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De Carlo: “Amministrazioni in prima linea per combattere questa tragedia quotidiana”
Speranzon: “Potenziare il sostegno dei servizi”

 

Una vittima di femminicidio ogni tre giorni in Italia nel 2020; +73% delle chiamate al numero antiviolenza 1522 nel periodo del lockdown: questi i numeri che sottolineano ancora oggi l’importanza della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorre oggi.

 

Il coordinamento regionale di Fratelli d’Italia, attraverso le sue donne elette nei consigli comunali dei capoluoghi, ha lanciato un appello alle istituzioni affinché si moltiplicassero le iniziative di sensibilizzazione.
“Ancora una volta, le amministrazioni locali si sono confermate vicine ai cittadini e in prima linea per difendere i loro diritti”, sottolinea il coordinatore regionale Luca De Carlo. “Accogliendo le richieste delle nostre consigliere, in molte città si sono illuminati di arancione, il colore dell’iniziativa, i palazzi delle istituzioni; nel comune di Venezia, su proposta della nostra consigliera Maika Canton, ci sarà un focus sulle preziose attività del comune a tutela delle donne ed a Mestre oggi alle 17 in Piazza Ferretto ci sarà un flash mob sotto lo slogan “Chi vale, rispetta”.

 

“Combattere la violenza di genere,” sottolinea De Carlo “come abbiamo visto e come ha ribadito la nostra presidente Giorgia Meloni, vuol dire rimettere al centro dell’agenda politica la famiglia. Siamo l’unico partito nazionale guidato da una donna e da una madre” conclude Luca De Carlo “non possiamo non avere la lotta contro la violenza contro le donne e per i diritti dei bambini tra le nostre priorità.”

 

Raffaele Speranzon, capogruppo in Regione del Veneto del partito di Giorgia Meloni, oggi pomeriggio sarà in Piazza Ferretto a Mestre insieme alla presidente del circolo cittadino Helenia Barban, non solo per portare solidarietà: “proprio sulle donne si stanno scaricando gravi effetti sociali dell’epidemia: l’aumento dei casi di violenza domestica, le crescenti difficoltà a coniugare gli impegni familiari e lo smart working, il montante disagio psicologico dovuto all’isolamento sociale, e purtroppo in molti casi la perdita del lavoro. Una situazione, quella che stiamo vivendo, che rende le donne più vulnerabili. Occorrono” sottolinea Speranzon “servizi sempre più efficaci a garantire il sostegno alle famiglie. Sono 3174 le donne che si sono rivolte nell’ultimo anno ai centri antiviolenza nel Veneto” conclude Raffaele Speranzon “la Regione è in prima linea nel dare l’esempio, in un momento così drammatico della nostra storia, grazie agli oltre 3 milioni che dimostrano l’importante investimento finanziario regionale che il gruppo di Fratelli d’Italia cercherà di aumentare per rendere ancora più efficienti i servizi ed efficaci le campagne informative in uno sforzo che deve vederci tutti uniti senza distinzioni partitiche”.

Una maratona di interventi e poesie per sensibilizzare la cittadinanza al contrasto della violenza sulle donne. È questa l’iniziativa presentata ieri mattina nel chiostro del Museo M9 dal presidente dell’associazione culturale Mestre Mia, Andrea Sperandio, alla presenza della presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano. Appuntamento a domani, mercoledì 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in un negozio sempre nel chiostro dell’M9, per un evento che si svilupperà in streaming dalle 11 fino alle 19, durante il quale saranno innumerevoli gli esponenti delle istituzioni, delle Forze dell’ordine, della cultura e del giornalismo che si passeranno il testimone per una lunga “no stop” (online sui canali social di Mestre Mia) con unico filo rosso: la volontà di sensibilizzare la cittadinanza su una piaga che, purtroppo, durante i mesi della pandemia si è aggravata ulteriormente.

