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I campioni d’Italia 2020 sono i medici, il personale sanitario, i volontari, le Forze dell’ordine e le Forze armate, il personale dei servizi pubblici essenziali. La consegna a Bergamo nel corso di un evento benefico con gli Azzurri e le Azzurre.

 

La notizia è apparsa oggi nel sito della Federazione Italiana Gioco Calcio: “Il calcio rappresenta uno straordinario collante sociale – afferma il presidente Gravina – e ha enormi responsabilità anche quando il pallone non rotola, veicolando messaggi positivi a tutti gli appassionati. Abbiamo deciso di sgomberare il campo dalle polemiche sportive per assegnare agli eroi contemporanei, senza falsa retorica, un riconoscimento che è già nei cuori della gente”.

 

 

#loscudettodelcuore, si legge nella news, sarà assegnato simbolicamente a tutte le categorie professionali impegnate durante l’emergenza in un futuro evento che potrebbe coincidere con l’iniziativa lanciata dal Ct Roberto Mancini: unire Azzurri e Azzurre per festeggiare a Bergamo insieme la fine della pandemia, quando le condizioni consentiranno di riaprire gli stadi.

 

Nella volontà della FIGC, infatti, c’è di far giocare alla Nazionale la prima partita ufficiale aperta al pubblico allo Stadio ‘Meazza’ di Milano, con l’obiettivo di riunire i tifosi azzurri e ricordare le vittime della pandemia insieme ai rappresentanti istituzionali e a quelli delle categorie coinvolte nel progetto.

 

Oltre a queste, la FIGC promuoverà diverse iniziative per accompagnare la campagna #loscudettodelcuore: per dare seguito alla donazione fatta all’Ospedale Spallanzani di Roma, la Federazione sosterrà una raccolta fondi diretta alle altre strutture in prima linea, mettendo all’asta una t-shirt limitededition che gli Azzurri e le Azzurre indosseranno all’ingresso in campo della prima partita in calendario, insieme ad altre memorabilia; sui canali social FIGC sarà attivata una call to action dedicata a questo progetto; nella prossima edizione della ‘Hall of Fame del Calcio Italiano’ sarà istituita una categoria speciale per i vincitori de #loscudettodelcuore e verrà creata un’apposita sezione del Museo dove coltivare il ricordo di quanto sta facendo questa speciale Nazionale dell’Emergenza.

 

Il logo elaborato per la campagna abbina il tricolore allo stetoscopio dei medici, un simbolo visivo della categoria più esposta in questa emergenza, che ha dato il contributo più straordinario, anche per il numero di vite umane.

 

LE ALTRE INIZIATIVE FIGC

L’emergenza da Covid19 ha già unito il mondo del calcio, protagonista di numerose iniziative: Federazione, Leghe, Club, calciatori, allenatori e arbitri sono scesi in campo per aiutare i territori di riferimento vestendo un’unica divisa da gioco, senza alcuna distinzione. Da parte sua, la FIGC ha sostenuto con un contributo diretto di 100 mila euro l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma, ha coinvolto gli Azzurri e le Azzurre in una campagna di sensibilizzazione sui comportamenti da adottare per contenere il contagio denominata #leregoledelgioco e ha messo a disposizione della Protezione Civile di Firenze per questa emergenza il Centro Tecnico Federale di Coverciano. In virtù di questa iniziativa, la ‘Casa delle Nazionali’ è stata ribattezzata la ‘Casa della Solidarietà’.

L’Ater di Venezia, su volontà del presidente Raffaele Speranzon, ha individuato nei giorni scorsi e messo oggi a disposizione della Protezione Civile 86 alloggi per ospitare medici e infermieri impegnati nell’emergenza sanitaria, nei territori dei plessi ospedalieri di Dolo, Mestre (Villa Salus) e Jesolo, cioè quelli individuati come centri emergenziali anti COVID-19.

 

Questa mattina Speranzon ha inviato una lettera con l’elenco dei civici delle abitazioni disponibili, già da subito, all’assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile Gianpaolo Bottacin, alla Direzione Protezione Civile e Polizia Locale della Regione Veneto e all’assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin.

