenti e lavoratori di Orsago e Godega che con l’entrata in vigore del prossimo orario perderanno il collegamento diretto per Conegliano e Treviso. Invito la Regione a intervenire, Trenitalia ha un contratto di servizio e con questo taglio potrebbe risultare inadempiente”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, si schiera contro la soppressione  del regionale 11013 in partenza dalle 6.31 da Udine e con fermate a Orsago alle 7.28 e Pianzano alle 7.33, dal prossimo 16 dicembre.

 

“Ho segnalato personalmente la cosa oggi all’assessore ai Trasporti De Berti in Seconda commissione. Vista l’ora, è uno dei treni più affollati, salgono a bordo oltre 200 persone: la sua eliminazione è assurda, Trenitalia non può agire secondo criteri meramente economici. Le alternative disponibili da Orsago sono un treno in partenza alle 6.29 e uno alle 8.29, oppure andare in direzione opposta, a  Sacile, col treno delle 7.29 e da lì aspettare oltre venti minuti la coincidenza per tornare indietro verso Conegliano e Treviso, allungando così a dismisura i tempi di percorrenza. Trovo questo atteggiamento anche estremamente scorretto perché, ad oggi, ai sindaci di Orsago e Godega non è arrivata alcuna comunicazione da parte delle Ferrovie. Invito anche Zaia, oltretutto siamo di fatto a casa sua a intervenire, sebbene i tempi siano molto stretti, affinché Trenitalia faccia retromarcia e rispetti quanto previsto dal contratto di servizio”.

“Le sagre plastic free sono una bellissima iniziativa oltre che necessaria. Ma non possiamo lasciare che siano solo i privati ad adottare queste misure su base volontaria: le istituzioni, Regione in primis, devono svegliarsi, incentivando le buone pratiche, diventate in realtà indispensabili se vogliamo garantire un futuro al nostro pianeta”. Così Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente commenta la decisione delle Diocesi di Treviso e Vittorio Veneto da un lato e delle Pro Loco trevigiane aderenti all’Unipli dall’altro, di bandire la plastica da feste, celebrazioni e sagre, utilizzando esclusivamente materiale biodegradabile.

 

“È un esempio da applaudire e seguire, non soltanto a parole. Solo nella Marca parliamo di almeno 500 manifestazioni con un milione di visitatori – insiste Zanoni. – Finora però la Giunta Zaia ha mostrato scarso interesse sul tema, come se le uniche priorità per i veneti fossero Olimpiadi e Prosecco, da ‘rivendere’ poi nella campagna elettorale permanente a cui la Lega ci ha abituato. La guerra alla plastica  e all’inquinamento che ne deriva è invece indispensabile, all’interno di un impegno più ampio per la riduzione della quantità di rifiuti incentivando il riciclo e l’economia circolare. Perciò come Partito Democratico abbiamo presentato un Pdl, di cui sono primo firmatario, che spinge forte in questa direzione. Si va dalla raccolta ‘porta a porta’ per tutti i comuni per arrivare anche al 100% di differenziata, alla distribuzione di contenitori per il compostaggio domestico, dall’eliminazione di bottiglie in plastica nelle mense scolastiche fornendo brocche e bottiglie in vetro, agli incentivi per la vendita di prodotti alla spina come latte, vino e detersivi o per l’uso di pannolini ecologici, lavabili e riutilizzabili. Il Pdl è stato sottoscritto anche da Cinque Stelle, LeU, Civica per il Veneto, Italia in Comune e Forza Italia: mi auguro che venga calendarizzato al più presto in aula e che anche la maggioranza leghista dia il proprio assenso. Di fronte all’emergenza climatica e ambientale che stiamo vivendo. non può esserci colore politico”.

“Il disboscamento a Premaor di Miane, nella ‘core zone’ dell’area riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità, per far spazio a un vigneto di Prosecco rispetta gli accordi e le prescrizioni previste dall’Unesco?”. È quanto chiede il vicepresidente della commissione Ambiente e consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta Zaia, facendosi anche portavoce delle preoccupazioni dei residenti che la scorsa settimana hanno manifestato per dire no a questo intervento. “Già ieri potenti ruspe sono entrate in azione, evidentemente si deve procedere in fretta”.

