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La Marca Trevigiana offre 196 posti in Comuni e associazioni o cooperative del terzo settore

 

Ieri è finalmente uscito il bando nazionale per il servizio civile universale rivolto a giovani dai 18 ai 28 anni che siano cittadini italiani o europei oppure anche regolarmente soggiornanti in Italia. Le domande potranno essere presentate fino al 10 ottobre e il servizio effettivo comincerà a gennaio 2020.

 

Dodici mesi da impiegare a servizio della comunità ma anche di sé stessi, osservando e imparando come si lavora a servizio degli altri, con un rimborso di 433 euro mensili (esentasse), ferie, malattia, permessi studio pagati a fronte di un impegno settimanale di 25 ore.

 

«Un’opportunità importante che per molti ragazzi e ragazze ha fatto la differenza – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Ho osservato che chi si è impegnato nel Servizio civile ha avuto più chance degli altri, avendo acquisito competenze e abilità che completavano il percorso di studi. Incoraggio i giovani a mettersi a disposizione: quando si dà il proprio tempo si riceve in cambio molto di più in termini di conoscenza di sé stessi e del mondo».

 

Tutti e nove i progetti che l’Associazione Comuni ha predisposto per conto dei suoi quasi 90 partner, tra cui Volontari Insieme-Centro Servizi per il Volontariato, sono stati approvati. Sono suddivisi in quattro aree: servizi socio-assistenziali (4 progetti); servizi bibliotecari e museali (3 progetti); servizi culturali, associativi, organizzazione eventi (1 progetto); servizi per l’ambiente (1 progetto).

 

I posti a disposizione sono 196, di cui un’ottantina nei Comuni e una ventina in associazioni o cooperative del Terzo Settore.

 

 

Campagna di sensibilizzazione con i fumetti sulle vetrine dei negozi del centro storico nell’ambito di Treviso Comic Book Festival

L’anno scorso i posti coperti sono stati il 70%, quest’anno si spera che la percentuale sia maggiore. Per questo è stata ideata una campagna di sensibilizzazione nell’ambito del Treviso Comic Book Festival: il fumettista Luca Genovese disegnerà dei bozzetti che verranno riprodotti sulle vetrine di una ventina di negozi del centro storico di Treviso con un messaggio per stimolare i giovani ad aderire alle opportunità offerte Servizio civile universale.

 

Si sono modificate le modalità per presentare la domanda da effettuare tramite il sito internet https://www.serviziocivile.gov.it. L’Associazione Comuni rimane a disposizione per assistere i giovani nella predisposizione della documentazione. I riferimenti sono: [email protected] e 0422.383338.

 

Dal 2006, l’Associazione Comuni Marca Trevigiana ha avviato al Servizio civile nazionale quasi 1.450 ragazzi dai 18 al 28 anni gestendo oltre 4 mila domande di aspiranti volontari e mettendo in campo 74 progetti.

Una rete di supporto e mutuo auto-aiuto dedicata soprattutto ai neo-sindaci, neo-assessori e neo-consiglieri formata da amministratori “anziani”, attraverso uno sportello messo a disposizione dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana: è quanto ha proposto la presidente Mariarosa Barazza nel corso dell’assemblea annuale che si è tenuta nel pomeriggio di ieri al Sant’Artemio di Treviso, dove all’edificio 7 ha sede l’associazione.

 

«L’ultima tornata amministrativa – è stata l’analisi della Barazza – ha evidenziato un problema mai emerso prima nella nostra provincia, in linea con una tendenza regionale e nazionale: la minor disponibilità dei cittadini a mettersi in gioco nel fondamentale servizio di amministrare la comunità. In sei Comuni è stata presentata solo una lista, e uno di questi, dove purtroppo non è stato raggiunto il quorum, è stato commissariato. Questo ci deve spingere ancora di più a fare squadra tra amministratori locali, a sostenerci reciprocamente al di là degli schieramenti politici, per rendere meno faticoso l’impegno dell’amministrare».