 

 

Anche la presidente Damiano interverrà, al pari del vicesindaco Andrea Tomaello e della responsabile del Centro antiviolenza del Comune Patrizia Marcuzzo, oltre che di consiglieri comunali, parlamentari, esponenti della cultura, delle associazioni di categoria e del giornalismo: “Il Comune di Venezia è sempre in prima linea per contrastare la violenza sulle donne – ha dichiarato Damiano – Un impegno che non si ferma alla giornata dal 25 novembre ma è costante e continuo. Il nostro Centro antiviolenza, il primo pubblico in Italia, non solo sviluppa una articolata attività di sostegno alle vittime di violenza, ma può contare su un’importante attività di rete sul territorio, proprio per non abbassare mai la guardia rispetto a questa tematica. Quest’anno in particolare assume ulteriore importanza lanciare questo tipo di messaggi, perché durante la pandemia il problema si è acuito. Sono almeno due le donne che si rivolgono al nostro Centro antiviolenza ogni settimana, a dimostrazione che i numeri sono ancora preoccupanti e la violenza di genere è ancora una piaga sociale. Per questo noi non vogliamo fermarci e a giugno abbiamo inaugurato due nuovi sportelli del Centro a Cannaregio e al Lido di Venezia. Ricordo alle donne – ha concluso – che non devono sentirsi sole e le istituzioni ci sono. La violenza di genere è prima di tutto un problema culturale, e molto c’è ancora da fare da questo punto di vista”.

 

L’evento di domani si inscrive in questo solco, chiedendo alla cittadinanza di stringersi attorno alle donne vittime di violenza fisica, psicologica e di altri tipi di maltrattamenti mediante la maratona di interventi.

“Ancora una vittima di violenza domestica a Treviso: purtroppo la convivenza forzata a cui sono costrette le donne durante l’emergenza Coronavirus aggrava la situazione. Ma se in tutta Italia le richieste di aiuto sono in aumento, 2.867 dal 2 marzo al 5 aprile ovvero + 74,5% rispetto allo stesso periodo di due anni fa, nella Marca, secondo quanto detto dalla Questura, si registra un’inversione di tendenza sul fronte delle denunce. Temo però che dipenda dalle maggiori difficoltà a comunicare con l’esterno e questo è un ulteriore problema”. Così Andrea Zanoni commenta l’episodio accaduto due giorni fa a Treviso con una 33enne picchiata dal marito davanti alla figlia di cinque anni, salvata dall’intervento dei carabinieri.

 

Denunciare è fondamentale, ma non è semplice poiché gran parte delle violenze avviene all’interno di contesti familiari. Specialmente in questo periodo con la convivenza obbligata a causa delle misure di contenimento del Coronavirus. Perciò credo sia giusto potenziare l’intera rete di supporto, come hanno fatto altre Regioni, dall’ascolto telefonico alle case rifugio, investendo anche risorse proprie. Come Partito Democratico abbiamo presentato un ordine del giorno che andrà in votazione in aula domani (venerdì 24 aprile) in cui chiediamo alla Regione di trasferire quanto prima i nuovi finanziamenti previsti dal Governo con il Cura Italia, altri tre milioni per le case rifugio sia pubbliche che private, dove poter accogliere le vittime di maltrattamenti. Il primo passo da compiere, però, è quello della denuncia. Da pochi giorni, come ha sottolineato la Questura, c’è un’applicazione – You Pol – che consente di segnalare dal telefonino, anche in forma anonima, i casi di maltrattamento. È una risorsa in più da sfruttare per combattere questa piaga”.

La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, al fine di sensibilizzare l’umanità verso l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

La scelta della data fu legata al 25 novembre del 1960, giorno in cui, nella Repubblica Dominicana di Trujillo, fu compiuto un brutale assassinio di tre sorelle considerate rivoluzionarie: le sorelle Mirabal, che furono torturate e strangolate. Dopo l’uccisione venne simulato un incidente e furono ritrovate in fondo a un burrone.

 

 

Ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza

La matrice della violenza permane ancora oggi in ogni parte del mondo e in Italia, come registra il report 2019 della Polizia di Stato, in base al quale ogni 15 minuti si verificano reati di violenza contro il genere femminile.
In alcuni luoghi le donne bambine vengono date in spose, in altri vengono private dell’utero per poter lavorare senza l’inconvenienza del ciclo mestruale, in altri vengono violentate, trucidate e uccise con regolarità, in altri ancora sono vittime di violenze domestiche e altre violenze sempre più sofisticate e capaci di demolire la dignità femminile anche senza sfiorare fisicamente il corpo della donna e, talvolta, senza che la vittima ne abbia immediata consapevolezza.