 

“Un’operazione autorizzata su carta intestata ‘Regione Veneto – Giunta Regionale’ in data successiva al riconoscimento Unesco, che sta suscitando apprensione ed indignazione tra la popolazione locale, tra molti cittadini e tra e realtà regionali, associazioni e comitati, che hanno a cuore l’ambiente e la biodiversità del Veneto. In tal senso è stata eloquente la manifestazione dello scorso primo agosto lungo la via che costeggia il bosco raso al suolo a Premaor di Miane, con circa 500 partecipanti, che hanno testimoniato la propria solidarietà ai residenti”.

 

“Persone costrette a convivere con a fianco un vigneto anziché il bosco, con tutte le conseguenze del caso, a partire dalle derive dei pesticidi, dannose per la salute. Ma non solo: l’area interessata si trova su una collina dalle pendenze considerevoli e c’è il rischio che il terreno, rimodellato dalle ruspe, possa cedere sotto l’effetto delle bombe d’acqua, con frane e smottamenti, purtroppo sempre più frequenti nelle colline del Prosecco. Finora l’assessore Bottacin si è aggrappato ai formalismi, nascondendosi dietro i funzionari che hanno materialmente firmato l’atto. Ammetta di essere favorevole al disboscamento dell’area Unesco nella ‘core zone’, la parte con maggiori vincoli e tutele, elemento fondamentale che però non viene mai citato nell’autorizzazione”.

 

“Purtroppo l’assessore ha inanellato una serie di falsità preoccupanti sul caso Premaor. Afferma che si tratta di ‘ripristino agricolo e non di distruzione di foresta’, quando invece è un disboscamento a tutti gli effetti con distruzione di un patrimonio arboreo. È smentito proprio dal suo funzionario, che invece scrive del disboscamento, come riporta il punto 10 dell’autorizzazione: ‘Il terreno da disboscare dovrà avere una superficie di m² 8.140 secondo quanto riportato negli elaborati grafici di progetto’. Ancora una falsità  quando sostiene che ‘in Veneto la superficie boschiva è in netta crescita, da decine di migliaia di ettari all’anno’. È incredibile: a Belluno, la sua provincia che mostra di conoscere poco, Treviso e Vicenza l’uragano Vaia nell’ottobre 2018 ha raso al suolo 28mila ettari di foresta, che nessuno ha ripristinato”, sottolinea Zanoni.

 

“Lascio in fondo, poi, le accuse che mi ha riservato, in primis quella di essere un ‘ambientalista da salotto’, mostrando tutta la sua ignoranza nei confronti del sottoscritto, presente sul territorio molto più di lui e da molti più anni. Anche perché in Veneto le occasioni non mancano: siti minacciati da ruspe, cantieri abusivi, discariche abusive, inquinatori di tutti i tipi, bracconieri, cacciatori di frodo per non parlare dei 644 siti inquinati censiti da Arpav. Comunque lo ringrazio perché mi dà l’occasione di spiegare quanto si sbaglia sul sottoscritto. Per difendere concretamente l’ambiente ho girato in lungo il largo il Veneto anche nei luoghi più disparati, effettuando centinaia di denunce e notizie di reato per abusi di ogni tipo. Negli anni ho partecipato ad oltre cento processi nelle aule dei tribunali penali come teste dell’accusa, sicuramente più dell’assessore. Non solo in Veneto ma anche in altri tribunali come quello di Napoli in seguito a denunce di caccia di frodo a Ischia. Ho partecipato a campi antibracconaggio a Malta, nello stretto di Messina, a Ischia, Cipro e in Namibia, dove ho incontrato le autorità locali, comprese quelle di polizia e giudiziarie. Stessi incontri per attività illecite nei confronti degli animali a Bucarest e Kiev. Voglio poi ricordargli che io gli alberi li pianto, non ne decreto la distruzione come avviene troppe volte grazie a documenti rilasciati su carta intestata ‘Regione Veneto – Giunta Regionale’. Nel corso degli anni – ribadisco – ne ho piantati oltre 2000 in un terreno di pianura, anch’essa oggetto dell’invasione della monocoltura del prosecco che sta eliminando molte, troppe siepi campestri”.