 

 

La proposta

Da qui, la proposta avanzata oggi di formalizzare una rete di amministratori senior che sia di sostegno soprattutto ai “nuovi” con l’obiettivo di non farli sentire soli ma supportati nelle scelte politico-amministrative più critiche. Una sicurezza e un sostegno solidale non solo sotto il profilo tecnico (rispetto al quale l’Associazione offre già consulenza gratuita attraverso l’attività dei gruppi di lavoro) ma soprattutto umano e politico.

 

L’associazione ha infatti già da anni un panel di 12 gruppi di lavoro, formati da tecnici comunali ed esperti, che si riunisce regolarmente per analizzare i problemi della quotidianità amministrativa, ideare soluzioni, avanzare proposte operative, condividere le buone pratiche; gruppi di lavoro, coordinati dal dott. Vittorino Spessotto, che funzionano bene a supporto dell’attività amministrativa sui temi più sentiti dai Comuni: Personale/Organismi di Valutazione, Attività Produttive, Contenzioso Tributario, Contenzioso del Lavoro, Pratiche di Pensione, Lavori Pubblici, Edilizia e Territorio, MarcaContabile, Sociale, Privacy/Anticorruzione, Informatica, Ludopatie e Polizia Locale.

 

 

Sempre meno cittadini si mettono a disposizione per amministrare la propria comunità

«Amministrare un Comune comporta dei rischi di ordine penale e contabile importante, a fronte di indennità irrisorie e al taglio dei rimborsi spese e di una penalizzazione sul fronte lavorativo e della carriera, e in un clima generale di delegittimazione e sfiducia – continua Barazza -. È per questo che, come dimostra la recente tornata amministrativa, sempre meno cittadini si mettono a disposizione, candidandosi alla gestione del bene comune. È una tendenza che va invertita, perché ciò penalizza molto la qualità della nostra democrazia e della convivenza civica».

 

Il problema che oggi si sta manifestando in tutta la sua drammaticità ha radici in una serie di scelte del legislatore che, a parere dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana, vanno riviste quanto prima.

 

Le cause

La Presidente Barazza punta il dito in particolare contro:

• decenni di tagli di spesa orizzontali ai Comuni che rendono spesso impossibile agli eletti rispettare le promesse elettorali, quel “patto di servizio” fatto con i cittadini da chi si candida;

• la carenza di personale che obbliga alcuni sindaci e amministratori ad assumere ruoli tecnici, amministrativi e contabili, non di loro competenza, per non far chiudere gli uffici comunali;

• il taglio al numero di amministratori, che costringe ciascun assessore ad accollarsi numerosi referati con le relative difficoltà, e che ha impoverito la dialettica politica nei consigli comunali;

• il cosiddetto “Spazzacorrotti” che non agevola l’eletto a continuare a mantenere incarichi nell’associazionismo locale (dallo sport alla parrocchia!) per fantomatici problemi di conflitto di interesse;

• idem per un professionista, dall’avvocato o architetto, che se entra in un Comune finisce in un ginepraio di conflitti di interesse penalizzante per la sua attività professionale: il che fa sì che molti professionisti si guardano bene prima di candidarsi;

• il taglio ai rimborsi spese;

• l’incertezza normativa, con un cambio continuo delle leggi e dei provvedimenti, che non favorisce – quando non ostacola – il lineare procedere amministrativo;

• la burocrazia asfissiante, e spesso irrazionale, che si manifesta in una pletora di adempimenti che rallenta quando non impedisce tout court l’agire amministrativo.

«Doveroso l’appello ai parlamentari trevigiani, che già si sono adoperati per portare all’attenzione del governo la piattaforma sulla finanza locale promossa dall’Associazione, affinché lavorino per trovare consenso su provvedimenti che aiutino a ridare all’Ente locale il ruolo che gli attribuisce la Costituzione italiana di pari dignità con Stato, Regioni e Province e aiutino soprattutto a rilegittimare agli occhi dei cittadini il ruolo di chi amministra, una battaglia culturale, quest’ultima, oltre che politica. Se non si interviene d’urgenza su questo fronte il rischio è un impoverimento civile senza precedenti per i nostri territori e le nostre comunità» conclude la presidente Barazza.