 

Cadiamo spesso nell’errore di considerare la violenza solo come percosse, lesioni, minacce o stupro, contestualizzati in un ambiente degradato e caratterizzato da scarsa cultura o da condizioni economiche difficili. Ma la violenza non ha alcun cliché. Essa si può manifestare in dinamiche diverse e in contesti culturali e socio economici di ogni livello, concretizzandosi in comportamenti celati tanto quanto evidenti. Essere controllate in modo costante e soffocante dal partner, vedersi negato l’accesso alle risorse economiche dal marito o compagno, essere costrette ad avere un rapporto sessuale con il proprio marito, essere derise o insultate in pubblico, essere escluse dalle decisioni inerenti i propri figli, sono solo alcuni esempi di una violenza che non lascia i segni evidenti sulla pelle, ma lascia segni profondi nell’anima e nell’autostima. Si tratta della violenza psicologica ed economica.
Si legge sui giornali che la violenza fisica omicida si manifesti come un raptus momentaneo. In realtà non è mai così. La violenza si manifesta sempre in progressione ed è dovere di tutti educare i giovani a saper riconoscere i comportamenti sentinella, in modo da agire prima che si verifichino conseguenze irreparabili, sradicando la cultura della violenza e promuovendo l’educazione all’affettività.

 

Colpevoli in cerca di giustificazione

Oggi assistiamo a una vera e propria sostituzione della parola con i gesti. Quando non riusciamo a dare un nome alle nostre emozioni, perdiamo la capacità di guardare dentro noi stessi ed è come se interrompessimo il meccanismo di elaborazione dei nostri disagi. Un apparato emotivo che non riesce a tradurre l’emozione in parola scivola più facilmente nel gesto violento, unica forma espressiva che riesce a manifestare. Il processo di disumanizzazione che l’età della tecnica ha portato nel mondo del lavoro ha determinato un’accelerazione verso esigenze di efficienza e di competitività che chiedono alle persone di soffocare le emozioni, di essere anaffettive e produttive in ogni istante della vita lavorativa. Se fuori sei controllato e perfetto, le ansie e le emozioni trattenute rischiano di trovare sfogo solo nell’ambito familiare, ecco perché spesso la famiglia diventa il luogo dove può accadere di tutto, come purtroppo ci raccontano le cronache al pari di bollettini di guerra.
Anche la violenza sessuale non arresta la sua diffusione specie nelle grandi città dove, anche in pieno giorno, in strada come in casa, ad opera di amici, fidanzati o mariti, si consuma uno dei reati più atroci con spaventosa ricorrenza. Apprendiamo sgomenti le confessioni di gruppi di giovani ragazzi che, come in un orribile gioco, si giustificano vililmente: “se l’è cercata, aveva bevuto, aveva accettato un passaggio, mi aveva incoraggiato, mi invitava con lo sguardo”.

 

Iniziativa “Lasciala Libera di Volare”

Fermo nella convinzione che ogni violenza su una donna sia il risultato di un fallimento educativo, il CNDDU (Coordinamento nazionale docenti della disciplina diritti umani) promuove le attività didattiche tese all’approfondimento del fenomeno, delle sue manifestazioni e degli strumenti di tutela come l’iniziativa dell’ISI Pertini di Lucca, intitolata “Lasciala Libera di Volare”.

Tre giovani donne, di spalle, si abbracciano tenendosi per la vita. È l’immagine-simbolo della nuova campagna regionale “Non sei sola- Affidati alla rete” avviata dalla Regione Veneto d’intesa con la rete dei Centri antiviolenza. Una campagna per informare e sensibilizzare le donne, attraverso pieghevoli e bigliettini da visita distribuiti nei luoghi ‘topici’ della vita femminile e in tutte le strutture sanitarie, farmacie comprese, per aiutarle a non subire un “amore malato”, ad aver coraggio di denunciare aggressioni, discriminazioni e violenze, a mettere in salvo se stesse e gli eventuali figli da una relazione violenta.

