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La Regione del Veneto ha approvato il rinnovo quinquennale dello schema di Protocollo d’intesa con il Comitato Italiano UNICEF Onlus per il sostegno al progetto “Baby Pit Stop” (BPS). 

 

“Tale progetto – spiega l’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari – prevede l’allestimento di spazi in cui i genitori possano allattare e accudire i propri figli; il Protocollo sostiene la nascita di punti BPS nelle biblioteche e nei musei veneti, così da permettere la promozione non solo del diritto del bambino all’allattamento ma anche la frequentazione da parte dei cittadini di questi luoghi”. 

 

Non è necessario avere a disposizione una stanza, basta uno spazio appartato dove però vengano garantite riservatezza e tranquillità e possa contenere un fasciatoio e una sedia: una vera e propria mini-area dove i genitori siano i benvenuti e che garantisca accoglienza e discrezione. Il servizio è gratuito e viene monitorato direttamente dal Comitato Italiano per l’UNICEF Onlus.

 

“Sostenere il progetto BPS – conclude Corazzari –, che ha dato nei cinque anni scorsi lusinghieri risultati, significa tutelare i diritti del bambino e nel contempo favorire l’utilizzo da parte di tutti i cittadini dell’offerta culturale delle biblioteche e dei musei, obiettivi che la Regione ha perseguito in questi anni promuovendo la lettura fin dalla più tenera età e incentivando la frequentazione di spazi espositivi”.

Centoventidue. È il numero di bambini nati nel solo 2018 grazie all’assistenza dei volontari dell’associazione Uniti per la Vita di Treviso, impegnata sin dal 1982 a seguire gravidanze, spesso inattese che, per ragioni di natura economica o per situazioni di vita complesse si concluderebbero, nella maggioranza dei casi, nella prospettiva dell’interruzione volontaria della gravidanza.

 

A rendere noto il dato annuale, che segna anche altre 203 donne non gestanti assistite per lo più nelle fasi successive alla nascita o nei percorsi di post aborto, la stessa realtà del terzo settore, in occasione della Giornata per la Vita.

 

Sostegno psicologico in una relazione di accompagnamento, dunque, ma anche aiuti concreti per offrire un’alternativa reale, giocabile, nel solco del dettato costituzionale che pur affidando alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale limitatori dell’uguaglianza, si scontra con le inefficienze del legislatore e con un welfare da rivedere che tende a lasciare sole e a non risolvere le cause, le ragioni di fondo che possono indurre una madre alla tragica scelta di rinunciare al proprio figlio in grembo.

 

Il banco aiuti, riferisce in una nota l’associazione che quest’anno ha concluso una convenzione con l’ULSS Trevigiana, in concomitanza con l’inaugurazione della Casa per la Vita in via Pinelli, accordo finalizzato ad un diretto intervento di supporto ai casi segnalati, proprio in ottemperanza alla legge 194/78, trae le risorse necessarie prevalentemente dal Banco alimentare e sul mercato, potendo contare sulla costante solidarietà dei benefattori, forti di una consolidata storia di tangibile sostegno alla natalità che, in 37 anni, ha contribuito alla nascita di oltre 2500 bambini.

 

Fra i volontari, anche numerosi giovani coinvolti nella proposta dell’alternanza scuola-lavoro e ai quali, per mezzo di incontri di gruppo e delle esperienze estive, è offerto un percorso formativo ed uno spazio di approfondimento e discussione in ordine alle tematiche bioetiche oggetto di dibattito pubblico.

 

Uniti per la Vita C.A.V. – M.P.V. Treviso Onlus è un’associazione riconosciuta avente sede in Treviso in via Pinelli 53 e Cornuda (sede decentrata) in Piazza Giovanni XXIII.

 

INFO

[email protected]

0422.56645

Record di nascite all’ospedale all’Angelo di Mestre. Ad oggi, nel 2018 i nati sono stati 2.000, contro le sole 329 nascite registrate al Civile di Venezia.

 

Il trend della terraferma è buono anche perché oltre al buon numero di nascite, i bambini vengono curati sempre meglio.

 

Si pone ancora il problema sul punto nascite di Venezia che è sotto il numero certificato, ma non sembra possibile chiudere un servizio così importante in una città come Venezia, dove gli spostamenti verso la terraferma non sono così celeri come dovrebbero essere per una partoriente.

 

 

Fonte: ilgazzettino.it

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