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Quando si parla di professioni è risaputo che alcune competenze specifiche vengono apprezzate dalle aziende più di altre. Fra queste un posto speciale spetta alle lingue straniere che nella maggior parte dei casi rappresentano un elemento capace di fare la differenza sul curriculum, dando al candidato maggiori chance di assunzione. Secondo le statistiche, il 70% delle aziende italiane cerca dipendenti che parlino almeno una lingua straniera, ma hanno difficoltà a trovarli. Le lingue straniere, infatti, non si imparano dall’oggi al domani, ma serve intraprendere un certo tipo di percorso per poter padroneggiare alla perfezione uno o più idiomi. Si capisce, quindi, che chi parla più lingue, non solo ha più facilità a trovare lavoro, ma ha anche maggiori possibilità di avere una carriera ricca di soddisfazioni economiche e di successi personali.

 

Conoscere le lingue dà una marcia in più sul lavoro

Intanto è importante capire perché le lingue servono a livello lavorativo. Conoscere una lingua straniera apre senza dubbio un maggior numero di opportunità. Si parla infatti di una competenza che permette di distinguersi dagli altri dando una marcia in più a chi la possiede. Spesso conoscere una lingua specifica consente di scavalcare altri candidati validi ma sprovvisti di questa competenza. In secondo luogo, le competenze linguistiche diventano un plus fondamentale anche quando si è già stati assunti. Il datore di lavoro, ad esempio, potrebbe chiedere un intervento quando si tratta di comunicare con partner o clienti stranieri. In tale evenienza, il lavoratore avrà la possibilità di farsi notare dimostrando il suo valore per l’azienda. Infine, conoscere una lingua straniera amplia gli orizzonti e permette di cercare anche a un lavoro all’estero.

 

I modi per imparare le lingue in maniera professionale

Una cosa è studiare tanto per farlo, un’altra è decidere di acquisire una competenza in maniera professionale. In quest’ultimo caso servono determinazione, impegno e metodo se si vogliono ottenere dei risultati concreti. Online si trovano tanti consigli utili per riuscire nella missione, come ad esempio la pagina di Babbel “trasforma la tua carriera”, che sottolinea come il sapersi relazionare in diverse lingue non solo è utile a migliorare la propria posizione lavorativa, ma anche ai fini dell’arricchimento personale. Per rendere questa competenza ancora più solida, il suggerimento principale è di trascorrere alcuni mesi in un paese dove si parla la lingua prescelta. Si tratta di un passaggio fondamentale per poterla comprendere a fondo e potersi esercitare tutti i giorni con dei parlanti madrelingua. Anche la conoscenza della cultura alla base di una determinata lingua è fondamentale perché aiuta a capirla meglio e a saperla interpretare nella maniera corretta.

 

Gli idiomi più utili nel mondo del lavoro

Oggi è possibile contare su molte lingue potenzialmente decisive per la vita professionale, alcune delle quali sono piuttosto ovvie. L’inglese, ad esempio, è la lingua franca ed è in grado quindi di aprire tantissime porte nel mondo del lavoro, ma questo è un discorso che vale anche per altri idiomi, come nel caso dello spagnolo. Non potremmo poi non citare altri due punti saldi come il francese e soprattutto il tedesco, considerando che la Germania offre interessanti opportunità professionali e stipendi elevati. In un mondo sempre più interconnesso, poi, ci sono altri idiomi molto stimolanti e diffusi che conviene conoscere come il cinese mandarino, il russo e l’arabo, sebbene ovviamente si tratti di lingue molto più complesse da imparare. Ad ogni modo, con un po’ di pazienza e applicandosi, niente è impossibile: tutte le lingue possono essere studiate e apprese, ma molto dipende dagli stimoli e dagli obiettivi personali. In ambito lavorativo, e non solo, sicuramente i propri sforzi verranno ripagati.

Sono tutti negativi i 127 dipendenti della “Ondulati Nordest” e “IdealKart” di Meolo

 

L’esito dei test sierologici per Covid-19 effettuati direttamente nelle sedi di via delle Industrie dai sanitari della Casa di Cura “Giovanni XXIII” è arrivato in queste ore.

