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In Veneto centinaia di insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, in possesso di diploma magistrale ma non di laurea in Scienze primarie (richiesto ora ma non al tempo dell’assunzione), hanno perso il posto per titolo di studio, considerato non adeguati, dopo decine di anni di insegnamento e aver svolto incarichi di responsabilità. 

 

Interviene in loro difesa, ancora una volta, l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. “Amareggia e stupisce – afferma la titolare delle Politiche regionali per l’Istruzione – che questo governo si sia dimenticato dei propri insegnanti diplomati magistrali che non hanno nemmeno il sussidio di disoccupazione. Per loro nessun reddito di cittadinanza e, peggio, nessun riconoscimento del ruolo di educatori che dovrebbe essere prioritariamente tutelato proprio dallo Stato”.

 

“Maestre diplomate, ma senza laurea, sono state lasciate a casa nonostante le reiterate promesse di una soluzione politica. Sono state licenziate e sono quindi escluse dalle Graduatorie ad esaurimento. Non hanno nemmeno diritto alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione e restano in un limbo. Inoltre, beffa ulteriore, pur essendo state espulse dalla scuola, risultano ancora dipendenti per l’Inps e quindi il Tfr è a rischio”.

 

“Di fronte ad una vicenda paradossale come questa – conclude l’assessore –  sono sempre più convinta che l’autonomia sia una condizione necessaria, perché responsabilizzerebbe maggiormente la classe politica e determinerebbe scelte decisamente più giuste ed eque nei settori strategici della funzione pubblica, dove la scuola non può che rappresentare la priorità”. 

“Purtroppo dobbiamo riscontrare un altro episodio, questa volta verbale, di aggressione al personale del pronto soccorso di Mestre.
Il disagio e l’impotenza del personale in servizio presso questo reparto sono sotto gli occhi di tutti, solo la Direzione sanitaria sembra non accorgersene.
La scorsa settimana abbiamo tenuto un’assemblea con i lavoratori e sono emerse queste priorità: emergenza organici e organizzazione del lavoro, emergenza aggressioni e gestione dei flussi degli utenti. Siamo convocati lunedì prossimo, sarà l’occasione per iniziare il confronto su tutti questi temi assieme ai lavoratori”.
Queste le dichiarazioni di Cristina Bastianello, Segretaria Fp Cgil Venezia, su una nuova aggressione avvenuta mercoledì 31 luglio al pronto soccorso di Mestre.
A seguito dell’ennesimo episodio di questo tipo, è stata inviata all’Ulss 3 una lettera di richiesta incontro.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata sul’Albo pretorio dell’Azienda Zero l’attesa autorizzazione al funzionamento del Centro servizi per anziani di Cinto Caomaggiore (VE), che potrà accogliere 90 ospiti non autosufficienti di primo livello. La struttura verrà gestita da “Sereni Orizzonti”, leader in Italia nel settore della costruzione e gestione di residenze socio assistenziali.

 

Proprio in queste ore il gruppo friulano sta lavorando alla formazione della squadra di professionisti che verrà impiegata nella nuova struttura: direttore, personale amministrativo, medici geriatri, infermieri, fisioterapisti, operatori sociosanitari, assistenti sociali, psicologi, educatori, podologi, cuochi e personale ausiliario. I curricula possono essere inviati a [email protected] oppure compilando il form che si trova a questo indirizzo.

 

La struttura di Cinto Caomaggiore

Costruita in poco più di un anno, la struttura di Cinto Caomaggiore è un edificio di tre livelli dalla pianta allungata a forma di “ala di gabbiano”, circondato da un vasto spazio verde attrezzato (compreso un gazebo) con vialetti pavimentati percorribili a piedi o con carrozzine e deambulatori. I parenti in visita avranno a disposizione un ampio parcheggio interno.

