Home / Posts Tagged "Piave"

“Gli ambientalisti di Legambiente di Cimadolmo hanno dimenticato Vaia. Dimenticano che la prima responsabilità di un amministratore pubblico, quale sono io, è quella di proteggere i cittadini e di tutelarne la sicurezza”. Così l’assessore regionale
all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, risponde alle accuse mosse durante una manifestazione promossa dal gruppo locale di Legambiente Piavenire riguardo al taglio di alcuni alberi lungo la Piave.

 

“Le opere autorizzate, che si stanno realizzando in queste ore sul fiume Piave – ha spiegato l’Assessore Bottacin – sono indispensabili per contribuire ad aumentare la portata del fiume a 4800 metri cubi al secondo, cioè quasi il doppio dei 2600 che sono transitati, al limite, con Vaia. Pertanto gli interventi e le opere che si stanno eseguendo sulla Piave sono necessari. E lo sono non per motivi politici, ma per motivi tecnici: ovviamente, se Legambiente di Cimadolmo, calcoli idraulici alla mano, dimostrerà che non serve alcun intervento, sarò lieto di considerarlo. Ma solo sulla base dei numeri e non sulla base di opinioni personali. Altrimenti ho la responsabilità di garantire la sicurezza dei cittadini prima di qualsiasi altra cosa”.

 

A questo link è possibile visualizzare la nota tecnica.

Analizzare la situazione ambientale del tratto terminale del Piave, studiarne l’alveo e le caratteristiche, individuare la sua reale capacità di portata per arrivare a definire quali sono gli interventi più idonei ed efficaci in termini di prevenzione, affinché le future esondazioni siano meno impattanti per il territorio e per coloro che in quel territorio vivono. Tutto questo nel piano che verrà elaborato in sinergia dall’assessorato all’Ambiente della Regione Veneto e dall’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali.

 

A poco meno di un anno dalla tempesta “Vaia”, che nel 2018 ha colpito molte zone del Veneto, incluse quelle lungo l’asse del fiume Piave, l’assessore all’Ambiente della Regione Veneto, Gianpaolo Bottacin, e il segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali, Francesco Baruffi, hanno tracciato un quadro degli studi sino ad oggi condotti e hanno illustrato il piano d’azione per monitorare efficacemente il fiume e il suo ambiente, così da individuare gli interventi che possono essere realizzati per migliorare la messa in sicurezza del tratto terminale del Piave, considerato cruciale nel determinare la tipologia e l’efficacia delle opere di mitigazione necessarie alla difesa dalle piene.

 

La presentazione di come si possa giungere a una riqualificazione ambientale del Piave, massimizzandone la capacità di portata, ha avuto luogo in una delle golene simbolo delle esondazioni, Ponte di Piave, che rientra fra i quindici comuni interessati alla tematica.
Lo studio punta a dare – attraverso precise valutazioni numeriche – una risposta concreta su quale possa essere la reale capacità di portata massima del fiume (oggi attestata a 2500mc/secondo, ndr.) nel suo ultimo tratto verso il mare, una volta sottoposto ad una attenta manutenzione, così da poter dare il via alle opere e alle azioni puntuali che la Regione Veneto è in grado di mettere in campo. Quanto elaborato sarà dunque un supporto fondamentale da cui partire per le future linee guida di manutenzione e gestione integrata del fiume, e che permetterà di individuare gli interventi che possono garantire un incremento della sicurezza dalle esondazioni del Piave, senza intaccarne l’eco-sistema, tutelando la vegetazione e salvaguardando le vicine popolazioni.

 

«L’educazione al rischio riveste un ruolo fondamentale per comprendere criticamente le situazioni che si possono presentare, e per difendersi preventivamente nel modo migliore. – ha dichiarato Francesco Baruffi, segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali – . Le attività di riqualificazione fluviale del Piave, che stiamo per mettere in atto, hanno anche questa caratteristica. Partendo dalle scuole si intende arrivare a tutti i cittadini attraverso uno scambio paritetico di informazioni. Salvaguardare il territorio significa garantire uno sviluppo economico sostenibile. E per far questo bisogna sapere, conoscere, avere coscienza delle situazioni e stabilire le scelte migliori». «La direttiva europea 2007/60/CE parla della necessità di difendere le popolazioni dal rischio alluvioni, ma chiede anche di imparare a convivere con i fenomeni. Il nostro lavoro va proprio in questo senso, trovare cioè un giusto equilibrio tra protezione, prevenzione e preparazione. E credo sia anche per questo che l’Europa sta guardando con grande attenzione a cosa si sta facendo nel Veneto sul fronte della comunicazione e dell’informazione», ha detto ancora il segretario generale.