 

 

Photo Credits: FB @AssociazioneComuniMarcaTrevigiana

Sabato 8 giugno, l’Avis Provinciale di Treviso ha presentato in anteprima nazionale lo spot “Insieme è più bello”, interpretato da un gruppo di giovani avisini (dai 18 ai 35 anni), chiamati a veicolare la bellezza del dono con un video rivolto ai coetanei.

 

Il cortometraggio condensa in 1′ e 20” la storia di Federico e Federica, i due protagonisti. Entrambi donatori nella vita reale, fedeli alla loro amicizia nel film. Davanti alle telecamere lui vuole farle una misteriosa sorpresa. Per Federica si tratta della sua prima volta. Subentrano gli amici nei panni dei testimoni, pronti a spiegare lo stato d’animo della coppia in attesa di capire cosa accadrà. C’è grande suspense fino all’ultima scena quando Federico propone a Federica di entrare a fare parte dell’Avis. È questo il regalo che Federico aveva in serbo per la sua amica, per lei è la prima volta come donatrice Avis, accolta tra sorrisi e applausi.

 

 

 

«Il video “Insieme è più bello” è nato con la volontà di parlare ai giovani spiegando loro qual è la forza dell’Avis e la bellezza di entrare a far parte della nostra grande famiglia condividendo un impegno solidale che aiuta a fare e a farsi del bene. Lo spot è frizzante, usa parole capaci di raggiungere le nuove generazioni, cercando di trovare un linguaggio comune per toccare le corde del loro cuore» spiega entusiasta Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso. “Insieme è più bello” lancia quindi un invito collettivo alla donazione attraverso i media tradizionali, senza tralasciare le nuove piattaforme frequentate dai giovani, Facebook, Instagram e Twitter.

 

 

Il cortometraggio, interamente girato nella Marca Trevigiana, è stato messo a punto dopo un casting promosso all’interno dell’associazione avisina individuando i potenziali attori tra coloro che hanno partecipato al concorso “I volti del dono”. Si tratta di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 35 anni che hanno aderito all’iniziativa pubblicando sui social avisini la propria foto per fare un carico di “mi piace” e diventare testimonial della donazione. Ecco che sono diventati protagonisti dello sketch: Erika Bonotto, Francesco Cadamuro, Giovanna Gaborean, Roberto Paladin, Simone Tommasini, Federica Bottega e Federico Gerhardinger affiancati da Paola Panontin e Riccardo Acciai.

 

 

 

«Abbiamo voluto fare una selezione coerente e credibile con la parte da interpretare. Trovare solo degli attori professionisti per fare promozione senza mai aver allungato il braccio non sarebbe stato lo stesso. Per questo abbiamo voluto coinvolgere i partecipanti del concorso “I volti del dono” che sono a tutti gli effetti donatori – prosegue la presidente Pradal – La linfa vitale dell’Avis è il ricambio generazionale, abbiamo sempre bisogno di nuove leve e dobbiamo “ringiovanirci” di continuo. Per farlo occorre saper parlare ai ragazzi e alle ragazze in modo semplice, diretto, convincente e coinvolgente».

 

 

Un impegno che l’Avis Provinciale di Treviso sta portando avanti da tempo.

 

Durante l’anno scolastico 2017/2018 l’invito avisino alla donazione è entrato in 38 scuole della provincia di Treviso coinvolgendo ben 3.513 studenti dai 6 ai 18 anni.

 

Un’attenzione che dà buoni frutti: la fascia di età più attiva nella donazione di sangue va infatti dai 25 ai 40 anni e tra le 4.000 nuove idoneità annuali c’è una buona rappresentanza di under 25.

 

 

 

«Il video “Insieme è più bello” è a tutti gli effetti uno strumento didattico che può essere proposto all’interno delle scuole ma è anche formulato come un concept di comunicazione emozionale accessibile ai giovani attraverso gli altri canali digitali presenti in Rete» sottolinea Manuel Gualandi, co-direttore creativo di CGA Art Agency che ha elaborato e realizzato lo spot.