 

Le spese del test sono state sostenute dalle aziende con la collaborazione del Presidio Ospedaliero che si è proposto di effettuare l’esame durante le ore di lavoro direttamente in azienda, in una stanza appositamente adibita, agevolando tutti i dipendenti in termini di spostamenti e tempistiche.

 

“Ondulati Nordest” e “IdealKart” sono aziende leader nella produzione di cartone ondulato in fogli, modulo continuo e scatole per l’industria e il settore alimentare. Lavorano molto anche con l’estero e quindi la conferma della negatività è importante. Ma quello a cui i titolari tengono maggiormente è la salute dei propri dipendenti e dei loro familiari.

 

 “Dopo il rientro dalle vacanze estive e le notizie che arrivavano dai media di aumento dei contagi dovuti al periodo di ferie ci è sembrato doveroso ritornare a lavorare in sicurezza- fanno sapere Fabrizio e Augusto Tosatto titolari delle due aziende – La salute dei nostri dipendenti e delle loro famiglie che abitano tutti nel comprensorio dei comuni di Meolo e Monastier, viene prima di tutto”.

 

Dopo il prelievo, le analisi dei test sierologici sono state effettuate direttamente nel laboratorio di Microbiologia del “Giovanni XXIII” diretto dal dottor Luciano Pasini.

 

“Se avessimo rilevato dei test sierologici positivi avremmo sicuramente appurato lo stato del virus con il tampone attendendoci alle disposizioni di legge con la suddivisione del lavoro a turni e reparti. Così non è stato e siamo molto contenti” commentano con soddisfazione i titolari di “Ondulati Nordest” e “IdealKart”.

 

In questo periodo sono molte le aziende e società sportive che si rivolgono a Monastier per questo tipo di prestazione.

“Cerchiamo di andare incontro alle esigenze del nostro territorio e delle attività produttive già fortemente penalizzate dal periodo di lockdown fornendo loro un servizio a 360° – fa sapere Gabriele Geretto Amministratore Delegato del Presidio Ospedaliero Giovanni XXIII. – È importante per tutti non rallentare il ciclo di lavoro. Per questo i nostri sanitari vanno direttamente in azienda o nelle società sportive ad effettuare il prelievo”.

 

“Conosciamo da molti anni le Famiglie Calvani/Geretto e la professionalità dei loro operatori sanitari – commentano i titolari Fabrizio e Augusto Tosatto. – Abbiamo piena fiducia nelle avanzate tecnologie e capacità diagnostiche della Casa di Cura di Monastier è per questo non ha abbiamo avuto esitazioni nella scelta del presidio ospedaliero a cui far riferimento”.

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«Grazie all’impegno dell’amico Onorevole europarlamentare Pietro Fiocchi, la delegazione di Fratelli d’Italia ha assunto una società di consulenza per aiutare imprenditori ed enti locali interessati a presentare progetti per l’erogazione di fondi europei». L’annuncio arriva in occasione del convegno tenutosi sabato pomeriggio all’Hotel Maggior Consiglio di Treviso e che ha visto fra i relatori lo stesso Fiocchi, il commercialista veronese Massimo Venturato e l’avvocato Fabio Crea, capolista trevigiano alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre per Fratelli d’Italia, quest’ultimo in veste di moderatore della tavola rotonda.

 

«L’ondata di bonus e sussidi a pioggia regalati da un Governo incapace, pagata con i soldi dei nostri figli, finirà presto e prima o poi inizieremo a pagarne il conto restituendoli con più tasse per tutti», ha premesso Crea, individuando nell’utilizzo dei fondi europei la via maestra per la crescita dell’economia nazionale.

