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“Dobbiamo difendere le ex Cave di Marocco dal cemento e salvaguardare un piccolo angolo di biodiversità in una zona altamente urbanizzata. Quell’area deve diventare un Parco”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, si schiera a fianco del Comitato che ha lanciato una petizione, già superata quota duemila firme in pochi giorni, per chiedere al sindaco di Mogliano di limitare l’eventuale edificazione al massimo concentrandola solo ad alcune parti già consumate e, soprattutto, di tutelare l’area umida dei bacini.

 

“Le istituzioni siano protagoniste in questa partita con il proprietario dei terreni – l’appello dell’esponente democratico trevigiano. – In quei venti ettari deve nascere un Parco della biodiversità e ci sono le condizioni affinché possa diventare un sito Rete Natura 2000. Su queste tematiche anche la Regione deve fare grossi passi in avanti. Ricordo che per quanto riguarda gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu sullo sviluppo sostenibile, il Veneto è collocato nella fascia rossa, ovvero in grave ritardo, sul ‘goal 15’, ‘Progettare, ripristinare e favorire un uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione arrestare e invertire il degrado del territorio e arrestare la perdita di biodiversità’. Dalle cave di Marocco può arrivare un segnale, per quanto piccolo, della volontà di cambiare rotta”.

“Quanto accaduto a Casier è sconcertante: un cigno ferito è morto per la mancanza di soccorsi tempestivi. Purtroppo, senza un adeguato finanziamento dei Cras (Centri recupero fauna selvatica), episodi come questi rischiano di ripetersi. Più volte nelle sessioni di bilancio abbiamo presentato emendamenti in merito, regolarmente respinti”. Ad affermarlo il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni, insieme alla collega Anna Maria Bigon, commentando l’episodio del cigno ferito alla testa a Casier, nel Trevigiano, morto in attesa di soccorsi mai arrivati.

 

“È una vicenda triste quanto emblematica: le strutture, istituite con la legge regionale 50 del 1993 e che hanno i compiti di prima accoglienza, ricezione, riabilitazione e pronto soccorso veterinario, sono in forte difficoltà. La scorsa estate avevamo anche presentato una mozione in cui chiedevamo esplicitamente risorse adeguate da destinare ai Cras; a distanza di 11 mesi non è mai stata calendarizzata. Nel corso degli anni i finanziamenti regionali si sono progressivamente ridotti, molti centri di recupero sono stati costretti a chiudere o ridimensionati, senza operatori che escono sul territorio o che accudiscono le strutture. Per Zaia gli animali vanno bene per scattarsi foto e prendere un pugno di ‘like’ sui social, ma quando c’è da aiutarli concretamente si gira dall’altra parte”.

 

“È incredibile come nelle pieghe del bilancio regionale non si riescano a trovare poche migliaia di euro per aiutare le associazioni animaliste, ma siano sempre disponibili importi a sei cifre per quelle venatorie – attaccano ancora in chiusura Zanoni e Bigon. – In tre anni hanno ricevuto 900mila euro per ‘Azioni per contrastare il bracconaggio’, soldi spesi allegramente anche per pranzi e cene a base di pesce, attività che con la lotta ai bracconieri hanno ben poco a spartire. Soldi di cui probabilmente non hanno neppure bisogno, se consideriamo che un’associazione venatoria ha poi finanziato un partito politico, Fratelli d’Italia, con 70mila euro, cifra addirittura superiore al contributo incassato dalla Regione”.

“Chissà se Zaia accetterebbe di lavorare a cinque euro l’ora. È vergognoso che ci siano paghe del genere in strutture pubbliche e, poiché non è il primo caso, che la Regione non sia mai intervenuta”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, commenta la protesta degli addetti ai servizi di portineria dell’Ulss 2 della Marca Trevigiana che, con il nuovo appalto vinto da una mini-cordata di due cooperative, hanno visto un netto peggioramento delle loro condizioni contrattuali.