 

“Se tra un rally e l’altro trova del tempo per vedere quello che si può fare, anche da semplici privati, per ricreare un habitat anche nella nostra martoriata pianura venga a trovarmi: lo accompagnerò volentieri nel mio piccolo bosco, ricco di essenze di diverse specie, abitato e frequentato da uccelli, mammiferi e numerosissimi insetti impollinatori utili all’agricoltura. Con la speranza che nasca in lui un po’ di amore per l’ambiente e per le creature del mondo vegetale e animale”.

L’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, dopo l’annuncio del consigliere regionale Andrea Zanoni di presentazione di un’interrogazione relativamente al disboscamento in un’area collinare in zona colline del prosecco area Unesco in provincia di Treviso, precisa quanto segue:

 

 

“Fa piacere che Zanoni continui a produrre comunicati stampa su quella che lui chiama la devastazione dei boschi nella zona del prosecco perché mi dà modo di dimostrare a chi conosce la realtà della montagna e della collina quanto fuori strada sia questo consigliere che si autodefinisce ambientalista.

 

 

Gli errori che commette nei suoi comunicati sono veramente imbarazzanti, soprattutto per un amministratore pubblico. A volte si corregge da solo dimostrando da solo di aver detto delle falsità. Come, per esempio, quando dice che l’operazione è autorizzata su “carta intestata Regione Veneto – Giunta Regionale”. Aveva, infatti, detto che Zaia e la sua giunta avevano autorizzato l’operazione, ma non è mai stato in grado di produrre un documento con la firma di Zaia, di un suo assessore o una delibera di giunta. Semplicemente perché questo documento non esiste.

 

 

Quindi Zanoni, dopo aver dichiarato il falso, esibisce un documento su carta intestata “Regione Veneto – Giunta Regionale”. Un documento come tutte le migliaia di documenti che ogni giorno vengono emessi dai dipendenti della Regione riguardanti attività che non prevedono margini di discrezione politica, perché altrimenti passerebbero al vaglio della giunta. Il documento che espone Zanoni, smentendo sé stesso, non prevede, quindi, nessuna decisione politica. Come nel caso, ad esempio di una prescrizione medica: anche questa è fatta su carta intestata della Regione ma non è un documento che attesta una decisione della Regione.

 

 

Ma il dirigente in questione dipende dalla Regione e, quindi, Zanoni cerca maldestramente di insinuare il dubbio che il dirigente prenda ordini dalla Giunta. Ma così non è per almeno due motivi.

“La raccolta differenziata non basta: il Veneto è una Regione virtuosa, ma per avere risultati significativi serve uno scatto in avanti incentivando il ‘porta a porta’ e l’uso di prodotti ecologici. La quantità di rifiuti va abbattuta e possiamo farlo solo puntando in maniera convinta sulle quattro ‘erre’: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. È una battaglia indispensabile anche per combattere l’inquinamento e i cambiamenti climatici”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e primo firmatario del Pdl ‘Interventi in materia di raccolta di rifiuti urbani e di incentivazione all’uso di prodotti ecologici’ illustrato oggi in una conferenza stampa a cui ha partecipato il presidente del Forum Rifiuti Zero, Michele Boato. Forum che ha elaborato la proposta attraverso numerosi incontri svoltisi a Padova presso la sede dei Beati Costruttori di Pace di Don Albino Bizzotto, punto di riferimento di molte associazioni e comitati. Il progetto di legge è stato sottoscritto dall’intero gruppo PD, oltre che dagli esponenti del M5S, Civica per il Veneto, Liberi e Uguali, Forza Italia – Veneto per l’autonomia e Italia in Comune.

 

“Con il sistema di raccolta tramite cassonetti la differenziata resta mediamente sotto al 40%, mentre con il passaggio al porta a porta molti Comuni hanno già superato l’80%, obiettivo che ci proponiamo di raggiungere ovunque entro il 2025 – ha esordito Zanoni – Oltre all’impatto ambientale non va sottovalutato neanche quello economico: in Italia il costo medio di conferimento del residuo secco indifferenziato è pari a 140 euro a tonnellata e con il porta a porta si potrebbe ottenere una diminuzione dello smaltimento in discarica sino al 75%”.