Dal canto suo, l’assessore regionale, Gianpaolo Bottacin ha sostenuto come «la Convenzione che abbiamo attuato con l’Autorità di Distretto è l’esempio di un’ottima sinergia tra enti, che si inserisce nelle attività previste dal Piano Gestione Rischio Alluvioni, che per il Piave si concretizza in diverse azioni tra cui interventi diffusi di taglio alberature per favorire la capacità di deflusso e la sicurezza arginale, ma anche un’indagine sperimentale per l’individuazione della massima capacità di portata transitabile nel tratto terminale. Attività che sono connesse anche con gli interventi di laminazione a monte in quanto una più precisa conoscenza della capacità di portata del tratto terminale e un suo incremento, grazie al taglio delle alberature, consentono di meglio quantificare e contenere i volumi di invaso da realizzare a monte».

 

Questo primo passo si inserisce in un più ampio progetto denominato “Io, tu noi, il Piave: conoscerlo viverlo, curarlo”, che mira a diffondere presso le popolazioni limitrofe all’asse fluviale una migliore consapevolezza in tema ambientale e di sicurezza del fiume. Il progetto coinvolgerà la popolazione scolastica con attività che si realizzeranno presso gli istituti e sul campo, seguendo il metodo della “citizen science”, un nuovo approccio al monitoraggio ambientale e alla raccolta di dati di interesse scientifico, attraverso il coinvolgimento volontario della popolazione. È di fatto una “scienza partecipata” che rende i cittadini, e in questo caso i giovani Citizens Scientists, parte integrante del processo scientifico e rappresenta una metodologia con una grande valenza in campo educativo.

“Le sorgenti del Piave sono ancora in territorio veneto. Non posso che rallegrarmene per quello che ha sempre rappresentato il nostro fiume per la nostra regione e tutti i veneti. La commissione presieduta dal professor Luigi D’Alpaos, quella che lo ha confermato, l’ho richiesta io più di un anno fa proprio perché ci fosse un giudizio terzo da parte di luminari di riconosciuto valore ed evitare dispute campanilistiche e antistoriche”.

 

Non nasconde la soddisfazione il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia nell’apprendere che il tavolo tecnico guidato dal professor D’Alpaos ha stabilito che è solo convenzionale la collocazione della nascita del Piave in comune di Sappada, dal momento che le sorgenti sono più d’una e interessano principalmente la bellunese Val Visdende.

 

“Col passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia si era creata un po’ di confusione –aggiunge Zaia –  e qualcuno paventava che le fonti all’origine del Piave fossero ora fuori dei confini del Veneto. È una preoccupazione comprensibile perché la Piave è il simbolo della nostra terra, proprio perché vi nasce e da essa si getta al mare, attraversandola e senza mai passare per altre regioni. Un simbolo di storia ma anche di lavoro, in poche parole di identità da molti secoli, che si esteso con gli eventi della Grande Guerra fino a farlo denominare sacro. Non avevo dubbi che le sue sorgenti fossero venete, ora lo certificano tecnici di indiscussa competenza”.

 

“Chi sostiene che la Piave ora nasce in Friuli e non più nel Veneto – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente Gianluca Bottaccin – dice per convenzione una cosa non sbagliata ma sostiene un falso storico. La commissione, di cui fa parte anche il professor Vladimiro Achilli, docente di Topografia e Cartografia all’università di Padova, ed altri esperti tra cui una storica, sta confermando che dal punto di vista idrologico e idraulico va considerata come sorgente quella del bacino più ampio, che in questo caso è proprio il ramo della Valvisdende”.     