 

Al piano terra si trovano tra l’altro la reception e gli uffici amministrativi, una palestra per la riabilitazione, due ambulatori medici, una sala per servizi alla persona (parrucchiere e podologo), una cucina, un soggiorno per la socializzazione e una sala per il culto. Sia al primo che al secondo piano vi sono invece una sala comune per le attività ricreative e due nuclei da 24 e 21 posti letto (per un totale di 20 camere doppie e 5 camere singole), dotati ciascuno di una propria sala mensa e di un controllo accessi per controllare i movimenti degli ospiti affetti da demenza senile.

 

Tutte le stanze sono ampie e luminose, arredate in modo confortevole e dotate ciascuna del proprio bagno per disabili nonché di letti motorizzati, serramenti con tapparelle domotiche, sistema di chiamata e sensori antincendio. A ogni piano si trova un bagno assistito con barella doccia o sedia doccia. I locali sono dotati di ventilazione meccanica controllata (VMC), che consente un ricambio di aria pulita e asciutta senza dover aprire le finestre ma recuperando dall’aria il calore che viene espulso. La climatizzazione è stata studiata per offrire agli ospiti il massimo del comfort e della sicurezza: quella invernale è assicurata da un impianto di riscaldamento a pavimento (e quindi priva di caloriferi) mentre quella estiva è realizzata con un innovativo sistema di convettori termici che rinfresca gli ambienti senza fastidiose correnti d’aria.

 

Come tutte le altre recenti costruzioni di “Sereni Orizzonti” nel resto d’Italia, anche questo edificio presenta caratteristiche all’avanguardia per quanto riguarda l’ecosostenibilità e il risparmio energetico. Realizzato in classe energetica A3, produce autonomamente circa 250.000 kWh di energia (pari al 60% del suo intero fabbisogno), con una riduzione complessiva dell’emissione in atmosfera di oltre 100.000 Kg all’anno di anidride carbonica. Un risultato notevole ottenuto grazie all’impianto fotovoltaico sul tetto, all’impianto solare termico per uso sanitario e riscaldamento, al recuperatore termodinamico del calore contenuto nell’aria espulsa e alla pompa di calore ad alta efficienza che in gran parte utilizza energia rinnovabile.

 

Altre sedi venete

Con l’apertura di questa nuova struttura il gruppo “Sereni Orizzonti” consolida ulteriormente la sua storica presenza in Veneto. Altre sue cinque RSA operano infatti da tempo nelle province di Venezia (a Marcon e a Torre di Mosto), di Treviso (a Follina) e di Padova (a Conselve e a Bovolenta).

Si è svolta ieri l’assemblea dei lavoratori del pronto soccorso di Mestre indetta da Cgil Fp e Uil Fpl di Venezia.

Gli impegni presi dalla Direzione per far fronte alla situazione di emergenza dovute alle aggressioni del personale non sono sufficienti ed equivalgono, per così dire, ad una pacca sulla spalla – dichiarano Cristina Bastianello Fp Cgil e Francesco Menegazzi Uil Fpl.

 

Lavoratrici e lavoratori sono stanchi di assistere all’inerzia della Direzione Sanitaria e alla Direzione del Servizio Professioni, ossia quelle che hanno il compito di organizzare e far lavorare bene i reparti degli ospedali.

 

Bisogna affrontare subito questo stato emergenziale che da tempo denunciamo  proseguono – le vittime delle aggressioni sono tante, e ci sono linee guida nazionali che parlano di come affrontare i rischi connessi alle violenza nei servizi sanitari. Inoltre ci sono eventi che sono che danno il sintomo della probabilità di un nuovo episodio violento. 

 

L’implementazione del servizio di vigilanza, seppur apprezzabile, non è sufficiente perché nella quasi totalità dei casi entra in azione quando il fatto è già avvenuto, per questo chiediamo un occhio di riguardo alle attività di prevenzione.

 

Gli operatori hanno il diritto di lavorare in sicurezza e gli utenti di personale sereno e disponibile, non stressato da fatiche e turni massacranti. L’ambiente, l’umanizzazione dei servizi deve essere la priorità dell’Azienda e questo è possibile con organici sufficienti e con una presa in carico delle criticità. 