 

«Pochi sanno che l’Italia è tra i maggiori contribuenti dell’Unione Europea e versa ogni anno al bilancio comunitario miliardi di euro che tornano indietro solo in minima parte. Paesi come la Polonia assistono i cittadini perché presentino progetti completi e credibili per l’erogazione dei fondi UE a differenza dell’Italia, dove molte Pubbliche Amministrazioni contano su tecnici spesso incapaci di redigere progetti o consigliare nella gestione delle risorse economiche necessarie per consentire investimenti e nuove opportunità di crescita».

 

«Le statistiche ci dicono che il Veneto non fa eccezione in un’Italia fra gli ultimi Paesi per sfruttamento di risorse stanziate, non utilizzate per mancanza di validi progetti e restituite all’Europa. Per queste ragioni», riporta il candidato. «Io mi impegno ad essere il collegamento tra le nostre imprese, le Amministrazioni e l’Europa, lì dove ci sono le risorse: un aiuto concreto per ripartire e non la promessa di un ennesimo bonus».

Il nuovo – massiccio – caso di contagio tra operatori dell’industria zootecnica, il grande focolaio di Covid-19 (182 casi di positività su 700 addetti, con 560 test effettuati) scoppiato fra dipendenti e addetti dello stabilimento agroalimentare Aia di Vazzola (TV) non può mancare di farci di nuovo riflettere, come già lo scorso giugno sul rischio enorme rappresentato dagli allevamenti.

 

In questo caso si tratta di polli, tantissimi – l’impianto trevigiano ha al suo interno un macello e, come comunicato dalla prefettura di Treviso, non può essere chiuso perché ciò comporterebbe l’abbattimento – senza passare dalla catena di ‘smontaggio’ degli animali che li rende ‘adatti’ alla tavola dei consumatori – di circa 1,5 milioni polli.

 

Le misure adottate non sono adeguate a prevenire la diffusione del virus e rappresentano ancora una volta una tutela a una filiera produttiva ad alto impatto ambientale e ad alto rischio sanitario per la diffusione di malattie animali. – dichiara LAV Treviso – Facciamo appello alle autorità affinché la struttura venga chiusa e si adottino misure di prevenzione lungo tutta la filiera come misura straordinaria di sanità pubblica con una situazione di contagio che ha pochi  precedenti per luogo e numeri.”

 

Sono questi i numeri su cui dobbiamo soffermarci e rilevare, ancora una volta, – continua LAV – come il sistema di produzione alimentare attuale presenti delle vere e proprie ‘bombe a orologeria’, che possono scoppiare non solo nel propagarsi dei contagi tra dipendenti, ma anche fare il pericolosissimo salto tra animali e uomo.”

 

I macelli durante questa emergenza si stanno dimostrando delle vere e proprie bombe ad orologeria per la diffusione di malattie come gli allevamenti intensivi. Lo denuncia da anni LAV, che lo scorso giugno ha illustrato le proprie ragioni con questi contributi: https://www.lav.it/news/covid-19-e-mattatoi
#NONCOMEPRIMA bit.ly/ManifestoLAV.

A causa del Coronavirus gli uffici si sono svuotati per consentire ai lavoratori di continuare a svolgere la loro professione in sicurezza, tra le mura domestiche. Secondo le statistiche questa tendenza non è destinata a scomparire, al contrario, saranno sempre più numerose le aziende che adotteranno lo smart working, così come l’home office, in pianta stabile. Fortunatamente, oggi possiamo usufruire di numerosi mezzi per lavorare da casa in tutta praticità. Ecco come organizzare lo smart working in modo efficiente e senza intoppi.

 

Smart working: scegliere la postazione e l’attrezzatura

L’ambiente in cui si deciderà di svolgere il proprio lavoro da casa è particolarmente importante per la produttività, perciò lo si dovrà scegliere con cura. Coloro che non dispongono di una stanza dedicata potranno scegliere un punto della casa tranquillo e poco trafficato, meglio se vicino al router, per una connessione veloce, e in prossimità di una finestra. La finestra non dovrà mai risultare alle proprie spalle, poiché potrebbe determinare fastidiosi riflessi al monitor.

La postazione da smart working dovrà essere arredata con mobili adatti; il tavolo e la sedia della cucina non sono l’ideale! Per evitare problemi alla schiena o al collo, meglio utilizzare una scrivania, o uno stand-up desk, e una sedia regolabile con braccioli.

