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Il Comune di Casale sul Sile cerca n. 1 operatore volontario ai Servizi Sociali da avviare al Servizio Civile, nell’ambito del progetto “Movimenti”.

 

Il progetto avrà durata 12 mesi e chi parteciperà affiancherà il personale comunale occupandosi di servizi e attività sociali nelle seguenti aree di intervento:
Anziani, per implementare il monitoraggio degli anziani soli, il trasporto sociale e l’accompagnamento acquisti a loro dedicato, rafforzare il servizio di assistenza domiciliare in particolare nel trasporto pasti caldi a domicilio e il segretariato sociale;
Disabili, per implementare le attività delle associazioni locali impegnate in progettualità dedicare alla gestione del tempo libero, il trasporto sociale, il monitoraggio dei progetti personalizzati predisposti con il servizio disabilità dell’Ulss;
Minori, per implementare il monitoraggio dei nuclei fragili, il trasporto sociale, rafforzare i servizi dedicati allo studio assistito pomeridiano.

 

Hai tra i 18 e i 28 anni? Hai voglia di collaborare allo sviluppo della vita sociale? Non hai mai prestato servizio? Allora presenta domanda entro l’8 febbraio p.v., ore 14.00, usando lo SPID su piattaforma DOL e collegandoti online al seguente indirizzo: domandaonline.serviziocivile.it.

Ed eccoci arrivati alla ribellione. Iniziano i ristoratori, categoria che non ce la fa più a tirare avanti a causa dei Dpcm che ne hanno decretato di fatto la chiusura in tutta Italia.

 

Ben 50mila ristoratori hanno deciso di sfidare i divieti di Conte e di riaprire il prossimo 15 gennaio a pranzo e a cena.

 

Da calcoli fatti dalle associazioni di categoria, i ristoratori hanno perso ben 700 milioni di euro tra Natale e Capodanno. Possiamo quindi immaginare di quale portata e gravità siano state le perdite di denaro e di posti lavoro da inizio pandemia ad oggi.

 

Da qui la decisione di riaprire il 15 gennaio con servizio al tavolo sia a pranzo che a cena, sotto l’hashtag #ioapro, venendo meno alle regole e ai divieti imposti dai Dpcm.

Si tratta di una protesta pacifica durate la quale sarà rispettato l’obbligo delle mascherine e delle distanze imposte per evitare il contagio.

 

Tutto ha avuto inizio a Cagliari, dove la scorsa settimana i locali hanno aperto ripristinando il servizio al tavolo per i clienti che ordinavano vivande per l’asporto.

I clienti poi hanno postato le foto sui Social con gli hashtag #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna per far vedere che nel rispetto delle regole è inutile e dannosa la chiusura di ristoranti e pub.

 

Fonte: Leggilo.org

Sono under 35, lavorano nel mondo della comunicazione come liberi professionisti, hanno talento da vendere e fame di nuovi stimoli: è l’identikit dei tre protagonisti della seconda edizione di “AmalgaMenti”, il progetto di coworking gratuito ideato e promosso dall’agenzia di comunicazione integrata di Treviso Ideeuropee. Si chiamano Alessia, Remo e Alfio: determinati e brillanti, saranno loro ad occupare per un anno le postazioni allestite all’interno del Pastificio, da sempre luogo di contaminazioni.

 

Ideeuropee fa squadra con Assindustria e Ca’ Foscari

Da un’idea di Ideeuropee in collaborazione con i Giovani Imprenditori di Assindustria Venetocentro, Ca’ Foscari Alumni e Campus Treviso – Ca’ Foscari, “AmalgaMenti” ha sede infatti al Pastificio, la casa di Ideeuropee e di Subject 832, ambiente in cui si respira uno spirito da laboratorio artigianale di una volta, riletto però in chiave moderna.

 

«Quello della comunicazione – il commento di Piergiorgio Paladin, fondatore e guida di Ideeuropee nonché ideatore del Pastificio – è un mondo effervescente per antonomasia, che si alimenta di confronti. Dopo aver analizzato le candidature arrivate all’apertura del nuovo bando, tutte molto interessanti, abbiamo individuato in questi tre ragazzi in rampa di lancio i nostri nuovi compagni di avventura. Mi auguro che per questi talenti di rientro dalle metropoli “AmalgaMenti” rappresenti una “nuova casa” e un’opportunità di crescita».