 

“È un piccolo contributo in questo drammatico momento per il nostro territorio – spiega Speranzon – e l’intera nazione. Nei giorni scorsi abbiamo individuato gli appartamenti che potevano essere dedicati alla causa: immobili pronti e liberi da subito, in cui sono finiti recentemente i lavori o che si sono resi ultimamente disponibili. Abitazioni che si trovano nelle vicinanze degli ospedali, facilmente raggiungibili. Abbiamo inviato questa mattina l’elenco degli alloggi ritenuti più idonei alla Protezione Civile, affinché siano messi al più presto a disposizione delle aziende sanitarie”.

 

“Gli alloggi – aggiunge Speranzon – possono essere d’aiuto al personale medico e infermieristico chiamato a lavorare, anche da fuori, per l’emergenza sanitaria. Ognuno di noi in questo momento è chiamato a fare la sua parte”.

 

Le 86 abitazioni sono così distribuite: 45 sono state individuate nell’area di Villa Salus, tra Mestre e Favaro, 31 nell’area dell’ospedale di Dolo e comuni limitrofi, altre 10 a Jesolo. Hanno dimensioni diverse, con una metratura che va da un minimo di 42 metri fino ad un massimo di 102 metri.

 

Da sottolineare che le case dell’Ater dedicate al personale sanitario per la durata dell’emergenza non vanno a togliere nulla ai cittadini, non rientrano tra quelle dedicate alle emergenze abitative e non sono abitazioni che sarebbero state assegnate a breve ai cittadini.

 

“Siamo in grado di concedere gratuitamente, da oggi e fino ad emergenza rientrata, questi 86 alloggi al personale sanitario – conclude il presidente – che ne avesse necessità. Le aziende sanitarie potranno richiedercele sia per ospitare personale volontario in arrivo da altre zone d’Italia o del mondo, sia per il personale già in servizio che risiede lontano dall’ospedale di lavoro. Riteniamo sia necessario lanciare un messaggio di ringraziamento al personale sanitario che è tutti i giorni in prima linea per salvare delle vite. Per questi mesi di assoluta emergenza non chiederemo alcun canone di affitto per le residenze messe a disposizione della Protezione Civile e delle aziende sanitarie”.

“L’iniziativa regionale che da molti anni porta con successo spettacoli ed eventi gioiosi nel nostro territorio, compresi i Comuni più piccoli, quest’anno entra anche in numerosi ospedali del Veneto, per regalare, attraverso la musica, momenti di serenità e di conforto a chi ne ha più bisogno. Insieme alla collega alla sanità, Manuela Lanzarin, abbiamo accolto con grande favore la proposta di Arteven di estendere alle strutture sanitarie il collaudato progetto di Natale con un sorriso, considerandolo un modo originale e rispettoso per esprimere vicinanza alle persone ricoverate e ai loro familiari, per dire grazie al personale medico e a quanti operano in queste strutture”.    

Così l’assessore alla cultura della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari, ha presentato stamane a Venezia, l’edizione 2019 delle due rassegne di spettacoli dal vivo organizzate da Arteven, denominate Natale con un sorriso e Viaggio nella musica, la medicina dello spirito, che si terranno fino al prossimo 6 gennaio in 42 Comuni e in 21 strutture sanitarie del Veneto.

 

Gli spettacoli proposti spaziano dal teatro di prosa a tema natalizio all’operetta, dalle marionette alla danza e alla musica di vario genere, con concerti d’orchestra e di cori. 

 

“Lo spettacolo dal vivo è un momento di aggregazione culturale e sociale di grande valore – ha aggiunto l’assessore –, uno strumento prezioso di coesione e solidarietà, rafforzato in questo caso dallo spirito natalizio, che vogliamo diffondere negli spazi messi a disposizione da piccoli e grandi Comuni e dalle Aziende sanitarie del Veneto”. 