Guanti, sacchi e buona volontà: sabato scorso un gruppo di ragazzi ha organizzato una raccolta rifiuti volontaria dalle sponde della Piave

 

 

Ciascuno di noi ha una grande responsabilità nei confronti delle generazioni future, che consiste nel rispettare il pianeta in cui viviamo.

 

Una filosofia che ha accolto bene un gruppo di giovani ragazzi e ragazze under 30 residenti nel comune di Cimadolmo e limitrofi, che sabato scorso hanno organizzato una raccolta rifiuti volontaria delle sponde della Piave in territorio cimadolmese.

 

Incoraggiati dalla giornata di sole, i giovani ragazzi si sono armati di guanti, sacchi e buona volontà, e insieme hanno setacciato gli argini che costeggiano il corso d’acqua. Un lodevole gesto per combattere il degrado e la sporcizia che soffoca quest’oasi di pace.

 

 

 

Tanti di loro, infatti, sono molto legati a questo territorio per il ricordo delle estati qui trascorse, come racconta uno dei partecipanti.

 

 

 

“Questa è un’area che abbiamo molto a cuore perché ha segnato le nostre estati ed è una bella soddisfazione vederla pulita – spiega uno dei ragazzi che ha preso parte all’iniziativa -. Chiunque voglia aggregarsi a noi per le successive uscite è il benvenuto”.

 

 

 

 

Se è vero che la maggior parte dei rifiuti è arrivata qui perché trascinati dall’esondazione provocata dall’ondata di maltempo dello scorso autunno, altri sono il segno dell’inciviltà di chi li ha volontariamente abbandonati lungo la strada che costeggia il fiume.

 

È così che, in un solo pomeriggio, i ragazzi sono riusciti a raccogliere ben 32 sacchi di immondizia di ogni tipo, che saranno presto prelevati per essere smaltiti correttamente. Accanto a bottiglie, lattine, ciabatte e palloni, anche rifiuti più voluminosi, come secchi, materassini, tavoli, sedie e bombole di gas… Tutto quello, insomma, che la potenza dell’acqua ha spinto fino a qui, dove ore giace in un desolante silenzio.

 

Come testimoniano le foto scattate dai ragazzi, il verde bosco della scorsa estate si è trasformato in una massa informe di tronchi accatastati, i sentieri sono scomparsi e hanno lasciato spazio a una moltitudine di immondizia.

 

Sebbene molta sia stata raccolta, molta altra rimane ancora lì a deteriorare quello che dovrebbe essere il nostro bene comune più grande: l’ambiente, la nostra casa comune.

 

   

 

    

 

Ha già raggiunto quasi due milioni di euro la gara di solidarietà di cittadini e aziende, nella stragrande maggioranza veneti, che hanno versato un contributo sul conto corrente della Regione aperto per raccogliere fondi da utilizzare a sostegno delle popolazioni e dei territori colpiti dalla devastante ondata di maltempo di fine ottobre.

 

All’ultimo conteggio effettuato, il montante dei contributi aveva raggiunto quota 1.944.149,78 euro, grazie a 13.525 versamenti, con ben 11.668 donazioni fino a 100 euro.

 

“Il grande cuore dei Veneti – sottolinea il Presidente della Regione Luca Zaia – si sta manifestando ogni giorno con una generosità commovente, rappresentata in egual misura da grandi aziende che hanno versato migliaia di euro e di gente comune, che ha donato ciò che poteva. Pochi euro o migliaia, in questo caso, hanno lo stesso grande significato – aggiunge il Governatore – quello di un Veneto solidale e con un grande senso della comunità e dell’identità. A ognuna di queste persone – conclude il Governatore – stringo simbolicamente la mano con gratitudine, e con la garanzia personale che ogni euro donato andrà ad aiutare i territori e le persone colpite. A chi non ha ancora avuto modo di fare un versamento chiedo un piccolo sforzo: pancia a terra, e andiamo a versare, perché la battaglia per la rinascita è appena iniziata”.

 

Nel frattempo, si è mossa anche la Regione al suo interno: con gli statini dei dipendenti relativi al mese di novembre, è stata data l’indicazione della possibilità di donare il corrispettivo di ore di lavoro, a scelta del dipendente, al conto corrente regionale di solidarietà.