 

Il progetto di legge prevede la raccolta domiciliare per carta e cartone, multi-materiale come vetro, plastiche, tetrapak, barattoli in metallo; organico e verde ovvero scarti alimentari e vegetali; oli esausti; pannolini e pannoloni e oggetti ingombranti, oltre alla fornitura a chi lo richiede di contenitori per il compostaggio domestico. “C’è poi il problema degli imballaggi e dell’enorme quantità di plastica che poi deve essere smaltita, a partire dalle bottigliette d’acqua. Per questo chiediamo di fornire nelle mense scolastiche e negli edifici pubblici brocche e bottiglie di vetro, somministrando acqua dell’acquedotto, così come la diffusione di distributori automatici di latte alla spina”.

 

Ma il Pdl chiama in causa anche gli acquisti nella pubblica amministrazione: “Regione, enti strumentali e Ulss adottino il sistema degli acquisti verdi attraverso l’adesione alla procedura Green Public Procurement (GPP) che privilegia l’acquisto di prodotti con materiale riciclato e dal 1° gennaio 2020 in tutte le loro sedi, si avvi la raccolta differenziata e il recupero dei toner delle stampanti e degli altri rifiuti speciali che possono essere rigenerati. “Capisco che l’usa e getta è più pratico, ma è impensabile andare avanti su questa strada. È urgente cambiare, lo dobbiamo alle nuove generazioni. Mi auguro che la maggioranza lo capisca – conclude Zanoni – e che il Pdl venga calendarizzato al più presto e approvato entro fine anno”.

“L’impegno a stanziare risorse c’è, adesso aspettiamo la Giunta al varco. La lotta ai cambiamenti climatici va presa sul serio: ne va del futuro delle giovani generazioni, costrette a fare i conti con disastri ambientali, dovuti alle emissioni di gas serra di cui non sono minimamente responsabili. Siamo vicini al punto di non ritorno”. È soddisfatto ma aspetta fatti concreti il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni dopo l’approvazione all’unanimità in Consiglio regionale dell’ordine del giorno, di cui era primo firmatario e sottoscritto dall’intero gruppo, sui finanziamenti per gli interventi di lotta ai cambiamenti climatici e per lo sviluppo della Green economy, all’interno dell’assestamento di bilancio.

 

 

“Dobbiamo puntare sull’innovazione ecologica in tutti i settori: industria, servizi, agricoltura, energia, trasporti, turismo, infrastrutture. Servono misure a ogni livello dall’Unione Europea ai singoli Stati passando per Regioni e Comuni. Il Veneto – prosegue Zanoni – nell’ambito delle proprie competenze, può assumere un ruolo di stimolo e guida su scala locale, con politiche concrete per la riqualificazione edilizia, la riduzione del consumo di suolo, la crescita della produzione di energie rinnovabili, la piantumazioni di alberi e la tutela delle foreste, la diminuzione drastica dell’uso dei combustibili fossili e il rafforzamento dei trasporti sui mezzi pubblici, decongestionando il traffico nelle città”.

 

 

“Entro fine anno sarà approvato in via definitiva il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pnec) che introduce, entro il 2030, nuovi obiettivi vincolanti a livello europeo, tra cui il miglioramento almeno al 32,5% dell’efficienza energetica, una quota minima del 32% da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti. Senza una svolta radicale nelle nostre politiche regionali, questi traguardi rischiano di restare delle chimere. E purtroppo avere un vice primo ministro e leader del principale partito di governo, che nega i cambiamenti climatici, non induce certo all’ottimismo”.

“Quali accertamenti ha effettuato Arpav dopo il grave incendio all’autodemolizione Zanini di Treviso?”. È la domanda contenuta in un’interrogazione presentata dal vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini, il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, riguardante il rogo che ha interessato un’area di circa 100 metri quadri del deposito di via Postumia nel tardo pomeriggio di giovedì scorso e in cui sono stati distrutti alcuni camion e altri mezzi parcheggiati nel piazzale esterno.

