Home / Posts Tagged "lavoro"

Il Responsabile del Servizio per la Pastorale sociale del lavoro della Diocesi di Milano, Don Walter Magnoni, ha rilasciato un’intervista al nostro quotidiano online sul tema diritti dei lavoratori

 

 

In seguito allo sciopero di 24 ore che lunedì mattina ha visto coinvolti tutti i dipendenti Amazon, abbiamo chiesto a Don Walter Magnoni una riflessione su come sono cambiati nel tempo i diritti del lavoro, quando il lavoro stesso oggi ci impone ritmi frenetici e altamente concorrenziali.

 

 

 

 

Dopo il successo del corso gratuito “EMPOWERMENT – SVILUPPARE NUOVE ABILITÀ E COMPETENZE”, completamente finanziato e riconosciuto dalla Regione Veneto, è in arrivo una seconda edizione con partenza lunedì 8 marzo.

 

Nuovamente rivolto a donne disoccupate, residenti e domiciliate in Veneto, il corso si propone di favorire la ricerca di un lavoro attraverso un percorso di crescita basato sull’incremento dell’autostima, della resilienza e della consapevolezza.

Per generare il cambiamento si utilizzeranno pratiche di mindfulness e lo sketchnote.

 

Per motivi legati all’emergenza sanitaria, la modalità del corso sarà telematica.

Per info: +39 389 074 7861 (IFOA – centro di formazione accreditato)

L’azienda trevigiana ITA, specializzata nella distribuzione di prodotti per tabaccai e cartolerie, nell’anno del Covid ha puntato forte sulla formazione dei suoi dipendenti. Nel 2020 ha messo a punto un piano strutturato su tre aree chiave: benefit, salute e formazione per circa 60mila euro

 

Sembra paradossale in una fase di crisi economica e alta disoccupazione, ma per le aziende spesso è difficile trovare dipendenti e ancora di più riuscire a trattenere quelli bravi. ITA, azienda trevigiana, specializzata nella distribuzione di prodotti per tabaccai e cartolerie, ha 110 dipendenti nella sede di Carbonera, a cui si aggiungono 150 agenti sparsi in tutta Italia. Nel 2020, complice l’emergenza Covid, ha ampliato e messo in atto un piano che comprende diversi fattori per trattenere e far crescere il personale, in tre aree chiave: benefit, salute e formazione. Un investimento annuale di circa 60mila euro, 37 mila dedicati al welfare e 23mila alla formazione.

Come “ringraziamento” per il contributo dato alla continuità del lavoro in azienda durante il lockdown, ogni dipendente ha ricevuto nel 2020 un buono di 400 euro da spendere sulla piattaforma welfare ITA, ossia un portale dove ciascuno ha potuto scegliere tra offerte dedicate alla forma fisica, alla salute e alla scuola per i figli; una forma di benefit che è stata rinnovata anche per il 2021. Sempre in tema salute, ITA non si è fermata alla polizza Covid (che oltre ai dipendenti è stata fornita anche a tutta la forza vendita, quindi 150 agenti), ma ha stipulato un’assicurazione per tutta una serie di operazioni di carattere sanitario, dal dentista al check up completo. Il 35% dei dipendenti ha utilizzato quest’anno una forma di assistenza.

Ma quello che è cambiato di più è certamente il tema della formazione, il cui budget è decuplicato negli ultimi 5 anni. Spiega l’A.D. di ITA Marco Fabbrini (in foto): «Siamo cresciuti molto negli ultimi anni e sono cresciute le competenze richieste a ogni dipendente. Così abbiamo deciso di pianificare un percorso che consenta a tutti di migliorare. Prima di tutto abbiamo voluto che i dipendenti al completo facessero un corso di Excel; può sembrare banale ma è uno strumento per noi fondamentale ed è importante che tutti, anche quelli a cui non serve molto, imparino ad usarlo per interfacciarsi con gli altri reparti dell’azienda. Vogliamo che ci sia anche un cambio di mentalità tra i dipendenti: la formazione riguarda ognuno, non solo gli stagisti o i neoassunti, perché non è che se hai 50 anni puoi smettere di imparare e lavorare aspettando la pensione».

