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“Basta con i buoni propositi che restano tali, Zaia si assuma finalmente una responsabilità e condizioni i fondi al settore vitivinicolo alla riconversione biologica dei vigneti”. È quanto chiede Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente commentando le dichiarazioni del governatore in occasione del sì di Icomos all’iscrizione delle Colline del Prosecco nella lista del Patrimonio Unesco.

 

 

“Non è sufficiente dire ‘basta chimica e avanti col biologico’ affidandosi esclusivamente alla sensibilità dei produttori. Chi governa ha precise responsabilità e può legiferare in merito. I numeri che mi ha fornito la Giunta neanche due mesi fa, rispondendo a una delle numerose interrogazioni che ho presentato sulla proliferazione dei vitigni, sono impressionanti: lo scorso anno la produzione di uva è aumentata del 22% rispetto al 2016, nello stesso periodo le superfici a vite sono cresciute dell’11%; dal 2014 al 2018 il settore viticolo ha ricevuto quasi 76 milioni di euro per ristrutturare gli impianti di 6.300 aziende, per quello enologico i finanziamenti sono stati 49,5 milioni con 1.054 beneficiari. Viste le milionate di soldi pubblici, avere voce in capitolo sul loro utilizzo mi sembra il minimo, mettendo dei paletti ben precisi – sottolinea Zanoni – Le risorse devono essere assolutamente vincolate alla produzione biologica; invece accade troppo spesso che i nuovi impianti di vigneto, oltre ad essere chimici, portino alla distruzione di biodiversità e siepi e comportino dei rischi sanitari per l’ingente uso di pesticidi”.

“Per lunedì 3 giugno si annuncia un’inaugurazione in pompa magna per appena sette chilometri di Superstrada percorribili in 9 minuti, con tanto di ministro dell’Interno a fianco di Zaia: è la montagna che partorisce il topolino. Non capisco poi cosa c’entri Salvini: aspettavamo la presenza del titolare delle Infrastrutture Toninelli, annunciata dal M5S in campagna elettorale ma subito dopo scomparsa dai radar, magari per illustrare l’analisi costi-benefici della Pedemontana,. O anche solo i benefici, visto che i costi per le casse pubbliche e per l’ambiente sono purtroppo ben noti”. Così il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni commenta il taglio del nastro del primo tratto della Pedemontana, tra il casello di Dueville dell’autostrada A31 e Breganze, in calendario lunedì prossimo.

 

“Sono sette chilometri su un totale di 94, soltanto il 7% dell’intero tracciato, fatico a capire tutta questa eccitazione per un’opera nata male, con ritardi, sequestro di cantieri, indagini in corso e conclusa peggio visto che l’ultima convenzione con il concessionario è ancora nel mirino della Corte dei Conti – evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente – Doveva costare 1,5 miliardi, adesso siamo a 2 miliardi e 258 milioni, con un esborso complessivo a carico della Regione, gestione compresa, di oltre 12 miliardi in 39 anni. In cambio incasseremo i pedaggi, che però nessuno al momento può dire se saranno sufficienti a coprire le quote fisse da versare al privato”.

 

“Sul fronte ambientale poi – rincara Zanoni – sono diverse le discariche di rifiuti scoperte nel Vicentino e Trevigiano con i conseguenti problemi di bonifica e percolamento in falda acquifera, per non parlare dell’intercettazione in determinate aree delle falde acquifere sotterranee, e che dire dei percorsi modificati e mai sottoposti alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via)? Un’opera che alla fine, stando ai dati ufficiali della giunta in risposta ad una mia specifica interrogazione, consuma 850 ettari di terreni agricoli che mai più produrranno cibo e prodotti tipici locali. Se qualcuno vuole sapere come non deve essere fatta una Superstrada, deve partire proprio dai gravi difetti di questa opera sul piano progettuale, della trasparenza, economico ed ambientale. Ci troviamo di fronte a un esempio negativo: record di consumo e spreco di suolo, una convenzione economica che ha portato il rischio di impresa in capo al pubblico e che potrà minacciare le casse regionali per decenni, costi di realizzazione quasi raddoppiati e una Via fatta malissimo”.