 

La nuova squadra

«Perché “AmalgaMenti”? Dopo tanto girovagare, vista anche l’emergenza sanitaria in corso, ho pensato che sarebbe stato giusto fermarmi per un po’, senza però rinunciare al mio desiderio costante di vivere sempre nuove esperienze». Alessia ha 32 anni, è di Udine ma abita a Susegana. Freelance da tre anni, è PPC Specialist ovvero un’esperta di pubblicità in rete. Nel suo portfolio annovera collaborazioni con clienti da tutta Europa ma anche dagli Stati Uniti e dall’Australia, uno dei luoghi in cui ha vissuto. «Per svolgere il mio mestiere mi bastano un portatile e una buona connessione. L’ideale per una come me che ama viaggiare, meglio se in camper e in mezzo alla natura».

 

Non solo semplici interfacce: Remo, di Treviso, 32 anni, è specializzato in progettazione, disegno e sviluppo di siti internet pensati come contenitori di progetti multimediali. Aziende o studi professionali, ma anche terzo settore. Tra i lavori realizzati finora, ha firmato ad esempio anche il webdoc sull’esperienza di Emergency in Afghanistan intitolato “Storia di una pallottola”, realizzato in collaborazione con Studio Magoga. Una laurea in Comunicazione multimediale e Tecnologie dell’informazione a Udine, tiene corsi di formazione in web design all’università.

 

«A chi mi chiede in che cosa consista la mia attività, semplicemente rispondo: scrivo». Di professione Alfio riempie pagine bianche, ma la sintesi perfetta tra la trama delle sue giornate e la sua più grande aspirazione è tutta in questo verbo. Trevigiano con origini campane, 27 anni, dopo aver frequentato la Scuola Holden di Torino e la redazione web di Radio Deejay a Milano, intraprende la strada da ghostwriter. Biografie, racconti, favole, romanzi: plasma storie come fossero pezzi di legno grezzo, dando voce a protagonisti realmente esistiti o frutto della sua fantasia.

Chi non ha mai mentito nel proprio curriculum scagli la prima pietra. L’intera umanità potrebbe essere d’accordo che nessuno dice il vero su questo pezzo di carta. Specialmente da quando ha più valore che la conoscenza diretta di una persona.

 

Non poco tempo fa ho accompagnato un amico a visitare un’officina dove si fabbricavano mobili su richiesta per indagare se avevano bisogno di un altro lavoratore. Come siamo entrati, trattandosi di una società condotta a scala familiare, ci siamo incrociati subito con i datori di lavoro. Per una buona ora ci siamo intrattenuti in conversazione, incentrata soprattutto sull’esperienza lavorativa del mio amico e sulle sue capacità nel settore. Subito dopo essersi scambiati i contatti e una promessa di sentirsi al più presto, tale amico e la sottoscritta siamo rimasti scioccati dalla loro richiesta: sarebbero stati interessanti a ricevere il suo curriculum.

 

Come siamo usciti, il mio amico ha cancellato il contatto. La sua ragione è stata che leggere le stesse informazione su carta per loro fosse più importante che sentire le stesse dalle sue labbra, oltre che conoscere il suo carattere, o almeno fargli fare una prova, non era nemmeno interessato a collaborare per tale società. Quando si valutano dei curricula non si sta che scegliendo colui che sa raccontare meglio la propria esperienza passata o che la sa incorniciare in maniera più interessante di altri. Perché conoscere qualcuno di persona sembra avere meno peso? Siamo certo molto più complicati delle parolacce che usiamo per descriverci, dei cinque anni che abbiamo passato in un ufficio o di quella laurea in archeologia.

 

Un consiglio per chi assume? Una persona vale più di quelle quattro righe sulla pagina. Senza considerare che potrebbe aver mentito.

Una delegazione sindacale in rappresentanza dei lavoratori delle residenze per anziani, ha manifestato con bandiere e uno striscione davanti alla sede della Protezione Civile di Marghera, in concomitanza con la consueta conferenza stampa sulla situazione emergenza Covid del Presidente del Veneto Luca Zaia.

 

“Il 29 luglio 2020 si era sottoscritto un verbale che prevedeva impegni concreti – scrivono in un comunicato congiunto i sindacati di settore che pubblichiamo integralmente – ovvero avviare un confronto stabile con la regione per definire soluzioni ad alcune tematiche che concernono i lavoratori delle strutture per anziani.