 

 

ITA ha poi acquistato un pacchetto di corsi, un cosiddetto “learning kit” di Assindustria Veneto Centro, così da avere a disposizione formazione su tematiche più mirate: dai programmi grafici all’ottimizzazione dell’e-commerce, dalle analisi post vendita alla gestione del gruppo e al management emozionale. «In media più della metà dei nostri dipendenti ha partecipato a un corso, per oltre 700 ore di formazione dedicate. Un’adesione decisamente positiva da parte di tutto il gruppo».

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo a firma di Francesco Pagano (in foto), Consigliere Aidr e Responsabile servizi informatici Ales spa e Scuderie del Quirinale sui possibili scenari futuro dello smart working

 

Tra i tanti cambiamenti imposti dal 2020, l’introduzione di modalità di lavoro “flessibili” è uno tra i temi che ha trovato maggiore
attenzione nell’opinione pubblica. È opinione comune, infatti, che dopo il lungo periodo di lavoro in remoto dettato dalla necessità di far fronte al lockdown imposto per contrastare la pandemia da Covid-19, lo smart working verrà adottato come formula “normale” sia in ambito privato, sia a livello istituzionale.

 

Durante questa fase di sperimentazione forzata, tutti i soggetti coinvolti si sono resi conto dei vantaggi legati alla recisione del
vincolo di presenza sul posto di lavoro, riassumibili in un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori (soprattutto in termini di tempo di vita) e di un conseguente aumento di produttività.

 

Se la previsione di una adozione massiccia della formula è condivisibile, il suo attraversamento richiede però di superare un equivoco: quello che milioni di lavoratori italiani hanno sperimentato in questi lunghi mesi non è affatto uno “smart working”. Si è trattato infatti di semplice “lavoro in remoto”, qualcosa di molto meno complesso (e meno innovativo) di ciò che rappresenta in realtà lo smart working. Con il lavoro in remoto, infatti, ci si limita a “spostare” la postazione di lavoro dall’ufficio al domicilio del
lavoratore. Una trasformazione, quindi, che impatta soltanto sul luogo, ma non sulle modalità della prestazione e che è caratterizzata dalla stessa rigidità di un’attività tradizionale.

 

Il concetto di smart working, invece, è per sua natura flessibile e consente di variare le modalità dell’attività lavorativa su più
fronti: sia in termini di orario, sia in termini di luogo in cui si opera. Il tutto, però, lasciando al lavoratore stesso la possibilità
di scegliere come, dove e quando prestare la sua attività.

 

Insomma: un vero smart working non si traduce esclusivamente nella predisposizione di strumenti di accesso in remoto, ma in una vera riorganizzazione dei tempi e dei modi del lavoro, attraverso la creazione di un ecosistema che deve consentire la massima libertà a chi presta il suo lavoro.

 

Corollario di questa declinazione del “lavoro agile” è che lo smart working non consente, come alcuni sembrano avere inteso cogliendone solo i vantaggi economici, di smantellare la dimensione fisica dell’ufficio. Ne richiede piuttosto una rimodulazione, con caratteristiche diverse. Lo smart worker, infatti, avrà comunque bisogno di un luogo fisico in cui confrontarsi con i colleghi o
collaborare faccia a faccia. Questo luogo fisico però dovrà avere caratteristiche diverse da quelle a cui siamo abituati, mettendo per esempio a disposizione sale meeting attrezzate per le videoconferenze, strumenti avanzati di Unified Comunication e Collaboration (UCC), infrastrutture progettate (anche a livello di cyber security) per consentire accessi in remoto e in mobilità.