 

In una nota, l’assessore regionale alla sanità e al sociale, Manuela Lanzarin, sottolinea come “il primo compito del sistema sanitario è curare, nel migliore dei modi possibili, chi soffre. Ma tutti – aggiunge Lanzarin – sperimentiamo che la salute non è solo un dato meramente fisico, bensì coinvolge tutto il nostro essere. Porte aperte, quindi, nei nostri ospedali a quelle realtà associative e a quei volontari che offrono cuore, empatia e arte per regalare un sorriso a chi sta vivendo una fase difficile della propria vita e a chi lotta ogni giorno per vincere dolore e malattia”.

 

Corazzari ha ringraziato Massimo Zuin e Pierluca Donin, presidente e direttore di Arteven, che celebra quest’anno i 40 anni di attività, definendo l’associazione “l’insostituibile braccio operativo della Regione” nella promozione e organizzazione capillare in tutto il territorio delle diverse discipline dello spettacolo, dal teatro alla danza, dal circo alla musica. 

 

“La collaborazione con la Regione Veneto continua da molti anni a conferma dell’ottima sintonia che si è instaurata nel tempo – ha dichiarato Zuin –, e oggi siamo particolarmente orgogliosi di poterla testimoniare anche attraverso eventi che raccontano il valore sociale del nostro lavoro, portando spettacoli sia nelle corsie d’ospedale che nelle località più piccole del Veneto”.

 

Donin ha invece riportato i numeri che raccontano i quarant’anni di attività dell’associazione: “Abbiamo portato in scena oltre 30 mila spettacoli visti da oltre 7,5 milioni di spettatori. La rete di teatri di Arteven è la più grande d’Europa e il nostro circuito multidisciplinare è un organismo vivente del territorio, che si occupa anche della promozione e della creazione di nuovi spettatori e pubblici”.

 

Il coordinatore artistico, Giorgio Pavan, infine, ha parlato di “binomio virtuoso di cultura e sanità che solo la Regione del Veneto è in grado di offrire”. 

“La Regione ha assunto, assume e assumerà tutti i medici e il personale che ne abbia i titoli e voglia cimentarsi in un sistema sanitario di eccellenza. La battaglia contro la carenza di medici che attanaglia tutta Italia a causa di scelte nazionali storicamente sbagliate continua, con gli strumenti ordinari e anche con quelli straordinari. Alla prima categoria si aggiungono i concorsi che, entro fine anno, Azienda Zero espleterà per 356 nuovi posti per medici e 137 per il personale del comparto”.

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la nuova “raffica” di concorsi di cui ha dato notizia Azienda Zero.

 

“Mi auguro che nessuno si azzardi più a dire che la Regione non vuole assumere – prosegue Zaia – perché questa è la grande madre di tutte le fake news. So bene – aggiunge – che il personale in servizio sta schiacciando l’acceleratore fino al fondo, e di questo sono grato a tutti, ma mi auguro che quanto prima le tante azioni che abbiamo messo in moto abbiano effetto”.

 

 “A fianco delle procedure ordinarie come questa, con numeri assolutamente significativi – aggiunge Zaia – stiamo portando avanti quelle straordinarie, come i 500 giovani medici laureati e abilitati ma non ancora specializzati che inseriremo formandoli in collaborazione con le Università; come l’inserimento negli ospedali degli specializzandi dal terzo anno di cui stiamo ragionando con gli Atenei; come il ritorno in servizio di medici pensionati che hanno lasciato il lavoro con dispiacere e ancora in piena efficienza e sono pronti a ridare un loro contributo”.

 

“Da ultimo, ma non ultimo – prosegue Zaia – ricordo che dal 26 settembre il Governo e il Ministero della Salute hanno sul tavolo una proposta organica per affrontare il problema, elaborata dal Veneto e approvata all’unanimità dalle Regioni italiane. Sono 16 punti concreti e realizzabili in fretta, tra i quali anche la possibilità per le Regioni con i conti in ordine, o che abbiano migliorato il loro conto economico negli ultimi tre anni e siano in regola con i Lea e con il DM 70, di erogare incentivi economici  mirati. Per ora senza risultato”.