Zanoni (PD): “Un’espansione folle, finanziata generosamente da Zaia, che danneggia ambiente, cittadini e produttori”

 

“Quanto dovrà attendere questo territorio prima di essere davvero ascoltato da Zaia? L’espansione incontrollata del Prosecco, agevolata da Zaia a suon di milioni, è un danno per tutti: per i cittadini, costretti a convivere con una coltura impattante che fa abbondante uso di pesticidi, per l’ambiente, ma anche per i produttori perché il mercato è ormai saturo. La mobilitazione di domenica prossima è l’ennesimo segnale inviato alla Regione, vedremo se il governatore ancora una volta farà orecchie da mercante”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, annunciando la propria presenza alla Marcia stop pesticidi da Cison di Valmarino (raduno alle ore 10 alla rotatoria Est) a Follina (la manifestazione arriverà alle 12.30 nel Parco dell’Abbazia). Tre le richieste: bloccare l’espansione dei vigneti, riconversione biologica di quelli esistenti (40mila ettari soltanto nella provincia di Treviso) e protezione delle aree sensibili.

 

“La Regione, e in primis Zaia hanno grosse responsabilità per la ‘bolla’, visto che hanno voluto e finanziato il Prosecco in ogni dove con una politica folle. Adesso il prezzo delle bottiglie è in picchiata, in alcuni casi addirittura a meno di due euro sugli scaffali della grande distribuzione, come testimoniato dall’allarme degli stessi Consorzi: con margini di guadagno sempre più bassi come si può pensare di incentivare ulteriormente i vigneti di glera? Il mercato è saturo, già nel 2018 in molti hanno distrutto l’uva a causa della sovrapproduzione, con uno spreco alimentare inaccettabile oltre alle decine di sversamenti illegali di reflui nei corsi d’acqua”, sottolinea Zanoni, che sul tema ha presentato una mozione specifica, che verrà discussa dal Consiglio.

 

“Nel corso della legislatura – aggiunge il vicepresidente della commissione Ambiente – ho più volte chiesto chiarimenti alla Giunta su questo sviluppo incontrollato, arrivando a depositare ben 13 interrogazioni e una mozione. Il settore vitivinicolo del Veneto dal 2007 a oggi, tramite vari Piani europei e locali, ha ricevuto 103 milioni di euro, ma sul biologico si è investito poco. Ricordo che nel 2017 in Veneto secondo i dati Istat sono state vendute 20.426 tonnellate di pesticidi, con un record di 4.898 nella sola provincia di Treviso. La monocoltura del Prosecco è andata avanti senza freni, con alcuni casi al limite dell’incredibile: a Vidor c’è stato il taglio dei filari di cipressi dedicati ai caduti della Prima guerra mondiale, oltre alla richiesta di piantare vitigni di glera nell’area della necropoli romana, mentre a Follina è previsto un impianto da 175.000 metri quadri in un’area esondabile. Senza considerare i filari nei pressi di asili, come a San Giacomo di Veglia, case e impianti sportivi. A fronte delle preoccupazioni dei residenti, Zaia ha fatto appello alla ‘responsabilità’ dei produttori, abdicando ancora una volta al ruolo di regia della Regione: servono regole certe e una normativa comune valida in tutto il Veneto, le amministrazioni locali non possono combattere questa battaglia in solitudine”.

“L’Arpav ha certificato che all’Aeroglass Filtri ci sono emissioni di formaldeide, sostanza considerata cancerogena, superiori ai limiti di legge. Cosa intende fare la Giunta Zaia per tutelare la salute di lavoratori e cittadini nonché l’ambiente?”. La domanda è di Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione indirizzata all’assessore regionale alla Sanità Lazzarin e all’assessore all’Ambiente Bottacin, in seguito ai monitoraggi effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, su richiesta della Provincia di Treviso, presso la ditta di Ospedaletto di Istrana che produce filtri per l’aria in fibre di vetro.