 

“In Veneto sono attive 44 strutture antiviolenza, tra sportelli di ascolto, centri antiviolenza e case rifugio, in pratica una ogni 53 mila donne residenti. Lo scorso anno hanno incontrato e ascoltato 8464 donne, quasi il doppio del 2017, e hanno preso in carico 3256 donne, 150 in più dello scorso anno”, ha ricordato l’assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, nel presentare a palazzo Balbi, alla presenza del presidente Luca Zaia, quanto fa la Regione Veneto per contrastare la violenza di genere, alla vigilia della Giornata mondiale celebrata dall’Onu il 25 novembre.  La rete delle strutture antiviolenza in Veneto nel 2018 ha ricevuto una segnalazione o richiesta di aiuto ogni 300 donne residenti e ha preso in carico una vittima ogni 770 donne residenti.

 

Oltre a sostenere i centri antiviolenza la Regione ha provveduto con 109 corsi a formare oltre 3300 operatori di pronto soccorso (medici, infermieri, ostetriche, pediatri, ginecologi ma anche medici di base, farmacisti, assistenti sociali, psicologi) perché ospedali, ambulatori e presidi sanitari sono la prima ‘sentinella’ per intercettare abusi e violenze e per aiutare le donne a diventarne consapevoli e ad avere il coraggio di autotutelarsi. “È stato fatto un grande lavoro di squadra per affrontare quello che non è solo un problema sanitario, ma un problema sociale  – ricapitola Gianna Vettore, medico di pronto soccorso e responsabile del Centro regionale di Emergenza e Urgenza- Abbiamo così impostato nei Pronto Soccorso percorsi ‘privilegiati’ di trattamento e accompagnamento, omogenei in tutto il territorio regionale, utili anche per affrontare la violenza assistita, cioè quella subita dai minori, che lascia ferite per tutta la vita. La campagna informativa è un invito alle donne a fidarsi e ad imparare a chiedere aiuto”.

 

Se il primo passo è aiutare le donne a riconoscere e denunciare le violenze subite, il passo ulteriore è avviare un percorso di autonomia. Per le donne vittime di violenza e avviate ad un percorso protetto la Regione garantisce alle associazioni antiviolenza la disponibilità di alcuni alloggi pubblici. Ora, grazie alla nuova intesa raggiunta con Confindustria Veneto (il protocollo è pubblicato oggi sul Bur), il sistema produttivo regionale è impegnato a facilitarne l’inserimento occupazionale.

 

L’impegno di spesa complessivo per campagne informative, rete delle strutture, formazione degli operatori di emergenza ed urgenza e percorsi protetti ha superato i 12 milioni nell’ultimo decennio, 5.9 milioni stanziati dalla Regione, il resto di fonte statale. Con una differenza, però: mentre i finanziamenti regionali (previsti dalla legge 5/2013) sono puntuali e arrivano alle strutture nell’arco di un anno, per quelli statali l’ultima erogazione risale al 2017 e si attende ancora la liquidazione del riparto dei fondi 2018.

Alla conferenza di questa mattina sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stato reso noto il nutrito programma che coinvolgerà il territorio comunale e limitrofo con manifestazioni, spettacoli teatrali, convegni e performance musicali, da oggi fino alla fine di novembre.

 

L’intento è sensibilizzare la cittadinanza e l’opinione pubblica su un tema tanto delicato e sentito, quotidianamente alla ribalta delle cronache, quale la violenza sulle donne. Un tema contro cui il prossimo 25 novembre tutto il mondo si stringerà a gridare il suo NO.

 

Dopo i saluti iniziali del Sindaco Davide Bortolato, l’assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità Giuliana Tochet ha preso la parola e aperto la conferenza: “Quest’anno l’amministrazione comunale ha voluto lavorare a più mani per mettere a punto gli eventi proposti in calendario. Affianco a me ho l’assessore alla Sicurezza, Carlo Albanese, poiché così come le pari opportunità anche la sicurezza del territorio è un fattore importante al fine di verificare possibili anomalie che possano portare a casi di violenza”.