 

“Oggi in Parlamento – conclude Zaia – ci sono depositati migliaia di emendamenti sulla finanziaria. Per affrontare e probabilmente risolvere il problema nazionale della carenza di medici ne basterebbero sedici, tanti quali le proposte delle Regioni al Governo”.

 

Il Documento a cui si riferisce Zaia, dal titolo “Proposte Riguardanti la Carenza di Medici Specialisti e la Valorizzazione delle Professioni Sanitarie non Dirigenziali” si compone di una premessa e di sedici punti, specifici e ampiamente argomentati, relativi a cinque diversi ambiti d’intervento:

  • Interventi inerenti l’Accesso al Lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
  • Interventi per rendere la Formazione più Vicina alle Mutate Esigenze del SSN.
  • Interventi per Valorizzare e Rendere Maggiormente Attrattivo il lavoro all’Interno del SSN.
  • Interventi per Migliorare la Programmazione Futura dei Professionisti del SSN.
  • Interventi di Armonizzazione agli Standard e ai riferimenti Europei in Materia di Tempi e Funzioni.

La Regione Veneto ha deciso di giocare una carta “pesante” nella difficile partita del reperimento dei medici necessari al miglior funzionamento dei suoi ospedali, a fronte di una carenza ormai tanto storica, quanto preoccupante.

 

Con due delibere approvate dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin, è stato infatti dato il via libera all’assunzione con contratti autonomi di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione, che frequenteranno un corso di formazione pratico e teorico, al termine del quale, con il tutoraggio di colleghi strutturati, 320 verranno introdotti al lavoro nell’area del Pronto soccorso e 180 in quella della Medicina internistica (Medicina Generale e Geriatria). L’operazione avrà un costo annuo di circa 25 milioni, la quasi totalità legati agli stipendi dei nuovi assunti.

 

Luca Zaia: “Arrendersi non è nel nostro dna”

“Arrendersi non è nel nostro dna – dice il Presidente Luca Zaia – e per questo abbiamo tradotto in azioni concrete quanto già avevamo previsto nel Piano socio sanitario 2019-2023. Si tratta di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono un obbligo costituzionale al quale non intendiamo sottrarci. Lo facciamo a modo nostro, cioè garantendo la qualità dei professionisti e la sicurezza dei pazienti con un percorso formativo sia teorico che pratico, al termine del quale, grazie anche al tutoraggio dei colleghi più esperti, avremo medici sì giovani, ma già ben formati e sicuramente bravi. Stiamo agendo in un quadro di programmazione nazionale sbagliata, che è la causa di questa situazione, con meno borse di specializzazione rispetto al numero annuo di laureati e con un cammino di studi molto più lungo di quelli negli altri Stati europei. Ci saranno gli immancabili esperti che storceranno il naso – ha detto anche Zaia – e se ci saranno ricorsi resisteremo in ogni sede. Se ci sono alternative concrete a quanto fatto dalla Regione, non le ho ancora viste. E comunque l’unica alternativa che non prenderemo mai in considerazione è di tagliare o chiudere i reparti”.

 

“Sono delibere coraggiose che non abbiamo inventato oggi, ma sulle quali abbiamo lavorato mesi – ha detto l’Assessore Lanzarin – così come coraggioso, e lungimirante, è stato prevedere queste possibilità all’interno del Piano Socio Sanitario 2019-2023. Non dimentichiamo che il Piano è legge e che, a suo tempo, il Governo non la impugnò, dando di conseguenza il suo benestare a tutto quanto indicato all’interno. Sono iniziative – ha aggiunto la Lanzarin – che abbiamo inserito anche nel documento che, su iniziativa del Presidente Zaia, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, porrà all’attenzione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni in una seduta monotematica. Lo stesso stiamo facendo nella discussione in atto sul futuro Patto Nazionale per la Salute, dove c’è un capitolo imponente proprio sulla formazione dei medici e sulle modalità di reclutamento”.