 

 

“Stando alle rilevazioni – sottolinea ancora Zanoni – i valori supererebbero di ben 15 volte i parametri massimi fissati dalla legge, 303mg/Nm3 contro 20mg/Nm3. Ho chiesto i documenti ufficiali ad Arpav e sentito le rappresentanze sindacali della Femca Cisl in merito all’allarme lanciato da quest’ultima. Un allarme che ritengo più che giustificato, specialmente per i lavoratori dell’impianto di essiccazione dove sono state registrate le concentrazioni massime delle sostanze cancerogene. Nella relazione di Arpav, inoltre, viene evidenziata una violazione della legge in materia di tutela dell’aria e riduzione delle emissioni in atmosfera; Non possiamo accontentarci delle rassicurazioni generiche da parte dell’azienda che parla di anomalia, pur avendo commissionato ulteriori accertamenti. Servono ulteriori analisi sulla qualità dell’aria e visite mediche per monitorare la salute dei 50 dipendenti a carico dell’Aeroglass. Anche la Regione – il sollecito finale del vicepresidente della commissione Ambiente – faccia la propria parte e dica come intende agire per tutelare la salute dei lavoratori, dei residenti  e dell’ambiente”.

“La relazione di Arpav mostra un quadro preoccupante per le emissioni della Fonderia Corrà. Cosa ha intenzione di fare la Regione per tutelare la salute di cittadini e lavoratori e l’ambiente?”. La richiesta è contenuta in un’interrogazione a risposta scritta su questo caso presentata dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando analisi e cifre diffuse dal Comitato aria pulita di Montebelluna.

 

“Secondo i dati – evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini – le emissioni medie di Cov (Composti organici volatili) sono più del doppio del limite consentito, quelle di benzene superano invece il tetto massimo di ben otto volte. Sempre sulla base della relazione emerge come il sito produttivo dia luogo alla ‘produzione di emissioni diffuse in difformità alle prescrizioni’ dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e diverse altre difformità. Arpav ha proposto all’azienda di realizzare un progetto di adeguamento per garantire emissioni entro limiti di legge: si è mosso qualcosa? Il quadro è preoccupante: le autorità hanno informato Spisal, Ulss, lavoratori e organizzazioni sindacali?”, domanda Zanoni che chiede anche se la Fonderia Corrà sia stata sanzionata e se, sulla base delle violazioni rilevate, sia stata fatta una comunicazione alla magistratura.

 

“Di fronte alla gravità di quanto emerso – aggiunge il consigliere del PD – trovo completamente fuori luogo le reazioni della proprietà che addirittura minaccia querele nei confronti del Comitato e, soprattutto, del sindaco di Montebelluna che nel suo ruolo, a livello locale, è il tutore della salute degli abitanti del Comune. Da lui mi sarei aspettato maggior trasparenza e coraggio: perché i cittadini devono venire a conoscenza di questa situazione solo tramite un accesso agli atti, perché non ha informato la popolazione sulla relazione di Arpav?”.

Due incontri, a Treviso e Conegliano, per parlare della nuova legge regionale contro il randagismo e il maltrattamento di animali insieme al consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, primo firmatario del Pdl 348 sulla tutela degli animali d’affezione, sottoscritto dall’intero gruppo e poi riunito in un unico testo con il Pdl 160 presentato dalla Lega Nord. Testo licenziato nei giorni scorsi dalla Quinta commissione e che dovrà adesso essere votato dall’assemblea di Palazzo Ferro Fini.

 

“È un provvedimento quanto mai urgente, poiché i casi di maltrattamento e abbandono sono in aumento; servono maggiori controlli, pene certe e più severe – afferma il vicepresidente della commissione Ambiente – Certo, questa legge è attesa da ben 26 anni, alla faccia della tanto sbandierata efficienza veneta. Negli incontri illustreremo i miglioramenti introdotti con la nuova normativa ma anche i possibili peggioramenti”.