 

“Un incendio impressionante, visto che la nube nera si vedeva addirittura dal Montello, che ha giustamente preoccupato i residenti, anche perché non è certo il primo – ribadisce l’esponente democratico trevigiano – Quanti ce ne sono stati negli ultimi cinque anni? Arpav nel bollettino emanato dopo l’intervento ha dichiarato che dai risultati delle analisi non emergono criticità ambientali. Non sappiamo però quali siano gli accertamenti svolti sulle matrici Aria e Suolo né se ci sia stato un monitoraggio sui reflui prodotti dallo spegnimento delle fiamme per scongiurare un eventuale inquinamento delle acque del fiume Storga che confina con l’impianto di autodemolizione”.

 

Nell’interrogazione, inoltre, Zanoni chiede inoltre se siano state appurate le cause del rogo e riscontrate eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza, ambientali ed antincendio, “anche se fortunatamente – conclude – non ci sono stati né feriti né intossicati”.

“Basta con i buoni propositi che restano tali, Zaia si assuma finalmente una responsabilità e condizioni i fondi al settore vitivinicolo alla riconversione biologica dei vigneti”. È quanto chiede Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente commentando le dichiarazioni del governatore in occasione del sì di Icomos all’iscrizione delle Colline del Prosecco nella lista del Patrimonio Unesco.

 

 

“Non è sufficiente dire ‘basta chimica e avanti col biologico’ affidandosi esclusivamente alla sensibilità dei produttori. Chi governa ha precise responsabilità e può legiferare in merito. I numeri che mi ha fornito la Giunta neanche due mesi fa, rispondendo a una delle numerose interrogazioni che ho presentato sulla proliferazione dei vitigni, sono impressionanti: lo scorso anno la produzione di uva è aumentata del 22% rispetto al 2016, nello stesso periodo le superfici a vite sono cresciute dell’11%; dal 2014 al 2018 il settore viticolo ha ricevuto quasi 76 milioni di euro per ristrutturare gli impianti di 6.300 aziende, per quello enologico i finanziamenti sono stati 49,5 milioni con 1.054 beneficiari. Viste le milionate di soldi pubblici, avere voce in capitolo sul loro utilizzo mi sembra il minimo, mettendo dei paletti ben precisi – sottolinea Zanoni – Le risorse devono essere assolutamente vincolate alla produzione biologica; invece accade troppo spesso che i nuovi impianti di vigneto, oltre ad essere chimici, portino alla distruzione di biodiversità e siepi e comportino dei rischi sanitari per l’ingente uso di pesticidi”.

“Per lunedì 3 giugno si annuncia un’inaugurazione in pompa magna per appena sette chilometri di Superstrada percorribili in 9 minuti, con tanto di ministro dell’Interno a fianco di Zaia: è la montagna che partorisce il topolino. Non capisco poi cosa c’entri Salvini: aspettavamo la presenza del titolare delle Infrastrutture Toninelli, annunciata dal M5S in campagna elettorale ma subito dopo scomparsa dai radar, magari per illustrare l’analisi costi-benefici della Pedemontana,. O anche solo i benefici, visto che i costi per le casse pubbliche e per l’ambiente sono purtroppo ben noti”. Così il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni commenta il taglio del nastro del primo tratto della Pedemontana, tra il casello di Dueville dell’autostrada A31 e Breganze, in calendario lunedì prossimo.

 

“Sono sette chilometri su un totale di 94, soltanto il 7% dell’intero tracciato, fatico a capire tutta questa eccitazione per un’opera nata male, con ritardi, sequestro di cantieri, indagini in corso e conclusa peggio visto che l’ultima convenzione con il concessionario è ancora nel mirino della Corte dei Conti – evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente – Doveva costare 1,5 miliardi, adesso siamo a 2 miliardi e 258 milioni, con un esborso complessivo a carico della Regione, gestione compresa, di oltre 12 miliardi in 39 anni. In cambio incasseremo i pedaggi, che però nessuno al momento può dire se saranno sufficienti a coprire le quote fisse da versare al privato”.

