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Una graditissima lettera quella arrivata in questi giorni in Cooperativa Sol.Co. firmata niente meno che da Papa Francesco che, nel ringraziare per gli auguri ricevuti a Natale e per il Suo compleanno, manda uno speciale saluto e benedizione ai ragazzi della cooperativa, alla Presidente e a tutto lo staff interno.

 

Un messaggio che ha emozionato i soci di Sol.Co., che hanno visto valorizzato il lavoro che quotidianamente svolgono all’interno della cooperativa trevigiana.

 

La Presidente Luciana Cremonese ha sottolineato come “l’attenzione particolare rivolta dal Santo Padre alla nostra cooperativa conferma ulteriormente l’impegno che ogni giorno mettiamo in campo per restituire dignità e autonomia a molte persone che giungono da noi ma, allo stesso tempo, testimonia l’importanza del lavoro svolto da realtà come la nostra e molte altre sul territorio.”

La cooperativa sociale Sol.Co. di Treviso dal 1992  si occupa di inserimento lavorativo di persone con disagio psichico, opera sul territorio con la sua attività di assemblaggio, blisteratura e imballaggio. Attualmente impegna circa 73 persone, tra cui soci lavoratori, soci in formazione lavoro e volontari; negli anni, sono state oltre 280 le persone inserite in percorsi di formazione lavoro.

 

Scrivo in un camerino di una domenica pomeriggio finalmente assolata. Per molti una domenica come tante altre, la solita domenica con il calcio in televisione e qualcosa da fare la sera per distrarsi e allontanare ancor di più i pensieri della routine quotidiana che ricomincia il lunedì. Ma non per noi. Noi, il popolo festivaliero che tra poche ore vedrà chiudere nuovamente le porte di casa. Quest’anno, poi, per me, è stato un momento ancora più significativo, perché si chiude un ciclo.

 

Un ciclo che ha visto in questi giorni smentire un ritornello che da troppi anni sento ripetere: in Italia non si possono fare festival (di livello europeo). Beh, ci abbiamo messo nove anni ma l’abbiamo completamente smentito. Camminare in un campeggio sold out con 350 persone arrivate dall’estero e da tutte le regioni italiane. Vedere decine di migliaia di persone per due giorni ballare, cantare, divertirsi, insomma vivere, anche se sotto la pioggia, è stata la più grossa gioia e soddisfazione, che dono a chi continuava a offendere dandoci dei folli.

 

Per la prima volta ho visto ciò che desideravamo, un vero festival in Italia! Un arcobaleno dipinto sul main stage, un cielo a tratti ostile, la gioia di decine di migliaia di persone, di tutte le età, con vite, esperienze e necessità diverse, ci hanno dato la consapevolezza che siamo davvero un festival europeo. E le immagini che meglio di tutte sintetizzano quello che voglio dire sono quelle che ho visto venerdì e sabato sera. La gente in coda sotto la pioggia. Davanti al main stage una folla internazionale, con persone giunte persino dall’Australia, e nessuno che si lamentava. Ecco: è la prova di maturità, la dimostrazione che dopo aver costruito il festival abbiamo anche educato gli Homies, il nostro popolo, a vivere il festival come si fa in Europa. In barba a pioggia, fango e freddo perché la voglia di stare insieme e divertirsi è più forte di una maglietta bagnata, perché la filosofia di gioire celebrando la vita ha vinto su quella del continuo lamentarsi per tutto con l’ignorante convinzione di parlare per tutti e soprattutto con la bieca arroganza di non accettare i cambiamenti.

 

E nel 2019 di cambiamenti ce ne saranno davvero tanti, al punto che abbiamo deciso di ingrandire ancor di più questa casa per ospitarli. Il prossimo anno l’Home aprirà le porte ben due volte a giugno nella sua “CASA NATALE” qui a Treviso e a luglio a Venezia.

 

Due case diverse, ma che avranno la stessa passione, gli stessi valori e forse anche gli stessi difetti, perché come dico sempre, siamo veri non perfetti, ma che doneranno entrambe emozioni ed esperienze, una più familiare e l’altra dai tratti più internazionali, ma entrambe parleranno di musica, cultura, società e delle eccellenze Italiane e regionali. Perché HOME è quello che ho visto in questi giorni.