 

In quel verbale si indicavano tre temi, tre filoni sui quali avviare tavoli di confronto: premialità Covid, organici e standard delle strutture per anziani. A distanza di oltre tre mesi segnaliamo che nessun tavolo tecnico, nessun momento di confronto è stato attivato.

 

Il 16 novembre, durante una videoconferenza tra Confederazioni e categorie di Cgil Cisl Uil e Regione, l’Assessore si era re-impegnata a convocare il confronto con le federazioni di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proprio per affrontare con urgenza uno dei temi sul quale la situazione sta implodendo nelle RSA: gli organici del personale con riferimento, in particolare, agli Infermieri ed agli Operatori Socio Sanitari. Non abbiamo, in questa fase, dimenticato la questione premialità e risorse economiche anche per i lavoratori delle RSA ma rimaniamo consapevoli, come eravamo a luglio, che servono interventi legislativi anche sul piano nazionale.

 

La priorità, oggi come a luglio, è costruire una proposta e delle soluzioni strutturate nell’emergenza anche per le RSA. E ribadiamo che le soluzioni, anche le più complesse, si trovano attraverso momenti di confronto che siano in grado di affiancare alla proposta “politica” gli strumenti “tecnici” per renderle possibili. Esattamente nello stesso modo con il quale si sono costruiti gli accordi sulle risorse per la sanità nel post “decreto cura Italia”.

 

Il fatto che non sia mai stato convocato nessun tavolo, nemmeno tecnico come da impegni di luglio, e che l’unico modo per provare a spendere le proprie proposte sia l’utilizzo di strumenti “non istituzionali” è irrazionale e contraddittorio con quel messaggio che viene reiterato di “fare squadra”. Le squadre sono fatte di Presidenti, staff, allenatori ma è chi sta in campo a produrre i risultati. E in campo ci vanno i lavoratori.

 

In tutta questa fase emergenziale, fin da febbraio, le parti sociali hanno mantenuto un profilo di grande responsabilità che dovevamo ai lavoratori. Quella responsabilità che dobbiamo ai lavoratori non è venuta meno ma richiede reciprocità. In assenza di reciprocità, di confronto vero e non solo con le parti datoriali, non si dica, poi, che gli irresponsabili siamo noi se i lavoratori ci chiedono di avviare la mobilitazione per veder rispettate le loro prerogative essenziali”.

 

Silvia Moscati

Insieme a Ca’ Foscari Challenge School, il Credito Cooperativo CMB di Treviso ha dato vita ad un progetto molto interessante per le imprese. Soprattutto in questo periodo difficile

 

Creare valore condiviso è una pratica che si sviluppa toccando le diverse fasi: passa attraverso la cura delle persone che hanno fatto e continuano a fare la storia di CentroMarca Banca, per il supporto alle comunità locali, per la promozione di stili di vita sostenibili tra i giovani e le loro famiglie giungendo al forte impegno verso le oltre 7000 imprese di Soci e Clienti.

 

E’ proprio a loro che si rivolge il progetto “Explora” nato dalla collaborazione, avviata già nel 2019, tra Ca’ Foscari Challenge School, Scuola di Alta Formazione Executive dell’Università Ca’ Foscari Venezia e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di TV e VE con la necessità di dare vita, in un momento di nuove dinamiche socio-economiche e culturali legate ai distanziamenti sociali, ad un luogo (fisico e non) di scambio per ripensare il futuro e ottenere risultati immediati in termini di business.

 

Explora è un contenitore di una serie di iniziative congiunte la cui progettazione è nata dall’ascolto preciso dei bisogni che rappresenta l’obiettivo formativo di Ca’ Foscari Challenge School: essere istituzioni dove condividere e crescere insieme nel proprio territorio.

 

Il Progetto prevede l’istituzione di una cabina di regia congiunta con la partecipazione del Direttore scientifico Ugo Rigoni e della Direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School Roberta Lesini, con l’obiettivo di guidare nuove progettualità per persone, imprese ed istituzioni.