Lavoro da casa: l’equipaggiamento tecnologico

Spesso sono le aziende stesse a fornire tutto il necessario per svolgere lo smart working da casa. Tuttavia, quando ciò non dovesse essere possibile, ci si dovrà organizzare da sé. Coloro che opteranno per un laptop avranno il vantaggio di poter cambiare la propria postazione di lavoro con estrema facilità. Per una maggiore comodità si potranno anche utilizzare mouse e tastiera wireless.

Se l’ambiente in cui si lavora è particolarmente rumoroso si potranno utilizzare delle cuffie cancella-suono. Coloro che devono partecipare a videoconferenze, invece, non potranno fare a meno di un microfono. A seconda del genere di lavoro che si dovrà svolgere da casa sarà opportuno munirsi di stampante e scanner, per caricare documenti nel cloud o per condividerli con il proprio gruppo di lavoro.

 

I tool e i software indispensabili per lo smart working

Oggi sono numerosissimi i software realizzati appositamente per svolgere il proprio lavoro da casa in tutta praticità. Oltre ai tool e alle applicazioni mobili per guadagnare soldi da casa, esiste anche un vasto numero di programmi indispensabili per lo smart working. Tra questi i più popolari sono TeamViewer, Skype, Asana, Google Drive, Microsoft Team, DropBox e Zoom.

Molti di questi strumenti sono gratuiti, mentre altri offrono una versione free per un limitato periodo di tempo. Mentre un team di lavoro tenderà, per ovvie ragioni, ad utilizzare lo stesso software per comunicare o per realizzare videoconferenze, altri tool per gestire il lavoro da casa, come Trello e Smartsheet, potranno essere utilizzati autonomamente per tenere traccia degli appuntamenti e dei vari progetti.

 

Smart working: come comunicare con il proprio team

Tra i vantaggi dello smart working spicca la possibilità di poter scegliere gli orari di lavoro con una maggiore autonomia. Nonostante ciò, bisogna ricordarsi di garantire la propria disponibilità per quanto riguarda la comunicazione con il proprio team. Infatti numerose aziende considerano fondamentale la comunicazione con il proprio gruppo di lavoro. La comunicazione da remoto con i propri colleghi, clienti o datori di lavoro, differisce totalmente da quella tipicamente svolta durante un normale giorno lavorativo in ufficio.

Con lo smart working il contatto diretto è ormai un ricordo lontano, tuttavia, se organizzata nel modo giusto, anche la comunicazione da remoto tra colleghi può risultare altrettanto soddisfacente, a patto d’essere reciprocamente disponibili. Affinché un team di lavoro possa rimanere in contatto senza difficoltà sarà bene stabilire un orario di disponibilità lavorativa da condividere.

Lavorare da casa richiede una certa dose di flessibilità, pertanto sarà necessario rispettare gli orari, partecipare alle videochiamate e rispondere con celerità a email e messaggi importanti.

 

Come raggiungere gli obiettivi senza distrazioni

Avere una lista di quelle che sono le principali cose da fare permette di lavorare in modo più efficiente. L’utilizzo di un semplice strumento come il cronometro consentirà di rispettare con precisione i tempi di pianificazione dei compiti da svolgere. Inoltre, l’utilizzo del cronometro permetterà di tenere sotto controllo il tempo trascorso al cellulare, leggendo e-mail, ecc.

Per mantenere il ritmo degli impegni presi è consigliabile avere degli orari precisi, anche per quanto riguarda le pause.

Quando si lavora, sia da casa che dall’ufficio, la più frequente causa di distrazione è sicuramente determinata dal cellulare. Notifiche di social, messaggi e news tendono ad attirare la nostra attenzione, soprattutto durante lo smart working, poiché protetti dalla privacy della nostra abitazione. Per non compromettere la produttività, ci si dovrà sforzare di controllare il telefono solo durante le pause.

