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Volontarinsieme – CSV Treviso, e in particolare il “tavolo immigrazione” attivato al suo interno, esprime grande preoccupazione per il modello di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo, oggi fortemente compromesso.

 

Il mondo del volontariato torna inoltre a sottolineare, come fatto all’indomani dell’approvazione in Parlamento, l’incostituzionalità del Decreto Sicurezza, una norma che mette in discussione civiltà e sicurezza stessa.

 

Per questo, chiede con urgenza che il Prefetto di Treviso convochi il tavolo sicurezza e immigrazione per un confronto sullo scenario che si sta delineando.

 

Condividiamo fortemente la preoccupazione e comprendiamo il disagio delle Caritas di Treviso e Vittorio Veneto e delle Cooperative che ieri, dopo una riflessione non poco sofferta, hanno annunciato di non rinnovare la convenzione con la Prefettura di Treviso per i servizi di accoglienza dei richiedenti asilo – afferma il Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso Alberto Franceschini – Già lo scorso ottobre avevamo sottolineato quanto fosse importante mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel nostro territorio, e quanto sta succedendo conferma che ora, circa 200 persone, vengono private di un percorso di inclusione e formazione di cui hanno beneficiato fino a questo momento.

Riteniamo questo, a tutti gli effetti, un passo indietro nella tutela dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona, una situazione che  genera peraltro problemi sociali nelle singole città e rende complicato l’intervento da parte delle istituzioni locali e del mondo del volontariato”.

 

Caritas e Cooperative hanno infatti garantito fino a questo momento un sistema di accoglienza diffusa che ha permesso l’integrazione, la crescita e la tutela di queste persone, insieme alle comunità e ai territori interessati. Senza dimenticare le figure professionali formate appositamente per questi progetti, che ora rischiano il posto di lavoro. Anche le aziende del territorio, che in questi mesi hanno offerto una possibilità lavorativa ai giovani richiedenti asilo, saranno in qualche modo penalizzate.

 

“Si rischia di perdere un patrimonio di esperienze, progetti e risorse umane e professionali che nel tempo hanno dimostrato come l’accoglienza possa essere un esempio di civiltà – prosegue Franceschini – Come mondo del volontariato abbiamo spesso contribuito, con le nostre associazioni e con l’Università del Volontariato, ad affiancare questi percorsi. Di fronte a questa situazione, come Presidente di una realtà che rappresenta oltre 350 associazioni del territorio,chiedo al Prefetto di Treviso Laganà di convocare con un urgenza il Tavolo prefettizio sicurezza e immigrazione, per un confronto schietto su quanto sta succedendo.”

“Il Decreto Salvini crea nuova marginalità tra i migranti e quindi insicurezza, ovvero l’opposto di quello che in teoria si propone; a cui si sommano i problemi cooperative, associazioni e amministrazioni comunali impegnate sul versante dell’accoglienza e dell’integrazione, distruggendo posti di lavoro. Qua non vale ‘prima gli italiani’?”. La domanda arriva da Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico che denuncia la situazione in provincia di Treviso chiedendo al Prefetto di bloccare gli effetti del Decreto firmato dal ministro dell’Interno nonché segretario della Lega: “Mi associo all’appello lanciato dal nostro segretario provinciale e mi auguro che faccia lo stesso il presidente della Provincia Marcon: si rivolga al suo capo di partito spiegandogli quanto sia sbagliato e dannoso questo provvedimento”.

 

La denuncia di Zanoni

 

“Sono più di mille richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua, valorizzare le competenze professionali e di conseguenza ‘restituire’ qualcosa alle comunità che li hanno accolti. Sono progetti virtuosi che hanno coinvolto quasi la metà dei Comuni del Trevigiano. Con il taglio dei fondi voluto da Salvini, tutto questo rischia di essere spazzato via e le conseguenze sono facilmente immaginabili; i richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento o meno della loro domanda, saranno clandestini con alta probabilità di diventare manodopera per la criminalità, oppure, per quanto riguarda la Marca, finiranno ammassati o nella caserma Serena a Treviso o alla Zanusso di Oderzo”.

 

La contro-proposta del consigliere

 

“Per una migliore integrazione ed evitare tensioni sul territorio, invece, servirebbe un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi. Salvini e la Lega lo sanno benissimo, è solo l’ennesima conferma di come preferiscano alimentare le tensioni, in modo da specularci elettoralmente. E adesso con Europee e amministrative alle porte continueranno a marciarci sopra fregandosene delle conseguenze sia sui richiedenti asilo che per la sicurezza dei veneti. A ciò si aggiunge la drammatica perdita di posti di lavoro dovuta allo smantellamento dei progetti di accoglienza; se ne stimano circa 18mila a livello nazionale: infermieri, insegnanti, psicologi, mediatori culturali. Insomma, un disastro su tutta la linea”.

Un laboratorio creativo di sartoria per le donne che vogliono imparare le tecniche base per fare un capo di abbigliamento e/o piccole riparazioni. È attivo da ieri nei locali della ex scuola elementare di Dosson su iniziativa del Comune di Casier e della Caritas interparrocchiale.

Un progetto voluto dall’assessore ai Servizi sociali Luca Sartorato per avviare un percorso di integrazione sociale per le donne in difficoltà col mondo del lavoro. In particolare donne con reti di appoggio deboli, con figli minori o che stanno attraversando delle difficoltà nella loro vita quotidiana. Grazie alla presenza di un’assistente sociale, di una sarta, di un mediatore linguistico-culturale e dei volontari l’arte sartoriale diventa un mezzo di promozione sociale e culturale.

Il progetto sperimentale durerà un anno, è gratuito e prevede due incontri alla settimana; ha come obiettivi la promozione dell’aggregazione fra donne del territorio e donne migranti, l’integrazione interculturale e intergenerazionale, il sostegno della creazione di contesti familiari sani, la creazione di un luogo accogliente di aggregazione basato sull’aiuto reciproco, il confronto, la solidarietà e la condivisione di esperienze.

 

Nello specifico amministrazione comunale e Caritas vogliono far acquisire e sviluppare delle competenze particolari che possano favorire un’integrazione del reddito familiare e che allo stesso tempo siano fruibili anche nel contesto domestico. Alle donne inserite nel laboratorio sarà trasmessa la costanza nell’impegno, condizione necessaria per il mantenimento di un lavoro. Saranno stimolate nella ricerca e nel potenziamento delle proprie capacità, della propria autonomia e nel superamento delle difficoltà linguistiche.

Le iscrizioni al laboratorio si ricevono all’ufficio Servizi Sociali del Comune di Casier, in via Roma 2. Il progetto prevede anche un servizio gratuito di baby sitting durante il corso.

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

Prende il via il Progetto “3I”, una nuova opportunità di lavoro per persone disoccupate e a rischio povertà della provincia di Treviso. Il Comune di Mogliano è tra i partner.

Sono aperti, e lo rimarranno fino al 19 gennaio, i termini per la selezione di 176 persone disoccupate della provincia di Treviso, beneficiarie e non di sostegno al reddito e a rischio di esclusione sociale e povertà.

 

Questo è lo scopo del progetto 3I: Inserimento Integrazione e Inclusione a Treviso, di cui il Comune di Mogliano è partner, promosso da Ecipa Scarl, capofila, con finanziamento europeo ed approvato dalla Regione nell’ambito di azioni integrate di coesione territoriale (AICT) per l’inserimento e il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. I partner del progetto sono Comuni, aziende, Enti e Cooperative della Marca.

 

Abbiamo aderito con convinzione al progetto per rispondere ad una esigenza sempre più sentita da parte della cittadinanza anche a Mogliano. Purtroppo il lavoro manca o viene a mancare e questo colpisce con maggiori effetti le persone sopra i 50 anni a basso reddito, per le quali il reinserimento è davvero difficile. DI conseguenza vengono a mancare le risorse di sostentamento per le famiglie e si amplia la platea dei poveri o potenziali tali. Noi abbiamo attivato reti sociali di monitoraggio e aiuto, ma è essenziale mettere queste persone nelle condizioni di ricrearsi un futuro, di ritrovare la fiducia nei propri mezzi, di sentirsi ancora parti integranti di questa comunità. Ci auguriamo che possano partecipare in molti e che il percorso possa concludersi con il loro pieno reinserimento” hanno dichiarato il Sindaco Carola Arena e l’Assessore alle politiche sociali, Tiziana Baù.

 

Per poter presentare la propria candidatura, i soggetti devono soddisfare almeno una delle condizioni previste, ovvero non avere un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, essere soggetti svantaggiati L. 381/1991, persone con disabilità L. 68/1999, soggetti appartenenti a famiglie senza reddito e ISEE inferiore o uguale a 20 mila euro o a famiglie monoparentali con figli a carico o monoreddito con figli a carico e ISEE inferiore o uguale a 20 mila euro. All’interno di questo quadro, priorità sarà data a chi ha superato i 50 anni, ai disoccupati di lungo periodo (superiore ai 12 mesi), agli appartenenti a nuclei familiari percettori di reddito di inclusione con Patto di Servizio Personalizzato.

 

Saranno attivati 22 percorsi di formazione professionalizzante con indennità di frequenza per i destinatari della durata di variabile tra le 50 e le 100 ore, percorsi di tirocinio di inserimento o reinserimento lavorativo di contenuto professionalizzante della durata di 360 ore o 480 ore da svolgersi presso aziende /cooperative del territorio per tutti i partecipanti ai percorsi, accompagnamento al tirocinio di ore 36 a destinatario finalizzato a fornire un supporto costante per facilitare l’inserimento in azienda e il raggiungimento degli obiettivi formativi, oltre ad un supporto all’inserimento/reinserimento lavorativo che mira a progettare e realizzare le attività orientate al successo occupazionale: individuare le opportunità occupazionali – incrocio domanda e offerta – individuazione vacancy– supporto all’individuazione della tipologia contrattuale – promozione delle esperienze.

 

La partecipazione al corso è gratuita e per la frequenza alle attività teoriche è previsto il rimborso di un’indennità di frequenza pari a 3 o 6 euro l’ora in base alla dichiarazione ISEE presentata e in corso di validità, riconoscibile ai destinatari che avranno frequentato almeno il 70% dell’attività formativa d’aula. Per il tirocinio è prevista una borsa di tirocinio pari a 600 euro lordi/mese che sarà riconosciuta solo se il tirocinante sarà presente in azienda per almeno il 70 % del monte ore previsto.

 

Gli interventi formativi verteranno su: gestione rifiuti – banconiere e addetto alla vendita – agroalimentare e vitivinicolo – gestione verde – operatore del magazzino – servizi alle imprese – e-commerce informatica, amministrativo segretariale – igiene e sanificazione degli ambienti. Otto percorsi sono dedicati a soggetti svantaggiati ai sensi della Legge 381/1991 e uno è riservati a persone con disabilità L. 68/99.

 

Incentivi sono previsti per le imprese private, di qualsiasi dimensione e settore di attività, che assumeranno i partecipanti e saranno pari a massimo 6000 euro per destinatario, nel caso di assunzione a tempo indeterminato, e massimo 4000 euro per destinatario per assunzione a tempo determinato di durata superiore a 6 mesi.

 

Gli interessati possono rivolgersi ai servizi sociali del Comune o a Ecipa tel. 041 928638 – email : [email protected].

Grande il cordoglio della Cisl Belluno Treviso per la scomparsa di Moustapha Ndiaye, operaio alla 3B di Salgareda, dove era stato eletto RSU per conto della Filca Cisl, collaboratore della Cisl di Venezia e volontario molto attivo tra le fila dell’Anolf trevigiana e del Veneto Orientale, l’associazione della Cisl avente come obiettivo la crescita della fratellanza tra i popoli nello spirito della Costituzione italiana.

 

L’uomo, 55 anni, è spirato lo scorso 8 settembre all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove era ricoverato per una malattia fulminante. Ndiaye è stato uno dei primi senegalesi a impegnarsi per l’emancipazione e l’integrazione degli immigrati del Basso Piave, fondando l’associazione Ande Dieuf. Nei primi anni 2000 è stato anche vicepresidente della Consulta Regionale per l’Immigrazione del Veneto.

 

Arrivato in Italia nel 1992, di cui è diventato cittadino, risiedeva da tempo a Zenson di Piave con la sua famiglia: la moglie e cinque figli. Era occupato come operaio alla 3B di Salgareda dove era stato eletto RSU nella lista della Filca Cisl.

 

Domenica prossima 16 settembre dalle 17.15 alle ore 18.40 si svolgerà a Paderno di Ponzano (sala parrocchiale di piazza Chiesa 1) la cerimonia di saluto. La salma di Moustapha Ndiaye è partita ieri per il Senegal dove sarà sepolto nel cimitero della città santa di Touba.

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha preso parte questo pomeriggio, all’Ateneo Veneto, al convegno promosso dalla Comunità ebraica di Venezia e dalla Confindustria di Venezia Rovigo dal titolo “Le leggi del 1938 ed il mondo del lavoro: una riflessione sull’esclusione a distanza di ottant’anni dalle leggi razziali”.

 

È un tema – ha sottolineato il primo cittadino lagunare nel suo intervento – ancora di stretta attualità. Le leggi razziali sono state uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese. È giusto perciò non dimenticare cosa è avvenuto, ma ricordarlo tutti i giorni per i prossimi mille anni, perché questo non accada mai più. Oggi il tema dell’integrazione rimane all’ordine del giorno: basta semplicemente guardare a cosa succede in questi giorni a Gerusalemme, o nella stessa Europa, dove le persone non sono più sicure come lo erano un tempo. Venezia è stata sempre in prima fila, nella sua storia, nel favorire l’integrazione, basata però sempre sul rispetto delle leggi locali vigenti. In questo senso rimane un esempio da ricordare, ed imitare, l’integrazione nella nostra città della comunità ebraica. Questo può oggi avvenire anche a livello internazionale, attraverso il dialogo, ricordandoci però sempre chi sono i nostri amici, e da che parte stiamo.”

 

Presenti all’incontro, tra gli altri, il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Paolo Gnignati, il presidente di Confindustria Venezia Rovigo, Vincenzo Marinese, il presidente dell’Ateneo Veneto, Giampaolo Scarante, i docenti universitari Ernesto De Cristofaro, Ilaria Pavan e Giovanni Favero, ed il giudice dell’alta Corte di Appelli federali, Guido Calabresi.

“Tutte le domande ammesse sono state finanziate. Avepa ha concluso l’istruttoria stilando l’elenco delle aziende che beneficiano degli aiuti comunitari dell’OCM vitivinicolo per investimenti nel settore enologico”. A dare notizia del decreto n. 549, con cui l’Agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura ufficializza i beneficiari del bando aperto nel dicembre scorso (Dgr 2054/2017), è l’assessore veneto all’Agricoltura, Giuseppe Pan. Le domande ammesse e finanziate per l’azione A (aziende agricole) sono 146 per un importo complessivo di 4.756.238,71 euro.

 

Le domande ammesse e finanziate per l’azione B (agroindustria) sono 48 per un
importo complessivo di 3.699.170,59 euro.

“Grazie all’integrazione della dotazione finanziaria disponibile, decisa dalla Giunta regionale a marzo – prosegue Pan – è stato possibile accogliere tutte le domande che avevano i requisiti previsti dal bando. Le nostre imprese vitivinicole sono il fiore all’occhiello dell’economia veneta e la Regione Veneto mette in campo tutti i possibili aiuti finanziari per sostenere investimenti e innovazione a beneficio dello sviluppo e della competitività dell’intera filiera vitivinicola”.

 

La disponibilità finanziaria iniziale prevista dal bando, pari a circa 5,3 milioni di euro, è stata integrata con oltre 3,7 milioni recuperati da disponibilità non utilizzate nella ristrutturazione e riconversione viticola (aiuti per il rinnovo dei vigneti) e con economie di spesa realizzate da Avepa . In questo modo la dotazione del bando per gli investimenti enologici è salita a 9 milioni di euro, sufficienti per coprire l’intera domanda di contributi da parte delle 194 aziende richiedenti.

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