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All’alba di oggi, i Carabinieri di Padova e la Guardia di Finanza di Venezia hanno iniziato una vasta operazione anti ‘ndrangheta. Sono ben 33 le ordinanze di custodia cautelare dovute alle indagini eseguite dalla procura distrettuale antimafia di Venezia nei confronti di appartenenti a un’organizzazione criminale.

 

I reati contestati sono molto gravi: vanno da associazione di stampo mafioso, a estorsione, violenza, usura, sequestro di persona, riciclaggio ed emissione di fatture false.

 

Il blitz coinvolge più regioni italiane. Nel Veneto sono in corso perquisizioni a Treviso, Vicenza, Padova, Belluno e Rovigo.

 

“Mentre attendiamo i particolari, che verranno resi noti più tardi, è già chiaro che siamo di fronte a una nuova importante operazione contro la criminalità organizzata nel Veneto. Una conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’efficienza della procura distrettuale antimafia di Venezia guidata da Bruno Cherchi e del coordinamento delle forze dell’ordine sul campo, che ci regalano questa belle notizie. La giornata comincia bene”.

 

A diro è il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, appresa la notizia della vasta operazione anti ‘ndrangheta condotta in Veneto.

 

“Che si tratti di criminalità organizzata o no – aggiunge Zaia – questi figuri devono capire che il Veneto è terra di onestà e di legalità, che non sopporta i delinquenti e che è supportata da Inquirenti e Forze dell’Ordine tenaci, preparati, duri quanto serve. Pane duro da masticare per il crimine, che lo sarà ogni giorno di più. Vale a dire tolleranza zero”.

“Come ho sempre e in svariate occasioni affermato, le infiltrazioni mafiose vanno uccise, annientate, azzerate!! Concetti che ho ribadito non più tardi di una settimana fa anche a un seminario organizzato dalla Prefettura di Venezia sugli impianti di trattamento rifiuti a cui ho partecipato in veste di relatore. Peccato che in tale circostanza non ci fosse il senatore Ferrazzi. Probabilmente ha perso una buona occasione per scoprire, tra le altre cose, ad esempio che gli incendi in Veneto dal 2014 al 2017 sono stati ventisette, numeri decisamente inferiori ad altre regioni del Nord Italia come Lombardia e Piemonte; senza ovviamente scomodare altre realtà come la Campania o il Lazio. I dati ufficiali inoltre evidenziano che negli ultimi venticinque anni su base provinciale il numero di incendi che hanno coinvolto sostanze classificate come rifiuti vede ai primi tre posti Napoli, Roma e Palermo, mentre la prima provincia del Nord è Torino al nono posto. Nessuna provincia veneta in posizioni rilevanti. Ma ciò non vuol dire che stiamo sottovalutando il problema. Anzi.”

 

Questa la replica secca e basata su numeri concreti con cui l’assessore regionale all’Ambiente e Protezione civile Gianpaolo Bottacin rimanda al mittente le “dichiarazioni con cui il senatore tenta strumentalmente di far passare il Veneto per quello che non è”.

 

“È vero invece – aggiunge – l’esatto contrario di quanto goffamente Ferrazzi vorrebbe far credere: la Regione Veneto garantisce il massimo supporto agli inquirenti nella lotta agli illeciti ambientali senza se e senza ma. Cosa che forse non è così  scontata da altre parti d’Italia. Pertanto non provi neppure per scherzo a farci passare per discoli o per quelli che sottovalutano il problema”.

 

“Non a caso da tempo abbiamo attivato una convenzione con i Carabinieri dei Nuclei Operativi Ecologici, a cui garantiamo massimo supporto e collaborazione, e successivamente ulteriori convenzioni con i Carabinieri Forestali e con i Vigili del Fuoco. Non solo: come Regione, proprio a seguito di queste positive collaborazioni per la lotta agli illeciti, abbiamo promosso un tavolo interistituzionale, che è stato avviato su mia iniziativa nel 2018 in materia di emergenze ambientali, a cui partecipano oltre a Carabinieri dei NOE e Vigili del Fuoco, Arpav, Università di Padova e Anci. Tavolo che, proprio in sede di audizioni della Commissione Ecoreati, è stato definito dal comandante del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco un modello virtuoso da esportare a livello nazionale… Forse Ferrazzi, pur facendo parte della Commissione, anche in quell’occasione come in altre era un po’ distratto”.