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Obbligo di denuncia e di comunicazione al sindaco, al Prefetto e alla polizia, dei soggetti obbligati all’isolamento fiduciario, per  permettere eventuali controlli e misure cautelari.

 

La nuova ordinanza firmata oggi dal Governatore Zaia, che rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2020, prevede l’obbligo di isolamento fiduciario di 14 giorni per le persone entrate in contatto con cittadini positivi al tampone che tornano o arrivano da Paesi extra Schengen. Un isolamento previsto anche per le persone che rientrano in Veneto dall’estero, dai paesi “non sicuri” e che abbiano una temperatura superiore a 37.5 gradi con difficoltà respiratorie o altri sintomi riconducibili al Coronavirus.

“Le Ulss poi potranno disporre l’isolamento in strutture alberghiere o extra-ospedaliere nel caso in cui il soggetto positivo viva con i familiari in uno spazio non adeguato”.

 

Le novità più importanti riguardano i lavoratori delle aziende per i quali ci sarà l’obbligo di un doppio test del tampone per quanti rientrino in Veneto dai viaggi di lavoro, provenienti da Paesi che non fanno parte della lista dei 36 Stati*, ovvero da paesi extra Ue. I lavoratori – e le badanti – dovranno così sottoporsi a un secondo tampone di accertamento, anche se il primo è risultato negativo.

 

“Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell’isolamento fiduciario – auspica Zaia. – Mi aspetto che sul ricovero coatto si provveda, e ne ho parlato con il ministro Speranza, a trovare la modalità con un DPCM, in maniera che i sanitari decidano se provvedere all’isolamento fiduciario in casa, e se il caso è grave, di fare in modo di evitare di disperdere il virus sul territorio. Il Tso – ha aggiunto Zaia – non si fa solo per le malattie psichiatriche, lo si fa anche per epidemie o altre attività. E, quando un cittadino ha l’obbligo di essere ricoverato e non può o vuole provvedere alle cure, i sanitari hanno l’obbligo di curarlo. A noi interessa che il virus non si diffonda, e non è una questione di razzismo”.

 

Chi rifiuterà il ricovero ospedaliero, qualora sia necessario, dopo essere risultato positivo al test, sarà denunciato all’autorità giudiziaria, ma l’ordinanza prevede anche una sanzione di mille euro per i lavoratori dell’azienda che si rifiuteranno di sottoporsi al tampone. Sanzioni sono previste anche per le aziende che non segnaleranno all’Ulss di competenza di avere dipendenti da sottoporre ai test perché rientrati dall’estero. Fino ad oggi, chi partiva e tornava in Veneto entro 120 ore di soggiorno, secondo il Dpcm in vigore, non veniva sottoposto alla quarantena. “Oggi con questa ordinanza risolviamo questa mancanza”, ha concluso Zaia.

 

 

Silvia Moscati

 


*

1. Austria
2. Belgio
3. Bulgaria
4. Svizzera
5. Cipro
6. Repubblica Ceca
7. Germania
8. Danimarca
9. Estonia
10. Grecia
11. Spagna
12. Finlandia
13. Francia
14. Croazia
15. Ungheria
16. Irlanda
17. Islanda
18. Italia
19. Liechtenstein
20. Lituania
21. Lussemburgo
22. Lettonia
23. Malta
24. Paesi Bassi
25. Norvegia
26. Polonia
27. Portogallo
28. Romania
29. Svezia
30. Slovenia
31. Slovacchia
32. Regno Unito e Irlanda del Nord
33. Andorra
34. Principato di Monaco
35. Repubblica di San Marino
36. Stato della Città del Vaticano

“Chissà se Zaia accetterebbe di lavorare a cinque euro l’ora. È vergognoso che ci siano paghe del genere in strutture pubbliche e, poiché non è il primo caso, che la Regione non sia mai intervenuta”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, commenta la protesta degli addetti ai servizi di portineria dell’Ulss 2 della Marca Trevigiana che, con il nuovo appalto vinto da una mini-cordata di due cooperative, hanno visto un netto peggioramento delle loro condizioni contrattuali.