 

Passeggiavo questi giorni sotto la pioggia e vedevo espressioni felici, persone che si baciavano, passeggini, skaters. Chi ballava, chi cantava, chi giocava, chi brindava, chi mangiava, chi lavorava sereno, in un’atmosfera rilassante. Tutto ciò è merito della professionalità di un gruppo di lavoro, che si è evoluto, diventato ormai una famiglia, che ha sposato, sopportato e supportato una visione, realizzando concretamente un’area in completa sicurezza, nonostante le due giornate di pioggia intensa, garantendo di continuo gli standard di sicurezza. Sfido qualsiasi altra manifestazione a fare lo stesso, qualsiasi leone di tastiera a cimentarsi solo con l’ideazione di tale progetto o di tale visione.

 

Per questo, voglio ringraziare la famiglia che ha costruito e realizzato questo cambiamento. Persone che hanno una vita ed una missione: essere gli eroi che stanno cambiando il modo di divertirsi in Italia, ognuno col suo ruolo, anche se spesso nessuno si accorge di loro. Eroi che hanno un nome, un cognome e un soprannome: tutti i ragazzi dell’ufficio, Andrea, Silvia, Elisa, Fabio, Luca Boso, Bonni, Giuliana Dal Pozzo, l’ing. Quinto (eroe vero come tutti i vigili del fuoco, vanto di una nazione). Il D- Team: Matteo Favaro, Matteo Sbeghen, Marco Tonno, Ale Svertex, Ciccio Borsato, Michele, Simone Ghiro, Pit Bull, Avo, James, Massimo Racehllo, Kabir, Cris, Fabio, Michelina. Senza dimenticare Stefano, Raffa, Zantedeschi, Simon, Silvia e Rudy, Jhonny e Bad Boccia, tutti i tecnici, i baristi, i volontari che hanno lavorato ore e ore bagnati fradici. Ma su tutti voglio ringraziare Califfo, che dall’ospedale pregava e combatteva con noi. E soprattutto le persone che hanno sfidato la pioggia per permettermi di dire oggi, con poca umiltà: ce l’abbiamo fatta, abbiamo cambiato una nazione e il modo di divertirsi di una nazione.

 

Come mi ha detto Joe degli Alt- j: “Capisci molto di un festival da come è organizzato il backstage. Arrivi qui e trovi catering di ogni tipo, un barbiere, un gelataio, un liutaio, un palco per le jam session e un vero letto. Ti senti just like home”

Di seguito pubblichiamo la lettera aperta di Federconsumo Veneto indirizzata al vice sindaco di Caerano San Marco (TV) sulla possibile apertura di una nuova realtà commerciale in loco

Caro vice Sindaco Botti,

 

Ci viene spontaneo scriverLe dopo il resoconto giornalistico di ieri (Gazzettino 25 agosto 2018), con il quale viene dato conto della apertura della nuova realtà commerciale (ennesimo esempio nel Veneto) a Caerano San Marco, naturalmente realizzato su area prima verde.

 

È evidente la preoccupazione diffusa, presso tanti operatori e presso Ascom, per l’ennesimo affronto al tessuto commerciale e “socio-economico” esistente. Lei, al contrario, affermerebbe che non c’è motivo di preoccupazione, perché se i negozi esistenti continuano a operare con qualità non perderanno clienti e il nuovo centro commerciale garantirà nuova occupazione.

 

Dalla nostra esperienza, purtroppo, la realtà è ben altra cosa.

 

I piccoli negozi, veri e propri presidi sociali in molte realtà, stanno progressivamente chiudendo in tanti posti, soprattutto nei paesi più piccoli determinando il “deserto” negli stessi, con nefaste conseguenze proprio sul piano sociale, contribuendo a far venire meno servizi essenziali per una piccola comunità.

 

Le grandi realtà commerciali rispondono a logiche che travolgono tutti e tutto. Orari di apertura smisurati nell’arco della giornata e per 365 giorni l’anno (follia per i piccoli negozi a gestione familiare…), pratiche commerciali aggressive, e via di questo passo.

 

Inoltre, il tipo di occupazione che le grandi realtà commerciali generano non è di grande qualità. Di che occupazione parliamo? Di che tipo di contratti, di quale durata? E, a fronte di questa nuova occupazione, quanta di storica viene meno, per chiusure e ridimensionamenti? E quando un negozio o una piccola cooperativa di consumo chiude quante persone, e nuclei familiari, rimangono a mani vuote.