 

L’operazione, approvata secondo gli atti assunti, avverrà dopo aver espletato tutti i tentativi di rinforzare gli organici per le vie tradizionali, a cominciare dai numerosissimi concorsi avviati da Azienda Zero che però, in molti casi, vedono un’adesione anche di molto inferiore ai fabbisogni segnalati dai direttori generali delle Ullss; per arrivare alla possibilità per le aziende di conferire in via eccezionale a medici incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo a patto che siano accertate l’impossibilità di utilizzare risorse umane interne, l’assenza di graduatorie pubbliche valide a cui attingere, il rifiuto all’assunzione del personale in graduatoria utile.

 

Per quanto riguarda l’area internistica (leggi qui la delibera), una rilevazione effettuata in aprile, ha indicato una carenza di 180 medici, nelle unità operative di medicina e geriatria.

 

Il percorso formativo che precederà la fase dell’inserimento negli ospedali sarà curato dalla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica e comprenderà 92 ore di formazione d’aula e un’attività di tirocinio pratico, con tutoraggio, di due mesi consecutivi, che sarà svolta all’interno dei reparti di area internistica. La Fondazione pubblicherà, entro il 15 ottobre 2019, un avviso rivolto ai medici non specializzati per raccogliere le adesioni.

 

Per quanto riguarda la carenza nei Pronto soccorso, la delibera regionale rende noto che Azienda Zero ha già pubblicato tre bandi di concorso per 192 posti, ma che, a conclusione delle procedure concorsuali,  risultano in graduatoria solo 22 specialisti e 24 specializzandi all’ultimo anno.

 

Anche in questo caso, come in quello dell’area internistica, una volta espletati tutti gli altri tentativi di reperire il personale necessario a garantire l’erogazione dei LEA, considerata la necessità urgente di risposta alle esigenze dei reparti di Accettazione e Pronto Soccorso, la Regione Veneto ha deciso di procedere anche al reclutamento di giovani medici non specializzati, tramite linee d’indirizzo regionali con le modalità d’inserimento nei reparti e l’individuazione degli ambiti di autonomia esercitabili con tutoraggio del personale strutturato. Anche in questo caso, l’attività teorica e pratica di formazione è stata affidata alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica che, entro il 15 settembre 2019, pubblicherà un avviso rivolto ai medici non specializzati interessati.

“Sono stato veramente male. Dopo la seconda operazione ho sofferto tanto. Le prime due settimane non sapevo cosa fare”.

Due interventi al ginocchio, due ricostruzioni del legamento crociato nel giro di pochi mesi per Giovanni Tomassini, cestista della De’ Longhi Treviso Basket che venerdì sera all’auditorium di Casale sul Sile ha portato la sua commovente testimonianza durante l’incontro sul tema dei traumi sportivi organizzato alla Polisportiva Casale, in collaborazione con la Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier.

 

“Adesso sono ancora ai box perché la fisioterapia prevede un tempo lungo, 8 mesi, – ha raccontato Tomassini – e ne sono passati solamente due. Questo è quello che succede nello sport. Ci sono momenti belli in cui gioisci per le vittorie e momenti brutti come sconfitte o infortuni. L’importante è continuare a lavorare, non demordere mai e dare tempo al tempo perché il tempo biologico per un intervento al crociato è lungo e bisogna rispettarlo. Non bisogna mai cercare di accorciare i tempi ma seguire quello che i medici e i fisioterapisti ti dicono.”

 

 

Durante la serata il pubblico è intervenuto ponendo domande in particolare sui traumi al ginocchio e alla caviglia.

 

Il dottor Mirco Marchiori e il dottor Federico Boschiero hanno risposto alle domande, mettendo in luce come chi pratica abitualmente attività fisica può prevenire parte degli infortuni con degli accorgimenti. Uno tra tutti l’allenamento.

 

“In mezzo a tutti questi fatti negativi ho compreso l’importanza del lavorare in palestra. Sono sempre stato uno che preferiva il pallone quindi il giocato rispetto a quello da fare dietro le quinte. Invece adesso ho scoperto un mondo che ti fa capire perché si fanno le cose, per cosa, come arrivare a migliorare il proprio corpo perché alla fine tutti gli sport necessitano di avere un fisico in forma al 100%”, ha detto il cestista della De’ Longhi Treviso Basket, che continua ad essere un esempio positivo per i giovani.

Ai giovani dico che è fondamentale innamorarsi dello sport, qualsiasi sport! E di fare le cose bene. Poi c’è sempre tempo di pensare se a trasformare il sport in lavoro. Quindi giocate e divertitevi!”

 

 

Il protocollo PRICE

La prima cosa da fare quando si subisce un trauma alla caviglia è seguire il protocollo PRICE l’acronimo di protection-rest-ice-compression-elevation.

 

P come PROTEZIONE dell’arto: quindi non muoverlo; R come RIPOSO: stare fermi non camminare – prosegue il dottor Boschiero – come ICE/GHIACCIO: mettere del ghiaccio a cubetti; come COMPRESSION: comprimere l’arto con delle bende o dei tutori; come ELEVATION: tenere la gamba alta per evitare che si gonfi e lo stravaso di sangue all’interno dell’articolazione”. Sulla necessità di rivolgersi subito a un medico, il dottor Boschiero ha ribadito che bisognerebbe sempre avere un consulto. “Nel caso di una distorsione lieve in cui non c’è il gonfiore o dolore importante alla caviglia, si può aspettare anche qualche giorno ma in tutte le lesioni più importanti è opportuno farsi valutare da un buon medico”.

 

In apertura di serata anche il saluto del presidente della Polisportiva Casale Lorenzo Bazzanella. “L’evento di stasera ci è servito per capire maggiormente come dobbiamo comportarci e che tipo di attenzioni porre alla nostra preparazione di gioco – ha detto Balzanella- ma anche cosa fare qualora ci trovassimo a gestire traumi di vario genere”.

Presenti anche il dottor Ferdinando Baldessin e l’assessore Massimo Da Ros.

 

Hanno collaborato all’organizzazione, oltre al Comune di Casale, anche altre due importanti realtà sportive del territorio il Casale FBC e il Rugby Casale con la presenza del dottor Valter Meneghetti che ha moderato la serata e la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier dove opera il dottor Mirco Marchiori medico anche del Mogliano Rugby.

 

La Casa di Cura di Monastier non è nuova a iniziative di questo genere. “Siamo una struttura polispecialistica con 30 anni di esperienza nel settore ortopedico e negli ultimi anni primi in Veneto e quarti in Italia (fonte PNE) per interventi di protesica all’anca e al ginocchio – ha dichiarato Matteo Geretto, responsabile Comunicazione e Marketing della Casa di Cura – Siamo anche punto di riferimento per le maggiori realtà sportive del territorio come De’ Longhi Treviso Basket ma anche, Mogliano Rugby, Imoco Volley, Umana Reyer, Venezia F.C. e Pordenone Calcio.

Pubblichiamo il comunicato dell’On. Elisabetta Gardini, Capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo, che si esprime in merito alla storia del piccolo Alfie Evans, il bimbo britannico affetto da una grave malattia neuro-degenerativa associata a una grave forma di epilessia, a lungo vittima di uno scontro legale tra i medici e i suoi genitori:

 

Con un gruppo di parlamentari provenienti da diversi Paesi dell’Unione Europea abbiamo presentato una interrogazione urgente alla Commissione perché in questa drammatica vicenda vengono minati i principi fondamentali contenuti nella Convenzione europea sui diritti umani, tra cui l’intangibilità della vita, la libertà di scelta e di cura.

Chiediamo alla Commissione di intervenire presso il governo del Regno Unito affinché ad Alfie e alla sua famiglia siano garantiti questi diritti fondamentali e la libertà di circolazione nell’Unione europea. In caso contrario si configurerebbe una aperta violazione da parte di un Paese che al momento fa ancora parte dell’UE.

 

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