Inizia il conto alla rovescia per l’evento che domenica 11 novembre commemorerà i 100 anni dalla fine della Grande Guerra: iscritte 25 staffette assolute e 65 giovanili. Partenza alle 9.30 da Colfosco di Susegana e arrivo all’Isola dei Morti seguendo il corso del Piave

 

Si sono iscritte in novanta: novanta staffette per commemorare, domenica 11 novembre, con un grande evento podistico, i 100 anni dalla fine della Grande Guerra.

 

“Abbiamo registrato l’adesione di 25 staffette assolute e 65 giovanili – spiega Oddone Tubia, presidente del Comitato provinciale della Fidal e responsabile organizzativo della manifestazione -. Siamo soddisfatti: dal punto di vista organizzativo tutto procede per il meglio e l’adesione delle società dimostra che il messaggio è stato recepito: sarà una gara, ma soprattutto un percorso della memoria, nel cuore di un territorio che un secolo fa fu teatro di un evento tragico, costato migliaia di morti”.

 

La Staffetta del Centenario avrà uno sviluppo complessivo di 15,5 chilometri. Cinque le frazioni, tutte di lunghezza diversa. La partenza avverrà alle 9.30 a Colfosco di Susegana, in prossimità della statua del Cristo. Il primo cambio, dopo 3,5 chilometri, sarà a Sant’Anna di Susegana, all’inizio del rettilineo che porta a Falzè di Piave. Il secondo passaggio di testimone, dopo 3,1 chilometri, avverrà in piazza Arditi a Falzè di Piave. Il terzo cambio, dopo una frazione di 3,5 chilometri, è previsto in piazza Martiri della Libertà a Sernaglia della Battaglia. Il quarto e ultimo passaggio di testimone, dopo altri 2,5 chilometri, sarà davanti al municipio di Moriago della Battaglia.

 

La quinta frazione si svilupperà sulla distanza di 2,9 chilometri e il traguardo sarà all’interno dell’Isola dei Morti, l’area naturalistica e monumentale di particolare suggestione, in cui tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1918 si sviluppò l’offensiva della Battaglia della Vittoria, che portò alla conquista di Vittorio Veneto e alla fine della Grande Guerra. L’Isola dei Morti ospiterà anche le staffette giovanili: le categorie esordienti, ragazzi, cadetti e allievi si sfideranno su un percorso ridotto, con uno sviluppo di 600 metri, a partire dalle 10.30.

 

La Staffetta del Centenario è organizzata dal Comitato provinciale della Fidal, con il supporto delle amministrazioni comunali di Susegana, Sernaglia della Battaglia e Moriago della Battaglia, delle sezioni Anadi Conegliano e Valdobbiadene e degli Artiglieri della provincia di Treviso.

 

La manifestazione sarà accompagnata da momenti di rievocazione storica, con il sorvolo degli aerei della Jonathan Collection e la presenza di figuranti con le divise militari dell’epoca.  Gli iscritti riceveranno la t-shirt ufficiale dell’evento e una medaglia che rappresenterà un pezzo unico, da collezione. Lungo il Piave, domenica, si correrà davvero nella Storia.

L’unità di crisi istituita presso la Protezione Civile regionale comunica che alle ore 10 circa è previsto il colmo di piena nei fiumi Adige e Piave.
Per quanto riguarda in particolare l’Adige, i modelli previsionali parlano di una portata di 1.900 metri cubi al secondo, quasi prossima ai massimi storici.
La Prefettura di Verona è stata informata dalla Protezione Civile regionale che per motivi di sicurezza occorre monitorare attentamente il fenomeno.
La cittadinanza delle zone interessate viene invitata a evitare di porsi in condizioni di rischio, ponendosi in condizioni di massima sicurezza ed evitando accuratamente le zone che si riconoscano come esondabili.

Il nostro lettore Dario Dessì ha condiviso con noi alcune note sulla storia di Mogliano Veneto del 1918 e sui tragici eventi della Grande Guerra, riportati alla luce dopo circa vent’anni di ricerche

 

Siamo a pochi giorni dalla Battaglia del Solstizio sul fiume Piave.