 

Abbiamo avuto mandato dai lavoratori intervenuti in assemblea (medici, infermieri, operatori socio sanitari, amministrativi) – concludono – di procedere nei confronti dell’azienda per ottenere organici, miglior organizzazione del lavoro e soprattutto tolleranza zero contro la violenza e le aggressività verso il personale.

Tante le opportunità lavorative nel settore metallurgico, delle produzioni industriali e della logistica

 

Sono oltre 250 le opportunità di lavoro in Veneto offerte da Etjca – Agenzia per il Lavoro, attiva in Italia dal 1999 e oggi uno dei primi 10 player nel settore delle APL, fra contratti in somministrazione e inserimento diretto in azienda.

 

In Veneto la maggior parte delle categorie professionali ricercate da ETJCA sono nel metallurgico, delle produzioni industriali e della logistica. Nello specifico, si selezionano più di 60 figure tra montatori meccanici, assemblatori, addetti alla produzione, addetti alla pressa metalmeccanica, verniciatori, operation manager e assemblatori elettrici e oltre 30 professionisti nelle produzioni industriali come magazzinieri mulettisti, progettisti meccanici, manutentori, addetti all’assemblaggio, fresatori CNC, programmatori CAD. Inoltre sono molto richiesti anche autisti di autobus e autovetture, magazzinieri, impiegati di logistica e spedizioni e periti tecnici disegnatori/progettisti.

 

Solo nella provincia di Treviso si selezionano più di 100 figure soprattutto nell’ambito tecnico-industriale come periti o impiegati tecnici, addetti al magazzino spedizioni, addetti al reparto produttivo e operatori alla fresa CNC. Sono fortemente ricercati anche impiegati amministrativi, impiegati tecnici commerciali per l’estero, addetti back office, geometri, periti informatici, impiegati di produzione e impiegati tecnici disegnatori.

 

Tante le offerte di lavoro anche per chi è alla ricerca di una prima occupazione soprattutto nella città di Verona. Si offrono infatti stage come scaffalisti nella grande distribuzione, impiegati assicurativi per agenzia assicurativa, stagisti per ufficio amministrazione e a Vicenza un regulatory compliance specialist da inserire in contratto di stage ma con prospettive di inserimento in azienda.

 

Tutte le posizioni aperte sono consultabili sul sito di agenzia alla sezione “offerte di lavoro”.

Uffici sporchi, bagni non puliti da tre settimane, assenza di carta igienica e materiale sanitario in un terzo degli uffici postali delle province di Treviso e Belluno. L’allarme igienico-sanitario è lanciato dal Sindacato dei lavoratori di Poste Italiane della Cisl (Slp) e dalla Fisascat Cisl Belluno Treviso.

 

Da oltre 20 giorni, in circa 70 tra uffici postali aperti al pubblico e uffici di recapito dove operano i portalettere della Marca trevigiana e più di 40 della provincia di Belluno, non vengono effettuate le pulizie dalla ditta che ha in appalto il lavoro Nuova Idea Srl di Caltanissetta.

 

La Slp ha sollecitato più volte Poste Italiane a intervenire per porre fine a una situazione di degrado che sta creando forte disagio e che sta mettendo a repentaglio la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il Sindacato dei Postali chiede che vengano ripristinate e garantite le condizioni igienico sanitarie minime nell’ambiente di lavoro. In caso contrario, si riserva la possibilità di avviare ulteriori azioni, come la sospensione del servizio.

 

Alla base del problema, spiegano i sindacalisti della Fisascat Cisl, c’è la condizione di lavoro delle dipendenti della ditta che ha in appalto il servizio di pulizia degli uffici. “Non ricevono lo stipendio da maggio – spiega Daniela Zuliani della Fisascat Cisl Belluno Treviso – e non hanno più neppure i soldi per la benzina necessaria per raggiungere gli uffici postali con l’auto. Allo stesso tempo, l’azienda stessa non rifornisce più il materiale per effettuare le pulizie”.

