Home / Posts Tagged "integrazione"

È stato presentato il 16° rapporto sulla presenza dei cittadini stranieri nella Marca trevigiana relativo al 2018. Anolf Cisl Belluno Treviso, Caritas di Treviso e di Vittorio Veneto, Migrantes Treviso, La Esse e Una Casa per l’Uomo, con l’apporto di Veneto Lavoro, ritengono cruciale questo lavoro di documentazione e di analisi considerandolo una parte importante del proprio compito sociale.

Il dossier infatti costituisce uno strumento significativo per chi si occupa di Politiche locali e, più in generale, per comprendere la reale evoluzione dei fenomeni migratori

 

I numeri

Come nel 2017, anche nel 2018 il numero totale di residenti stranieri è cresciuto leggermente. Il numero di stranieri residenti in provincia a fine 2018 è pari a 93.074, è cresciuto di 1.755 persone rispetto al 2017 (+1,9%). La popolazione straniera residente nella provincia di Treviso è composta da 44.973 uomini e 48.101 donne; di questi 20.522 sono minori. Per quanto riguarda i cittadini di provenienza extraUE, l’analisi dei permessi di soggiorno rileva che, nel 2018, circa il 72% del totale dei primi permessi rilasciati è da ricondurre a motivi familiari, soprattutto a ricongiungimenti familiari (dal 2012, in Veneto i primi permessi rilasciati per motivi familiari si mantengono intorno ai 10 – 12.000). Calano del 60% i primi rilasci di permessi per motivi legati alla richiesta di asilo e alla protezione umanitaria. Ancora in calo le acquisizioni di cittadinanza italiana (28,3% rispetto all’anno precedente), fenomeno verificatosi anche a livello regionale e nazionale a partire dal 2017. I 3.092 stranieri diventati cittadini italiani nel 2018 vanno a comporre gli oltre 43.000 diventati neo-cittadini italiani dal 2002 ad oggi. Come nel 2017, anche nel 2018 è aumentata in particolare la componente maschile (+1.153 uomini), anche se la componente femminile continua a rimanere prevalente (51,7%). Nella provincia di Treviso sono presenti migranti di 150 nazionalità diverse, ma la quota delle prime 10 è pari al 74% del totale. 

 

Le nazionalità

Continuano a confermarsi primi Paesi di provenienza: Romania, Cina, Marocco, Albania, Macedonia, Kosovo. Crescono i rumeni (+ 2,3%, pari a +473 persone), i cinesi (+ 2,4%, pari a +202 persone), gli indiani (+6,4%, pari a +148 persone), i senegalesi (+3,0%, pari a +82 persone) e gli ucraini (+2,4%, pari a +87 persone). Tra gli altri gruppi nazionali presenti in provincia, crescono con percentuali rilevanti, ma nettamente inferiori rispetto allo scorso anno, i nigeriani (+12,5%, pari a +264 persone), i brasiliani (+9,4% pari a +99 persone), i pakistani (+8,9% pari a +48 persone). L’aumento di molti gruppi nazionali può essere riferito a una crescita dei ricongiungimenti familiari che, dal 2017, hanno visto rilevante aumento. Calano invece altri gruppi nazionali (soprattutto di area balcanica), anche se con percentuali leggermente inferiori rispetto allo scorso anno. 

 

Nuovi nati e minori

I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri sono stati 1.300 nel 2018; -3,8% rispetto al 2017, 55 nati in meno, una cifra inferiore alla diminuzione precedente (-66). L’incidenza percentuale sul totale dei nati resta pressoché stabile al 19,7%. La popolazione a cittadinanza straniera continua ad essere più giovane di quella italiana: il 22,0 % del totale degli stranieri, pari a 20.522 ragazzi e ragazze, sono minorenni, rispetto ad una incidenza dei minori tra gli italiani pari al 16,4%. C’è stata una lieve ripresa, pari a 311 minori in più, con un aumento relativo dell’1,5% rispetto al calo dell’1,9% del 2017, calo che si protrae dal 2013; la loro incidenza percentuale sul totale dei residenti stranieri rimane pressoché stabile al 13,2%. Nella sostanziale stabilità di questo segmento di popolazione si ipotizza concorra anche il proseguire del calo delle acquisizioni di cittadinanza italiana.

 

Scuola

Durante l’anno scolastico 2017/2018 nella provincia di Treviso gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 17.971, 71 in più rispetto al precedente anno scolastico. Il 70,8% di questi giovani è nato in Italia da genitori stranieri, percentuale in costante aumento. Si arresta per ora il calo iniziato nel 2013/2014, con uno 0,4% in più, sostanziale conferma delle cifre dell’anno precedente. L’incidenza percentuale sul totale degli alunni si conferma sul 13,3% (seconda dopo Verona, 14,8%, e alla pari con Padova 13,3%, con media regionale al 13,3%). Le nazionalità rappresentate erano 112.

 

I neo-cittadini italiani

Gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza nel 2018 sono stati 3.092, con un calo del 28,3%, pari a -1.220 persone rispetto al 2017, il 60% in meno rispetto al picco del 2016. In ogni caso, in 15 anni ben 42.462 persone sono diventate di cittadinanza italiana

 

I richiedenti asili e i titolari di protezione internazionale

A fine giugno 2018 erano presenti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e nei posti resi disponibili dalla rete SPRAR 1.846 persone, circa un terzo in meno rispetto al 2016 (nel quale l’aumento rispetto all’anno precedente era stato invece superiore al 75%). A livello nazionale, vi è stato nel 2018 un forte calo negli arrivi via mare, con una diminuzione dell’80% rispetto al 2017 e con ovvie ricadute sulle presenze a livello locale. Nel 2018 nei due progetti SPRAR in provincia di Treviso sono transitate in totale 119 persone di 18 nazionalità differenti; i gruppi nazionali più rappresentati sono i maliani (22.7%), seguiti dai nigeriani (15.1%) e dai pachistani (10%); l’80% ha meno di 30 anni. 

 

Il lavoro

Rispetto al totale degli occupati in provincia, anche nel 2018 il peso degli stranieri si mantiene elevato, pari al 10,6%. La loro presenza è particolarmente importante nel lavoro dipendente. Il tasso di occupazione degli stranieri (15-64 anni) è del 56,1% (68,2% quello degli italiani); il tasso di disoccupazione è pari al 21,4% (8% quello degli italiani). Per quanto riguarda il lavoro dipendente, nel 2018 si sono confermate le dinamiche positive degli anni precedenti – trainate dalla forte crescita dei rapporti di lavoro a termine – con un ulteriore rafforzamento del trend positivo avviatosi nel 2015. Per gli stranieri (come anche per gli italiani) prosegue la fase di espansione occupazionale: il bilancio delle posizioni di lavoro in essere a fine 2018 è positivo per 3.700 unità (circa 5mila tra gli italiani). Nel primo semestre del 2019, invece, continua a rafforzarsi il tempo indeterminato e si ridimensiona il ricorso del lavoro a termine. I dati del terzo trimestre (a settembre 2019) confermano i trend della prima parte dell’anno.

 

Nell’insieme, il peso degli stranieri si conferma elevato in tutti gli ambiti occupazionali; è tuttavia particolarmente alto in agricoltura, nelle costruzioni ed in alcuni comparti del settore industriale (oltre che nel lavoro domestico). La prima cittadinanza per numero di assunzioni in provincia è quella rumena (circa 1/4 delle assunzioni), seguono i cinesi, gli albanesi e i marocchini. L’inserimento lavorativo dei diversi gruppi nazionali varia notevolmente e mette in evidenza alcune peculiarità settoriali. Nel lungo periodo sono inoltre evidenti trend differenziati sulla base della cittadinanza: si possono individuare comunità fortemente interessate dalla crisi che hanno registrato pesanti perdite occupazionali (ancora non recuperate) ad esempio Ghana e Marocco, gruppi in costante crescita con progressivo rafforzamento nel mercato del lavoro, ad esempio Cina, India, Romania e Albania, e cittadinanze in progressiva diminuzione come Polonia e Croazia. Le assunzioni degli stranieri nel lavoro dipendente continuano ad interessare soprattutto gli uomini, prevalentemente i profili professionali più bassi; le qualifiche più elevate, comunque contenute, sono più diffuse tra le donne che tra gli uomini. Al 30 giugno 2019 i disoccupati stranieri (domiciliati in provincia) secondo gli elenchi dei Centri per l’impiego sono circa 16.400 e rappresentano il 27% del totale degli iscritti; nel 54% dei casi si tratta di donne.

 

Un commento

«La crescita rilevata nel 2017 si conferma: anche il protrarsi del calo di acquisizioni di cittadinanza contribuisce a questo risultato, tuttavia va riconosciuto che a trainarla sono soprattutto i nuovi permessi di soggiorno per motivi familiari, la quasi totalità per ricongiungimento. Riteniamo che questo dato, insieme ai risultati delle dinamiche occupazionali, dimostri che è in ripresa la tendenza a portare in provincia la famiglia, considerato che nella Regione Veneto già dal 2013 i nuovi permessi di soggiorno per motivi familiari si sono mantenuti intorno ai 10-12.000. Il calo consistente dei permessi di soggiorno legati all’asilo o alle varie forme di protezione si ricollegano ovviamente alla politica relativa agli sbarchi. A fronte delle risultanze principali che i dati ci consegnano a fine 2018, riteniamo importante la seguente considerazione: i cittadini stranieri presenti in provincia sono ormai da tempo una componente strutturale del territorio, al netto delle difficoltà del territorio stesso per quanto riguarda le dinamiche innescate dalla crisi economica ed occupazionale del 2008 e protrattasi a lungo. Pur nella ricerca ancor oggi di possibilità migliori di lavoro e di vita all’estero, i cittadini stranieri tendono a rimanere: non si è realizzata né la fuga massiccia ipotizzata dopo i primi anni di crisi, né l’invasione di cui si torna a parlare dal tempo dell’innesco del problema umanitario nel Mediterraneo. E con coloro che rimangono, quali interventi si possono e si vogliono fare, perché diventino finalmente una risorsa di cui il territorio ha bisogno, considerato il degiovanimento che già lo scorso anno avevamo messo in luce? Quali politiche di inserimento ad una integrazione positiva sarebbero richieste per attuare questa prospettiva dalla quale tutti potremmo trarre profitto? Sono interrogativi che vanno sollevati, per poter aprire un dibattito costruttivo sul presente e sul futuro del nostro Paese».

“La scuola serve per favorire un’integrazione a 360 gradi. La vera integrazione però non è a senso unico, e la mensa scolastica fa parte di questo processo. È anch’essa una modalità didattica all’interno del più vasto programma scolastico ed è uno sforzo importante anche sotto l’aspetto dell’educazione e dell’integrazione. Richieste come quelle avanzate dai genitori bengalesi di Mestre sono l’esatto contrario”.

 

Così l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, interviene rispetto alla richiesta di due genitori bengalesi di religione musulmana di Mestre di approntare per i loro figli una mensa “halal” senza carne di suino e di procedere alla macellazione rituale delle altre carni.

 

“Questi genitori – aggiunge Donazzan – hanno scelto di venire in Italia e credo sia un loro preciso dovere favorire un’integrazione piena dei loro figli. Se i loro bimbi non possono mangiare determinati cibi per motivi di salute, non c’è problema. In caso contrario – conclude l’assessore – faccio loro presente che, se quanto approntato dalla mensa per tutti i bambini non è di loro gradimento, possono senza problemi farli nutrire con alimenti equivalenti sotto l’aspetto nutrizionale”.

Volontarinsieme – CSV Treviso, e in particolare il “tavolo immigrazione” attivato al suo interno, esprime grande preoccupazione per il modello di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo, oggi fortemente compromesso.

 

Il mondo del volontariato torna inoltre a sottolineare, come fatto all’indomani dell’approvazione in Parlamento, l’incostituzionalità del Decreto Sicurezza, una norma che mette in discussione civiltà e sicurezza stessa.

 

Per questo, chiede con urgenza che il Prefetto di Treviso convochi il tavolo sicurezza e immigrazione per un confronto sullo scenario che si sta delineando.

 

Condividiamo fortemente la preoccupazione e comprendiamo il disagio delle Caritas di Treviso e Vittorio Veneto e delle Cooperative che ieri, dopo una riflessione non poco sofferta, hanno annunciato di non rinnovare la convenzione con la Prefettura di Treviso per i servizi di accoglienza dei richiedenti asilo – afferma il Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso Alberto Franceschini – Già lo scorso ottobre avevamo sottolineato quanto fosse importante mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel nostro territorio, e quanto sta succedendo conferma che ora, circa 200 persone, vengono private di un percorso di inclusione e formazione di cui hanno beneficiato fino a questo momento.

Riteniamo questo, a tutti gli effetti, un passo indietro nella tutela dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona, una situazione che  genera peraltro problemi sociali nelle singole città e rende complicato l’intervento da parte delle istituzioni locali e del mondo del volontariato”.

 

Caritas e Cooperative hanno infatti garantito fino a questo momento un sistema di accoglienza diffusa che ha permesso l’integrazione, la crescita e la tutela di queste persone, insieme alle comunità e ai territori interessati. Senza dimenticare le figure professionali formate appositamente per questi progetti, che ora rischiano il posto di lavoro. Anche le aziende del territorio, che in questi mesi hanno offerto una possibilità lavorativa ai giovani richiedenti asilo, saranno in qualche modo penalizzate.

 

“Si rischia di perdere un patrimonio di esperienze, progetti e risorse umane e professionali che nel tempo hanno dimostrato come l’accoglienza possa essere un esempio di civiltà – prosegue Franceschini – Come mondo del volontariato abbiamo spesso contribuito, con le nostre associazioni e con l’Università del Volontariato, ad affiancare questi percorsi. Di fronte a questa situazione, come Presidente di una realtà che rappresenta oltre 350 associazioni del territorio,chiedo al Prefetto di Treviso Laganà di convocare con un urgenza il Tavolo prefettizio sicurezza e immigrazione, per un confronto schietto su quanto sta succedendo.”

“Il Decreto Salvini crea nuova marginalità tra i migranti e quindi insicurezza, ovvero l’opposto di quello che in teoria si propone; a cui si sommano i problemi cooperative, associazioni e amministrazioni comunali impegnate sul versante dell’accoglienza e dell’integrazione, distruggendo posti di lavoro. Qua non vale ‘prima gli italiani’?”. La domanda arriva da Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico che denuncia la situazione in provincia di Treviso chiedendo al Prefetto di bloccare gli effetti del Decreto firmato dal ministro dell’Interno nonché segretario della Lega: “Mi associo all’appello lanciato dal nostro segretario provinciale e mi auguro che faccia lo stesso il presidente della Provincia Marcon: si rivolga al suo capo di partito spiegandogli quanto sia sbagliato e dannoso questo provvedimento”.

 

La denuncia di Zanoni

 

“Sono più di mille richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua, valorizzare le competenze professionali e di conseguenza ‘restituire’ qualcosa alle comunità che li hanno accolti. Sono progetti virtuosi che hanno coinvolto quasi la metà dei Comuni del Trevigiano. Con il taglio dei fondi voluto da Salvini, tutto questo rischia di essere spazzato via e le conseguenze sono facilmente immaginabili; i richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento o meno della loro domanda, saranno clandestini con alta probabilità di diventare manodopera per la criminalità, oppure, per quanto riguarda la Marca, finiranno ammassati o nella caserma Serena a Treviso o alla Zanusso di Oderzo”.

 

La contro-proposta del consigliere

 

“Per una migliore integrazione ed evitare tensioni sul territorio, invece, servirebbe un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi. Salvini e la Lega lo sanno benissimo, è solo l’ennesima conferma di come preferiscano alimentare le tensioni, in modo da specularci elettoralmente. E adesso con Europee e amministrative alle porte continueranno a marciarci sopra fregandosene delle conseguenze sia sui richiedenti asilo che per la sicurezza dei veneti. A ciò si aggiunge la drammatica perdita di posti di lavoro dovuta allo smantellamento dei progetti di accoglienza; se ne stimano circa 18mila a livello nazionale: infermieri, insegnanti, psicologi, mediatori culturali. Insomma, un disastro su tutta la linea”.

Un laboratorio creativo di sartoria per le donne che vogliono imparare le tecniche base per fare un capo di abbigliamento e/o piccole riparazioni. È attivo da ieri nei locali della ex scuola elementare di Dosson su iniziativa del Comune di Casier e della Caritas interparrocchiale.

Un progetto voluto dall’assessore ai Servizi sociali Luca Sartorato per avviare un percorso di integrazione sociale per le donne in difficoltà col mondo del lavoro. In particolare donne con reti di appoggio deboli, con figli minori o che stanno attraversando delle difficoltà nella loro vita quotidiana. Grazie alla presenza di un’assistente sociale, di una sarta, di un mediatore linguistico-culturale e dei volontari l’arte sartoriale diventa un mezzo di promozione sociale e culturale.

Il progetto sperimentale durerà un anno, è gratuito e prevede due incontri alla settimana; ha come obiettivi la promozione dell’aggregazione fra donne del territorio e donne migranti, l’integrazione interculturale e intergenerazionale, il sostegno della creazione di contesti familiari sani, la creazione di un luogo accogliente di aggregazione basato sull’aiuto reciproco, il confronto, la solidarietà e la condivisione di esperienze.

 

Nello specifico amministrazione comunale e Caritas vogliono far acquisire e sviluppare delle competenze particolari che possano favorire un’integrazione del reddito familiare e che allo stesso tempo siano fruibili anche nel contesto domestico. Alle donne inserite nel laboratorio sarà trasmessa la costanza nell’impegno, condizione necessaria per il mantenimento di un lavoro. Saranno stimolate nella ricerca e nel potenziamento delle proprie capacità, della propria autonomia e nel superamento delle difficoltà linguistiche.

Le iscrizioni al laboratorio si ricevono all’ufficio Servizi Sociali del Comune di Casier, in via Roma 2. Il progetto prevede anche un servizio gratuito di baby sitting durante il corso.

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

Prende il via il Progetto “3I”, una nuova opportunità di lavoro per persone disoccupate e a rischio povertà della provincia di Treviso. Il Comune di Mogliano è tra i partner.

Sono aperti, e lo rimarranno fino al 19 gennaio, i termini per la selezione di 176 persone disoccupate della provincia di Treviso, beneficiarie e non di sostegno al reddito e a rischio di esclusione sociale e povertà.

 

Questo è lo scopo del progetto 3I: Inserimento Integrazione e Inclusione a Treviso, di cui il Comune di Mogliano è partner, promosso da Ecipa Scarl, capofila, con finanziamento europeo ed approvato dalla Regione nell’ambito di azioni integrate di coesione territoriale (AICT) per l’inserimento e il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. I partner del progetto sono Comuni, aziende, Enti e Cooperative della Marca.

 

Abbiamo aderito con convinzione al progetto per rispondere ad una esigenza sempre più sentita da parte della cittadinanza anche a Mogliano. Purtroppo il lavoro manca o viene a mancare e questo colpisce con maggiori effetti le persone sopra i 50 anni a basso reddito, per le quali il reinserimento è davvero difficile. DI conseguenza vengono a mancare le risorse di sostentamento per le famiglie e si amplia la platea dei poveri o potenziali tali. Noi abbiamo attivato reti sociali di monitoraggio e aiuto, ma è essenziale mettere queste persone nelle condizioni di ricrearsi un futuro, di ritrovare la fiducia nei propri mezzi, di sentirsi ancora parti integranti di questa comunità. Ci auguriamo che possano partecipare in molti e che il percorso possa concludersi con il loro pieno reinserimento” hanno dichiarato il Sindaco Carola Arena e l’Assessore alle politiche sociali, Tiziana Baù.

 

Per poter presentare la propria candidatura, i soggetti devono soddisfare almeno una delle condizioni previste, ovvero non avere un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, essere soggetti svantaggiati L. 381/1991, persone con disabilità L. 68/1999, soggetti appartenenti a famiglie senza reddito e ISEE inferiore o uguale a 20 mila euro o a famiglie monoparentali con figli a carico o monoreddito con figli a carico e ISEE inferiore o uguale a 20 mila euro. All’interno di questo quadro, priorità sarà data a chi ha superato i 50 anni, ai disoccupati di lungo periodo (superiore ai 12 mesi), agli appartenenti a nuclei familiari percettori di reddito di inclusione con Patto di Servizio Personalizzato.

 

Saranno attivati 22 percorsi di formazione professionalizzante con indennità di frequenza per i destinatari della durata di variabile tra le 50 e le 100 ore, percorsi di tirocinio di inserimento o reinserimento lavorativo di contenuto professionalizzante della durata di 360 ore o 480 ore da svolgersi presso aziende /cooperative del territorio per tutti i partecipanti ai percorsi, accompagnamento al tirocinio di ore 36 a destinatario finalizzato a fornire un supporto costante per facilitare l’inserimento in azienda e il raggiungimento degli obiettivi formativi, oltre ad un supporto all’inserimento/reinserimento lavorativo che mira a progettare e realizzare le attività orientate al successo occupazionale: individuare le opportunità occupazionali – incrocio domanda e offerta – individuazione vacancy– supporto all’individuazione della tipologia contrattuale – promozione delle esperienze.

 

La partecipazione al corso è gratuita e per la frequenza alle attività teoriche è previsto il rimborso di un’indennità di frequenza pari a 3 o 6 euro l’ora in base alla dichiarazione ISEE presentata e in corso di validità, riconoscibile ai destinatari che avranno frequentato almeno il 70% dell’attività formativa d’aula. Per il tirocinio è prevista una borsa di tirocinio pari a 600 euro lordi/mese che sarà riconosciuta solo se il tirocinante sarà presente in azienda per almeno il 70 % del monte ore previsto.

 

Gli interventi formativi verteranno su: gestione rifiuti – banconiere e addetto alla vendita – agroalimentare e vitivinicolo – gestione verde – operatore del magazzino – servizi alle imprese – e-commerce informatica, amministrativo segretariale – igiene e sanificazione degli ambienti. Otto percorsi sono dedicati a soggetti svantaggiati ai sensi della Legge 381/1991 e uno è riservati a persone con disabilità L. 68/99.

 

Incentivi sono previsti per le imprese private, di qualsiasi dimensione e settore di attività, che assumeranno i partecipanti e saranno pari a massimo 6000 euro per destinatario, nel caso di assunzione a tempo indeterminato, e massimo 4000 euro per destinatario per assunzione a tempo determinato di durata superiore a 6 mesi.

 

Gli interessati possono rivolgersi ai servizi sociali del Comune o a Ecipa tel. 041 928638 – email : [email protected].

Grande il cordoglio della Cisl Belluno Treviso per la scomparsa di Moustapha Ndiaye, operaio alla 3B di Salgareda, dove era stato eletto RSU per conto della Filca Cisl, collaboratore della Cisl di Venezia e volontario molto attivo tra le fila dell’Anolf trevigiana e del Veneto Orientale, l’associazione della Cisl avente come obiettivo la crescita della fratellanza tra i popoli nello spirito della Costituzione italiana.

 

L’uomo, 55 anni, è spirato lo scorso 8 settembre all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove era ricoverato per una malattia fulminante. Ndiaye è stato uno dei primi senegalesi a impegnarsi per l’emancipazione e l’integrazione degli immigrati del Basso Piave, fondando l’associazione Ande Dieuf. Nei primi anni 2000 è stato anche vicepresidente della Consulta Regionale per l’Immigrazione del Veneto.

 

Arrivato in Italia nel 1992, di cui è diventato cittadino, risiedeva da tempo a Zenson di Piave con la sua famiglia: la moglie e cinque figli. Era occupato come operaio alla 3B di Salgareda dove era stato eletto RSU nella lista della Filca Cisl.

 

Domenica prossima 16 settembre dalle 17.15 alle ore 18.40 si svolgerà a Paderno di Ponzano (sala parrocchiale di piazza Chiesa 1) la cerimonia di saluto. La salma di Moustapha Ndiaye è partita ieri per il Senegal dove sarà sepolto nel cimitero della città santa di Touba.

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha preso parte questo pomeriggio, all’Ateneo Veneto, al convegno promosso dalla Comunità ebraica di Venezia e dalla Confindustria di Venezia Rovigo dal titolo “Le leggi del 1938 ed il mondo del lavoro: una riflessione sull’esclusione a distanza di ottant’anni dalle leggi razziali”.

 

È un tema – ha sottolineato il primo cittadino lagunare nel suo intervento – ancora di stretta attualità. Le leggi razziali sono state uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese. È giusto perciò non dimenticare cosa è avvenuto, ma ricordarlo tutti i giorni per i prossimi mille anni, perché questo non accada mai più. Oggi il tema dell’integrazione rimane all’ordine del giorno: basta semplicemente guardare a cosa succede in questi giorni a Gerusalemme, o nella stessa Europa, dove le persone non sono più sicure come lo erano un tempo. Venezia è stata sempre in prima fila, nella sua storia, nel favorire l’integrazione, basata però sempre sul rispetto delle leggi locali vigenti. In questo senso rimane un esempio da ricordare, ed imitare, l’integrazione nella nostra città della comunità ebraica. Questo può oggi avvenire anche a livello internazionale, attraverso il dialogo, ricordandoci però sempre chi sono i nostri amici, e da che parte stiamo.”

 

Presenti all’incontro, tra gli altri, il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Paolo Gnignati, il presidente di Confindustria Venezia Rovigo, Vincenzo Marinese, il presidente dell’Ateneo Veneto, Giampaolo Scarante, i docenti universitari Ernesto De Cristofaro, Ilaria Pavan e Giovanni Favero, ed il giudice dell’alta Corte di Appelli federali, Guido Calabresi.

“Tutte le domande ammesse sono state finanziate. Avepa ha concluso l’istruttoria stilando l’elenco delle aziende che beneficiano degli aiuti comunitari dell’OCM vitivinicolo per investimenti nel settore enologico”. A dare notizia del decreto n. 549, con cui l’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura ufficializza i beneficiari del bando aperto nel dicembre scorso (Dgr 2054/2017), è l’assessore veneto all’Agricoltura, Giuseppe Pan. Le domande ammesse e finanziate per l’azione A (aziende agricole) sono 146 per un importo complessivo di 4.756.238,71 euro.

 

Le domande ammesse e finanziate per l’azione B (agroindustria) sono 48 per un
importo complessivo di 3.699.170,59 euro.

“Grazie all’integrazione della dotazione finanziaria disponibile, decisa dalla Giunta regionale a marzo – prosegue Pan – è stato possibile accogliere tutte le domande che avevano i requisiti previsti dal bando. Le nostre imprese vitivinicole sono il fiore all’occhiello dell’economia veneta e la Regione Veneto mette in campo tutti i possibili aiuti finanziari per sostenere investimenti e innovazione a beneficio dello sviluppo e della competitività dell’intera filiera vitivinicola”.

 

La disponibilità finanziaria iniziale prevista dal bando, pari a circa 5,3 milioni di euro, è stata integrata con oltre 3,7 milioni recuperati da disponibilità non utilizzate nella ristrutturazione e riconversione viticola (aiuti per il rinnovo dei vigneti) e con economie di spesa realizzate da Avepa . In questo modo la dotazione del bando per gli investimenti enologici è salita a 9 milioni di euro, sufficienti per coprire l’intera domanda di contributi da parte delle 194 aziende richiedenti.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni