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Cigno ferito muore per assenza di soccorsi

“Quanto accaduto a Casier è sconcertante: un cigno ferito è morto per la mancanza di soccorsi tempestivi. Purtroppo, senza un adeguato finanziamento dei Cras (Centri recupero fauna selvatica), episodi come questi rischiano di ripetersi. Più

“Quanto accaduto a Casier è sconcertante: un cigno ferito è morto per la mancanza di soccorsi tempestivi. Purtroppo, senza un adeguato finanziamento dei Cras (Centri recupero fauna selvatica), episodi come questi rischiano di ripetersi. Più volte nelle sessioni di bilancio abbiamo presentato emendamenti in merito, regolarmente respinti”. Ad affermarlo il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni, insieme alla collega Anna Maria Bigon, commentando l’episodio del cigno ferito alla testa a Casier, nel Trevigiano, morto in attesa di soccorsi mai arrivati.

 

“È una vicenda triste quanto emblematica: le strutture, istituite con la legge regionale 50 del 1993 e che hanno i compiti di prima accoglienza, ricezione, riabilitazione e pronto soccorso veterinario, sono in forte difficoltà. La scorsa estate avevamo anche presentato una mozione in cui chiedevamo esplicitamente risorse adeguate da destinare ai Cras; a distanza di 11 mesi non è mai stata calendarizzata. Nel corso degli anni i finanziamenti regionali si sono progressivamente ridotti, molti centri di recupero sono stati costretti a chiudere o ridimensionati, senza operatori che escono sul territorio o che accudiscono le strutture. Per Zaia gli animali vanno bene per scattarsi foto e prendere un pugno di ‘like’ sui social, ma quando c’è da aiutarli concretamente si gira dall’altra parte”.

 

“È incredibile come nelle pieghe del bilancio regionale non si riescano a trovare poche migliaia di euro per aiutare le associazioni animaliste, ma siano sempre disponibili importi a sei cifre per quelle venatorie – attaccano ancora in chiusura Zanoni e Bigon. – In tre anni hanno ricevuto 900mila euro per ‘Azioni per contrastare il bracconaggio’, soldi spesi allegramente anche per pranzi e cene a base di pesce, attività che con la lotta ai bracconieri hanno ben poco a spartire. Soldi di cui probabilmente non hanno neppure bisogno, se consideriamo che un’associazione venatoria ha poi finanziato un partito politico, Fratelli d’Italia, con 70mila euro, cifra addirittura superiore al contributo incassato dalla Regione”.

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