 

Insomma: siamo di fronte a una situazione in cui ci sono tutte le premesse perché il passaggio allo smart working diventi realtà.
Ma dobbiamo avere la consapevolezza che non basta fornire un computer portatile ai lavoratori e spedirli a svolgere i loro compiti in salotto.  La sua declinazione pratica richiede impegno, investimenti e pianificazione.
Soprattutto, richiede un salto evolutivo a livello culturale.
Soprattutto in quei settori, come la Pubblica Amministrazione, che hanno storicamente una tendenza a essere refrattari ai cambiamenti.

L’augurio è che tutto questo possa accadere. Rapidamente.

Il Comune di Casale sul Sile cerca n. 1 operatore volontario ai Servizi Sociali da avviare al Servizio Civile, nell’ambito del progetto “Movimenti”.

 

Il progetto avrà durata 12 mesi e chi parteciperà affiancherà il personale comunale occupandosi di servizi e attività sociali nelle seguenti aree di intervento:
Anziani, per implementare il monitoraggio degli anziani soli, il trasporto sociale e l’accompagnamento acquisti a loro dedicato, rafforzare il servizio di assistenza domiciliare in particolare nel trasporto pasti caldi a domicilio e il segretariato sociale;
Disabili, per implementare le attività delle associazioni locali impegnate in progettualità dedicare alla gestione del tempo libero, il trasporto sociale, il monitoraggio dei progetti personalizzati predisposti con il servizio disabilità dell’Ulss;
Minori, per implementare il monitoraggio dei nuclei fragili, il trasporto sociale, rafforzare i servizi dedicati allo studio assistito pomeridiano.

 

Hai tra i 18 e i 28 anni? Hai voglia di collaborare allo sviluppo della vita sociale? Non hai mai prestato servizio? Allora presenta domanda entro l’8 febbraio p.v., ore 14.00, usando lo SPID su piattaforma DOL e collegandoti online al seguente indirizzo: domandaonline.serviziocivile.it.

Ed eccoci arrivati alla ribellione. Iniziano i ristoratori, categoria che non ce la fa più a tirare avanti a causa dei Dpcm che ne hanno decretato di fatto la chiusura in tutta Italia.

 

Ben 50mila ristoratori hanno deciso di sfidare i divieti di Conte e di riaprire il prossimo 15 gennaio a pranzo e a cena.

 

Da calcoli fatti dalle associazioni di categoria, i ristoratori hanno perso ben 700 milioni di euro tra Natale e Capodanno. Possiamo quindi immaginare di quale portata e gravità siano state le perdite di denaro e di posti lavoro da inizio pandemia ad oggi.

 

Da qui la decisione di riaprire il 15 gennaio con servizio al tavolo sia a pranzo che a cena, sotto l’hashtag #ioapro, venendo meno alle regole e ai divieti imposti dai Dpcm.

Si tratta di una protesta pacifica durate la quale sarà rispettato l’obbligo delle mascherine e delle distanze imposte per evitare il contagio.

 

Tutto ha avuto inizio a Cagliari, dove la scorsa settimana i locali hanno aperto ripristinando il servizio al tavolo per i clienti che ordinavano vivande per l’asporto.

I clienti poi hanno postato le foto sui Social con gli hashtag #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna per far vedere che nel rispetto delle regole è inutile e dannosa la chiusura di ristoranti e pub.

 

Fonte: Leggilo.org

Sono under 35, lavorano nel mondo della comunicazione come liberi professionisti, hanno talento da vendere e fame di nuovi stimoli: è l’identikit dei tre protagonisti della seconda edizione di “AmalgaMenti”, il progetto di coworking gratuito ideato e promosso dall’agenzia di comunicazione integrata di Treviso Ideeuropee. Si chiamano Alessia, Remo e Alfio: determinati e brillanti, saranno loro ad occupare per un anno le postazioni allestite all’interno del Pastificio, da sempre luogo di contaminazioni.

 

Ideeuropee fa squadra con Assindustria e Ca’ Foscari

Da un’idea di Ideeuropee in collaborazione con i Giovani Imprenditori di Assindustria Venetocentro, Ca’ Foscari Alumni e Campus Treviso – Ca’ Foscari, “AmalgaMenti” ha sede infatti al Pastificio, la casa di Ideeuropee e di Subject 832, ambiente in cui si respira uno spirito da laboratorio artigianale di una volta, riletto però in chiave moderna.