 

Il doppio appuntamento è organizzato da Iams-Impegno e Azione per un Mondo Sostenibile: venerdì 10 maggio, ore 20.45, a Treviso, presso Binario 1 in Piazzale Duca D’Aosta, 7/B (davanti la stazione dei treni) e giovedì 16 maggio, sempre alle 20.45 a Conegliano, nella Sala Informagiovani in Piazza San Martino.

Insieme al consigliere regionale Andrea Zanoni ci saranno Andrea Zamengo (coordinatore regionale guardie eco-zoofile Oipa), il presidente dell’Enpa Treviso Adriano De Stefano, Daniela Musocco della Lav-Area Animali Familiari, Tamara Scaggiante delegata Dingo Venezia per i rapporti istituzionali e Giovanni Tonelotto responsabile del rifugio San Francesco di Piazzola sul Brenta e coordinatore regionale Lega nazionale per la difesa del cane.

“Mentre la Lega litiga, Save passa all’incasso: non ci saranno decolli su Treviso, ma i voli passano comunque da 16.300 a 22.500. E questo è il danno maggiore per i cittadini”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico commenta così le critiche in commissione Via regionale del masterplan dell’aeroporto Canova, inviato nuovamente a Roma, e lo scontro tra i sindaci, entrambi del Carroccio, Conte (Treviso) e Dal Zilio (Quinto).

 

 

“Vedremo quale sarà il nuovo atto della commedia. Di certo, almeno in questo caso, si potrà dire che è il governo del cambiamento. Cambiamento in peggio, ovviamente, per i trevigiani con oltre seimila voli in più l’anno. Sempre che tali limiti vengano rispettati. Adesso i due litiganti chissà cosa otterranno dal ministro Toninelli, che magari proporrà dei tavoli da pic nic o un campo da calcetto sulle piste di decollo. Da uno che di fronte all’emergenza dei cambiamenti climatici e con una mobilitazione internazionale in atto, promuove l’acquisto di auto elettriche ma si compra un Suv Diesel, ci si può aspettare davvero di tutto. Il traffico aereo è uno dei maggiori imputati per l’incremento delle emissioni di anidride carbonica, permettere un aumento così massiccio dei voli dal Canova è una decisione gravissima”.

 

 

“La baruffa in salsa leghista – termina Zanoni – serve in realtà a mascherare la loro incapacità, e quella dei Cinque Stelle falsi paladini ambientalisti, di difendere gli interessi del territorio. Zaia incluso, che finora è stato zitto. Ma questa vicenda è un banco di prova per il governatore: è più importante la salute dei trevigiani o i profitti di Save?”.

“Da un mese migliaia di persone affette dal morbo di Parkinson sono rimaste senza un farmaco indispensabile. Cosa sta facendo la Regione per affrontare questa emergenza e garantire ai pazienti di potersi curare?”. È quanto chiedono il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni insieme al capogruppo Stefano Fracasso, primi firmatari di un’interrogazione depositata oggi.

 

 

Al centro il caso del Sinemet, farmaco di vitale importanza e diventato praticamente introvabile da metà marzo. Una carenza dovuta a problemi produttivi, come ha sottolineato l’Agenzia italiana del farmaco. “Sono evidenti i disagi per queste persone e le loro famiglie, costrette a un’improbabile ‘caccia al tesoro’. Non esistono ‘generici’ che possano sostituirlo, al momento l’unica alternativa è acquistare un medicinale analogo dall’estero, dove costa di più, rivolgendosi alla propria Ulss di riferimento.

 

 

È inaccettabile che si arrivi a situazioni del genere, il ministero della Salute dovrebbe impegnarsi per assicurare la fruizione di medicinali fondamentali, come nel caso del Sinemet per i pazienti affetti dal Parkinson. Auspichiamo che la situazione possa normalizzarsi a breve, ma non ci sono certezze. Nel frattempo, viste le numerose segnalazioni che abbiamo ricevuto, quali procedure ha messo in atto la Regione, tramite le proprie Ulss, per fronteggiare l’emergenza?”.