 

“Non si possono ulteriormente tollerare le gare al massimo ribasso di Azienda Zero in cui a rimetterci è l’ultimo anello della catena, i lavoratori. Da 7,11 a 5,34 euro l’ora, lordi, è una sforbiciata troppo pesante per persone che già prima non guadagnavano cifre straordinarie e che magari, complice la crisi, saranno pure costrette ad accettare una paga da fame. Ma con stipendi del genere come si fa ad arrivare a fine mese e vivere dignitosamente? Come può il lavoro malpagato nobilitare l’uomo? Su ciò attendiamo una presa di posizione di Zaia, anche perché non è un episodio isolato. Un caso analogo era scoppiato quasi due anni fa a Vicenza, con i presidi sociosanitari dell’Ulss 8; come Partito Democratico avevamo presentato un’interrogazione a dicembre 2018 che è senza risposta da 18 mesi. Se questi sono i risparmi garantiti da Azienda Zero, c’è davvero poco di cui vantarsi”.

 

“Zaia – aggiunge in chiusura il consigliere democratico trevigiano – dovrebbe intervenire visto che è un ente regionale, mostrando verso gli addetti ai servizi di portineria la stessa sensibilità avuta nei confronti delle associazioni venatorie a cui ogni anno vengono garantite centinaia di migliaia di euro, soldi spesi anche in lauti pranzi e cene di pesce, dell’inadempiente concessionario della Superstrada Pedemontana, cui sono stati assicurati 300 milioni di euro per completare l’opera, o per la sua struttura di comunicazione che costa ai veneti un milione l’anno”.

Circolare Inps sulla cassa integrazione, i centri servizi delle associazioni di categoria sono in rivolta. «Lo Stato si è preso 40 giorni di tempo per emanare la circolare, a noi danno 5 giorni di tempo per fare tutto il lavoro» protesta Mattia Panazzolo, direttore territoriale di CNA Treviso.

 

Sabato 27 giugno è uscita la circolare Inps n.78, la prima di tre previste, che rende (solo in parte) operative le ulteriori 9 settimane di cassa integrazione Covid-19 introdotte dal Decreto Rilancio.

 

Dal 17 maggio (data di pubblicazione in GU del Decreto Rilancio) al 27 giugno (emanazione della prima circolare operativa Inps) sono passati ben 40 giorni. Agli intermediari si dà invece tempo solo fino al 3 luglio per presentare alcune tipologie di domande per conto delle aziende.

 

Per ovviare ai ritardi nei pagamenti, il Decreto Rilancio ha introdotto un farraginoso meccanismo di “anticipo del 40% della cassa integrazione” al lavoratore. In sostanza l’Inps paga il 40% della cassa integrazione al lavoratore prima ancora di verificare e approvare l’intera domanda presentata dall’azienda, con l’intento di accelerare i tempi.

 

La circolare 78, che disciplina operativamente come gestire questo anticipo, assegna ora per questa casistica agli intermediari il termine del 3 luglio per la presentazione delle domande.

 

Quindi, lo Stato si prende 40 giorni per rilasciare istruzioni operative, non ancora complete, mentre gli intermediari devono fare tutto in 5 giorni lavorativi.

 

«In questi mesi, pur evitando di sparare sull’Esecutivo ma cercando di dare il nostro contributo responsabile, abbiamo sempre contestato il troppo tempo intercorrente tra l’annuncio di ogni misura, l’entrata in vigore della medesima e le istruzioni operative – denuncia Mattia Panazzolo -. A farne le spese, oltre ai lavoratori e ai cittadini, sono gli intermediari come i nostri centri servizi, che da qualunque annuncio vengono tartassati di richieste non attuabili fintanto che non arrivano le istruzioni operative. Poi, quando finalmente arrivano, ci danno pochi giorni per produrre montagne di carte».

 

Per CNA, l’emergenza Covid-19 non sarà passata invano se la burocrazia italiana correggerà le storture che la caratterizzano da sempre e mettono in evidenza lo scarso rispetto per le altre articolazioni del sistema, nonostante siano essenziali per la buon riuscita degli interventi.