 

“Non si possono ulteriormente tollerare le gare al massimo ribasso di Azienda Zero in cui a rimetterci è l’ultimo anello della catena, i lavoratori. Da 7,11 a 5,34 euro l’ora, lordi, è una sforbiciata troppo pesante per persone che già prima non guadagnavano cifre straordinarie e che magari, complice la crisi, saranno pure costrette ad accettare una paga da fame. Ma con stipendi del genere come si fa ad arrivare a fine mese e vivere dignitosamente? Come può il lavoro malpagato nobilitare l’uomo? Su ciò attendiamo una presa di posizione di Zaia, anche perché non è un episodio isolato. Un caso analogo era scoppiato quasi due anni fa a Vicenza, con i presidi sociosanitari dell’Ulss 8; come Partito Democratico avevamo presentato un’interrogazione a dicembre 2018 che è senza risposta da 18 mesi. Se questi sono i risparmi garantiti da Azienda Zero, c’è davvero poco di cui vantarsi”.

 

“Zaia – aggiunge in chiusura il consigliere democratico trevigiano – dovrebbe intervenire visto che è un ente regionale, mostrando verso gli addetti ai servizi di portineria la stessa sensibilità avuta nei confronti delle associazioni venatorie a cui ogni anno vengono garantite centinaia di migliaia di euro, soldi spesi anche in lauti pranzi e cene di pesce, dell’inadempiente concessionario della Superstrada Pedemontana, cui sono stati assicurati 300 milioni di euro per completare l’opera, o per la sua struttura di comunicazione che costa ai veneti un milione l’anno”.

Niente ‘retate’ per catturare le lepri nel Parco del Sile. Ad annunciare il dietrofront è il consigliere del Partito Democratico, e vice presidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni che nei giorni scorsi aveva contestato duramente l’annuncio del nuovo presidente dell’Ente Parco. “Con una comunicazione datata 16 gennaio gli Ambiti territoriali di caccia e la Polizia provinciale di Treviso e Padova sono stati informati della sospensione. Si tratta di una bella vittoria del buonsenso e della legalità”, commenta Zanoni, soddisfatto per la retromarcia.

 

“Un’area protetta non può diventare il luna park dei cacciatori, in totale spregio di tutte le norme attualmente in vigore. Appena avvisato delle ‘retate’ programmate dentro al Parco e in un periodo vietato, ho chiesto i documenti e ho incontrato il nuovo presidente, il dottor Arturo Pizzolon. Gli ho fatto presente che mancava l’istruttoria per i presunti danni delle lepri, e infatti non sapevano quanti danni avevano causato né dove. Inoltre era assente il parere dell’Ispra, l’agenzia nazionale che si occupa di valutare qualsiasi intervento in tema di fauna selvatica, anche in aree protette. È un documento necessario per qualsiasi attività in deroga e, a mio avviso, il parere sarebbe stato contrario. Inoltre – evidenzia ancora Zanoni – non c’era la Vinca (Valutazione d’incidenza ambientale) prevista per attività di un determinato impatto come queste, dove un centinaio di persone urlanti e armate di bastoni effettuano rastrellamenti per spingere le lepri dentro le reti. Il Parco infatti è una Zona di Protezione Speciale e anche una Zona Speciale di Conservazione tutelata dalla Rete Natura 2000 grazie alla Direttiva Ue Habitat e alla Direttiva Ue Uccelli: queste attività così rumorose avrebbero comportato lo spostamento degli uccelli migratori presenti nel Parco che sarebbero finiti nel mirino delle doppiette appostate ai confini delle aree tutelate”. Ma non solo, puntualizza Zanoni: “Ho ricordato al presidente che le retate delle lepri sono consentite solo nelle zone di ripopolamento e cattura e non oltre i primi giorni di gennaio (nel Parco del Sile, invece sarebbero iniziate il 19 gennaio per concludersi il 2 febbraio) perché inizia il periodo dell’accoppiamento. Perciò sarebbero state catturate anche delle femmine gravide, stressate dalla cattura nelle reti e dalla manipolazIone di soggetti poco esperti e adatti, con il pericolo concreto di aborti”.