 

“Le opportunità non si attendono, si creano per non trovarci impreparati ad un’evoluzione del sistema. – commenta il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini. – La partnership con Ca’ Foscari Challenge School trova sintonia nell’obiettivo comune di generare valore nella crescita della persona e della propria impresa e nell’accompagnarle a fronteggiare il cambiamento nelle dinamiche di evoluzione dei sistemi economici e del mondo del lavoro. Ringrazio quindi il Professor Ugo Rigoni, Direttore Scientifico dell’iniziativa, che ci ha guidato nell’ideazione di questo progetto conformato su esigenze reali con proposte innovative utili sia per i nostri Collaboratori che i Soci e Clienti di CMB” conclude il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini.

 

Soci e Clienti di CMB avranno l’opportunità, unica nel suo genere per un Credito Cooperativo, di potenziare il proprio business ed ottenere risultati immediati attraverso attività di alta formazione dedicate ai professionisti per ampliare competenze e capacità; approfondimenti in materia di finanza, economia globale e investimenti; incontri con esperti, eventi di networking, percorsi guidati per start-upping e redesign dei propri modelli di business.

 

Explora è un progetto di alta formazione, che rappresenta lo spirito e i valori fondanti di CentroMarca Banca. Saremo a fianco di Soci e Clienti per valorizzare il tessuto produttivo e l’imprenditorialità lasciando che le nostre reciproche esperienze siano a vantaggio di un hub di nuova concezione per favorire confronto, formazione e networking per le persone e per le imprese che sono il bene più prezioso al quale CMB guarda da oltre 120 anni”, ribadisce il Presidente di CMB Tiziano Cenedese.

 

Claudio Alessandrini (a sinistra) e Tiziano Cenedese (a destra)

 

Commento positivo anche dall’attuale Dean di Ca’ Foscari Challenge School Stefano Micelli, che vede nel progetto un rafforzamento della volontà di Ca’ Foscari Challenge School di trasferire conoscenze e competenze per il futuro, in un contesto di cambiamento.

 

Si parte con un ciclo di webinar gratuiti per Soci e Clienti di CMB. In un momento di grande difficoltà, l’alta formazione, in una modalità snella e facilmente fruibile (un’ora e mezza ciascuno) diventa strumento concreto per chiunque senta la necessità di ricevere supporto immediato, interpretare fenomeni globali di grande portata e trovare risposte/strumenti utili e semplici da attivare, per adattarsi subito a nuovi scenari.

 

Un modo concreto che mira a sviluppare talenti e risorse di persone e imprese e che ha come obiettivo la costruzione di network e relazioni professionali durature, promuovendo le istituzioni economiche e sociali che lo compongono per avere quindi un maggiore impatto sul territorio.

Ristorazione praticamente ferma e comunque con attività ridotta ai minimi storici. Il settore ittico, una delle filiere trainanti del Paese, è colpito duramente dall’emergenza sanitaria: la domanda è diminuita di oltre il 50 per cento e le flotte lavorano a scartamento ridotto.

 

Come segnala la FAO (Food and Agriculture Organization), in alcune parti del Mediterraneo e del Mar Nero oltre il 90 per cento dei piccoli pescherecci si è trovato costretto a smettere di lavorare.

 

Stringe i denti e si reinventa Alessandro Marcon, amministratore delegato della veneta Alemar e ideatore di Itty.Fish, “il pesce a domicilio come la pizza”.

 

Nel primo lockdown, grazie anche all’iniziativa a sostegno delle regioni più colpite, con consegne gratuite che hanno raggiunto addirittura la Valle d’Aosta, l’azienda ha registrato circa mille ordini online.

 

 

 

Fermare il pescatore significava portare in sofferenza una filiera intera – dice Marcon – di certo con la chiusura o comunque con l’attività ridotta di hotel e ristoranti, tra i nostri maggiori clienti, abbiamo avuto un bello scossone. Prima di tutto eravamo enormemente dispiaciuti per loro, sappiamo quanto sacrificio ci sia dietro queste attività, spesso a conduzione familiare, frutto di enormi sacrifici. Di conseguenza, però, anche il nostro settore ha subito quasi una battuta d’arresto”.

 

Così, come i ristoratori si sono reiventati con l’asporto e le consegne a domicilio, noi abbiamo pensato di consegnare il pesce a casa delle persone, esattamente come si fa con la pizza. È da lì, infatti, che mi si è accesa la lampadina. Il risultato è stato portare le vendite del pesce su altri canali. I nostri tre negozi di pescheria e gastronomia in Veneto a San Stino di Livenza, San Donà di Piave e Conegliano hanno continuato a lavorare bene, ma non era sufficiente. I dipendenti di Alemar hanno tutti famiglia, dovevamo pensare anche e soprattutto a loro. Così abbiamo ampliato la logistica interna con consegne a domicilio a circa 30 chilometri da casa per ogni negozio, e in tutta Italia con l’e-commerce”.