 

“Non posso poi non trovare davvero imbarazzante – puntualizza Bottacin – l’affermazione in cui il senatore  dubita del fatto che il sottoscritto non avrebbe capito che il Veneto e i Veneti si proteggono denunciando i crimini e i criminali, facendo emergere gli enormi danni al nostro territorio: è proprio ciò che infatti noi stiamo facendo a differenza di molte altre realtà. Basterebbe ricordare in tal senso che quando CNR-IRSA segnalò nel 2013 il caso della presenza dei PFAS in varie regioni, l’unica che individuò subito l’origine dell’inquinamento e fece la denuncia in Procura è stata proprio la Regione Veneto. Delle altre Regioni che, a quanto mi risulta, non hanno ancora fatto denuncia il senatore sa qualcosa? E’ interessato a sapere o, nel suo ruolo di commissario della Commissione Ecoreati, preferisce non sapere e non approfondire? Ha dimenticato tutta la corposa documentazione che noi, a differenza di altri, abbiamo mandato alla Procura per favorire le indagini?”

 

“Respingendo ogni insinuazione o ricostruzione non veritiera – conclude Bottacin – ribadisco pertanto che la Regione Veneto ha da sempre garantito, e continuerà a farlo, la massima collaborazione agli organi giudiziari e alle forze dell’ordine nella lotta agli illeciti ambientali e nell’individuazione dei colpevoli, tanto che nessuno, nemmeno il senatore Ferrazzi, credo possa pensare che il Veneto sia una Regione che sta dormendo su questo fronte. Con l’occasione, ringrazio invece nuovamente la Procura Antimafia e tutte le forze dell’ordine per le brillanti operazioni appena concluse”.

Ruzzante (Liberi e Uguali): «Metodi mafiosi in Veneto, Salvini intervenga»

 

«Solidarietà e vicinanza all’ex assessore di Cittadella Filippo De Rossi, dopo le minacce ricevute via posta che tirano in ballo anche i suoi affetti familiari. Una gravissima lettera intimidatoria, come ha detto il sindaco di Cittadella, da malavita organizzata: la sua preoccupazione è la nostra preoccupazione». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), che nella giornata di ieri ha presentato un’interrogazione regionale per chiedere al Presidente Zaia di intervenire presso il Ministero dell’Interno al fine di promuovere e stimolare le necessarie verifiche.

 

«Cosa sta succedendo in Veneto – si domanda Ruzzante – se a Cittadella si arriva a questo? Quello di De Rossi, purtroppo, non è un caso isolato: l’associazione “Avviso Pubblico” ha registrato 19 episodi di intimidazione e minaccia nei confronti degli amministratori locali veneti nel 2017, quasi il doppio dell’anno precedente». «Il ministro dell’Interno – conclude Ruzzante – invece di occuparsi sempre e solo dei migranti, si occupi della sicurezza nei nostri territori, lasci il mare alle leggi internazionali e si prenda cura della nostra terra. Mentre si tiene in ostaggio il dibattito pubblico paventando il rischio che donne e bambini in fuga dalla guerra e dalla miseria seminino il panico, un amministratore pubblico in uno dei luoghi più ricchi del Nordest si trova a denunciare ai Carabinieri una lettera anonima che prende di mira la sua bambina di neanche due anni e che ora dovrà convivere con il terrore quando verrà accompagnata al parco. Quando avremo un Ministro che si occupi delle vere sicurezze in questo Paese e nei nostri paesi?».

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in considerazione degli eventi promossi in diversi contesti per celebrare il 70° anniversario della Costituzione italiana, ha voluto evidenziare l’importanza della nostra Carta Costituzionale e i valori che ne costituiscono l’essenza, attraverso una serie di iniziative di carattere laboratoriale organizzate per la data odierna, nei locali dell’ISI Pertini di Lucca. Il titolo dell’evento, fortemente caldeggiato dal ds, prof.ssa Daniele Venturi, è: “Insieme per la Legalità. Incontro con Giovanni Impastato”.