 

«Quello della comunicazione – il commento di Piergiorgio Paladin, fondatore e guida di Ideeuropee nonché ideatore del Pastificio – è un mondo effervescente per antonomasia, che si alimenta di confronti. Dopo aver analizzato le candidature arrivate all’apertura del nuovo bando, tutte molto interessanti, abbiamo individuato in questi tre ragazzi in rampa di lancio i nostri nuovi compagni di avventura. Mi auguro che per questi talenti di rientro dalle metropoli “AmalgaMenti” rappresenti una “nuova casa” e un’opportunità di crescita».

 

La nuova squadra

«Perché “AmalgaMenti”? Dopo tanto girovagare, vista anche l’emergenza sanitaria in corso, ho pensato che sarebbe stato giusto fermarmi per un po’, senza però rinunciare al mio desiderio costante di vivere sempre nuove esperienze». Alessia ha 32 anni, è di Udine ma abita a Susegana. Freelance da tre anni, è PPC Specialist ovvero un’esperta di pubblicità in rete. Nel suo portfolio annovera collaborazioni con clienti da tutta Europa ma anche dagli Stati Uniti e dall’Australia, uno dei luoghi in cui ha vissuto. «Per svolgere il mio mestiere mi bastano un portatile e una buona connessione. L’ideale per una come me che ama viaggiare, meglio se in camper e in mezzo alla natura».

 

Non solo semplici interfacce: Remo, di Treviso, 32 anni, è specializzato in progettazione, disegno e sviluppo di siti internet pensati come contenitori di progetti multimediali. Aziende o studi professionali, ma anche terzo settore. Tra i lavori realizzati finora, ha firmato ad esempio anche il webdoc sull’esperienza di Emergency in Afghanistan intitolato “Storia di una pallottola”, realizzato in collaborazione con Studio Magoga. Una laurea in Comunicazione multimediale e Tecnologie dell’informazione a Udine, tiene corsi di formazione in web design all’università.

 

«A chi mi chiede in che cosa consista la mia attività, semplicemente rispondo: scrivo». Di professione Alfio riempie pagine bianche, ma la sintesi perfetta tra la trama delle sue giornate e la sua più grande aspirazione è tutta in questo verbo. Trevigiano con origini campane, 27 anni, dopo aver frequentato la Scuola Holden di Torino e la redazione web di Radio Deejay a Milano, intraprende la strada da ghostwriter. Biografie, racconti, favole, romanzi: plasma storie come fossero pezzi di legno grezzo, dando voce a protagonisti realmente esistiti o frutto della sua fantasia.

Chi non ha mai mentito nel proprio curriculum scagli la prima pietra. L’intera umanità potrebbe essere d’accordo che nessuno dice il vero su questo pezzo di carta. Specialmente da quando ha più valore che la conoscenza diretta di una persona.

 

Non poco tempo fa ho accompagnato un amico a visitare un’officina dove si fabbricavano mobili su richiesta per indagare se avevano bisogno di un altro lavoratore. Come siamo entrati, trattandosi di una società condotta a scala familiare, ci siamo incrociati subito con i datori di lavoro. Per una buona ora ci siamo intrattenuti in conversazione, incentrata soprattutto sull’esperienza lavorativa del mio amico e sulle sue capacità nel settore. Subito dopo essersi scambiati i contatti e una promessa di sentirsi al più presto, tale amico e la sottoscritta siamo rimasti scioccati dalla loro richiesta: sarebbero stati interessanti a ricevere il suo curriculum.