 

 

La riapertura, dopo il primo lockdown, ha portato a un periodo di stasi: “I clienti sono ritornati al ristorante ma poco dopo il 20 per cento ha ricominciato a ordinare. Attualmente abbiamo una media di 50 ordini settimanali”.

 

Conservati in atmosfera protetta, i cibi cotti preparati dagli chef di Itty.Fish possono durare in frigorifero dai 5 agli 8 giorni. Tutto è preparato al momento, in base all’ordine del cliente. Il fresco, invece, mantiene le sue proprietà organolettiche per quattro giorni in frigo, altrimenti si può mettere in congelatore.

 

Riceviamo molte richieste in questo senso – spiega Alessandro Marcon – quindi abbiamo attivato un servizio telefonico per dare risposte a tutti. Il nostro intento è offrire il prodotto di stagione e non fuori mercato, perché non ha lo stesso gusto e proprietà”.

 

 

 

Attualmente i 27 pescherecci della compagnia escono in mare quasi ogni giorno. Tutti i pescatori lavorano. Solo nel Nord Italia si parla di 120 persone, senza contare l’indotto. “Solo parte del personale del servizio ristorazione è in cassa integrazione, ma a rotazione, in modo da far lavorare tutti. E poi ci sono i pescatori delle cooperative che lavorano per noi, in Croazia piuttosto che in Sicilia, dove acquisto il gambero rosso, per esempio”.

 

Insomma, con Itty.Fish Alessandro Marcon è riuscito a far mantenere il proprio lavoro non solo ai pescatori veneti, ma anche a tutti quelli che, in Italia e non solo, escono in mare sicuri che Alemar acquisterà il loro pescato. “Ora più che mai è importante non solo fare rete – conclude Marcon – ma anche reinventarsi, mantenendo alti gli standard di qualità”.

Alle 12.45 circa i Vigili del fuoco sono intervenuti in via Mattei a Marcon per un incidente sul lavoro all’interno di una fonderia: è deceduto un uomo rimasto schiacciato da un manufatto di ferro.

All’arrivo sul posto delle squadre di soccorso dei pompieri, infatti, il medico del SUEM ha dovuto purtroppo dichiarare la morte dell’uomo.

Sul posto il personale dello Spisal e i Carabinieri.

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Riceviamo e pubblichiamo una segnalazione da parte di un nostro lettore, assunto presso il gruppo RBM a Borgo Verde di Preganziol, che esprime il proprio disagio in merito alla scarsa attenzione alla salute dei lavoratori dai vertici aziendali 

“La scorsa primavere le aziende (dopo ripetute pressioni sui giornali e attraverso i sindacati) hanno attivato a tutti lo smart-working, senza nessun problema tecnico o produttivo. Infatti anche durante il lock down Previnet e Previmedical non hanno mai chiuso ne messo nessuno in cassa integrazione.
Sebbene quindi lo smart-working sia ampiamente testato e comprovato, la dirigenza ha fatto tornare tutti a fine estate ed ora non concede più a nessuno la possibilità di lavorare da casa. Nemmeno ai conviventi con persone “fragili” (solo ai dipendenti “fragili” perché costrette dalla legge).
Purtroppo si stanno verificando diversi casi di COVID all’interno delle aziende, interi uffici sono stati messi in quarantena. Ma l’unica risposta da parte della dirigenza è stata quella di cercare di mantenere il segreto su questi episodi arrivando anche a minacciare i dipendenti perché dicano il falso ai colleghi sui motivi della loro assenza.
Il clima è sempre più degradante, e ne testimonia il fatto che nottetempo siano stati disegnati nel parcheggio vicino all’azienda numerosi (più di 100) peni sull’asfalto.
Mi chiedo come sia possibile una miopia così forte da parte della proprietà. nonostante le raccomandazioni del governo di attivare il più possibile la modalità di lavoro da casa e nonostante la reale e concreta possibilità di contagi all’interno dell’azienda.
Qui in Previnet/Previmedical l’aria si fa sempre più pesante consapevoli del fatto che costretti a recarci al lavoro mettiamo a rischio non solo le nostre vite, ma soprattutto le vite delle persone care più fragili che ci aspettano a casa.
Mi auguro che la mia segnalazione attiri l’attenzione della proprietà verso la salute dei propri dipendenti e delle loro famiglie e li sproni a portare l’azienda verso il futuro e non a tenerla ancorata a concezioni di lavoro ottocentesche”.