Quella sera, una della prime del giugno 1918, gli ufficiali della sezione informazioni del Comando della 3° Armata erano quasi tutti riuniti nella grande sala terrena della villa Favier a Mogliano Veneto.

 

C’erano per lo meno tutti i capi reparto: la situazione truppe, le artiglierie, le fotografie, l’aviazione. I C.R.I.T.O.  (Centro raccolta informazioni truppe operanti); c’era anche l’ufficiale di collegamento del comando di artiglieria d’armata.

 

La vasta sala era quasi buia, le alte vetrate tremavano continuamente: fuoco antiaereo; aeroplani nemici su Mestre e su Treviso: il solito.

 

Seduti sulle poltrone gli ufficiali facevano circolo al tavolino del Caposezione, illuminato da due batterie di quattro candele, ciascuna  infissa su due assicelle.

 

Avvolto in una nuvola di fumo di sigarette, il colonnello Ercole Smaniotto, colla sua voce bassa e dolce, diceva: Dunque, signori, riassumiamo… le affermazioni dell’aviatore catturato, secondo loro, sono attendibili?

 

È possibile cioè ed è anche attendibile che siamo alla vigilia di un’offensiva nemica in grande stile? So bene che la situazione generale conforta questa ipotesi, ma diffido appunto di queste impressioni generiche che possono influenzare il nostro giudizio; noi dobbiamo giudicare soltanto su fatti concreti.

 

Epperò, io prego loro di riassumere i fatti, e soltanto i fatti, raccolti nelle loro osservazioni e che confortano la loro comune opinione; perché è sui fatti soltanto che noi possiamo utilmente discutere ed è su questi che io stesso  potrò basarmi alla riunione di sabato, al Comando Supremo.

 

Dunque,  sentiamo un po’ lei, situazione truppe.  

 

C’è poco da dire, signor colonnello, da cinque giorni a questa parte non abbiamo né un disertore, né un prigioniero; ci sono settori dei quali non abbiamo notizie da oltre un trimestre: con quel benedetto fiume di mezzo, non ci si raccapezza più!

 

Però i settori delle grandi unità sembrano essere rimasti gli stessi: abbiamo sempre la 33° e la 58° alle Grave, le due Honved sopra Ponte di Piave, la 14° e la 9° C, la 10° e la 12° a S: Donà; la 1° C  a Caposile; ne portiamo tre in rincalzo e cinque, di cui una incerta, in riserva lontana: cioè, sempre quattordici o quindici divisioni…

 

Insomma, né  concentramenti, né rarefazioni notevoli: di qui c’è poco da ricavare.

 

Sentiamo le artiglierie… Eh! Qui, signor  colonnello, i sintomi sono parecchi.

 

L’attività delle artiglierie nemiche è stata certamente superiore a quella del mese d’aprile: nelle settimane di chiara visibilità, sono strati raggiunti e oltrepassati i duemila colpi giornalieri sul fronte dell’armata. Inoltre, molti tiri avevano carattere di aggiustamenti, e parecchi di controbatteria, specialmente quando le nostre batterie effettuavano tiro di disturbo sui centri di rifornimento avversari.

 

Si è notata la costruzione di numerosissime postazioni di ricambio, parecchie delle quali si sono anche rivelate attive: non si può dire che tutte le nuove postazioni siano occupate, ma potrebbero anche esserlo.

 

Nel mese scorso, per la prima volta dallo schieramento sul Piave si sono avuti tiri di grosso calibro in vari settori, quasi tutti con carattere d’aggiustamento: il nemico ha impiegato la maggior cura a mascherare queste nuove postazioni di grosso calibro e a difenderne gli approcci con crociere di cacciatori…

 

Riassumendo, a quanto fa ascendere lei le forze d’artiglieria avversaria? Potrebbero superare le 1800 bocche da fuoco. È una bella cifra!

 

È quella che daremo  nella situazione del giorno 13  ed è strettamente calcolata.

 

Che  cosa dicono le fotografie?