 

Come siamo usciti, il mio amico ha cancellato il contatto. La sua ragione è stata che leggere le stesse informazione su carta per loro fosse più importante che sentire le stesse dalle sue labbra, oltre che conoscere il suo carattere, o almeno fargli fare una prova, non era nemmeno interessato a collaborare per tale società. Quando si valutano dei curricula non si sta che scegliendo colui che sa raccontare meglio la propria esperienza passata o che la sa incorniciare in maniera più interessante di altri. Perché conoscere qualcuno di persona sembra avere meno peso? Siamo certo molto più complicati delle parolacce che usiamo per descriverci, dei cinque anni che abbiamo passato in un ufficio o di quella laurea in archeologia.

 

Un consiglio per chi assume? Una persona vale più di quelle quattro righe sulla pagina. Senza considerare che potrebbe aver mentito.

Una delegazione sindacale in rappresentanza dei lavoratori delle residenze per anziani, ha manifestato con bandiere e uno striscione davanti alla sede della Protezione Civile di Marghera, in concomitanza con la consueta conferenza stampa sulla situazione emergenza Covid del Presidente del Veneto Luca Zaia.

 

“Il 29 luglio 2020 si era sottoscritto un verbale che prevedeva impegni concreti – scrivono in un comunicato congiunto i sindacati di settore che pubblichiamo integralmente – ovvero avviare un confronto stabile con la regione per definire soluzioni ad alcune tematiche che concernono i lavoratori delle strutture per anziani.

 

In quel verbale si indicavano tre temi, tre filoni sui quali avviare tavoli di confronto: premialità Covid, organici e standard delle strutture per anziani. A distanza di oltre tre mesi segnaliamo che nessun tavolo tecnico, nessun momento di confronto è stato attivato.

 

Il 16 novembre, durante una videoconferenza tra Confederazioni e categorie di Cgil Cisl Uil e Regione, l’Assessore si era re-impegnata a convocare il confronto con le federazioni di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proprio per affrontare con urgenza uno dei temi sul quale la situazione sta implodendo nelle RSA: gli organici del personale con riferimento, in particolare, agli Infermieri ed agli Operatori Socio Sanitari. Non abbiamo, in questa fase, dimenticato la questione premialità e risorse economiche anche per i lavoratori delle RSA ma rimaniamo consapevoli, come eravamo a luglio, che servono interventi legislativi anche sul piano nazionale.

 

La priorità, oggi come a luglio, è costruire una proposta e delle soluzioni strutturate nell’emergenza anche per le RSA. E ribadiamo che le soluzioni, anche le più complesse, si trovano attraverso momenti di confronto che siano in grado di affiancare alla proposta “politica” gli strumenti “tecnici” per renderle possibili. Esattamente nello stesso modo con il quale si sono costruiti gli accordi sulle risorse per la sanità nel post “decreto cura Italia”.

 

Il fatto che non sia mai stato convocato nessun tavolo, nemmeno tecnico come da impegni di luglio, e che l’unico modo per provare a spendere le proprie proposte sia l’utilizzo di strumenti “non istituzionali” è irrazionale e contraddittorio con quel messaggio che viene reiterato di “fare squadra”. Le squadre sono fatte di Presidenti, staff, allenatori ma è chi sta in campo a produrre i risultati. E in campo ci vanno i lavoratori.

 

In tutta questa fase emergenziale, fin da febbraio, le parti sociali hanno mantenuto un profilo di grande responsabilità che dovevamo ai lavoratori. Quella responsabilità che dobbiamo ai lavoratori non è venuta meno ma richiede reciprocità. In assenza di reciprocità, di confronto vero e non solo con le parti datoriali, non si dica, poi, che gli irresponsabili siamo noi se i lavoratori ci chiedono di avviare la mobilitazione per veder rispettate le loro prerogative essenziali”.

 

Silvia Moscati

Insieme a Ca’ Foscari Challenge School, il Credito Cooperativo CMB di Treviso ha dato vita ad un progetto molto interessante per le imprese. Soprattutto in questo periodo difficile

 

Creare valore condiviso è una pratica che si sviluppa toccando le diverse fasi: passa attraverso la cura delle persone che hanno fatto e continuano a fare la storia di CentroMarca Banca, per il supporto alle comunità locali, per la promozione di stili di vita sostenibili tra i giovani e le loro famiglie giungendo al forte impegno verso le oltre 7000 imprese di Soci e Clienti.