 

Le lavoratrici – 46 nel trevigiano e 30 nel bellunese – attendono gli stipendi di maggio e giugno e anche il Tfr dall’azienda, sempre dello stesso Consorzio, che ha passato l’appalto alla Nuova Idea. Il problema di base sono questi appalti che vengono assegnati al massimo ribasso a cooperative ed aziende di dubbia provenienza e serietà.

 

La Fisascat ha segnalato più volte il problema a tutti gli organi competenti: Ispettorato territoriale del lavoro di Treviso, commissione Pari opportunità della Provincia, Prefetto e Regione.

 

Questa mattina, gli ispettori della Itl di Treviso hanno effettuato per la seconda volta un controllo negli uffici postali per verificarne le condizioni. La Regione Veneto ha convocato per il 29 luglio le organizzazioni Fisascat, Filcams e Uiltucs, Poste Italiane e Idea Servizi per affrontare la questione.

Arriva una boccata d’ossigeno per i veneti che percepiscono una pensione molto bassa, fino a due volte il trattamento minimo pari a 1.026 euro/mese lordi. Il 1° luglio verrà infatti erogata la quattordicesima: una mensilità aggiuntiva che andrà a beneficiare circa 230mila veneti (parametro ricavato dal casellario Inps 2017). «Ricevere la quattordicesima è sempre un momento molto importante per i pensionati con un assegno basso – commenta Vanna Giantin, segretaria generale Fnp Cisl Veneto -, ma noi continueremo a chiedere in tutte le sedi opportune che la platea dei beneficiari sia allargata».

Condizioni

Dal 2017 la quattordicesima è erogata ai pensionati con un reddito fino 2 volte il trattamento minimo (prima era fino a 1,5 volte). Il TM per il 2019 è 513 euro, quindi 2TM corrisponde a un reddito annuo di 13.338 euro. Ai fini della quattordicesima bisogna aver compiuto 64 anni. Inoltre è considerato il reddito delle sole pensioni da lavoro, le cosiddette IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti), non quelle di indennità o assistenziali: per questo non tutti i pensionati con reddito basso percepiscono la quattordicesima. Chi ha già 64 anni compiuti nel primo semestre 2019 vedrà la quattordicesima accreditata il 1° luglio, chi li compie nel secondo semestre la vedrà il 1° dicembre.

Contributo

Il quanto viene erogato dipende dal reddito, dagli anni di contribuzione e da si è stati lavoratori dipendenti o autonomi: si va comunque da un minimo di 336 euro a un massimo di 655. Da considerare che secondo l’Inps il pensionato che ha versato anche un solo mese di contributi come lavoratore autonomo, e magari tutto il resto della vita come dipendente, ai fini del calcolo della quattordicesima è considerato un autonomo.

 

La quattordicesima è erogata automaticamente dall’Inps. Tuttavia per mantenere il beneficio è obbligatorio presentare annualmente nei tempi (quest’anno la scadenza era il 30 aprile) il modello RED, cioè la dichiarazione di prestazioni previdenziali e assistenziali integrative collegate al reddito (proprio come la quattordicesima). Il problema per molti pensionati è che l’Inps dal 2010 non manda più l’avviso cartaceo e la procedura per il RED è solo telematica: ogni anno in molti se lo dimenticano e rischiano di perdere questo diritto. Se un pensionato si ritrova senza quattordicesima può provvedere al recupero rivolgendosi a un patronato, come l’Inas della Cisl, che attiverà la procedura di “ricostituzione della pensione”. Il numero verde per trovare la sede Inas più vicina è 800 249 307.

L’assessore regionale Elena Donazzan, assistita dall’unità regionale di crisi e dalla Direzione Lavoro della Regione Veneto, ha incontrato nella sede del Palazzo Grandi Stazioni i vertici aziendali di Stefanel e le organizzazioni sindacali del comparto tessile e moda e del commercio.

 

L’incontro era stato convocato per fornire un aggiornamento alle parti sulla situazione aziendale del gruppo della moda, che occupa 253 dipendenti tra la ‘casa-madre’ di Ponte di Piave (circa 80 dipendenti) e la rete retail nel territorio, in considerazione dell’appuntamento del prossimo 2 luglio, quando nel Tribunale di Venezia verrà discussa la richiesta di ammissione all’amministrazione straordinaria presentata dall’azienda lo scorso 12 giugno.

 

L’azienda ha ribadito che l’istanza è stata presentata  con l’obiettivo di perseguire la conservazione e il risanamento dell’impresa. E ha confermato di ritenere fondamentale il mantenimento della continuità aziendale e che, a tal fine, favorirà il puntuale pagamento dei corrispettivi per le prestazioni effettuate dai dipendenti.

 

L’azienda ha altresì confermato che, nelle interlocuzioni con il Tribunale competente e con il Ministero dello sviluppo economico, farà quanto in proprio potere affinché i Commissari Straordinari che saranno auspicabilmente nominati all’esito della prima fase della procedura di amministrazione straordinaria, rinnovino la cassa integrazione straordinaria attualmente in essere, così come gli accordi già sottoscritti con le organizzazioni sindacali e le rappresentanze dei lavoratori, con particolare riferimento al “piano sociale” del 18 febbraio scorso.

 

Le parti sindacali, dal canto loro, preso atto di quanto dichiarato dall’azienda, hanno auspicato che possa essere intrapresa ogni iniziativa utile per il rilancio aziendale di Stefanel.  

 

La Regione Veneto, in raccordo anche con il Mise e con le parti,  ha assicurato che continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione aziendale.

“Vi aspettiamo domani quando verrete a fare la spesa, abbiamo bisogno della vostra conferma sul fatto che abbiamo lavorato bene”. È l’espressione conclusiva dell’intervento di Cesare Bovolato, presidente di Cadoro, nel suo intervento di apertura della cerimonia di inaugurazione che si è svolta ieri, a Mogliano Veneto, del nuovo superstore della sua catena, ora a quota 24 punti vendita. Un taglio di nastro, soprattutto, che ha aperto uno spazio urbano rigenerato e che più di ogni altra possibile soluzione rappresenta un grande esempio di collaborazione fra imprenditoria privata e amministrazione pubblica. Iconica la grande “chiave rigenerata” consegnata dalla famiglia Bovolato al Sindaco Bortolato, con la quale aprire idealmente il parco alla comunità moglianese “che sarà per sempre vostro” come ha sottolineato il presidente Cadoro rivolgendosi ai cittadini.

 

 

 

Si tratta di un nuovo punto vendita che si inserisce nell’area nota come “ex Macevi”, spazio fino a pochi mesi fa degradato e al centro di molte discussioni su varie ipotesi di riqualificazione e che oggi è un ambiente di 41.300 metri quadrati restituito alla città ed alla fruizione dei residenti. Il supermercato ha una superficie di vendita di 2.500 metri quadrati ed è dotato di 400 posti auto, soltanto per la metà riservati ai clienti, contornati da marciapiedi e piste ciclabili immerse nel verde grazie anche alla messa a dimora di 150 piante autoctone ad alto fusto fra cui olmi, carpini, betulle e querce.

 

 

Questo tramite l’impegno di professionisti di tutti i tipi, ha ricordato Bovolato, come ingegneri, architetti e paesaggisti che hanno lavorato su un disegno nato da un concorso di idee. Una “avventura intellettuale”, l’ha definita Bruno Barel, avvocato e professore trevigiano da molti anni concentrato sui temi della riqualificazione di paesaggi alterati da un’urbanizzazione sbagliata o superata, attraverso la quale un’area acquistata all’asta da un precedente fallimento è diventata un “paesaggio urbano di architettura contemporanea. Non, cioè, uno spazio che ospita uno scatolone dentro il quale c’è un supermercato. Il Veneto ha una parola d’ordine, quella della rigenerazione urbana – ha detto Barel – e qui la si è interpretata in modo concreto, al punto che l’intervento inaugurato oggi va considerato un modello per tutta la regione”.

 

 

Tema ripreso anche dall’assessore regionale veneto all’Urbanistica, Cristiano Corazzari. “Fino a pochi anni fa avevamo un modello di sviluppo su base speculativa fondato su previsioni di continuo aumento demografico – ha ricordato – ma così non è stato. Ora il Veneto ha una popolazione con esigenze e fragilità diverse e se vogliamo che questa continui ad essere una regione all’avanguardia occorre tenerne conto ed essere capaci di reinventarsi avendo come base altri schemi di crescita”.

 

 

Il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, da parte sua ha detto di ritenere non sia un caso se grandi catene estere della distribuzione organizzata ora stanno ripiegando, probabilmente non riuscendo ad interpretare il “legame fra territorio e famiglia, fondamentale per imprese e per la nostra gente. Con il Cadoro di Mogliano – ha evidenziato – non si porta la gente fuori dal paese ma si compie un investimento in un centro storico dimostrando di credere in quella socialità che nei poli commerciali non può realizzarsi”.

 

 

La questione di un dialogo possibile fra il commmercio storico moglianese e la nuova area è stata, infine, un tratto centrale nel saluto del nuovo sindaco, Davide Bortolato. “Il commercio tutto deve fare alleanza, e questo investimento di una famiglia moglianese a Mogliano – ha concluso – permette di risolvere, con la sua valenza di rigenerazione, uno dei diversi buchi neri che questa città deve superare”.

Al termine della cerimonia, conclusa con la piantumazione di una quercia, simbolo di longevità, e l’innaffiatura della stessa con l’acqua, simbolo per eccellenza della vita, si è proceduto al taglio della torta e al bridisi di rito con le immancabili bollicine di Prosecco.

 

 

All’apertura delle porte, la ressa per entrare a scoprire anche l’interno del nuovo punto vendita che annunciava importanti novità, non disattese. Tra queste sicuramente la presenza di sei cuochi per la gastronomia, il ‘sushi alla veneta’ pesce crudo marinato aromatizzato con agrumi e spezie, l’avvio di una filiera cerficata di pane bio per il panificio interno e la pasticceria con la possibilita di ordinare torte personalizzate.

Accordo della Cisl con Rbm e Previsalute per garantire cure e assistenza

 

Sottoscritto dopo una lunga trattativa con una delle più grandi compagnie specializzate nell’assicurazione sanitaria un accordo che garantisce a pensionati e lavoratori in partita Iva una fetta di welfare a costi accessibili per i redditi medio-bassi. Primo sindacato in Italia, la Cisl Belluno Treviso ha siglato un piano sanitario con RBM e Previsalute per permettere una copertura sanitaria integrativa a 360 gradi e a tariffe agevolate ai pensionati, con particolare riferimento all’assistenza in caso di non autosufficienza, e ad alcuni fra i lavoratori meno tutelati del mercato, ossia i freelance e le piccole Partite Iva. Gli iscritti della Cisl potranno finalmente accedere a costi accessibili ad una assicurazione sanitaria che offrirà loro una integrazione reale ai livelli di assistenza garantiti dal sistema sanitario regionale, proprio come avviene normalmente per i lavoratori dipendenti attraverso i loro contratti collettivi.