“Il Decreto Salvini crea nuova marginalità tra i migranti e quindi insicurezza, ovvero l’opposto di quello che in teoria si propone; a cui si sommano i problemi cooperative, associazioni e amministrazioni comunali impegnate sul versante dell’accoglienza e dell’integrazione, distruggendo posti di lavoro. Qua non vale ‘prima gli italiani’?”. La domanda arriva da Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico che denuncia la situazione in provincia di Treviso chiedendo al Prefetto di bloccare gli effetti del Decreto firmato dal ministro dell’Interno nonché segretario della Lega: “Mi associo all’appello lanciato dal nostro segretario provinciale e mi auguro che faccia lo stesso il presidente della Provincia Marcon: si rivolga al suo capo di partito spiegandogli quanto sia sbagliato e dannoso questo provvedimento”.

 

La denuncia di Zanoni

 

“Sono più di mille richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua, valorizzare le competenze professionali e di conseguenza ‘restituire’ qualcosa alle comunità che li hanno accolti. Sono progetti virtuosi che hanno coinvolto quasi la metà dei Comuni del Trevigiano. Con il taglio dei fondi voluto da Salvini, tutto questo rischia di essere spazzato via e le conseguenze sono facilmente immaginabili; i richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento o meno della loro domanda, saranno clandestini con alta probabilità di diventare manodopera per la criminalità, oppure, per quanto riguarda la Marca, finiranno ammassati o nella caserma Serena a Treviso o alla Zanusso di Oderzo”.

 

La contro-proposta del consigliere

 

“Per una migliore integrazione ed evitare tensioni sul territorio, invece, servirebbe un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi. Salvini e la Lega lo sanno benissimo, è solo l’ennesima conferma di come preferiscano alimentare le tensioni, in modo da specularci elettoralmente. E adesso con Europee e amministrative alle porte continueranno a marciarci sopra fregandosene delle conseguenze sia sui richiedenti asilo che per la sicurezza dei veneti. A ciò si aggiunge la drammatica perdita di posti di lavoro dovuta allo smantellamento dei progetti di accoglienza; se ne stimano circa 18mila a livello nazionale: infermieri, insegnanti, psicologi, mediatori culturali. Insomma, un disastro su tutta la linea”.

Radio Radicale svolge un servizio pubblico a tutti gli effetti, perciò il Governo rinnovi la convenzione evitando la chiusura. E anche la Regione intervenga nei confronti del ministero per lo Sviluppo economico affinché sia garantito il finanziamento previsto dalla legge 230/1990”. È quanto chiede Andrea Zanoni, consigliere del Pd, tra i firmatari di una mozione trasversale depositata nei giorni scorsi.

 

“Il fatto che il sostegno arrivi da più partiti è la conferma di come la questione sia sentita. Se non ci saranno novità, a fine giugno è assai probabile che le trasmissioni cessino. L’ultima legge di bilancio, infatti, ha prorogato solo per sei mesi la convenzione con lo Stato per trasmettere tutte le sedute del Parlamento senza la presenza di pubblicità, dimezzando il contributo da dieci a cinque milioni. Inoltre Radio Radicale riceve altri quattro milioni in base alla legge 230/1990 che però verrà abrogata dal primo gennaio. Il dado, insomma, sembrerebbe tratto. È un’ipotesi che va scongiurata – sottolinea il consigliere democratico – Da oltre 40 anni Radio Radicale svolge un ruolo fondamentale, garantendo un’ampia, e unica nel suo genere, copertura informativa sulle attività istituzionali e politiche. Sarebbe una perdita gravissima, l’ennesima per un settore che già adesso in Italia vive un momento delicato. Il Governo ha delle responsabilità precise e non può lavarsene le mani come Ponzio Pilato. A meno che Lega e Cinque Stelle non desiderino un futuro ‘a reti unificate’, dove le uniche notizie sono quelle che appaiono sul blog di Grillo o nelle dirette Facebook di Salvini”.

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