 

«È un’occasione straordinaria perché niente rimanga come prima – conclude Panazzolo – come ha auspicato anche il Capo dello Stato nel suo discorso a Bergamo nel ricordare le vittime del Coronavirus».

 

Venerdì scorso, 38 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto Rilancio, sono intanto stati stanziati i 258 milioni di euro a beneficio della FSBA, la CIG per gli artigiani, erogata dagli Enti bilaterali. In attesa di sapere quale sarà la quota stabilità per il Veneto, non resta anche in questo caso che sottolineare i ritardi. «Questa tempistica non è ragionevole né rispettosa delle impellenti necessità di chi è da mesi senza stipendio – aggiunge il direttore di CNA. – L’auspicio è di non dover attendere altri 38 giorni per ogni accredito successivo».

Riceviamo da un nostro lettore una propria riflessione sulle riaperture commerciali dell’imprenditoria italiana

 

L’articolo 1 dello statuto di Confindustria (vision e mission) informa che l’Associazione “partecipa al processo di sviluppo della società italiana, contribuendo all’affermazione di un sistema imprenditoriale innovativo, internazionalizzato, sostenibile e capace di promuovere la crescita economica, sociale, civile e culturale del Paese”.

 

Direi che, dopo questa esaustiva informazione, era logico attendersi un’attività associativa capace di interpretare le opportunità e le difficoltà dei mercati, ma l’imprenditoria italiana, nonostante il profondo cambiamento dei suoi orizzonti operativi, ha continuato ad essere più attenta ai vantaggi dei rapporti di relazione (politici compresi), che attrezzarsi per sfidare la concorrenza.

 

E così, nelle elezioni del 2016, gli industriali italiani preferirono per la carica presidenziale di categoria Vincenzo Boccia (imprenditoria assistita) a Alberto Vacchi (imprenditoria di mercato) e dopo quattro anni il mandato confindustriale è terminato non solo con l’invariata fragilità dell’economia italiana, ma anche con l’urgente deposito al tribunale fallimentare di una procedura (182 bis) che permette alla Arti Grafiche Boccia di congelare l’esposizione debitoria nei confronti di banche e creditori senza dover dichiarare l’insolvenza e fallire.

 

Dopo questo ennesimo irridente risultato e in contemporanea con la titanica lotta della politica contro il Coronavirus, Confindustria ha avuto – per termine di mandato – nuove elezioni presidenziali e Carlo Bonomi, già Presidente di Assolombarda e piccolo imprenditore del settore biomedicale, è stato designato alla presidenza con 123 voti contro i 60 della sua rivale (maggioranza schiacciante).

 

Non ho particolari conoscenze sull’attività del Designato, ma per struttura e dimensione aziendale mi sembra che il capitale di rischio impegnato dal neopresidente per la sua attività sia esiguo e frazionato, per cui sarà estremamente difficile aspettarsi anche in questo quadriennio un adeguato cambio strategico a supporto delle nostre necessità industriali.

 

Certo Bonomi gode comunque di stima e consenso ed è ritenuto uomo capace e risoluto, ma nelle sue prime dichiarazioni post elezione ha criticato il governo sottolineando, tra altre cose, l’urgente necessità di “riaprire in sicurezza” e l’importanza di recuperare l’orientamento di una politica troppo affollata di esperti.

 

Non condivido queste tesi perché le decisioni governative, anche se eventualmente errate, non hanno sicuramente privilegiato una o l’altra regione e quindi le profonde disparità evidenziate raffrontando la situazione sanitaria lombarda con la condizione dei territori confinanti (Veneto e Emilia Romagna), ci portano a riflettere non solo sull’efficacia delle rispettive risposte strettamente sanitarie, ma anche, per restare in argomento con l’attività produttiva, sulla risposta lombarda al lockdown governativo, sul numero di autocertificazioni aziendali quanto meno affrettate (12 mila richieste in un solo giorno ai prefetti), sul motivo che ha portato (dati ISTAT) 2 milioni di lavoratori al lavoro senza misure di protezione e con protocolli di sicurezza inadeguati e sulla continuità di trasporti incredibilmente affollati: ma questi comportamenti non hanno forse influito sul moltiplicarsi dei contagi? E di questi fatti Assolombarda e il suo Presidente erano inconsapevoli o attori?