 

Poco o nulla, signor  colonnello. Il tempo pessimo non ha permesso che pochissime battute.

 

Segnalo soltanto il materiale da ponte e da traghetto a San Stino di Livenza, visibilissimo in alcune fotografie e che corrisponde all’affermazione dei disertori del mese scorso: che si effettuavano frequenti esercizi di traghetto sulla Livenza, specialmente nella regione della anse, dove il corso di quel fiume ha maggiore somiglianza col corso del Piave; sembra vi partecipassero interi battaglioni A.U. di rincalzo. Aggiungerò che, nelle ultime settimane, si è notata la costruzione di parecchi ponti, ponticelli e passerelle sulla Livenza e sul Monticano.

 

Anche  sul ramo orientale del Piave, alle Grave il numero delle passerelle apparve aumentato, ed alcune passerelle sono venute trasformandosi in veri e propri ponti.

 

Sul Piave Nuovo, a valle delle Porte del Taglio, i ponti e le passerelle preesistenti sono accuratamente tenuti in efficienza, e due nuovi ponti vi si sono aggiunti nei due ultimi mesi. Si nota poi dovunque una più accurata manutenzione delle vie d’accesso ai passaggi fluviali sulla sponda sinistra. Sta bene.

 

E adesso, sentiamo un po’ l’aviazione… L’attività degli aeroplani da ricognizione nemici è andata sempre  crescendo: nella seconda quindicina di maggio essa è stata addirittura  intensissima. Generalmente, l’attività si è limitata alle nostre prime e seconde linee; tuttavia, nel settore nord, si sono avute parecchie crociere fin sopra Treviso e, nel settore sud, fin sopra Musestre. I grafici dei voli indicano due fasci densissimi di crociere, si può  dire, quotidiane: uno tra i ponti della Priula e Ponte di Piave; l’altro tra Ponte di Piave e San Donà. Tutti i campi d’aviazione avversari preesistenti sono in piena efficienza; due, che sino a poco tempo fa apparivano sgombri, sono stati occupati. Le forze d’aviazione nemiche sono dunque certamente aumentate: ciò che è confermato, d’altra parte, dai frequenti e densi sbarramenti di cacciatori A.U. nei quali vanno scontrandosi i nostri apparecchi da ricognizione…

 

Mentre  ciascuno dei suoi ufficiali parlava, il colonnello Smaniotto continuava a coprire di appunti e di cifre il suo minuscolo block di note. L’ufficiale dei C.R.I.T.O. non aveva gran cosa da dire. Il contegno del nemico, per quel che se ne poteva vedere dalle nostre linee, appariva normale: nessun tentativo di traghetto, nessun colpo di mano, nessuna attività di pattuglie; solito lancio di manifestini di propaganda; scarsa attività di fucileria; le mitragliatrici quasi silenziose.  A parecchie riprese si erano uditi nella notte, i vari settori, rumori di trattrici indizio sicuro di traini pesanti in prossimità delle linee.

 

Il C.R.I.T.O. di un settore del Piave vecchio aveva segnalato l’osservazione di lavori di sterro e di mascheramento assai sospetti sull’argine di riva sinistra; ma non si era potuto assodare con precisione la natura di tali lavori.

 

L’ufficiale di collegamento del Comando d’artiglieria segnalava, dal canto suo il prolungamento di parecchie decauville nemiche sino in vicinanza dell’argine; l’aumento molto notevole dei depositi di munizioni avversarie: alcuni di questi, perfettamente individuati dalle nostre batterie, erano stati colpiti ed erano scoppiati. Due di tali esplosioni  osservate dai nostri palloni, avevano rilevato dense nubi di fumo giallo – verdognolo o violaceo: indizio certo di scoppio di proiettili a gas e conferma della deposizione di un disertore del mese precedente, il quale aveva assicurato che le batterie A.U. venivano alacremente provviste di una abbondante dotazione di proietti a liquidi speciale, croce gialla e croce azzurra.

 

…Così, in una delle prime sere di giugno del  1918 si imbastivano, in base agli indizi minuziosamente raccolti alla sezione informazioni del Comando della 3° Armata, le caratteristiche di quella formidabile offensiva che, pochi giorni dopo, l’esercito austro ungarico doveva sferrare su 120 chilometri di fronte, dall’Astico al mare.