 

Pietra miliare delle iniziative in programma si riconferma anche quest’anno la staffetta del 24 novembre che percorrerà il Terraglio, strada simbolo della tratta delle donne. Con partenza da Preganziol, la Staffetta sul Terraglio confluirà in Piazza Caduti, dove quest’anno sarà deposta una pietra d’inciampo, una mattonella a memoria di tutte le donne vittime di femminicidio, realizzata dallo scultore Giovanni Benetton.

L’opera sarà scoperta all’arrivo delle partecipanti, invitate a trattenersi di fronte a essa per un momento di riflessione, e poi a prendere parte alle azioni sceniche e alle letture a tema, proposte dai gruppi Quante storie e L’8sempre Donne Mogliano.

 

“Da assessore alle Pari opportunità, con questi eventi e in particolar modo con l’assessore alla Sicurezza, come Amministrazione comunale vogliamo far prendere coscienza ai maschi che noi donne non siamo giocattoli di loro proprietà che altri vogliono prendere o che a loro piacimento possono usare; siamo Persone e con l’intelletto, quindi pretendiamo RISPETTO invitandoli a pensare e ad agire con responsabilità verso l’ALTRO” – continua la Tochet. – “La violenza sulle donne non è soltanto quella fisica ma anche quella silente, psicologica, che si percepisce solo fra le mura domestiche o si subisce nei posti di lavoro o di responsabilità dove la donna purtroppo ancora oggi è vista come essere inferiore, dove l’uomo si sente in diritto di giudicare a prescindere, dove manca il rispetto”.

 

Questo è l’inizio di un percorso che coinvolgerà l’amministrazione moglianese a partire da oggi (e per altri 5 incontri il lunedì pomeriggio) con il laboratorio di autostima al femminile Io sto con me, concepito come uno spazio di scambio e di confronto tra le partecipanti e di esplorazione di sé in relazione con le altre.

 

Proseguendo con le iniziative, nel pomeriggio di domenica 24 novembre al teatro Astori si terrà una rappresentazione teatrale a cura della compagnia Attori per Caso, dal titolo Las mariposas, che racconta visioni e spaccati di vita delle sorelle Mirabal.

Altra rappresentazione teatrale è quella di giovedì 28 novembre dal titolo Uno, nessuna, centomila, un reading a due voci ad opera di Marco Artusi ed Evarossella Biolo, su racconti di violenza in forma romanzata, che si terrà sempre all’Astori.

 

Altra pietra miliare di quest’anno per Mogliano è il convengo di venerdì 29 novembre Vite Oltre il Limite, di cui la moglianese Luciana Ermini sarà moderatrice, con la partecipazione del criminologo Andreas Aceranti e dell’avvocato penalista Mattia Alfano.

L’assessore Carlo Albanese si è così pronunciato: “Due mesi fa ho partecipato a un congresso dell’Osservatorio Nazionale contro il femminicidio, dove ho visto delle video-testimonianze di donne e di uomini vittime di violenza che mi hanno colpito molto per le problematiche raccontate. Spesso noi vediamo solo il servizio alla TV o leggiamo la notizia sui giornali se avviene in un territorio a noi vicino, come i recenti casi accaduti a Noventa di Piave e a San Donà. Però qui finisce tutto. Memore di quell’incontro così toccante e profondo, mi sono attivato per proporre qualcosa di analogo riuscendo a individuare delle persone che potessero intervenire per spiegare al meglio queste dinamiche e il prossimo 29 novembre al centro sociale di Mogliano ci sarà questo grande evento, a cui vi invito tutti. Ringrazio infine quanti hanno dato la loro disponibilità al raggiungimento dell’obiettivo.”

 

A cura di Coop Alleanza 3.0, il gruppo L’8sempre Donne Mogliano e ANPI, il concerto musicale Armoniose chiuderà in musica il calendario di eventi proposto, con la performance di due concertiste catanesi, che verranno a Mogliano per portare la loro testimonianza.

 

Inoltre, da venerdì 22 novembre la fontana di Piazza Caduti sarà illuminata di rosso, come omaggio a tutte le donne vittime di violenza, mentre uno striscione esposto a fianco del Municipio servirà a ricordare che la violenza sulle donne è inaccettabile.

 

Ricordiamo che il Comune di Mogliano Veneto fa parte della Commissione Intercomunale per le Pari Opportunità (CPOI), insieme ai Comuni di Casier, Preganziol, Casale sul Sile, Zero Branco e Marcon.

Aumentano le risorse pubbliche per i centri e le strutture di protezione e contrasto alla violenza contro le donne: il fondo nazionale 2018 ha assegnato al Veneto 1,5 milioni di euro, di cui quasi un terzo (480.479 euro) sono destinati a istituire nuovi sportelli e nuove strutture di accoglienza. Il rimanente, pari a 1.103.737 euro, va a finanziare le strutture esistenti: 25 sportelli territoriali, 22 centri antiviolenza e 21 case rifugio. 

 

“Registriamo un significativo aumento delle risorse nazionali trasferite al Veneto – sottolinea l’assessore regionale alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, che ha portato il riparto all’approvazione della Giunta – necessarie sia per dare continuità al lavoro dei centri già esistenti, sia per potenziare la rete territoriale delle strutture di prevenzione e accoglienza. Quest’anno sono aumentati del 13,5 per cento i fondi per le strutture esistenti e del 57 % le risorse per istituirne di nuove. Con il provvedimento appena approvato la Regione Veneto ha già provveduto al riparto dei fondi tra le 43 strutture e i 25 sportelli, secondo criteri di omogeneità distributiva. E ha inoltre dato il via alla predisposizione dei nuovi bandi per l’apertura di nuovi centri. Con i nuovi fondi, secondo quanto concordato con il tavolo di coordinamento regionale, sarà possibile attivare due nuovi centri antiviolenza, due case rifugio e aprire nuovi sportelli di centri antiviolenza già operanti. Comuni, Ulss e associazioni potranno presentare a breve le loro proposte progettuali”.

I dati 2018

Lo scorso anno i Centri antiviolenza del Veneto hanno registrato 8464 contatti e un aumento del 79% delle segnalazioni. I nuovi casi di vittime di violenza presi in carico dalle strutture venete sono stati 2373, 280 in più rispetto al 2017.
Tradotto: in Veneto ogni 300 donne residenti una si è rivolta a un Centro antiviolenza e una ogni 700 è stata presa in carico.

La Giunta comunale, nella sua ultima seduta, ha approvato, su proposta della vicesindaco, Luciana Colle, il protocollo d’intesa con Diocesi – Patriarcato di Venezia – Caritas veneziana per l’attuazione del progetto “Sostegno alle donne vittime di violenza e/o maltrattamento” che avrà validità un anno.

 

 

“Con questa delibera – spiega la vicesindaco – andiamo ad assicurare, tramite la Caritas diocesana, la pronta ospitalità protetta di donne vittime di violenza o maltrattamenti che si trovano nella condizione di doversi sistemare in un ambiente sicuro. Un progetto che si estende a quelle donne, anche con figli minori, che si rivolgono al nostro Centro Antiviolenza dove una responsabile del centro si metterà in contatto con il referente della Caritas che avrà il compito di individuare la struttura più adatta ad ospitarla. Nella struttura le donne vittime di violenza troveranno il supporto da parte delle operatrici del Centro Antiviolenza che, parlando con loro, approfondiranno la situazione. Un percorso nel quale si inserirà anche la rete dei servizi sociali che dovranno fare in modo di favorire il processo di uscita dalla situazione di violenza.

 

 

Da donna, ancor prima che da amministratrice, non posso che accogliere favorevolmente questa delibera. È un gesto concreto di attenzione e tutela verso tutte quelle donne che ancor oggi subiscono violenze. Avrei preferito non ci fosse stata la necessità di arrivare a tanto, purtroppo, però, sembra che sia ancora necessario costruire una barriera per difendere quei soggetti deboli sui quali troppo spesso si scarica la violenza di persone vigliacche e senza alcun onore. Tutte le donne abbiano il coraggio di denunciare, non subiscano ignobili maltrattamenti. Nell’Amministrazione comunale, nella Caritas e in tutte le Forze dell’Ordine troveranno sempre una porta spalancata ad aiutarle a superare i momenti di difficoltà”.

