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Origini e riflessioni sulla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

3 minuti di lettura

La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, al fine di sensibilizzare l’umanità verso l’eliminazione della violenza contro le donne.

 

La scelta della data fu legata al 25 novembre del 1960, giorno in cui, nella Repubblica Dominicana di Trujillo, fu compiuto un brutale assassinio di tre sorelle considerate rivoluzionarie: le sorelle Mirabal, che furono torturate e strangolate. Dopo l’uccisione venne simulato un incidente e furono ritrovate in fondo a un burrone.

 

 

Ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza

La matrice della violenza permane ancora oggi in ogni parte del mondo e in Italia, come registra il report 2019 della Polizia di Stato, in base al quale ogni 15 minuti si verificano reati di violenza contro il genere femminile.
In alcuni luoghi le donne bambine vengono date in spose, in altri vengono private dell’utero per poter lavorare senza l’inconvenienza del ciclo mestruale, in altri vengono violentate, trucidate e uccise con regolarità, in altri ancora sono vittime di violenze domestiche e altre violenze sempre più sofisticate e capaci di demolire la dignità femminile anche senza sfiorare fisicamente il corpo della donna e, talvolta, senza che la vittima ne abbia immediata consapevolezza.

 

Cadiamo spesso nell’errore di considerare la violenza solo come percosse, lesioni, minacce o stupro, contestualizzati in un ambiente degradato e caratterizzato da scarsa cultura o da condizioni economiche difficili. Ma la violenza non ha alcun cliché. Essa si può manifestare in dinamiche diverse e in contesti culturali e socio economici di ogni livello, concretizzandosi in comportamenti celati tanto quanto evidenti. Essere controllate in modo costante e soffocante dal partner, vedersi negato l’accesso alle risorse economiche dal marito o compagno, essere costrette ad avere un rapporto sessuale con il proprio marito, essere derise o insultate in pubblico, essere escluse dalle decisioni inerenti i propri figli, sono solo alcuni esempi di una violenza che non lascia i segni evidenti sulla pelle, ma lascia segni profondi nell’anima e nell’autostima. Si tratta della violenza psicologica ed economica.
Si legge sui giornali che la violenza fisica omicida si manifesti come un raptus momentaneo. In realtà non è mai così. La violenza si manifesta sempre in progressione ed è dovere di tutti educare i giovani a saper riconoscere i comportamenti sentinella, in modo da agire prima che si verifichino conseguenze irreparabili, sradicando la cultura della violenza e promuovendo l’educazione all’affettività.

 

Colpevoli in cerca di giustificazione

Oggi assistiamo a una vera e propria sostituzione della parola con i gesti. Quando non riusciamo a dare un nome alle nostre emozioni, perdiamo la capacità di guardare dentro noi stessi ed è come se interrompessimo il meccanismo di elaborazione dei nostri disagi. Un apparato emotivo che non riesce a tradurre l’emozione in parola scivola più facilmente nel gesto violento, unica forma espressiva che riesce a manifestare. Il processo di disumanizzazione che l’età della tecnica ha portato nel mondo del lavoro ha determinato un’accelerazione verso esigenze di efficienza e di competitività che chiedono alle persone di soffocare le emozioni, di essere anaffettive e produttive in ogni istante della vita lavorativa. Se fuori sei controllato e perfetto, le ansie e le emozioni trattenute rischiano di trovare sfogo solo nell’ambito familiare, ecco perché spesso la famiglia diventa il luogo dove può accadere di tutto, come purtroppo ci raccontano le cronache al pari di bollettini di guerra.
Anche la violenza sessuale non arresta la sua diffusione specie nelle grandi città dove, anche in pieno giorno, in strada come in casa, ad opera di amici, fidanzati o mariti, si consuma uno dei reati più atroci con spaventosa ricorrenza. Apprendiamo sgomenti le confessioni di gruppi di giovani ragazzi che, come in un orribile gioco, si giustificano vililmente: “se l’è cercata, aveva bevuto, aveva accettato un passaggio, mi aveva incoraggiato, mi invitava con lo sguardo”.

 

Iniziativa “Lasciala Libera di Volare”

Fermo nella convinzione che ogni violenza su una donna sia il risultato di un fallimento educativo, il CNDDU (Coordinamento nazionale docenti della disciplina diritti umani) promuove le attività didattiche tese all’approfondimento del fenomeno, delle sue manifestazioni e degli strumenti di tutela come l’iniziativa dell’ISI Pertini di Lucca, intitolata “Lasciala Libera di Volare”.

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