 

Mi sorgono quindi molte perplessità sul concetto “riaprire in sicurezza” espresso dal Bonomi che comunque, se questo fosse il suo concreto obiettivo, avrebbe la possibilità di verificarlo in Emilia Romagna (Ferrari S.p.A. e altri) e trasferire poi le sue nuove esperienze al territorio, verificando e raffrontando i conseguenti risultati.

 

In chiusura devo aggiungere che il moltiplicarsi di esperti può sicuramente essere dispersivo, ma affidarsi alla competenza è l’unica strada che questo Paese può percorrere per cercare di affrancarsi dalle sue storiche insufficienze e inefficienze politiche, sociali, burocratiche e imprenditoriali.

 

Luigi Giovannini

L’emergenza Coronavirus, in Italia, sta dominando le notizie d’attualità e ha travolto tutti gli aspetti della nostra quotidianità.

La necessaria chiusura dell’intero Paese e il conseguente abbassamento delle serrande di qualsiasi attività ed azienda hanno messo gli italiani in una situazione surreale durante questa emergenza.
Come possono aiutarci il mondo della rete e il Web Marketing a superare questa situazione?

 

 

Il Web Marketing al tempo del COVID-19

Seppur il mercato digitale sia fondamentalmente differente dal mercato reale, il marketing digitale si rivolge comunque a persone in carne e ossa. Chiaramente se le persone sospendono tutte le loro attività o le cambiano, allora anche il web marketing si adatta e cambia seguendo i tempi.

 

Google Ads e Facebook Ads, due colossi della pubblicità online, sono i due servizi/piattaforme online che in questi giorni vedranno più interventi rispetto al solito. Così come i pezzi grossi delle vendite online, come Amazon ed E-Bay, porteranno sicuramente a chi vende grossi benefici in questo periodo di incertezze per i consumatori.

 

In questo momento quindi stiamo vivendo un vero e proprio boom degli e-commerce, così come le ottimizzazioni dei processi chiave sui siti atti alla vendita: collegamento magazzini e stock, metodi di pagamento e spedizioni, allacciamento aree utente, ottimizzazioni della pagina checkout…

 

Smart Working

Questa scomoda situazione di quarantena ha modificato di molto il modo di lavorare di tutto il paese: finalmente nel 2020 anche in Italia si è scoperto lo smart working, un metodo funzionale ed una valida alternativa alla chiusura forzata di certi ambienti lavorativi.

 

Attraverso videochiamate, webinar, webmeeting e dirette streaming si sta aprendo un nuovo mondo in cui tutti hanno l’opportunità di prendersi più responsabilità, aiutando le aziende a snellire i processi e le difficoltà del momento.

Grazie agli innumerevoli strumenti di comunicazione presenti al giorno d’oggi infatti, il non essere vicini fisicamente a qualcuno non vuol dire ridurre la comunicazione interpersonale.

 

La tua azienda è pronta a lavorare da remoto?

Una cosa sembra essere certa: bisogna reagire accelerando e approfittando del momento per sistemare tutte le cose rimandate e pianificare al meglio azioni di medio/lungo termine come la SEO su Google e l’Analytics.

 

È necessario cercare di prevedere potenziali impatti negativi sulle attività di marketing come la lead generation che potrebbe diminuire in efficacia e il lead flow all’interno del funnel che potrebbe subire rallentamenti e peggioramenti nei tassi di conversione.

 

Mettiti in contatto con gli esperti di WTN-Digital Partner e analizza le possibilità per la tua azienda: in poco tempo potresti scoprire che molte fasi del tuo lavoro si possono svolgerle da remoto, permettendoti di continuare a lavorare e vendere anche in questa situazione di emergenza.

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