 

“Prendo atto che dopo la mia specifica richiesta fatta mercoledì durante l’incontro col presidente, questo abbia deciso di sospendere per autotutela le operazioni e perciò – conclude il vicepresidente della commissione Ambiente – non posso che essere soddisfatto, alla fine hanno prevalso la legalità e il buonsenso”.

“Distruggere un presepe è un atto inqualificabile, gli autori del gesto dovrebbero solo vergognarsi. Esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza alla parrocchia di Sant’Ambrogio colpita in modo così violento e mi sarei aspettato analoghe parole di sdegno da chi ogni giorno parla di presepi obbligatori nelle scuole per difendere le nostre tradizioni. È la conferma di come le loro parole siano assolutamente strumentali”. Così il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni commenta l’atto vandalico al presepe realizzato accanto all’asilo nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Trebaseleghe, territorio padovano, compreso però nella diocesi di Treviso. “Gli insulti sui social erano stati un’avvisaglia, ma non pensavo si arrivasse a tanto. La ‘colpa’ del parroco sarebbe quella di aver rappresentato la Sacra famiglia a bordo di un gommone come dei migranti in fuga per un futuro migliore? A me sembra un messaggio quanto mai attuale su cui riflettere, così come il crocifisso voluto da Papa Francesco con il giubbotto salvagente di un migrante morto nel Mediterraneo: ci ricordano l’importanza dell’impegno per salvare ogni vita umana. Chi invece preferisce vomitare odio sui social o, peggio, passare all’azione come a Sant’Ambrogio di Trebaseleghe, è quanto di più lontano dal pensiero cristiano. Anche se poi vorrebbe imporre crocifisso e presepe in ogni scuola”.

“Sopprimere i treni dei pendolari nelle fasce di maggiore utilizzo è una scelta incomprensibile, un modo singolare che ha Trenitalia di incoraggiare la mobilità sostenibile. Sono solidale con studenti e lavoratori di Orsago e Godega che con l’entrata in vigore del prossimo orario perderanno il collegamento diretto per Conegliano e Treviso. Invito la Regione a intervenire, Trenitalia ha un contratto di servizio e con questo taglio potrebbe risultare inadempiente”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, si schiera contro la soppressione  del regionale 11013 in partenza dalle 6.31 da Udine e con fermate a Orsago alle 7.28 e Pianzano alle 7.33, dal prossimo 16 dicembre.

 

“Ho segnalato personalmente la cosa oggi all’assessore ai Trasporti De Berti in Seconda commissione. Vista l’ora, è uno dei treni più affollati, salgono a bordo oltre 200 persone: la sua eliminazione è assurda, Trenitalia non può agire secondo criteri meramente economici. Le alternative disponibili da Orsago sono un treno in partenza alle 6.29 e uno alle 8.29, oppure andare in direzione opposta, a  Sacile, col treno delle 7.29 e da lì aspettare oltre venti minuti la coincidenza per tornare indietro verso Conegliano e Treviso, allungando così a dismisura i tempi di percorrenza. Trovo questo atteggiamento anche estremamente scorretto perché, ad oggi, ai sindaci di Orsago e Godega non è arrivata alcuna comunicazione da parte delle Ferrovie. Invito anche Zaia, oltretutto siamo di fatto a casa sua a intervenire, sebbene i tempi siano molto stretti, affinché Trenitalia faccia retromarcia e rispetti quanto previsto dal contratto di servizio”.

“Le sagre plastic free sono una bellissima iniziativa oltre che necessaria. Ma non possiamo lasciare che siano solo i privati ad adottare queste misure su base volontaria: le istituzioni, Regione in primis, devono svegliarsi, incentivando le buone pratiche, diventate in realtà indispensabili se vogliamo garantire un futuro al nostro pianeta”. Così Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente commenta la decisione delle Diocesi di Treviso e Vittorio Veneto da un lato e delle Pro Loco trevigiane aderenti all’Unipli dall’altro, di bandire la plastica da feste, celebrazioni e sagre, utilizzando esclusivamente materiale biodegradabile.