 

“La soddisfazione è enorme – afferma Cinzia Bonan, segretario generale della Cisl Belluno Treviso – perché abbiamo contrattato un accordo innovativo che dà una risposta concreta alla domanda crescente di welfare nella popolazione anziana e in quella più giovane. Per i pensionati da un lato ci sono i lavoratori che, andando in pensione, perdono i benefici contrattuali garantiti dai contratti collettivi di lavoro, dall’altro i pensionati che hanno la necessità di avere maggiori tutele per l’accesso a visite specialistiche e soprattutto una protezione in caso di non-autosufficienza con una indennità specifica per la Long Term Care, mentre per i giovani lavoratori autonomi abbiamo pensato ad un modello come nei fondi sanitari dei lavoratori subordinati a costi assolutamente accessibili per i nostri associati”.

 

Grazie all’ampio numero di assistiti e alla natura no profit del Fondo PreviSalute, il ramo di RBM che eroga i Piani sanitari, la contribuzione presenta tariffe agevolate per i soci Cisl, a partire dai 200 euro all’anno per i lavoratori autonomi e da 100 euro per i pensionati, ed è detraibile fiscalmente fino a 1.300 euro. Si può pagare mensilmente senza interessi, non è prevista alcuna selezione all’ingresso e il fondo garantisce copertura per interventi chirurgici, degenze, terapie, visite specialistiche, ticket, prestazioni odontoiatriche, esami per la prevenzione e invalidità. In particolare, per i pensionati offre un supporto importante in caso di non autosufficienza e – caso unico in Italia – garantisce la copertura assicurativa fino agli 85 anni di età.

 

I piani sanitari integrativi, oltre a comprendere la copertura di patologie rare, puntano anche a garantire un sostengo effettivo alla spesa sanitaria individuale per la cura e la prevenzione. Integrando la rete di strutture sanitarie pubbliche, Rbm Assicurazione Salute mette infatti a disposizione dei lavoratori autonomi e dei pensionati iscritti alla Cisl Belluno Treviso un network qualificato di operatori pubblici e privati presenti in maniera capillare nelle province di Treviso e Belluno. In provincia di Treviso sono 151 le strutture convenzionate fra case di cura, centri medici, diagnostici, di riabilitazione e studi odontoiatrici, per un totale di 536 medici.

 

“Le esigenze della terza età aumentano – commenta Rino Dal Ben, segretario generale della Cisl Fnp Belluno Treviso -, si vive sempre di più ma crescono le cronicità e i bisogni assistenziali di anziani sempre più soli ad affrontare queste problematiche, e dalla Regione Veneto tardano ad arrivare risposte concrete sulla non-autosufficienza, a partire dall’assegnazione di ulteriori quote per i posti letto nelle case di riposo. L’indennità prevista dal Piano Sanitario integrativo in favore degli assicurati con riconosciuta non autosufficienza potrà dare un sostegno fondamentale per il pagamento della retta della casa di riposo o dell’assistenza”.

 

“L’obiettivo – aggiunge Mario Piovesan, componente dello staff tecnico della Cisl Fnp Belluno Treviso – è stato quello di rafforzare il welfare privato per non far venire meno la qualità della vita. Non bisogna dimenticare che quando il lavoratore va in pensione perde completamente la copertura offerta dai fondi contrattuali”.

 

“Con questo accordo la Cisl permette ai freelance di accedere per 50 centesimi al giorno ad una copertura sanitaria integrativa che altrimenti dovrebbero pagare a caro prezzo – sottolinea Hristo Todorov, responsabile di Cisl Partita Iva -. I lavoratori in Partita Iva, più di 45mila nella Marca, sono in costante aumento nelle due province. Nel primo trimestre di quest’anno sono state aperte il 20% in più di partite Iva rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Dai 190 lavoratori autonomi che seguiamo a Treviso abbiamo già avuto dei riscontri positivi”.

 

“Il progetto – dichiara l’amministratore delegato e direttore generale di Rbm assicurazione salute Marco Vecchietti – è innovativo sia per le coperture assicurative proposte che a livello sociale. È significativo che si sia sviluppato in una regione con un alto livello di assistenza sanitaria, a conferma che la spesa sanitaria privata va a completare alcuni bisogni più personalizzati di cure e di tutela soprattutto in caso di non autosufficienza”.

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