 

 

La storia di “Insieme è più bello” sembra destinata a non finire qui. «Il progetto potrebbe avere un seguito – conclude Pradal – la sfida della solidarietà è sempre aperta e noi dobbiamo essere sul pezzo, e veicolare l’importanza della donazione di sangue restando al passo con i tempi».

 

 

“Il nuovo Piano socio-sanitario regionale. Nuovo ruolo dei sindaci e del Terzo settore”: è il titolo del convegno organizzato dal Centro studi amministrativi dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana giovedì 21 marzo a partire dalle 9 presso la sede delle Provincia di Treviso (via Cal di Breda 116, sala corsi Edificio 6).

 

 

Al saluto di Mariarosa Barazza,  presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, seguirà l’introduzione di Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità della Regione Veneto. Quindi interverrà Domenico Mantoan, direttore dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto.

 

 

I temi affrontati saranno: principi istitutivi del nuovo Piano Socio-Sanitario, analisi dell’impatto sui cittadini, analisi dei sistemi di supporto all’erogazione di prestazioni socio-assistenziali, aspetti dell’integrazione socio-sanitaria, ruolo e funzioni dei Comuni, ruolo del Terzo Settore.

 

 

L’iniziativa si colloca all’interno del programma di formazione e aggiornamento offerto dall’Associazione agli enti associati. L’ingresso è libero e gratuito. È richiesta la prenotazione su: comunitrevigiani.it

 

 

«Il futuro dell’assistenza sanitaria sta nel potenziamento della medicina di base associata, che sgravi le strutture ospedaliere dalle prestazioni non appropriate – afferma Mariarosa Barazza. Come Comuni chiediamo un impegno maggiore da parte della Regione Veneto a investire sul territorio, incentivando e sostenendo i progetti di medicina associata. Bene la decisione dell’Ulss 2 di ridisegnare le aree di competenza della medicina di base per coprire in modo più omogeneo il territorio: auspichiamo che vada realmente nella direzione di non penalizzare le aree periferiche e gli abitanti anziani di quelle zone».

 

 

Secondo l’Associazione Comuni il nuovo Piano socio-sanitario dovrà potenziare l’integrazione socio-sanitaria, fiore all’occhiello del nostro sistema di cura della persona e di prevenzione delle malattie.

 

 

«Una delle criticità che abbiamo rilevato nella riorganizzazione delle aziende sanitarie – conclude Barazza – è l’indebolimento della tenuta del sistema territoriale, che va invece potenziato».

La missiva è partita questa mattina e contiene le 10 richieste presentate a Governo e Parlamento, sottoscritte dai primi cittadini della Marca Trevigiana per l’autonomia finanziaria degli enti locali

Comuni al collasso, la piattaforma con le 10 richieste allo Stato dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, firmata e sottoscritta dai primi cittadini della nostra provincia, è stata inviata questa mattina (mercoledì 5 dicembre) al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, al Ministro degli Affari regionali Erika Stefani, al Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta Riccardo Fraccaro, ai sottosegretari Massimo Bitonci e Massimo Garavaglia, al Prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà, ai parlamentari trevigiani, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al Presidente della provincia di Treviso, Stefano Marcon.

 

I contenuti della piattaforma sono già stati divulgati e sono noti. I Comuni trevigiani chiedono:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”;

– la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

 

Ora la parola spetta al Governo e al Parlamento. Si sta discutendo la legge di bilancio e i sindaci trevigiani si aspettano provvedimenti concreti.

 

Nella lettera accompagnatoria, i Comuni della Marca Trevigiana chiedono «risposta affinché essi possano conservare un minimo di operatività dopo gli anni della cosiddetta “spending review”, il famigerato taglio della spesa a invarianza dei servizi, che si è rivelato un ossimoro amministrativo involontariamente comico nella sua pretesa e disastroso negli effetti: la riduzione dei diritti dei cittadini ad avere strade sicure, edifici scolastici a norma sismica, sostegno sociale negli anni della crisi e via elencando».

 

«Rifinanziare gli enti locali avrebbe due implicazioni positive – spiega la presidente Mariarosa Barazza -: investire in sicurezza su strade, ambiente e scuole, creare posti di lavoro reali e mettere le ditte che lavorano per il pubblico nelle condizioni di assumere. Ci aspettiamo che vengano accolte anche le altre richieste, tutte essenziali per la sopravvivenza dei nostri enti, in particolare la possibilità per i Comuni di assumere personale. Desideriamo vedere, a monte, un cambio di mentalità con il riconoscimento del ruolo dei Comuni nella nostra Repubblica. I Comuni pre-esistono allo Stato italiano: va maturata la consapevolezza in chi ci governa, tanto a Roma quanto a Venezia, che accogliendo le richieste dei comuni si danno risposte ai cittadini e che quindi il tema del ridare loro operatività va messo nelle priorità politiche del Paese».

 

«Nei sei anni che vanno dal 2011 al 2017, lo Stato con i tagli ai Comuni ha risparmiato soli 9 miliardi di euro, cioè una media di un miliardo e mezzo all’anno. Ne valeva la pena? – si chiede il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, referente del Gruppo Finanza Locale dell’Associazione -. È evidente che la riattivazione dei trasferimenti ai Comuni, meglio se alla luce della spesa standard rispetto a quella storica, come stabilito dalla non attuata legge 42/2009, non sconvolgerebbe l’impianto della finanziaria e, anzi, la migliorerebbe proprio nelle misure rivolte alla crescita sollecitate dall’Europa, poiché gli enti locali potrebbero tornare alla spesa d’investimento per strutture e infrastrutture, contribuendo così a rimettere in moto il comparto delle costruzioni, che è quello che maggiormente ha sofferto negli anni della stagnazione».

 

Cosa si aspettano i sindaci trevigiani da questo Governo?

«Si aspettano per prima cosa una grande sensibilità sul tema dell’autonomia in generale e comunale in particolare – risponde il sindaco di Codognè Roberto Bet -. I Comuni da anni subiscono provvedimenti economico-finanziari che vanno in direzione opposta a quella dell’autonomia. È stato fatto un primo passo con l’inserimento nella legge di bilancio dello sblocco delle tariffe e delle aliquote, ma è ancora un piccolo avanzamento rispetto alle modifiche necessarie per dare autonomia finanziaria ai Comuni: i soldi devono restare ai cittadini sul territorio in modo che ci sia maggior controllo sulle decisioni di spesa e maggiore responsabilità da parte di chi, come noi amministratori locali, ha l’onere delle decisioni di spesa».

 

«In questa fase di interlocuzione con l’Europa, il Governo deve capire che i Comuni sono quel livello istituzionale-amministrativo che può dare la spinta in avanti più forte al Paese per evitare che finisca in recessione e, al contrario, incentivare la crescita – ragiona Pieranna Zottarelli, sindaca di Roncade – . Le necessità dei Comuni sono a supporto delle imprese e quindi a favore della crescita. I soldi che noi chiediamo indietro sono già dei Comuni, perché è con i nostri soldi che alimentiamo il Fondo di Solidarietà. E sono risorse destinate a migliorare le infrastrutture, a cominciare da quelle stradali, e dunque a far ripartire gli investimenti, che sono crollati negli ultimi anni con conseguenze negative anche sulle imprese locali. Da questo Governo ci aspettiamo autonomia, che fa rima con solidarietà e responsabilità: responsabilità nello sviluppo, che dovrà essere sostenibile e sempre più “verde”; e solidarietà al nostro territorio, visti i danni derivanti dal mal tempo, e risposte concrete per i nostri giovani. Il Veneto è già proiettato in Europa e quindi bisogna che anche i Comuni veneti vengano ascoltati».

È arrivato il freddo e già appaiono le prime brine notturne. Questa notte le temperature sono scese improvvisamente, andando sotto zero in molte località della Marca.

 

Per la cronaca, Treviso ha registrato -1.6, Vazzola -2.8, Castelfranco -1.7, Volpago -1.2 e Mogliano -0.3.

 

Chi si lamentava per il caldo anormale in questa stagione ora è accontentato: fuori per tutti maglioni e cappotti.

In data odierna, il Comando provinciale Carabinieri di Treviso ha accolto in città 24 nuovi militari provenienti dagli istituti di formazione, incaricati di ripianare gli organici delle stazioni della Marca.

 

L’arrivo di queste nuove risorse consentirà un maggiore controllo del territorio ed è allo stesso tempo testimonianza dell’impegno profuso dell’Arma in tema di ordine e sicurezza pubblica, soprattutto alla luce delle recenti criticità causate dalle avverse condizioni meteo: una situazione in cui l’Arma non ha tardato a dimostrare immediata vicinanza alla popolazione colpita, attraverso le numerose operazioni di vigilanza e soccorso.

 

Ordinare direttamente a casa o in ufficio i piatti dei propri ristoranti preferiti ora si può anche a Mogliano e a Preganziol, grazie a Foodracers, la piattaforma online che permette agli utenti di scegliere tra tanti menù diversi e dove farsi recapitare i piatti a pranzo e a cena.

 

Sono già 8 i primi ristoranti dell’area moglianese dai quali, a partire da domani, mercoledì 10 ottobre 2018, si potrà ordinare tramite l’App scaricabile su smartphone o tablet e il sito.

 

Foodracers è una startup trevigiana, la prima 100% italiana di food delivery, già attiva in 29 città e che, dopo il capoluogo di provincia, Montebelluna, Castelfranco e Conegliano, ha scelto di puntare anche sul bacino di utenza dell’area di Mogliano e Preganziol.

 

Nelle grandi metropoli, i servizi di “delivery on demand” (di consegna a domicilio) sono sempre più diffusi. Foodracers, che ha lanciato il sito e la app a gennaio 2016 e vanta già 250.000 ordini consegnati in 29 città, ha scelto di portare il servizio in tutti i capoluoghi di provincia e nelle cittadine italiane, spesso trascurati, diventando così un punto di riferimento a livello territoriale, lanciando la sfida ai colossi internazionali del food delivery. In soli due anni, Foodracers è dunque diventata una realtà solida e strutturata. Mogliano Veneto è la quarta città della provincia trevigiana (dopo Treviso, Montebelluna, Castelfranco e Conegliano) scelta da Foodracers dove operare, vista la grande richiesta e la grande varietà di ristoratori interessati.

 

Da domani quindi, i cittadini di Mogliano Veneto e anche di Preganziol potranno ordinare direttamente a casa o in ufficio, scegliendo tra i menù dei locali che hanno già aderito a Foodracers. Dalla pizza al kebab, dalla cucina tipica ai burger e persino il gelato, è ampia la varietà tra cui scegliere.

 

Ecco l’elenco dei primi 8 locali convenzionati ai quali se ne aggiungeranno altri: SKK (kebab e cucina mediterranea), DivinuS (vini e cicchetti), Pinocchio (pizza), Non Solo Toast (piadine, burger e snack), Il Gelato Artigianale (gelato), Unico (cucina tipica e pizza), Sanshi (cucina orientale e sushi), Unico Take Away (cucina, pizza e snack).

 

Il funzionamento del servizio è semplice: una volta selezionata la zona di consegna sul sito o dall’App, si può scegliere dal menù online dei ristoranti serviti nei dintorni ed effettuare l’ordine, tramite smartphone, tablet o pc, che viene notificato istantaneamente ai Racers in quel momento disponibili. I “racers” sono persone che decidono di mettere a disposizione il proprio tempo libero per le consegne, senza vincoli di orario o reperibilità, nella piena logica della “sharing economy”.

 

 

La scelta di premiare le città italiane, anche quelle minori, sta dando risultati positivi, tanto è vero che grandi catene come Roadhouse Grill, Old Wild West o Grom hanno già stretto con Foodracers rapporti di collaborazione a livello nazionale.

 

Punto di forza di Foodracers rispetto ai competitor è il costo di consegna in base alla distanza che parte da un minimo di 2,50€ e viene trattenuto direttamente dal racer.

 

La startup trevigiana ha inoltre da poco chiuso un aumento di capitale di 600mila euro con l’ingresso di nuovi soci al 10%, portando quindi la valutazione della società a 6 milioni di euro a soli due anni dalla nascita. E ha da poco sottoscritto la “Carta dei diritti dei racers” assieme agli altri attori nazionali per le garanzie dei lavoratori da discutere con l’attuale Governo.

 

Le città su cui è già attivo Foodracers sono: Alessandria, Bassano del Grappa, Bergamo, Brescia, Cantù, Castelfranco, Cesena, Como, Conegliano, Cremona, Faenza, Forlì, Lucca, Mantova, Mestre, Montebelluna, Padova, Parma, Pavia, Piacenza, Pordenone, Ravenna, San Donà di Piave, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Vicenza. 

 

 

INFO

Per i ristoratori non ancora affiliati a Foodarcers, c’è una sezione apposita nel sito per chiedere di essere ricontattati e iniziare subito ad avere maggiore visibilità e a offrire ai propri clienti un nuovo servizio senza nessun costo fisso.

 

Per candidarsi invece come “racer” ed entrare in un network di nuova generazione iniziando a guadagnare per ogni consegna effettuata nel tempo libero, senza nessun turno richiesto, qui si possono trovare tutte le informazioni.

La CNA si unisce all’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana nell’appello ai parlamentari trevigiani a farsi carico delle istanze degli enti locali trevigiani

 

«La battaglia dei sindaci è sacrosanta: bloccando la capacità di spesa dei Comuni si blocca lo sviluppo locale. E chi getta sul lastrico i Comuni, getta sul lastrico le imprese. Le ripercussioni della stretta finanziaria agli enti locali trevigiani, hanno colpito pesantemente le imprese, e non da oggi».

 

Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso, si unisce ai primi cittadini della Marca nell’appello ai parlamentari eletti sul territorio a farsi carico delle 10 richieste per una migliore finanzia pubblica elaborate dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana.

 

«O riusciamo ad avere un ambiente competitivo, infrastrutturato e con servizi adeguati, oppure l’economia locale è destinata a correre seri rischi – continua il direttore della CNA -. I nostri Comuni devono poter tornare a investire in sicurezza idrogeologica del territorio, nella manutenzione del proprio patrimonio edilizio e dei beni collettivi, nella realizzazione di strade e altre opere pubbliche, nella riqualificazione delle periferie urbane. Bene fanno i sindaci a chiedere con forza allo Stato di rivedere tutti i meccanismi che negli ultimi anni hanno svuotato gli enti locali della loro autonomia decisionale e finanziaria e compresso all’inverosimile la loro capacità di spesa».

 

«La competitività delle nostre imprese è fortemente legata alla competitività del nostro sistema territoriale – conclude Giuliano Rosolen -. Non possiamo chiedere al privato lo sforzo grande di rimanere competitivo nel mercato globale a beneficio della nostra economia e del benessere generale, se chi deve fare la propria parte per concorrere a costruire un ambiente amico dell’impresa viene privato delle risorse per farlo».

Questa mattina a Treviso c’è stato l’incontro promosso dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana

 

Un cahier de doléance articolato in 10 corposi punti: è quanto hanno presentato stamattina i sindaci della Marca Trevigiana ai parlamentari eletti sul territorio. L’appello è perentorio: gli enti locali trevigiani sono al collasso, bisogna intervenire subito, già con l’imminente Legge di Bilancio.

 

L’iniziativa – ci tengono a precisare i primi cittadini di Marca – ha carattere “sindacale”, non è da leggersi come provocazione politica, tanto che è trasversalissimo il fronte dei sindaci che denunciano i reiterati abusi dello Stato sugli enti locali.

 

All’incontro si sono presentati gli onorevoli Raffaele Baratto, Sonia Fregolent e Angela Colmellere.

«Il confronto con i parlamentari del territorio è indispensabile perché si facciano carico delle criticità e delle problematiche dei Comuni e dei nostri cittadini – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Se vengono liberate le risorse dei nostri enti, riusciremo a migliore i servizi alle persone, fare più investimenti e creare più sviluppo locale. È una battaglia trasversale per restituire quell’autonomia ai Comuni che negli anni è stata fortemente limitata, per difendere il rispetto delle regole e richiamare lo Stato alla necessità di tale rispetto. Dispiace che di 9 parlamentari del nostro territorio, solo 3 fossero presenti all’incontro. Ci auguriamo che anche gli altri si facciano carico delle istanze presentate».

 

Si legge nel documento consegnato ai parlamentari: “L’opinione pubblica deve essere informata del fatto grave che la capacità di azione dei Comuni è ormai gravemente compromessa sia nella spesa di investimento per strutture e infrastrutture, sia nella spesa corrente per servizi (cultura, sociale, scuola, ecc.) a causa del taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali (eppure si trattava di modestissime restituzioni) e del patto di stabilità – oggi definito, in modo fuorviate, come “pareggio di bilancio”, poiché quando non si riesce a cambiare le cose, si mutano i nomi”.

 

Tra le richieste avanzate:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”; la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

A coordinare l’iniziativa, è stato il sindaco di Montebelluna Marzio Favero: «Bene fa Zaia a rivendicare alla Regione Veneto l’esercizio di tutte le competenze possibili e con la stessa forza si deve porre il problema dell’autonomia dei Comuni. L’art. 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001, rende i Comuni enti equi-ordinati e non subordinati allo Stato».

 

L’autonomia degli enti locali, ormai, è ridotta al lumicino.

«In cinque anni – elenca il sindaco di Montebelluna – i Comuni si sono visti azzerare i finanziamento statali, sottrarre gli introiti dell’Imu, bloccare  le assunzioni di personale, e hanno subito tutti meccanismi che conosciamo relativi all’avanzo di amministrazione che li hanno messi definitivamente in ginocchio. I Comuni sono enti di base che danno risposte ai cittadini: è drammatico che oggi non abbiamo le risorse per fare manutenzioni ordinarie alle infrastrutture, per mettere a norma antisismica gli istituti scolastici, per riqualificare gli impianti sportivi, per i servizi di base».

 

Favero incalza: «C’è un diritto all’autonomia sancito dalla Costituzione anche per gli enti locali, un tema eluso finora, che oggi va rimesso al centro del dibattito politico. Anche perché ormai i Comuni, dopo anni di sacrifici, sono arrivati al punto di rottura».

 

«La nostra piattaforma di rivendicazioni – ribadisce il primo cittadino di Montebelluna – non è da intendersi come una provocazione politica ma come un appello alla responsabilità perché i cittadini che pagano le imposte hanno il diritto di vedersi garantiti i servizi di base. È oggi inaccettabile che si chiedano sacrifici ancora agli enti locali: la loro parte l’hanno già fatta e hanno diritto a vedersi riconosciuta l’autonomia finanziaria indispensabile per garantire i servizi base ai cittadini».

 

Per Favero «il riconoscimento dell’autonomia locale è più importante del reddito di cittadinanza e di altri temi che occupano l’agenda del governo in questo momento, altrimenti vale il vecchio detto latino: “Nemo ad impossibilia tenetur”, nessuno è tenuto a fare cose impossibili, che vale come principio giuridico: se lo Stato non è in grado di riconoscere ai Comuni le risorse minime abbia almeno la decenza di sollevarci da responsabilità civili e penali.»

 

L’associazione Comuni ha colto l’occasione per chiedere ai parlamentari di assicurarsi che il procedimento di restituzione dei 24 milioni di euro ai 44 Comuni trevigiani, frutto del ricorso vinto al Consiglio di Stato,  si concluda in tempi rapidi.

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