 

“È un esempio da applaudire e seguire, non soltanto a parole. Solo nella Marca parliamo di almeno 500 manifestazioni con un milione di visitatori – insiste Zanoni. – Finora però la Giunta Zaia ha mostrato scarso interesse sul tema, come se le uniche priorità per i veneti fossero Olimpiadi e Prosecco, da ‘rivendere’ poi nella campagna elettorale permanente a cui la Lega ci ha abituato. La guerra alla plastica  e all’inquinamento che ne deriva è invece indispensabile, all’interno di un impegno più ampio per la riduzione della quantità di rifiuti incentivando il riciclo e l’economia circolare. Perciò come Partito Democratico abbiamo presentato un Pdl, di cui sono primo firmatario, che spinge forte in questa direzione. Si va dalla raccolta ‘porta a porta’ per tutti i comuni per arrivare anche al 100% di differenziata, alla distribuzione di contenitori per il compostaggio domestico, dall’eliminazione di bottiglie in plastica nelle mense scolastiche fornendo brocche e bottiglie in vetro, agli incentivi per la vendita di prodotti alla spina come latte, vino e detersivi o per l’uso di pannolini ecologici, lavabili e riutilizzabili. Il Pdl è stato sottoscritto anche da Cinque Stelle, LeU, Civica per il Veneto, Italia in Comune e Forza Italia: mi auguro che venga calendarizzato al più presto in aula e che anche la maggioranza leghista dia il proprio assenso. Di fronte all’emergenza climatica e ambientale che stiamo vivendo. non può esserci colore politico”.

“Il disboscamento a Premaor di Miane, nella ‘core zone’ dell’area riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità, per far spazio a un vigneto di Prosecco rispetta gli accordi e le prescrizioni previste dall’Unesco?”. È quanto chiede il vicepresidente della commissione Ambiente e consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta Zaia, facendosi anche portavoce delle preoccupazioni dei residenti che la scorsa settimana hanno manifestato per dire no a questo intervento. “Già ieri potenti ruspe sono entrate in azione, evidentemente si deve procedere in fretta”.

 

“Un’operazione autorizzata su carta intestata ‘Regione Veneto – Giunta Regionale’ in data successiva al riconoscimento Unesco, che sta suscitando apprensione ed indignazione tra la popolazione locale, tra molti cittadini e tra e realtà regionali, associazioni e comitati, che hanno a cuore l’ambiente e la biodiversità del Veneto. In tal senso è stata eloquente la manifestazione dello scorso primo agosto lungo la via che costeggia il bosco raso al suolo a Premaor di Miane, con circa 500 partecipanti, che hanno testimoniato la propria solidarietà ai residenti”.

 

“Persone costrette a convivere con a fianco un vigneto anziché il bosco, con tutte le conseguenze del caso, a partire dalle derive dei pesticidi, dannose per la salute. Ma non solo: l’area interessata si trova su una collina dalle pendenze considerevoli e c’è il rischio che il terreno, rimodellato dalle ruspe, possa cedere sotto l’effetto delle bombe d’acqua, con frane e smottamenti, purtroppo sempre più frequenti nelle colline del Prosecco. Finora l’assessore Bottacin si è aggrappato ai formalismi, nascondendosi dietro i funzionari che hanno materialmente firmato l’atto. Ammetta di essere favorevole al disboscamento dell’area Unesco nella ‘core zone’, la parte con maggiori vincoli e tutele, elemento fondamentale che però non viene mai citato nell’autorizzazione”.

 

“Purtroppo l’assessore ha inanellato una serie di falsità preoccupanti sul caso Premaor. Afferma che si tratta di ‘ripristino agricolo e non di distruzione di foresta’, quando invece è un disboscamento a tutti gli effetti con distruzione di un patrimonio arboreo. È smentito proprio dal suo funzionario, che invece scrive del disboscamento, come riporta il punto 10 dell’autorizzazione: ‘Il terreno da disboscare dovrà avere una superficie di m² 8.140 secondo quanto riportato negli elaborati grafici di progetto’. Ancora una falsità  quando sostiene che ‘in Veneto la superficie boschiva è in netta crescita, da decine di migliaia di ettari all’anno’. È incredibile: a Belluno, la sua provincia che mostra di conoscere poco, Treviso e Vicenza l’uragano Vaia nell’ottobre 2018 ha raso al suolo 28mila ettari di foresta, che nessuno ha ripristinato”, sottolinea Zanoni.

 

“Lascio in fondo, poi, le accuse che mi ha riservato, in primis quella di essere un ‘ambientalista da salotto’, mostrando tutta la sua ignoranza nei confronti del sottoscritto, presente sul territorio molto più di lui e da molti più anni. Anche perché in Veneto le occasioni non mancano: siti minacciati da ruspe, cantieri abusivi, discariche abusive, inquinatori di tutti i tipi, bracconieri, cacciatori di frodo per non parlare dei 644 siti inquinati censiti da Arpav. Comunque lo ringrazio perché mi dà l’occasione di spiegare quanto si sbaglia sul sottoscritto. Per difendere concretamente l’ambiente ho girato in lungo il largo il Veneto anche nei luoghi più disparati, effettuando centinaia di denunce e notizie di reato per abusi di ogni tipo. Negli anni ho partecipato ad oltre cento processi nelle aule dei tribunali penali come teste dell’accusa, sicuramente più dell’assessore. Non solo in Veneto ma anche in altri tribunali come quello di Napoli in seguito a denunce di caccia di frodo a Ischia. Ho partecipato a campi antibracconaggio a Malta, nello stretto di Messina, a Ischia, Cipro e in Namibia, dove ho incontrato le autorità locali, comprese quelle di polizia e giudiziarie. Stessi incontri per attività illecite nei confronti degli animali a Bucarest e Kiev. Voglio poi ricordargli che io gli alberi li pianto, non ne decreto la distruzione come avviene troppe volte grazie a documenti rilasciati su carta intestata ‘Regione Veneto – Giunta Regionale’. Nel corso degli anni – ribadisco – ne ho piantati oltre 2000 in un terreno di pianura, anch’essa oggetto dell’invasione della monocoltura del prosecco che sta eliminando molte, troppe siepi campestri”.

 

“Se tra un rally e l’altro trova del tempo per vedere quello che si può fare, anche da semplici privati, per ricreare un habitat anche nella nostra martoriata pianura venga a trovarmi: lo accompagnerò volentieri nel mio piccolo bosco, ricco di essenze di diverse specie, abitato e frequentato da uccelli, mammiferi e numerosissimi insetti impollinatori utili all’agricoltura. Con la speranza che nasca in lui un po’ di amore per l’ambiente e per le creature del mondo vegetale e animale”.

L’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, dopo l’annuncio del consigliere regionale Andrea Zanoni di presentazione di un’interrogazione relativamente al disboscamento in un’area collinare in zona colline del prosecco area Unesco in provincia di Treviso, precisa quanto segue:

 

 

“Fa piacere che Zanoni continui a produrre comunicati stampa su quella che lui chiama la devastazione dei boschi nella zona del prosecco perché mi dà modo di dimostrare a chi conosce la realtà della montagna e della collina quanto fuori strada sia questo consigliere che si autodefinisce ambientalista.

 

 

Gli errori che commette nei suoi comunicati sono veramente imbarazzanti, soprattutto per un amministratore pubblico. A volte si corregge da solo dimostrando da solo di aver detto delle falsità. Come, per esempio, quando dice che l’operazione è autorizzata su “carta intestata Regione Veneto – Giunta Regionale”. Aveva, infatti, detto che Zaia e la sua giunta avevano autorizzato l’operazione, ma non è mai stato in grado di produrre un documento con la firma di Zaia, di un suo assessore o una delibera di giunta. Semplicemente perché questo documento non esiste.

 

 

Quindi Zanoni, dopo aver dichiarato il falso, esibisce un documento su carta intestata “Regione Veneto – Giunta Regionale”. Un documento come tutte le migliaia di documenti che ogni giorno vengono emessi dai dipendenti della Regione riguardanti attività che non prevedono margini di discrezione politica, perché altrimenti passerebbero al vaglio della giunta. Il documento che espone Zanoni, smentendo sé stesso, non prevede, quindi, nessuna decisione politica. Come nel caso, ad esempio di una prescrizione medica: anche questa è fatta su carta intestata della Regione ma non è un documento che attesta una decisione della Regione.

 

 

Ma il dirigente in questione dipende dalla Regione e, quindi, Zanoni cerca maldestramente di insinuare il dubbio che il dirigente prenda ordini dalla Giunta. Ma così non è per almeno due motivi.

“La raccolta differenziata non basta: il Veneto è una Regione virtuosa, ma per avere risultati significativi serve uno scatto in avanti incentivando il ‘porta a porta’ e l’uso di prodotti ecologici. La quantità di rifiuti va abbattuta e possiamo farlo solo puntando in maniera convinta sulle quattro ‘erre’: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. È una battaglia indispensabile anche per combattere l’inquinamento e i cambiamenti climatici”. È quanto afferma Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e primo firmatario del Pdl ‘Interventi in materia di raccolta di rifiuti urbani e di incentivazione all’uso di prodotti ecologici’ illustrato oggi in una conferenza stampa a cui ha partecipato il presidente del Forum Rifiuti Zero, Michele Boato. Forum che ha elaborato la proposta attraverso numerosi incontri svoltisi a Padova presso la sede dei Beati Costruttori di Pace di Don Albino Bizzotto, punto di riferimento di molte associazioni e comitati. Il progetto di legge è stato sottoscritto dall’intero gruppo PD, oltre che dagli esponenti del M5S, Civica per il Veneto, Liberi e Uguali, Forza Italia – Veneto per l’autonomia e Italia in Comune.

 

“Con il sistema di raccolta tramite cassonetti la differenziata resta mediamente sotto al 40%, mentre con il passaggio al porta a porta molti Comuni hanno già superato l’80%, obiettivo che ci proponiamo di raggiungere ovunque entro il 2025 – ha esordito Zanoni – Oltre all’impatto ambientale non va sottovalutato neanche quello economico: in Italia il costo medio di conferimento del residuo secco indifferenziato è pari a 140 euro a tonnellata e con il porta a porta si potrebbe ottenere una diminuzione dello smaltimento in discarica sino al 75%”.

 

Il progetto di legge prevede la raccolta domiciliare per carta e cartone, multi-materiale come vetro, plastiche, tetrapak, barattoli in metallo; organico e verde ovvero scarti alimentari e vegetali; oli esausti; pannolini e pannoloni e oggetti ingombranti, oltre alla fornitura a chi lo richiede di contenitori per il compostaggio domestico. “C’è poi il problema degli imballaggi e dell’enorme quantità di plastica che poi deve essere smaltita, a partire dalle bottigliette d’acqua. Per questo chiediamo di fornire nelle mense scolastiche e negli edifici pubblici brocche e bottiglie di vetro, somministrando acqua dell’acquedotto, così come la diffusione di distributori automatici di latte alla spina”.

 

Ma il Pdl chiama in causa anche gli acquisti nella pubblica amministrazione: “Regione, enti strumentali e Ulss adottino il sistema degli acquisti verdi attraverso l’adesione alla procedura Green Public Procurement (GPP) che privilegia l’acquisto di prodotti con materiale riciclato e dal 1° gennaio 2020 in tutte le loro sedi, si avvi la raccolta differenziata e il recupero dei toner delle stampanti e degli altri rifiuti speciali che possono essere rigenerati. “Capisco che l’usa e getta è più pratico, ma è impensabile andare avanti su questa strada. È urgente cambiare, lo dobbiamo alle nuove generazioni. Mi auguro che la maggioranza lo capisca – conclude Zanoni – e che il Pdl venga calendarizzato al più presto e approvato entro fine anno”.

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