 

Ma  gli ufficiali che, finita la riunione, uscivano quella note dal recinto della villa Favier, non erano animati dalla consueta sana allegria.

 

Andavano in gruppo dietro l’alta figura del colonnello, parlando a mezza voce: cessata l’escursione aerea nemica, la notte si era rifatta calma e silenziosa nella gran luce lunare. E, a ciascuno pareva che gravasse sull’anima la certezza dell’imminente offensiva, dell’urto terribile che sarebbe venuto di laggiù, dal Piave, e contro il quale non si sapeva, non si poteva prevedere quale sarebbe stata la reazione delle nostre truppe… L’ombra di Caporetto pesava ancora, incubo minaccioso, su tutti i cuori”.

 

Tratto da La Battaglia del Piave di Corrado Zoli, Capitano d’Artiglieria

Cento anni dalla fine della Grande Guerra e una staffetta per commemorare quei tragici eventi che sul Piave provocarono morte e distruzione. Il conto alla rovescia è partito: si correrà domenica 11 novembre, una settimana dopo la giornata simbolo delle celebrazioni per il Centenario della fine del primo conflitto mondiale.

 

Sarà una gara a tutti gli effetti, inserita anche nel calendario federale, ma rappresenterà soprattutto un momento di valorizzazione degli aspetti storici ed educativi legati a un territorio che, giusto un secolo fa, fu teatro di eventi tragici, costati migliaia di vittime.

 

La Staffetta del Centenario – questo il nome dell’evento – si svilupperà per una quindicina di chilometri, correndo in parallelo al corso del Piave. Cinque le frazioni previste, tutte di lunghezza diversa. La partenza sarà a Colfosco, in prossimità della statua del Cristo. Il primo cambio avverrà all’inizio del lungo rettilineo che porta a Falzè di Piave. Il secondo passaggio di testimone sarà in piazza a Falzè di Piave, il terzo in piazza a Sernaglia della Battaglia, il quarto e ultimo a Moriago della Battaglia.

 

Di particolare suggestione l’arrivo, che sarà posizionato nell’Isola dei Morti, l’area naturalistica e monumentale dove tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1918 si sviluppò l’offensiva dellaBattaglia della Vittoria, che portò alla conquista di Vittorio Veneto e alla fine della Grande Guerra.

 

La Staffetta del Centenario verrà organizzata dal Comitato provinciale della Fidal, con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali di SuseganaSernaglia della Battaglia e Moriago della Battaglia, dellesezioni Ana di Conegliano e Valdobbiadene e degli Artiglieri della provincia di Treviso, e sarà aperta agli atleti del settore assoluto e delle categorie master. C’è anche un precedente storico. Mezzo secolo fa, nel 1968, in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della Grande Guerra, lungo il corso del Piave si svolse una staffetta organizzata dal Csi. Il percorso della gara dell’11 novembre sarà lo stesso.

 

Non mancheranno momenti di rievocazione storica, con il sorvolo di aerei d’epoca. Mentre nella zona d’arrivo sarà organizzata una staffetta per le categorie giovanili, su un percorso ridotto di 600 metri. Le iscrizioni delle squadre sono già aperte nel portale Enter Now. I primi cinquecento iscritti riceveranno la t-shirt ufficiale dell’evento e una medaglia che rappresenterà un pezzo unico, da collezione. Lungo le sponde del Piave, l’11 novembre, si correrà davvero nella Storia. Emozioni garantite.

 

Ancora temporali interesseranno una parte del Veneto nelle prossime ore. Alla luce delle previsioni meteo emesse dall’Arpav, il Centro Funzionale Decentrato della Protezione Civile della Regione ha emesso un Avviso di criticità idrogeologica e idraulica, dichiarando lo stato di attenzione in quattro bacini idrografici, a partire dalle 14.00 di oggi, e fino alla mezzanotte di domani.

 

Lo Stato di Attenzione è dichiarato relativamente ai bacini Alto Piave; Piave Pedemontano; Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone; Adige-Garda-Monti Lessini.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni