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Il nuovo – massiccio – caso di contagio tra operatori dell’industria zootecnica, il grande focolaio di Covid-19 (182 casi di positività su 700 addetti, con 560 test effettuati) scoppiato fra dipendenti e addetti dello stabilimento agroalimentare Aia di Vazzola (TV) non può mancare di farci di nuovo riflettere, come già lo scorso giugno sul rischio enorme rappresentato dagli allevamenti.

 

In questo caso si tratta di polli, tantissimi – l’impianto trevigiano ha al suo interno un macello e, come comunicato dalla prefettura di Treviso, non può essere chiuso perché ciò comporterebbe l’abbattimento – senza passare dalla catena di ‘smontaggio’ degli animali che li rende ‘adatti’ alla tavola dei consumatori – di circa 1,5 milioni polli.

 

Le misure adottate non sono adeguate a prevenire la diffusione del virus e rappresentano ancora una volta una tutela a una filiera produttiva ad alto impatto ambientale e ad alto rischio sanitario per la diffusione di malattie animali. – dichiara LAV Treviso – Facciamo appello alle autorità affinché la struttura venga chiusa e si adottino misure di prevenzione lungo tutta la filiera come misura straordinaria di sanità pubblica con una situazione di contagio che ha pochi  precedenti per luogo e numeri.”

 

Sono questi i numeri su cui dobbiamo soffermarci e rilevare, ancora una volta, – continua LAV – come il sistema di produzione alimentare attuale presenti delle vere e proprie ‘bombe a orologeria’, che possono scoppiare non solo nel propagarsi dei contagi tra dipendenti, ma anche fare il pericolosissimo salto tra animali e uomo.”

 

I macelli durante questa emergenza si stanno dimostrando delle vere e proprie bombe ad orologeria per la diffusione di malattie come gli allevamenti intensivi. Lo denuncia da anni LAV, che lo scorso giugno ha illustrato le proprie ragioni con questi contributi: https://www.lav.it/news/covid-19-e-mattatoi
#NONCOMEPRIMA bit.ly/ManifestoLAV.

Nel 2019 sono stati macellati in Italia quasi 2 milioni e mezzo tra agnelli e capretti, moltissimi dei quali per celebrare la Pasqua. Ne è prova il numero che si impenna ogni anno a seconda della data in cui cade la festa della Resurrezione.

377.266 i soli agnelli uccisi nell’aprile 2019, contro i 181.515 del mese precedente e i 134.686 di quello successivo (dati Istat).

 

In tempi di emergenza sanitaria, che confermano quanto possa essere rischiosa l’abitudine di cibarsi ostinatamente di animali e con quali gravi conseguenze – ne è testimonianza il diffondersi del Coronavirus a partire da un mercato di animali vivi – per il Pianeta e i suoi abitanti, è doveroso osservare un comportamento governato anche dall’empatia per gli altri esseri viventi. Per risolvere la pericolosa pandemia che stiamo vivendo occorre una obiettiva consapevolezza delle sue origini, non condizionata da interessi di settore, e l’immediata adozione di misure di precauzione perché è ora il momento di fare scelte importanti e determinanti in tema di alimentazione, per il bene di tutti. Consideriamo inconcepibile che le misure restrittive adottate in molti settori, trovino inammissibili deroghe europee e nazionali per il trasporto di animali e, in questi giorni, per la macellazione degli agnelli.

 

 

Per la Pasqua 2020, la situazione oggettiva porterà probabilmente a un minore consumo, ma non a una minore “produzione”, come comunicano le associazioni di settore.

Salvare gli agnelli, non costringendoli a lunghi o brevi viaggi del terrore, non acquistandoli e non mangiandoli, è interrompere anche simbolicamente l’infausta catena che lega la carne alle epidemie e alle pandemie. Non mangiare agnello a Pasqua è un vero segno di pace, di empatia e di ripartenza verso il futuro. Una scelta – questa sì – benaugurante e rispettosa della vita”, dichiara Paola Segurini, Area Veg LAV.

 

“Chi occupa posti di rilievo politico dovrebbe essere il primo a dare l’esempio di revisione dei principi che muovono questo sacrificio ‘rituale’, causato da una tradizione meramente gastronomica che si ripete tutte le primavere, proprio allo sbocciare della nuova vita naturale – afferma Gianluca Felicetti, Presidente LAV – Chiediamo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di essere il primo a dimostrare che non è necessario mangiare agnello (o altra carne) a Pasqua, per celebrare la vita”.

 

Ma non solo agnelli e non solo a Pasqua: il consumo di alimenti di origine animale non è mai giustificabile, perché implica sempre sofferenza e morte. E si può celebrare lo stesso, con le tante pietanze a base 100% vegetale, gustose e per tutti!

 

Il menù di Pasqua LAV

Sono ormai 16 anni che LAV propone un menù privo di ingredienti di origine animale per celebrare la Pasqua, festa di Rinascita per eccellenza. Per la terza volta, Funny Veg Academy ha ideato il nostro menu pasquale 100% veg: “Insalatina di spinacini e cialde di semi”, una creazione di Simone Salvini per iniziare, seguita dalle “Mezzelune ai semi di papavero e noci” a cura di Veggie Situation, e da una stuzzicante e ricca “Spadellata veg con carciofi e piselli” preparata da Giulia Giunta.

Chiudono in bellezza le vivaci “Mimosine pasquali” di Stefano Broccoli.

 

Qui le ricette e il menù di Pasqua.

Accudisco una colonia felina in un Comune vicino al mio, posso muovermi?
Devo far operare il mio cane da un veterinario in un’altra provincia.
Un mia amica anziana sta finendo il cibo per i suoi cani e gatti e lei non esce da casa.
Sono volontario in un canile situato in un altro Comune.

Sono solo alcuni dei quesiti che sono stati posti a noi, ai nostri volontari delle Sedi locali, così come ne arriveranno nei prossimi giorni in conseguenza dell’emergenza Coronavirus e ai relativi Decreti e Ordinanze emanati in questi giorni.

 

LAV ha quindi attivato un front desk coordinato da Flavia Nigri, Responsabile dell’Unità di emergenza LAV ([email protected] | 06.4461325), che opera in sinergia con la Presidenza dell’associazione e le Aree tematiche di intervento, quella animali familiari in particolare, per:

• fornire informazioni riguardo alle misure restrittive emanate e alla gestione e accudimento di animali (siano essi di privati o sul territorio);
• offrire aiuto di coordinamento logistico per situazioni di crisi;
• raccogliere segnalazioni dalle Sedi locali LAV e garantire loro supporto e coordinamento, se necessario;
• attivarci nei confronti delle Istituzioni, sulla base di specifiche indicazioni, per garantire che la situazione non abbia impatti su colonie feline e popolazioni di randagi.

 

Come prima azione diffondiamo un fac simile della autodichiarazione – modulo aggiornato oggi per tutta Italia dal Ministero dell’Interno – necessaria a giustificare uno spostamento per “situazioni di necessità”, che abbiamo compilato con l’aiuto del nostro Ufficio Legale.

 

Questo modello (scaricabile qui) aiuterà chi ha effettivamente bisogno di spostarsi per indifferibili attività di tutela degli animali che, se non svolte, causerebbero maltrattamento agli animali stessi pregiudicandone lo stato di salute o la vita.
Si tratta di una dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consci che dichiarazioni mendaci al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’articolo 495 del Codice penale.

Sabato 26 e domenica 27 ottobre, LAV (www.lav.it) sarà presente in oltre 300 piazze d’Italia per chiedere al neo Ministro della Salute Roberto Speranza di confermare il divieto dei test su animali per le sostanze d’abuso, come alcol, nicotina, droghe e per xenotrapianti.

 

Inoltre, ai tavoli LAV sarà possibile ritirare materiale informativo (e un adesivo) su un innovativo progetto di ricerca sostenuto dalla LAV. Da quest’anno, infatti, LAV collabora con il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Pavia-Laboratorio di analisi chimiche tossicologiche di Nutraceutici ed Alimenti, che ha recentemente messo a punto un nuovo modello cellulare multi organo avanzato, in grado di riprodurre il sistema gastrointestinale per studiare attività benefica o tossica, assorbimento e metabolizzazione di molecole. Attualmente uno dei loro progetti è impegnato nel testare proprio una delle sostanze d’abuso più comuni: l’etanolo. Si tratta di un progetto importante e concreto, avviato da un gruppo di preparatissime giovani ricercatrici: ai cittadini LAV offre la possibilità di contribuire a sostenere questa ricerca innovativa ed etica, attraverso una donazione. La ricerca senza animali ha bisogno dell’impegno di tutti.

 

I testi sugli animali in Italia e all’estero

“Brindare per gli animali non è affatto un piacere – spiega la biologa Michela Kuan, responsabile LAV Ricerca senza animali. – Gli animali, infatti, non reagiscono come noi ad alcol, nicotina e droghe, eppure si continua a sperimentare su di loro gli effetti di queste sostanze, sebbene gli effetti dannosi sull’uomo siano ben noti da tempo!
Dal 26 ottobre torneremo nelle piazze, con questa campagna per la quale (a partire dal 2016) abbiamo già raccolto più di 60.000 firme. Il neo Ministro della Salute Roberto Speranza ha l’opportunità di orientare la ricerca in materia di sostanze d’abuso garantendone il massimo rigore scientifico ed etico. Nel 2017 l’allora Ministra della Salute Lorenzin concesse di prorogare di 2 anni i termini contenuti nel Decreto legislativo n°26/2014 relativo “all’uso degli animali per fini scientifici”, che prevedeva dal 1° gennaio 2017 l’entrata in vigore dello stop ai test per le sostanze d’abuso e gli xenotrapianti di organi fra specie. Siamo convinti che la ricerca si alimenti con l’innovazione, condizione essenziale perché sia competitiva e utile. Il cambiamento passa anche attraverso le sfide scientifiche: il nostro Paese deve cogliere questa importante opportunità, senza concedere ulteriori proroghe”.

 

In Italia, le sostanze d’abuso vengono ancora testate su topi e ratti, e quasi sempre senza anestesia, mentre per gli xenotrapianti si ricorre persino a suini e primati. All’estero, inoltre, gli studi sulle droghe sono condotti anche sulle scimmie (macachi, uistitì e babbuini). Con la nostra mobilitazione chiediamo il divieto definitivo di questi test dolorosi e scientificamente infondati: un’importante battaglia, basata sul rispetto del Decreto legislativo n. 26/2014.
Questo Decreto, infatti, prevede che dal 1° gennaio 2017 fosse totalmente proibito l’uso di animali per effettuare i test sulle sostanze d’abuso. Un passo in avanti che rischia di essere vanificato qualora il suo contenuto venisse ulteriormente disatteso dal Governo italiano.

 

Alcool e fumo testati sugli animali

“Lo sviluppo di modelli sperimentali non animali rappresenta l’unica via per riportare l’Italia su piani competitivi a livello comunitario, evitare fughe di cervelli all’estero, o che i giovani ricercatori affrontino contesti internazionali basandosi su ricerche su animali vecchie di decenni e mai validate scientificamente – sottolinea Gianluca Felicetti, presidente LAV. – Un ulteriore indispensabile passo che chiediamo al neo Governo, condiviso da migliaia di persone che hanno firmato le nostre petizioni, è di destinare almeno il 50% dei finanziamenti per la ricerca biomedica e sanitaria, a sostegno dei metodi di ricerca senza animali”.

 

È sconcertante che dei vizi umani come alcool e fumo siano ancora testati su animali che, fino a prova contraria, non bevono né fumano e, pertanto, non potrebbero nemmeno abusare di queste sostanze. Si tratta di un approccio alla ricerca criticabile sul piano scientifico, e prima ancora, sul piano etico: basti pensare all’elevato grado di sofferenza che i test effettuati sugli animali comportano, con conseguenze spesso mortali. I cittadini hanno il diritto di sapere con quale efficacia viene impegnato il denaro dei contribuenti destinato a finanziare ricerche criticabili sul piano scientifico ed etico.

 

La sperimentazione animale in numeri

Secondo i dati più recenti forniti dal Ministero della Salute, nel 2017 sono stati 580.073 gli animali utilizzati a fini sperimentali. Topi e ratti sono i più numerosi, non per ragioni scientifiche ma prevalentemente a causa del basso costo e della semplicità di gestione. Ingiustificabile l’aumento dei cani, 639 nel 2017 mentre l’anno precedente erano 486 (inclusi i riutilizzi), specie, il cui ricorso, prevede misure fortemente restrittive. In aumento anche conigli, furetti, maiali, bovini, pesci, cefalopodi e scimmie (già raddoppiate, salgono a 586). Procedure dolorose per il 46% degli animali. Aumentano a 2.538 gli animali allevati per il solo mantenimento di colonie geneticamente modificate. 1.598 gli animali ancora utilizzati a fini didattici. Si tratta di dati fortemente sottostimati perché non tengono conto di molte categorie come gli animali usati già deceduti, gli invertebrati o le forme di vita non completamente sviluppate, in un calvario al termine del quale arriva la morte.

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In questi giorni in Regione si sta avviando la stagione dell’alpeggio, migliaia di animali saranno trasferiti dalla pianura ai pascoli di montagna, nelle zone dove oramai da anni si sono insediati i lupi. Sarà quindi inevitabile che nelle situazioni dove non sono stati attivati i sistemi di prevenzione dalle predazioni, si assista agli attacchi dei lupi nei confronti degli animali privi di difese e non custoditi dai pastori.

 

“Ma oramai le predazioni sono un fenomeno che accade tutto l’anno – chiarisce Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV, Area Animali Selvatici – come dimostrato da quanto accaduto nei mesi scorsi in Lessinia e non potrebbe essere altrimenti visto che oramai i lupi sono entrati a far parte della fauna selvatica stanziale della Regione.”

 

Tuttavia, nonostante sia oramai chiaro che i lupi sono ricomparsi sul territorio per restarci, l’amministrazione regionale continua a trattare il fenomeno come si trattasse di arginare un’emergenza.

 

Per questo motivo LAV ha incontrato l’assessore regionale all’agricoltura Pan. Nel corso dell’incontro sono stati esposti i risultati raggiunti dalla piattaforma locale sulla convivenza tra lupo e attività umane, organizzata nei mesi scorsi a Grosseto per volontà dalla Commissione Europea alla quale la LAV ha dato un contributo fattivo e concreto. Fra le numerose azioni elaborate dalla piattaforma, che ha visto confrontarsi allevatori, cacciatori, caseifici, amministratori, associazioni ambientaliste e animaliste, è stata portata all’attenzione dell’assessore Pan la necessità che le istituzioni regionali riconoscano l’impegno di quegli allevatori che adottano i sistemi di prevenzione delle predazioni, anche favorendo il loro accesso ai finanziamenti erogati dal PSR.

 

Durante l’incontro la LAV, partendo dalla considerazione che le uccisioni dei lupi, oltre a essere illegali, non comportano alcuna riduzione delle predazioni, ha posto l’accento sulla necessità che l’impegno della Regione non possa essere limitato alla fornitura delle recinzioni anti-lupo, ma debba essere integrato da una costante azione di verifica della loro corretta messa in opera, pena l’inefficacia del sistema. Come dimostrato da una ricerca effettuata dal ministero dell’Ambiente della Slovenia, il quale ha verificato che solo la corretta installazione e manutenzione delle recinzioni elettrificate garantisce la totale protezione degli animali negli allevamenti dai lupi.

 

“Ciò che abbiamo voluto chiarire con l’assessore Pan – prosegue Vitturi – è il fatto che oramai il lupo è una presenza stabile sul territorio regionale e per questo le predazioni non possono più essere considerati fenomeni transitori”.

 

Per questo motivo è necessario che la Regione Veneto predisponga un progetto onnicomprensivo, attivo tutto l’anno sull’intero territorio regionale, che preveda azioni a più livelli per la prevenzione delle predazioni, attivando le soluzioni più efficaci e garantendone il corretto utilizzo e manutenzione.

 

“Il lupo è tornato su tutto l’arco alpino per restarci – conclude LAV – prima gli allevatori e le istituzioni prenderanno atto di questa realtà, adottando le misure di prevenzione conseguenti, prima saranno bloccate le predazioni e la convivenza potrà realizzarsi nel pieno rispetto del lupo”.

Campagna di raccolta fondi per il soccorso animale

 

Il randagismo è un fenomeno lontano dall’essere superato e gli interventi da mettere in atto – soprattutto al Centro Sud e nelle Isole – sono più che mai urgenti per gli animali coinvolti che, traumatizzati dall’abbandono o nati da animali in libertà, sono costretti a una vita di stenti o esposti a continui pericoli come gli incidenti stradali, che possono costituire un rischio anche per l’incolumità pubblica. Questo fenomeno rappresenta anche un costo per la collettività: nel 2017 si sono spesi 402.031,00 € al giorno per il mantenimento dei cani detenuti nei canili secondo una stima estremamente conservativa, con un danno di immagine a livello turistico per le regioni in cui il fenomeno è più diffuso.

 

Il Mezzogiorno si conferma zona critica per numero e gestione di cani e gatti sul territorio. Al Sud il 44% dei canili, il 37% al Nord e il 19% al Centro, gattili quasi inesistenti al Sud e nelle isole. Nel 2017 il numero dei cani presenti nei canili rifugio è aumentato del 9,26% rispetto al 2016, e su 114.866 cani presenti in queste strutture, ben il 72% (82.342) si trova in quelle del Mezzogiorno (fonte “Randagismo: l’indagine LAV 2018” ©LAV).

 

 

Chiama o manda un sms al numero 45587 e dona 2 o 5 euro. Aiuterai LAV a destinare un’ambulanza veterinaria alle emergenze e alla prevenzione del randagismo

A partire dal 24 giugno puoi partecipare anche tu alla raccolta fondi promossa da LAV, per destinare un’ambulanza veterinaria alla prevenzione del randagismo e al soccorso di animali in caso di calamità.

 

La prima ambulanza veterinaria LAV sarà:

• attiva sull’intero territorio italiano
• dedicata in via prioritaria agli interventi per la prevenzione del randagismo, una vera emergenza in particolare nel Mezzogiorno
• destinata al soccorso di animali in caso di calamità naturali (in accordo con quanto sancito dal D.Lgs n.1 del 2018), che include tra le finalità della Protezione civile, con cui LAV ha siglato un Protocollo di intesa, l’azione di soccorso e assistenza agli animali e alle famiglie con animali al seguito in caso emergenze naturali.

 

“Uno strumento utile per azioni di profilassi e di prevenzione del randagismo”

“L’ambulanza veterinaria potrà essere un valido ausilio nel gestire emergenze, come in caso di animali vittime di calamità naturali – afferma Gianluca Felicetti, presidente LAV. – Forti dell’esperienza che la nostra associazione ha maturato sul campo nel corso dei più recenti e drammatici eventi sismici del Centro Italia, e del protocollo d’intesa siglato con la Protezione Civile proprio per garantire il soccorso di animali, l’ambulanza veterinaria sarà uno strumento utile anche per azioni di profilassi e di prevenzione del randagismo (sterilizzazioni). Con una piccola donazione ci aiuterete a essere più efficaci nel soccorrere gli animali in difficoltà”.

 

 

 


Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce, Tiscali. Sarà di 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile e di 2 o 5 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali. La campagna si svolge in collaborazione con Responsabilità Sociale Rai.

In merito all’ordinanza sindacale nr. 1782 dell’11 giugno 2019 relativa all’abbattimento d’urgenza di alberi pubblici vincolati ubicati in aree cittadine lungo il PUT e “zona A – centro” del Comune di Treviso, a tutela della incolumità, da un esame veloce dell’ordinanza e delle schede relative alle piante oggetto di abbattimento sono emerse alcune criticità relative alla presenza e alla gestione di fauna selvatica, che inducono LAV Treviso a chiedere di riconsiderare il provvedimento.

 

LAV Treviso si permette di far osservare quanto segue:

• alcune specie di uccelli nidificano nelle cavità degli alberi “vecchi” e/o deperenti; cavità che vengono trovate o create (vedere ad esempio il picchio);

• la carenza di “vecchi alberi” genera carenza di siti e/o possibilità di nidificazione. Questa carenza può solo in parte venir surrogata dall’apposizione di scatole nido;

• non a caso le più moderne prescrizioni forestali (anche nei boschi produttivi!) prevedono il rilascio di un certo numero di piante “vecchie” per ettaro, allo scopo di fornire i siti adeguati;

• pertanto, ferma restando la necessità di abbattere gli alberi che costituiscono un oggettivo pericolo alla pubblica incolumità, si potrebbe auspicare il rilascio delle piante vecchie, site in posti dove non c’è passaggio di persone, (ad esempio tra le mura e il canale), anche tagliando alcuni rami laterali per alleggerire la chioma e diminuire così la probabilità di schianto o rovesciamento;

• si richiede comunque, – termina Massimo Vitturi, responsabile area animali selvatici per la LAV – ove possibile, di eseguire le opere di abbattimento al di fuori del periodo di nidificazione, quest’anno in ritardo a causa delle temperature fredde fino a pochi giorni fa, e delle conseguenti cure parentali

 

Dati i tempi ristretti per un esame approfondito della documentazione, chiediamo una proroga dei tempi di esecuzione dei lavori e la possibilità di un incontro per discutere della questione.

Negli allevamenti europei, centinaia di milioni di animali sono tenuti in gabbia per la maggior parte della loro vita. La loro sofferenza è enorme. Per questo, LAV si appella alla Commissione europea, chiedendo che ponga fine a questo trattamento crudele degli animali negli allevamenti.

 

TENERE GLI ANIMALI IN GABBIA È CRUDELE

Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni e sentimenti, come dolore e gioia. Le gabbie sono causa di immense sofferenze per gli animali. Le gabbie fanno soffrire enormemente milioni di animali negli allevamenti ogni anno. Sono crudeli e anche ingiustificate, dato che sistemi alternativi alle gabbie esistono già.

PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO BISOGNA RACCOGLIERE 1 MILIONE DI FIRME IN TUTTA EUROPA

Per sostenere LAV, è possibile firmare online oppure scaricare il modulo della petizione, firmarlo e farlo firmare anche ad amici e famiglia. Tutto quello che c’è da sapere per aiutare LAV a raggiungere 1 milione di firme è su www.endthecageage.eu.

 

L’ALLEVAMENTO IN GABBIA È UN INCUBO A CUI È POSSIBILE METTERE FINE

LAV fa parte di una grande campagna internazionale con l’obiettivo di vietare l’uso delle gabbie per gli animali negli allevamenti di tutta Europa. Attraverso una petizione apposita, rivolta alla Commissione UE e chiamata Iniziativa dei cittadini europei, vuole unire tutto il continente contro la crudeltà sugli animali e mandare alla Commissione un messaggio forte e chiaro: i cittadini europei vogliono suini, galline, conigli e tutti quanti gli animali negli allevamenti liberi dalle gabbie!

 

Dove firmare?

• on-line nel sito: www.endthecageage.eu

• presso la libreria Ubik di Castelfranco fino al 7 maggio su modulo cartaceo (chiedendo di accedere all’area della mostra LAV)

• a Treviso, domenica 5 maggio, dalle 15 alle 19, in Piazza Carducci, al tavolo LAV di raccolta firme per la campagna europea #ENDTHECAGEAGE

 

 

ATTENZIONE: in ogni caso vanno indicati gli estremi del documento d’identità

LAV Onlus – LAV Lega Anti Vivisezione Sede di Treviso (TV)

Tel. 346.7465558
E-mail: [email protected]

Per seguire LAV:
Mailing list: [email protected]
Pagina web
Pagina Facebook: LAV Treviso
Twitter: LAV Treviso

 

Contributi e iscrizioni:
C/C bancario: IBAN IT07 L033 5901 6001 0000 0073 873 su Banca Prossima – specificare causale

Domenica 31 marzo e 7 aprile, LAV ci aspetta in piazzetta Indipendenza a Treviso per firmare la petizione contro le violenze sugli animali e per portare a casa l’uovo di Pasqua

 

Nei fine settimana del 30-31 marzo e del 6-7 aprile, LAV sarà presente in tante piazze italiane per aiutare a mettere K.O. le violenze verso gli animali. I cittadini potranno acquistare l’uovo di Pasqua LAV e/o firmare la petizione con la quale LAV chiederà al Governo e al Parlamento di rafforzare la Legge 189/04, che punisce il maltrattamento degli animali.

 

Grazie a questa norma, LAV è riuscita a salvare tanti animali ottenendo il loro sequestro. Migliorare questa legge è ancora possibile, ad esempio introducendo:

• pene più severe per chi maltratta animali (con aggravante se in presenza di minori), perché possano essere un più efficace deterrente
• una nuova disciplina della confisca obbligatoria al fine di impedire che l’animale resti in custodia e nella disponibilità del suo aguzzino, come purtroppo accade spesso
• che la norma sia posta a protezione non solo del sentimento per gli animali, come è oggi, ma anche dell’animale stesso in quanto soggetto di diritto
• che venga introdotto il reato di strage di animali (art. 544-bis c.p.), per contrastare le uccisioni di massa di animali, come ad esempio nei casi di avvelenamento, fattispecie estremamente frequente.

 

 

LAV chiede un quadro normativo che riconosca e valorizzi i centri di accoglienza degli animali sequestrati e confiscati.

 

 

Aiutare LAV in questa nuova battaglia dalla parte degli animali è possibile! E lo si può fare con:

• una firma, per contrastare in modo più efficace i maltrattamenti agli animali
• l’uovo di Pasqua LAV, in cioccolato extrafondente e biologico (Altromercato): quest’anno completamente rinnovato e più buono che mai.

 

 

E per tutti un regalo! Dal 30 marzo al 28 aprile, nelle Botteghe Altromercato o su altromercato.it, sarà possibile ottenere uno sconto del 10% su tutti i prodotti animal free, per un acquisto minimo di 20 euro. Basterà mostrare la cartolina LAV in Bottega o inserire il codice LAV2019 sul sito.

Superstrada Pedemontana veneta, trappola mortale per gli uccelli e per la fauna terrestre

 

Le grandi opere come la Superstrada Pedemontana Veneta hanno un notevole impatto ambientale, già criticato da  diverse associazioni ambientaliste venete. Anche la fauna selvatica ne sta subendo le conseguenze, spesso mortali, per esempio a causa dei pannelli fono isolanti posti lungo il tragitto della Pedemontana. Questi grandi pannelli sono trasparenti, privi di adeguata segnalazione di presenza e  non sono intercettabili dagli uccelli in volo, sia di giorno che di notte, per cui molti si feriscono o muoiono nell’impatto. Centinaia di uccelli sono stati trovati morti lungo il tratto della Pedemontana Bassano-Thiene, schiantati sulle barriere trasparenti. Non è possibile tollerare questa situazione, che dimostra una volta di più l’inadeguatezza delle prescrizioni e delle mitigazioni ambientali poste in essere, l’assenza di monitoraggi ambientali (denunciata anche dalla Corte dei Conti), la superficialità della VIA (Valutazione Impatto Ambientale).

 

“La strage di uccelli sulle barriere trasparenti della Pedemontata va fermata. È una crudeltà gratuita, il menefreghismo della Regione è assolutamente inaccettabile”. Non usa giri di parole il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando la nuova segnalazione giunta dalla Lav (Lega antivivisezione) sulla strage di volatili nel tratto Bassano-Thiene.

 

 

Il problema è ben noto alla Giunta e in particolare all’assessore De Berti – insiste l’esponente dem trevigiano – ma non è stato fatto niente. Il primo allarme lanciato dalla Lipu risale addirittura a maggio 2016, nel frattempo purtroppo sono morti altri uccelli. Lo scorso 4 maggio ho presentato un’interrogazione insieme alle colleghe dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura, Cristina Guarda (Lista AMP) e Patrizia Bartelle (M5S),  che attende ancora una risposta. Cosa aspetta la Regione a prendere le misure minime necessarie per salvaguardare la fauna selvatica, che è patrimonio di tutti i cittadini? Zaia e la De Berti dovrebbero sapere che l’uccisione di uccelli protetti viene sanzionata penalmente ai sensi della Legge quadro sulla fauna selvatica. Sarebbe sufficiente, come chiede anche la Lav, incollare degli adesivi sui pannelli trasparenti della Superstrada, un’operazione praticamente a costo zero”. 

 

 

Le sedi Lav di Bassano del Grappa, Vicenza e Treviso, verificata la situazione in oggetto, si rammaricano che certi progetti pubblici siano sempre studiati solo per la massima resa economica, senza considerare adeguatamente altre necessità e altri interventi, pur previsti dalla normativa vigente (come gli ecodotti, passaggi protetti e altre misure di mitigazione e di deframmentazione a favore di anfibi, fauna selvatica e uccelli). La fauna del Veneto è già fortemente penalizzata da una caccia oltre il limite dei regolamenti europei, da consistenti sottrazioni di territorio (come accade con la Pedemontana), dal degrado e dalla frammentazione degli ecosistemi, dall’inquinamento di terreni e acque, da improvvise alluvioni e da lunghi periodi di siccità (ormai frequenti). La Lav chiede ai Comuni interessati e alla Regione Veneto di porre urgentemente rimedio al problema dei pannelli trasparenti.

 

       

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