 

Giovanni Impastato, fondatore di “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” e autore del libro Oltre i Cento Passi, dopo la morte del fratello ha intensificato il suo impegno civile, condotto con coraggio e con gravi rischi personali, nella sensibilizzazione e nel contrasto alla criminalità organizzata.

 

La mattinata è stata finalizzata all’approfondimento del fenomeno criminale sia attraverso gli elaborati realizzati dagli studenti (letture di poesia accompagnate da composizioni musicali; progettazioni grafico – digitali; creazioni di vignette estemporanee da offrire agli ospiti presenti) sia mediante il confronto tra i presenti e l’autore Giovanni Impastato.

 

Proiettati anche alcuni momenti particolarmente significativi tratti dal film “I Cento Passi” e dello spettacolo teatrale “Lirio Abbate e Pif ricordano Peppino Impastato”.

 

Alla manifestazione sono intervenuti via Skype l’on. Elisabetta Barbuto, Commissione Giustizia, e l’on. Piera Aiello, Commissione Antimafia; saranno presenti anche il sindaco di Lucca, prof. Alessandro Tambellini e alcuni referenti dell’ass. Libera.

 

 

Fonte immagine: www.scuolainforma.it

Oggi, 23 maggio, ricorre la Giornata della legalità, dedicata alla memoria di tutte le persone cadute vittime della mafia. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime un proprio pensiero in merito, proponendo di inserire tale ricorrenza in un programma di attività più ampio all’interno delle scuole.

 

 

Commemorare le stragi di mafia, come quella di Capaci o quella dei Georgofili, nell’ambito delle numerose iniziative scolastiche, che hanno luogo in tutto il Paese, è senz’altro lodevole, ma rischia di non raggiungere i risultati attesi, poiché, tali iniziative, vanno sempre inserite in ben più ampi progetti riguardanti la legalità.

 

La lotta a tutti i comportamenti deviati deve diventare un argomento di grande importanza all’interno delle scuole, qualcosa di imprescindibile nei programmi di studio dei giovani fin dalla tenera età per comprendere quanto sia importante la legalità e il rispetto delle regole. Certamente, la prima arma per combattere la mafia è non dimenticare, continuando a ripudiare l’illegalità in tutte le sue forme, da quelle più gravi a quelle più banali e semplici della vita quotidiana, come guidare senza le cinture o gettare rifiuti per terra. Il rispetto della legalità deve essere appreso con impegno e perseveranza. Dobbiamo renderci conto che parlare di legalità, partendo dal fenomeno mafioso, non è sempre una strategia corretta; ricordiamo infatti che la mafia è un fenomeno complesso che esige la conoscenza della storia di alcuni territori, ma anche di sofisticati meccanismi di corruzione dei sistemi economici e politici.

 

Il rischio concreto è che in queste giornate della memoria, si consegni agli studenti “un’antimafia retorica e parolaia”, come la definisce il Procuratore Roberto Scarpinato. Una narrazione tragica e, nello stesso tempo, semplice e pacificata, che si può riassumere nei seguenti termini: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono assassinati perché, con il loro lavoro di integerrimi magistrati, culminato con il maxiprocesso, erano il simbolo di uno Stato che aveva sferrato un colpo mortale a Cosa nostra, mandando in frantumi, il mito della sua invincibilità. I carnefici, i portatori del male di mafia, sono stati identificati e condannati. Hanno i volti noti di coloro che l’immaginario collettivo ha già elevato a icone assolute e totalizzanti della mafia: Totò Riina e Bernardo Provenzano. Una minoranza che rappresenta il male, all’interno di una società costituita da un’assoluta maggioranza di onesti. Il male, dunque, è fuori di noi.

 

La realtà invece, è ben diversa, infatti la linea di confine non è mai così netta, e a sporcarsi le mani sono stati i colletti bianchi, politici, magistrati, vertici dei servizi segreti, avvocati, medici, commercialisti. Chi ha vissuto queste tragiche vicende di persona ne esce spesso spaesato, non potendosi riconoscere in una simile narrazione degli eventi. Ma anche gli studenti ne traggono una memoria superficiale.
Ecco che allora, potrebbe essere più utile spiegare in modo più approfondito, le ragioni storiche della nascita delle organizzazioni criminali, la relazione tra povertà di un territorio, l’assenza delle istituzioni e la proliferazione delle mafie. Ricordare per esempio, il maxiprocesso come un monumento giuridico, cosa accadeva prima e cosa è accaduto dopo di esso. Si potrebbe riflettere sui cambiamenti delle organizzazioni criminali e sulla loro presenza capillare in tutto il territorio nazionale.

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene opportuno inserire la ricorrenza del 23 maggio in un programma di attività più ampio che consenta di:
– promuovere e rafforzare la consapevolezza che la legalità è il pilastro della convivenza civile
– mettere in sinergia le istituzioni, le associazioni, le agenzie educative del territorio in un percorso di convergenza verso la scuola
– proporre ai giovani delle figure di riferimento del passato e del mondo odierno.

– sviluppare nei giovani, il senso di responsabilità e delle conseguenze delle azioni scorrette come il progetto sperimentale “Aziende giuste”.
– conoscere la storia dei fatti drammatici che hanno interessato il nostro paese, e le conseguenze sul territorio, a livello economico, politico e sociale.

Il 23 maggio, giornata della memoria della strage di Capaci, avrà luogo una serata di riflessione al Liceo, con la testimonianza di Mariella Bagarella, direttamente da Corleone.

 

 

“La mafia esiste, e anche chi la combatte”. Lo hanno imparato gli studenti della 4° B del Liceo scientifico Berto di Mogliano che hanno studiato il fenomeno, i fatti, sono andati a Palermo in viaggio di istruzione per raccogliere testimonianze, incontrare associazioni  e pezzi della società civile che contro la mafia si battito e ora restituiscono a tutta la città il frutto del loro lavoro.

 

 

Lo faranno mercoledì, il 23 maggio, giornata impressa nella storia del nostro Paese perché quel giorno nel 1992 fu compiuta la strage di Capaci, che uccise Giuseppe Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

 

 

Lo faranno nel loro Liceo, a partire dalle 20.00, con l’inaugurazione, alla presenza del Sindaco Carola Arena, del “Giardino dei Giusti”, dedicando uno degli alberi alla memoria di tutti i giusti caduti vittime della mafia. I ragazzi poi (alle 20.30) metteranno in scena per i loro compagni del Liceo e per la cittadinanza un racconto delle loro esperienze attraverso la narrazione delle testimonianze ascoltate.

 

 

Il loro lavoro precederà un incontro (alle 21.30) con Marilena Bagarella che arriverà direttamente a Mogliano da Corleone, uno dei luoghi simbolo in negativo della mafia grazie a lei diventato luogo simbolo della lotta alla mafia. Nata e cresciuta a Corleone, formatrice e consulente nella progettazione di interventi educativi e sociali, presidente dell’Associazione Culturale “Il Germoglio”, si occupa soprattutto di educazione alla legalità e attivazione di reti tra enti no profit. Dal 2008 è responsabile didattica del Laboratorio della Legalità a Corleone, uno dei beni confiscati alla mafia.

 

 

“Quello dei ragazzi del Liceo Berto è un percorso di impegno civile di grande spessore e grazie alle loro testimonianze tutti noi moglianesi saremo in grado di capire un po’ di più cosa significa per la Sicilia la presenza della mafia. Un fenomeno che però non è circoscritto nella sola isola, ma che ha da tempo attivato la propria infiltrazione anche nel nostro tessuto economico e sociale. Quindi il loro lavoro non è solo importante ai fini didattici, ma può essere la scintilla per una presa di coscienza e un impegno in prima persona contro ogni attacco alla legalità”, commentano il sindaco Carola Arena e l’assessore alle Politiche educative Daniele Ceschin.

 

 

L’evento, che è patrocinato anche da Avviso Pubblico, si inserisce in un percorso di educazione alla legalità avviato dall’amministrazione comunale, assieme alla cerimonia in programma l’8 giugno sempre al Berto, in occasione della festa delle repubblica, durante la quale verrà donato ai ragazzi di quarta e quinta un testo di Calamandrei a corredo della costituzione che sarà per l’occasione spiegata dallo storico Borghi.

 

 

Per il prossimo anno scolastico è allo studio la realizzazione di un calendario civile, con una quindicina di eventi che coinvolgeranno le scuole di ogni ordine e grado per costruire un percorso di storia contemporanea col quale ricordare alcuni dei momenti fondamentali del nostro recente passato, e creare occasioni di riflessione sui valori fondamentali dell’agire umano, identificabili attraverso una serie di parole chiave: diritti, doveri, regole, responsabilità, differenze, identità, cittadinanza, partecipazione.

Venerdì 4 maggio alle ore 21.00 al Teatro Busan di Mogliano Veneto va in scena Borsellino, secondo spettacolo di Casi di cronaca, l’appendice della Stagione di Prosa 2017-2018 composta da una trilogia di spettacoli dedicati al teatro d’impegno civile che porta sul palco storie di attualità politica e fatti di cronaca.

 

Borsellino, prodotto da Teatro Bresci, è un testo scritto e interpretato da Giacomo Rossetto, vincitore del “Premio Grotte della Gurfa per il Teatro d’impegno civile” promosso dall’Assemblea Regionale Siciliana, incentrato sulla figura del giudice Paolo Borsellino, assassinato da Cosa Nostra assieme a cinque agenti della sua scorta, uno dei personaggi più importanti e prestigiosi nella lotta contro la mafia insieme al collega e amico Giovanni Falcone.

Sono passati 25 anni da quel maledetto 19 luglio, giorno della strage di via d’Amelio. Con lo spettacolo si vuole raccontare la vita del magistrato Borsellino attraverso la descrizione dell’uomo Paolo, un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che non accetta compromessi, un uomo dal forte rigore morale, un uomo semplice diventato eroe, il cui lavoro però non è ancora finito. Si parla di Palermo, dell’Italia, del maxiprocesso, del pool antimafia, degli omicidi, dei pentiti. Dopo la morte dell’amico fraterno e collega Giovanni Falcone, il coraggio è ciò che spinge, nonostante la paura, il giudice Paolo Borsellino a compiere fino in fondo il proprio dovere. Di magistrato e di uomo, perché pubblico e privato si contaminano sempre nella sua vita: i pensieri del giudice si rispecchiano in quelli dell’uomo e viceversa. È una storia di parole, fatti, speranze, delusioni, numeri. Numeri che raccontano i kg di tritolo. Numeri che raccontano i mafiosi condannati. Numeri che raccontano gli amici persi. Numeri che sono grandi o piccoli, ma sempre importanti. È una storia fatta di parole e suoni, musiche e canzoni. Per continuare a lottare.

 

L’appendice Casi di cronaca è stata voluta dal Teatro Busan come riconoscimento alla grande partecipazione e al calore con cui il pubblico di Mogliano ha accolto l’offerta teatrale dei venerdì sera, facendo registrare il tutto esaurito in molte occasioni. Dopo Borsellino, il 9 maggio – eccezionalmente di mercoledì – Giancarlo Previati, Francesco Wolf e Margherita Mannino portano sulla scena il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro con Dal buio un grido (Aldo Moro come Antigone).

BIGLIETTI:

€16,00 unico

ACQUISTO E PREVENDITE:

Biglietteria Cinema Teatro Busan

via Don Bosco 41, Mogliano Veneto (TV)

lunedì 9.30 – 12.30 e 17.00 – 19.00; giovedì e venerdì 17.00 – 19.00

e 30 minuti prima di ogni proiezione cinematografica

INFORMAZIONI:

+39 041 5905024 | +39 334 1658994 | [email protected]

Nella lunga lista dei nomi che vengono letti ogni 21 marzo dal 1996, ci sono due Paolo Borsellino, entrambi uccisi per mano della mafia nel 1992.
Quest’anno abbiamo scelto di raccontare la storia del Paolo Borsellino meno conosciuto, morto il 21 aprile, Giornata nazionale in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie.

 

Venerdì 13 aprile, alle ore 21, al Palazzo dei Trecento di Treviso, ascolteremo la testimonianza di Pasquale Borsellino, fratello di Paolo, che racconterà le vicende della sua famiglia nella propria lotta alla mafia e alla corruzione.

 

Nel corso della serata, Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, presenterà il proprio libro “Vent’anni di lotta alle mafie e alla corruzione in Italia”, che narra la sua esperienza ventennale di promozione della buona politica a fianco degli Amministratori locali.

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