 

Le parole attribuitele dalla stampa assomigliano alla litania giustificativa che sentiamo da anni da parte di amministratori comunali, che si lasciano “prendere la mano” e che forniscono sempre le stesse giustificazioni, ad esempio che le scelte di destinazione delle aree erano già fatte da precedenti amministrazioni.

 

Allora, ancora una volta chiediamo dopo tante parole: A quando una norma regionale che decide di far diventare realtà il “consumo territorio zero”? A quando un po’ di coraggio degli amministratori locali di guardare con occhi nuovi al futuro delle proprie comunità?

 

 

IL PRESIDENTE

di Confcooperative Federconsumo Veneto

Marcello Criveller

Di seguito pubblichiamo la lettera aperta delle Rsu in merito al cambio di gestione dei servizi di pulizia e sanificazione degli ospedali di Treviso e Oderzo e delle sedi dei distretti socio-sanitari.

 

“Siamo le lavoratrici coinvolte nel passaggio delle pulizie e della sanificazione degli ospedali di Treviso e Oderzo e dei distretti socio-sanitari della Ulss 2. Vogliamo puntualizzare che noi – senza nulla togliere alle colleghe che operano in altri ambiti lavorativi – non siamo delle semplici donne delle pulizie, ma operatori e tecnici addetti alle sanificazioni.
Sanificazione è una parola molto importante nell’ambiente in cui lavoriamo. Abbiamo acquisito la nostra professionalità attraverso corsi di formazione aziendali annuali. Lavorare in ambienti delicati come una sala operatoria, la terapia intensiva o il reparto di malattie infettive, dove si è a stretto contatto con degenti con patologie gravi e dove il processo di sanificazione è fondamentale per la salute dei pazienti, ma anche degli operatori, non può essere delegato a colleghe non formate specificamente per queste attività, essendoci dei protocolli e delle profilassi da rispettare e da seguire.
Il nostro operato non va sottovalutato, ma rispettato, perché noi abbiamo dei doveri nei confronti dei pazienti e, in generale, degli utenti che usufruiscono del servizio ospedaliero.
Per noi, lavorare con Copma o con Manutencoop non fa alcuna differenza: vorremmo solo essere tutelate e rispettate, come lavoratrici che hanno una dignità e una professionalità riconosciute. Siamo convinte che i 20 anni di esperienza nel settore abbiano un importante valore.
Per questo lunedì ci presenteremo come di consueto al lavoro per garantire il servizio e non tolleriamo che Manutencoop ci ricatti dicendoci che se non accettiamo di essere assunte alle sue condizioni ci sostituirà con altre sue dipendenti provenienti da realtà diverse”.

L’ex assessore al Sociale Lucia Tronchin manda al nostro gionale la lettera aperta che qui di seguito riportiamo:

 

Dopo il SERT anche il Distretto?

 

Questa è la domanda che mi pongo in qualità di ex assessore al sociale dopo la notizia che il Sert diMogliano Veneto che assiste oltre cento utenti (e relative famiglie) ha chiuso i battenti. Questo servizio era l’unico che affrontava la problematica droga (dopo la chiusura della Selene) e che ahimè coinvolge tanti giovani (e non solo!!) e le loro famiglie.

 

Fenomeno in continua crescita (come recentemente rilevato anche da Report) dove manca ormai qualsiasi politica di prevenzione e di conoscenza del fenomeno (basti pensare alle nuove sostanza che sembrano innocue) insieme ad altre problematiche come ludopatia anoressia e altro.

 

Ma oltre a questa preoccupazione che non viene assolutamente considerata dall’Amministrazione comunale l’ altra è quella che riguarda il futuro del distretto sanitario di Mogliano.

 

Sfumata l’ipotesi del trasferimento al GRIS non vorrei che l’inerzia dell’ Amministrazione comunale che si è manifestata nell’assoluto silenzio portasse a un trasferimento del Distretto da parte dell’ USL (in altre sedi) in nome dello taglio alla spesa togliendo così un servizio ai cittadini e un grave danno anche alle attività del Centro storico.

 

Lucia Tronchin ex Assessore welfare

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