Violenza domestica o violenza psicologica sono i casi per cui sono state seguite metà delle venti donne moglianesi che si sono rivolte, nel 2017, allo sportello Centro Donna.

È quanto emerge dalla relazione che la cooperativa La Esse, che lo gestisce in convenzione con i Servizi Sociali del Comune, ha stilato a consuntivo dell’attività svolta fino a dicembre dal mese di aprile, in cui il Centro Donna ha cambiato la propria modalità operativa, orientandosi a essere maggiormente un luogo di prevenzione, punto di riferimento sicuro e protetto al quale le donne possono rivolgersi per prevenire i meccanismi che generano e mantengono la violenza.

 

Nelle 35 settimane di apertura sono stati registrati allo sportello 74 accessi, con una media di oltre due accessi a settimana. Le donne seguite dal Centro Donna sono state 20, delle quali in nove casi si sono riscontrate situazioni di violenza domestica come principale motivo di supporto (fisica, sessuale, psicologica ed economica) e per altre 2 si è riscontrato un problema di violenza psicologica emerso durante il servizio. Nel periodo gennaio-marzo 2017 i casi di violenza erano stati 2 su 9 donne seguite dal servizio.

 

La fascia di età prevalente è quella adulta (30-49 anni), ma non sono mancate le giovani (16-29 anni) e le ultracinquantenni. Si è registrata una prevalenza di donne con cittadinanza italiana o naturalizzate (43 dei 74 accessi) rispetto alle straniere.

 

“Purtroppo il trend di crescita della violenza di genere non risparmia nemmeno il territorio moglianese, ed è per questo che l’anno scorso abbiamo deciso l’ampliamento del servizio svolto dallo sportello, in modo da fornire un’ancora sicura alle donne che si trovano in difficoltà. È importante l’efficacia della consulenza fornita perché può scongiurare l’accadere di fatti estremi di cui il genere femminile è troppo spesso vittima”, ha commentato il Sindaco Carola Arena. Rispetto alle categorie di fragilità, il Centro Donna ha accolto donne singole che hanno portato nella quasi totalità dei casi difficoltà con un impatto a livello familiare e in particolare sui figli minori o giovani maggiorenni.

 

Quando si è reso necessario, le donne sono state accompagnate presso servizi del territorio a sostegno di momenti particolarmente delicati, con forte lavoro di rete con i Servizi Sociali del Comune, l’Anagrafe, il Consultorio familiare, il Telefono Rosa di Treviso, il Centro Antiviolenza di Venezia, il CPIA.

Lo sportello del Centro Donna è rimasto presso la sede delle Politiche Sociali (ex Scuola Media Rossi), con differenti ingressi che tutelano maggiormente la privacy rispetto ai precedenti e ha raddoppiato gli orari di apertura, aggiungendo al mercoledì mattina, 9.00 / 11.30 accesso libero, anche il lunedì pomeriggio, 14.00 / 16.30 su appuntamento, dando la possibilità di prenotare telefonicamente (chiamando il 3666317680) tutta la settimana, da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12.

 

“Il primo accesso ma anche i successivi contatti con le donne seguite sono stati, oltre che diretti presso lo sportello, anche telefonici e via posta elettronica. Il numero di telefono dedicato si è rivelato particolarmente efficace in alcune situazioni, da un lato per offrire alle donne prese in carico informazioni puntuali utili allo svolgimento di azioni specifiche e dall’altro al monitoraggio del percorso di autonomia”, ha dichiarato Tiziana Baù, assessore alle Politiche sociali.

 

I principali bisogni emersi e affrontati sono stati la necessità di orientamento e consulenza legale sulla separazione, l’orientamento ai servizi nei casi di difficoltà nelle relazioni familiari, la difficoltà nella relazione con i figli al momento della separazione, la difficoltà nella gestione delle relazioni con gli ex-partner nel periodo successivo alla separazione, la violenza domestica, con supporto psicologico, e nella comprensione del ruolo delle forze dell’ordine e della normativa vigente, sostegno nella costruzione di un progetto di autonomia, sostegno economico e abitativo in caso di separazione.

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