 

“Sul fronte ambientale poi – rincara Zanoni – sono diverse le discariche di rifiuti scoperte nel Vicentino e Trevigiano con i conseguenti problemi di bonifica e percolamento in falda acquifera, per non parlare dell’intercettazione in determinate aree delle falde acquifere sotterranee, e che dire dei percorsi modificati e mai sottoposti alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via)? Un’opera che alla fine, stando ai dati ufficiali della giunta in risposta ad una mia specifica interrogazione, consuma 850 ettari di terreni agricoli che mai più produrranno cibo e prodotti tipici locali. Se qualcuno vuole sapere come non deve essere fatta una Superstrada, deve partire proprio dai gravi difetti di questa opera sul piano progettuale, della trasparenza, economico ed ambientale. Ci troviamo di fronte a un esempio negativo: record di consumo e spreco di suolo, una convenzione economica che ha portato il rischio di impresa in capo al pubblico e che potrà minacciare le casse regionali per decenni, costi di realizzazione quasi raddoppiati e una Via fatta malissimo”.

Zanoni (PD): “Un’espansione folle, finanziata generosamente da Zaia, che danneggia ambiente, cittadini e produttori”

 

“Quanto dovrà attendere questo territorio prima di essere davvero ascoltato da Zaia? L’espansione incontrollata del Prosecco, agevolata da Zaia a suon di milioni, è un danno per tutti: per i cittadini, costretti a convivere con una coltura impattante che fa abbondante uso di pesticidi, per l’ambiente, ma anche per i produttori perché il mercato è ormai saturo. La mobilitazione di domenica prossima è l’ennesimo segnale inviato alla Regione, vedremo se il governatore ancora una volta farà orecchie da mercante”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, annunciando la propria presenza alla Marcia stop pesticidi da Cison di Valmarino (raduno alle ore 10 alla rotatoria Est) a Follina (la manifestazione arriverà alle 12.30 nel Parco dell’Abbazia). Tre le richieste: bloccare l’espansione dei vigneti, riconversione biologica di quelli esistenti (40mila ettari soltanto nella provincia di Treviso) e protezione delle aree sensibili.

 

“La Regione, e in primis Zaia hanno grosse responsabilità per la ‘bolla’, visto che hanno voluto e finanziato il Prosecco in ogni dove con una politica folle. Adesso il prezzo delle bottiglie è in picchiata, in alcuni casi addirittura a meno di due euro sugli scaffali della grande distribuzione, come testimoniato dall’allarme degli stessi Consorzi: con margini di guadagno sempre più bassi come si può pensare di incentivare ulteriormente i vigneti di glera? Il mercato è saturo, già nel 2018 in molti hanno distrutto l’uva a causa della sovrapproduzione, con uno spreco alimentare inaccettabile oltre alle decine di sversamenti illegali di reflui nei corsi d’acqua”, sottolinea Zanoni, che sul tema ha presentato una mozione specifica, che verrà discussa dal Consiglio.

 

“Nel corso della legislatura – aggiunge il vicepresidente della commissione Ambiente – ho più volte chiesto chiarimenti alla Giunta su questo sviluppo incontrollato, arrivando a depositare ben 13 interrogazioni e una mozione. Il settore vitivinicolo del Veneto dal 2007 a oggi, tramite vari Piani europei e locali, ha ricevuto 103 milioni di euro, ma sul biologico si è investito poco. Ricordo che nel 2017 in Veneto secondo i dati Istat sono state vendute 20.426 tonnellate di pesticidi, con un record di 4.898 nella sola provincia di Treviso. La monocoltura del Prosecco è andata avanti senza freni, con alcuni casi al limite dell’incredibile: a Vidor c’è stato il taglio dei filari di cipressi dedicati ai caduti della Prima guerra mondiale, oltre alla richiesta di piantare vitigni di glera nell’area della necropoli romana, mentre a Follina è previsto un impianto da 175.000 metri quadri in un’area esondabile. Senza considerare i filari nei pressi di asili, come a San Giacomo di Veglia, case e impianti sportivi. A fronte delle preoccupazioni dei residenti, Zaia ha fatto appello alla ‘responsabilità’ dei produttori, abdicando ancora una volta al ruolo di regia della Regione: servono regole certe e una normativa comune valida in tutto il Veneto, le amministrazioni locali non possono combattere questa battaglia in solitudine”.

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