Quando si parla di professioni è risaputo che alcune competenze specifiche vengono apprezzate dalle aziende più di altre. Fra queste un posto speciale spetta alle lingue straniere che nella maggior parte dei casi rappresentano un elemento capace di fare la differenza sul curriculum, dando al candidato maggiori chance di assunzione. Secondo le statistiche, il 70% delle aziende italiane cerca dipendenti che parlino almeno una lingua straniera, ma hanno difficoltà a trovarli. Le lingue straniere, infatti, non si imparano dall’oggi al domani, ma serve intraprendere un certo tipo di percorso per poter padroneggiare alla perfezione uno o più idiomi. Si capisce, quindi, che chi parla più lingue, non solo ha più facilità a trovare lavoro, ma ha anche maggiori possibilità di avere una carriera ricca di soddisfazioni economiche e di successi personali.

 

Conoscere le lingue dà una marcia in più sul lavoro

Intanto è importante capire perché le lingue servono a livello lavorativo. Conoscere una lingua straniera apre senza dubbio un maggior numero di opportunità. Si parla infatti di una competenza che permette di distinguersi dagli altri dando una marcia in più a chi la possiede. Spesso conoscere una lingua specifica consente di scavalcare altri candidati validi ma sprovvisti di questa competenza. In secondo luogo, le competenze linguistiche diventano un plus fondamentale anche quando si è già stati assunti. Il datore di lavoro, ad esempio, potrebbe chiedere un intervento quando si tratta di comunicare con partner o clienti stranieri. In tale evenienza, il lavoratore avrà la possibilità di farsi notare dimostrando il suo valore per l’azienda. Infine, conoscere una lingua straniera amplia gli orizzonti e permette di cercare anche a un lavoro all’estero.

 

I modi per imparare le lingue in maniera professionale

Una cosa è studiare tanto per farlo, un’altra è decidere di acquisire una competenza in maniera professionale. In quest’ultimo caso servono determinazione, impegno e metodo se si vogliono ottenere dei risultati concreti. Online si trovano tanti consigli utili per riuscire nella missione, come ad esempio la pagina di Babbel “trasforma la tua carriera”, che sottolinea come il sapersi relazionare in diverse lingue non solo è utile a migliorare la propria posizione lavorativa, ma anche ai fini dell’arricchimento personale. Per rendere questa competenza ancora più solida, il suggerimento principale è di trascorrere alcuni mesi in un paese dove si parla la lingua prescelta. Si tratta di un passaggio fondamentale per poterla comprendere a fondo e potersi esercitare tutti i giorni con dei parlanti madrelingua. Anche la conoscenza della cultura alla base di una determinata lingua è fondamentale perché aiuta a capirla meglio e a saperla interpretare nella maniera corretta.

 

Gli idiomi più utili nel mondo del lavoro

Oggi è possibile contare su molte lingue potenzialmente decisive per la vita professionale, alcune delle quali sono piuttosto ovvie. L’inglese, ad esempio, è la lingua franca ed è in grado quindi di aprire tantissime porte nel mondo del lavoro, ma questo è un discorso che vale anche per altri idiomi, come nel caso dello spagnolo. Non potremmo poi non citare altri due punti saldi come il francese e soprattutto il tedesco, considerando che la Germania offre interessanti opportunità professionali e stipendi elevati. In un mondo sempre più interconnesso, poi, ci sono altri idiomi molto stimolanti e diffusi che conviene conoscere come il cinese mandarino, il russo e l’arabo, sebbene ovviamente si tratti di lingue molto più complesse da imparare. Ad ogni modo, con un po’ di pazienza e applicandosi, niente è impossibile: tutte le lingue possono essere studiate e apprese, ma molto dipende dagli stimoli e dagli obiettivi personali. In ambito lavorativo, e non solo, sicuramente i propri sforzi verranno ripagati.

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