 

E’ proprio a loro che si rivolge il progetto “Explora” nato dalla collaborazione, avviata già nel 2019, tra Ca’ Foscari Challenge School, Scuola di Alta Formazione Executive dell’Università Ca’ Foscari Venezia e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di TV e VE con la necessità di dare vita, in un momento di nuove dinamiche socio-economiche e culturali legate ai distanziamenti sociali, ad un luogo (fisico e non) di scambio per ripensare il futuro e ottenere risultati immediati in termini di business.

 

Explora è un contenitore di una serie di iniziative congiunte la cui progettazione è nata dall’ascolto preciso dei bisogni che rappresenta l’obiettivo formativo di Ca’ Foscari Challenge School: essere istituzioni dove condividere e crescere insieme nel proprio territorio.

 

Il Progetto prevede l’istituzione di una cabina di regia congiunta con la partecipazione del Direttore scientifico Ugo Rigoni e della Direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School Roberta Lesini, con l’obiettivo di guidare nuove progettualità per persone, imprese ed istituzioni.

 

“Le opportunità non si attendono, si creano per non trovarci impreparati ad un’evoluzione del sistema. – commenta il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini. – La partnership con Ca’ Foscari Challenge School trova sintonia nell’obiettivo comune di generare valore nella crescita della persona e della propria impresa e nell’accompagnarle a fronteggiare il cambiamento nelle dinamiche di evoluzione dei sistemi economici e del mondo del lavoro. Ringrazio quindi il Professor Ugo Rigoni, Direttore Scientifico dell’iniziativa, che ci ha guidato nell’ideazione di questo progetto conformato su esigenze reali con proposte innovative utili sia per i nostri Collaboratori che i Soci e Clienti di CMB” conclude il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini.

 

Soci e Clienti di CMB avranno l’opportunità, unica nel suo genere per un Credito Cooperativo, di potenziare il proprio business ed ottenere risultati immediati attraverso attività di alta formazione dedicate ai professionisti per ampliare competenze e capacità; approfondimenti in materia di finanza, economia globale e investimenti; incontri con esperti, eventi di networking, percorsi guidati per start-upping e redesign dei propri modelli di business.

 

Explora è un progetto di alta formazione, che rappresenta lo spirito e i valori fondanti di CentroMarca Banca. Saremo a fianco di Soci e Clienti per valorizzare il tessuto produttivo e l’imprenditorialità lasciando che le nostre reciproche esperienze siano a vantaggio di un hub di nuova concezione per favorire confronto, formazione e networking per le persone e per le imprese che sono il bene più prezioso al quale CMB guarda da oltre 120 anni”, ribadisce il Presidente di CMB Tiziano Cenedese.

 

Claudio Alessandrini (a sinistra) e Tiziano Cenedese (a destra)

 

Commento positivo anche dall’attuale Dean di Ca’ Foscari Challenge School Stefano Micelli, che vede nel progetto un rafforzamento della volontà di Ca’ Foscari Challenge School di trasferire conoscenze e competenze per il futuro, in un contesto di cambiamento.

 

Si parte con un ciclo di webinar gratuiti per Soci e Clienti di CMB. In un momento di grande difficoltà, l’alta formazione, in una modalità snella e facilmente fruibile (un’ora e mezza ciascuno) diventa strumento concreto per chiunque senta la necessità di ricevere supporto immediato, interpretare fenomeni globali di grande portata e trovare risposte/strumenti utili e semplici da attivare, per adattarsi subito a nuovi scenari.

 

Un modo concreto che mira a sviluppare talenti e risorse di persone e imprese e che ha come obiettivo la costruzione di network e relazioni professionali durature, promuovendo le istituzioni economiche e sociali che lo compongono per avere quindi un maggiore impatto sul territorio.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni