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Legambiente, nel suo rapporto annuale sull’inquinamento dell’atmosfera nel Veneto relativamente al 2017, ha rilevato che tutti i capoluoghi veneti ad eccezione di Belluno hanno superato di molto il limite massimo di 35 sforamenti annui imposto dalla legge per le polveri sottili.

 

Il limite massimo è stato superato da Padova, Venezia, Verona, Treviso, Rovigo e Vicenza. Padova ha avuto 102 sforamenti nel 2017, Venezia 94, Verona 90, Treviso 83, Rovigo 80 e Vicenza 73 contro i soli 19 sforamenti di Belluno.

 

La situazione è grave in tutta la Pianura Padana e nel 2018 le cose sono andate peggio.

Per limitare al massimo le emissioni di PM10, Legambiente chiede di ridurre la velocità dei veicoli in città a soli 30 chilometri orari, di aumentare le zone a verde pubblico e di riqualificare inoltre gli edifici pubblici per ridurre i consumi energetici.

 

Fonte: Veronasera.it

Il dilemma immediato è dare risposta al seguente quesito: immettere più o meno anidride carbonica nell’atmosfera?

 

Se continuiamo a inquinare l’aria al ritmo attuale, in pochi decenni l’essere umano renderà l’atmosfera terrestre pressoché irrespirabile e nel giro di poco si registrerà un aumento della temperatura media di 5 gradi e la vita, così come la conosciamo, sarà impossibile in gran parte del Pianeta.

 

La soluzione è una sola: rinunciare alle fonti fossili e piantare milioni di alberi. Abbandonare combustibili come carbone, petrolio e derivati e abbracciare le fonti rinnovabili che la natura fornisce gratuitamente, sole e vento.

 

È la politica mondiale, unita all’economia globale, che deve decidere se salvare il Pianeta.

 

Bisogna rinunciare non solo ai combustibili fossili, ma anche dichiarare guerra alla plastica, meno usa e getta e molto riuso.

 

Tutti dobbiamo convincerci che nelle nostre città vanno velocemente abbandonate le auto a benzina o diesel. Al contrario, va intensificato il trasporto pubblico, l’uso della bicicletta e delle auto elettriche.

 

In aggiunta a tutto ciò, bisogna adeguare gli edifici alle nuove esigenze ecologiche, aumento esponenziale dei boschi cittadini, ripopolare le campagne e le montagne.

 

Sposare il biologico, la biodiversità e tornare a vivere con la natura e non contro di essa. Solo così la Terra, unica casa in cui possiamo abitare, e l’essere umano verranno salvati.

Gli alberi sono importantissimi per la nostra sopravvivenza non solo perché ci danno frutti, legno, stabilizzano il terreno, danno rifugio agli animali ma sono indispensabili per l’aria che respiriamo.

 

Tra i materiali che ne ricaviamo c’è la cellulosa, un impasto colloso che opportunamente trattato diventa un foglio leggero, la carta. E tra gli alberi più adatti a produrre la carta c’è sicuramente il pioppo, populus, l’albero dalla forma classica, con un grande tronco e un folto ombrello di foglie, a forma di cuore, ha una crescita rapida, ovvero in 12/15 anni è adulto quindi pronto per essere abbattuto. In natura potrebbe vivere anche 200/300 anni e riprodursi attraverso i suoi semi, una quantità infinita di alberi.

 

L’uomo ha inventato tantissimi tipi di carta, dal cartone alla carta carbone, dalla velina alla vellutata e anche alla carta termica. Questa è rivestita da un reagente al calore che contiene Bisfenolo A. La testina della stampante viene surriscaldata e sfiorando il foglio fa avvenire la reazione tra colorante e reattivo generando l’immagine. Oggi la carta termica è usata principalmente per stampare gli scontrini fiscali. Negli ultimi anni si è parlato molto delle nocività del Bisfenolo A, BPA, per la sua presenza nei bicchieri di plastica e in altri contenitori per alimenti.

 

Il BPA, Bisfenolo A, o 2,2-bis (4-idrossifeni) propano, è una sostanza chimica utilizzata come base per produrre plastiche in policarbonato e resine sintetiche. Questa sostanza ha una bassa tossicità acuta, ma appartiene a un gruppo di sostanze pericolose che possono avere sull’organismo effetti simili agli ormoni, chiamate “interferenti endocrini”. Si tratta di composti chimici in grado di avere effetti su tutti i processi collegati agli ormoni. Anche i rivestimenti interni delle lattine contengono BPA: per evitare il rilascio di metalli.

 

Del fatto che sia presente nella carta termica quasi nessuno si preoccupa eppure il momento di maggior rilascio tossico avviene alla se emissione, quando la cassiera lo stacca dalla macchina stampante, ancora tiepido, e lo consegna al cliente. Il contatto avviene attraverso l’epidermide.

 

Per tutti i gruppi di popolazione al di sopra dei tre anni la carta termica è la seconda fonte principale di esposizione BPA dopo i prodotti alimentare confezionati. Per fare 1 albero pronto per essere tagliato ci vogliono 12/15 anni. L’acqua necessaria è circa 30.000 litri. Dunque 1 albero + 30.000 litri di acqua = 70 kg di carta. Se una persona beve 2 litri di acqua al giorno, per berne 30.000 litri avrà bisogno di 41 anni!

 

In un mondo dove tutto è gestibile con un’applicazione, si producono ancora quintali di carta potenzialmente nociva quanto basterebbe sostituire questo ciclo malefico “albero acqua spazzatura” con uno più virtuoso del “compro e memorizzo su un file”. Oggi i dati vengono trasmessi per via elettronica all’Agenzia delle Entrate, dunque lo scontrino viene stampato solo per il cliente finale. Sarebbe meglio che questo fosse inviato con un sms oppure su un’App, oppure sulla tessera fedeltà, sarebbe tutto sotto controllo e gli alberi ringrazierebbero.

 

Silvia Moscati

“La relazione di Arpav mostra un quadro preoccupante per le emissioni della Fonderia Corrà. Cosa ha intenzione di fare la Regione per tutelare la salute di cittadini e lavoratori e l’ambiente?”. La richiesta è contenuta in un’interrogazione a risposta scritta su questo caso presentata dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando analisi e cifre diffuse dal Comitato aria pulita di Montebelluna.

 

“Secondo i dati – evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini – le emissioni medie di Cov (Composti organici volatili) sono più del doppio del limite consentito, quelle di benzene superano invece il tetto massimo di ben otto volte. Sempre sulla base della relazione emerge come il sito produttivo dia luogo alla ‘produzione di emissioni diffuse in difformità alle prescrizioni’ dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e diverse altre difformità. Arpav ha proposto all’azienda di realizzare un progetto di adeguamento per garantire emissioni entro limiti di legge: si è mosso qualcosa? Il quadro è preoccupante: le autorità hanno informato Spisal, Ulss, lavoratori e organizzazioni sindacali?”, domanda Zanoni che chiede anche se la Fonderia Corrà sia stata sanzionata e se, sulla base delle violazioni rilevate, sia stata fatta una comunicazione alla magistratura.

 

“Di fronte alla gravità di quanto emerso – aggiunge il consigliere del PD – trovo completamente fuori luogo le reazioni della proprietà che addirittura minaccia querele nei confronti del Comitato e, soprattutto, del sindaco di Montebelluna che nel suo ruolo, a livello locale, è il tutore della salute degli abitanti del Comune. Da lui mi sarei aspettato maggior trasparenza e coraggio: perché i cittadini devono venire a conoscenza di questa situazione solo tramite un accesso agli atti, perché non ha informato la popolazione sulla relazione di Arpav?”.

“Per l’Ispra va tutto bene, lo sforamento dei voli del Canova non ha avuto alcun impatto dal punto di vista dell’inquinamento acustico. La sostanziale assoluzione di Save che non ha rispettato i limiti dal 2011 a oggi, è imbarazzante, come se il rumore rappresentasse l’unico problema e il trasporto aereo non fosse tra i principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica. A parole tutti a fianco di Greta e della sua battaglia contro i cambiamenti climatici, nei fatti il via libera all’aumento dei decolli dallo scalo trevigiano è l’ennesimo tradimento”.

 

È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni, commentando il ‘verdetto’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, inserito nel preambolo del parere finale della commissione Via nazionale del 29 marzo scorso che ha dato l’ok alle richieste di Save, con un incremento di voli da 16.300 a 22.500.

 

 

“Dovremmo incoraggiare il trasporto su ferro – insiste il consigliere trevigiano – Con il treno le emissioni inquinanti sono 44 grammi per chilometro contro le 118 dell’auto e le 140 degli aerei, addirittura il 91% in meno per quanto riguarda soltanto l’anidride carbonica. È un alleato formidabile per combattere i cambiamenti climatici. Andando invece avanti su questa strada, senza intervenire sugli scali aeroportuali, come può pensare l’Italia di rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con riduzione delle emissioni del 20% entro il prossimo anno, 30% nel 2030 fino ad arrivare al traguardo delle emissioni zero nel 2050? Stiamo voltando le spalle a milioni di ragazzi che da mesi si stanno mobilitando per salvare il pianeta. Inutile applaudirli sui social e sui media quando poi nelle stanze dei bottoni si agisce in maniera del tutto opposta – sottolinea in chiusura Zanoni – proprio come accaduto per l’aeroporto Canova”.

Per questo appuntamento del venerdì dedicato al tema dell’inquinamento, tema sul quale il nostro giornale intende insistere, desidero parlare di quanto l’Europa sta facendo per ridurre sino ad azzerare la travolgente quantità di plastica che investe le nostre acque e i nostri mari.

 

 

Il Parlamento europeo ha appena varato delle misure che vieteranno dal 2021 l’uso di oggetti di plastica monouso. Saranno vietati piatti e posate di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica e contenitori in polistirolo espanso.

 

 

Inoltre entro il 2029 dovrà essere raccolto separatamente il 90% delle bottiglie di plastica, ed entro il 2030 il 25% delle bottiglie di plastica dovrà essere confezionato con materiale riciclabile.

 

 

Da un indagine condotta da Bruxelles, l’80% dell’inquinamento è causato da plastica, prodotto che resiste al tempo ed è difficilmente degradabile, oltretutto in tempi molto lunghi. Continuamente, grandi quantità di questo materiale si ritrovano nella fauna marina finendo poi nella catena alimentare.

 

 

Esempio emblematico è quello del capodoglio trovato pochi giorni fa spiaggiato e morto a Porto Cervo, in Sardegna. Nel suo stomaco sono stati rinvenuti 22 kg di plastica, piatti monouso, buste di plastica e sacchetti condominiali: probabilmente la causa della sua morte. Per la cronaca era una femmina ed era incinta.

 

 

È stato appurato che il 95% dei rifiuti nei nostri mari è costituito da plastica. Molti sono gli animali marini, tartarughe cetacei ed uccelli, che muoiono per aver ingerito grandi quantità di microplastiche.

 

 

Il record di inquinamento da microplastiche è stato registrato nel Mediterraneo. Triste primato per il nostro mare.

La Municipalità di Lido Pellestrina organizza anche quest’anno “‘Ndemo a netàr i Murassi”, una giornata ecologica di sensibilizzazione per una migliore accessibilità alla spiaggia libera. L’iniziativa si svolgerà sabato 6 aprile nell’ambito della “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti” aderendo così alla campagna “Let’s Clean Up Europe 2019”.

 

 

Lo scopo dell’iniziativa è sensibilizzare i cittadini sugli aspetti ambientali, in particolare sull’abbandono, la riduzione, il riciclo dei rifiuti e l’adozione di uno stile di vita ecosostenibile.

 

 

Alla manifestazione hanno aderito le scuole e le associazioni del territorio e Veritas metterà a disposizione il materiale necessario alla raccolta.

 

La partenza è prevista per le ore 9.30 al Lido sopra i Murazzi, all’altezza dell’omonimo ristorante.

“L’ok al masterplan del Canova è una vera e propria doccia fredda per Treviso. È grave non aver considerato che viviamo in una situazione di emergenza sanitaria e illegalità dieci mesi l’anno, poiché già a marzo superiamo il tetto massimo di 35 giorni di sforamento per l’inquinamento da polveri sottili”.

 

 

A dirlo è il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni a proposito delle indiscrezioni sull’approvazione da parte della commissione Via del masterplan dello scalo trevigiano; questo prevederebbe meno voli su Quinto di Treviso e un aumento dei passaggi sopra il quartiere di San Zeno, il 21% dei 22.500 decolli complessivi.

 

 

L’accusa

 

“Già adesso ‘bruciamo’ i 35 giorni di bonus in due mesi, se consideriamo che un solo aereo inquina come 600 vecchie auto Euro 0. Viene naturale chiedere che impatto possa avere un così cospicuo incremento di voli, quando solo qualche anno fa lo stesso ministero dell’Ambiente indicava in 16.200 la cifra massima sostenibile. Il Canova, va ricordato ai troppi che si girano dall’altra parte, è la principale fonte di inquinamento per Treviso.  Si continua a far finta di niente, ma lo smog uccide ogni anno in Italia 80mila persone”, continua Zanoni.

 

 

Tra l’altro il consigliere lo scorso 10 gennaio ha inoltrato una denuncia alla Commissione Europea nei confronti della Regione per la violazione della Direttiva 2008/50/CE del 21 maggio 2008; questa relativa alla ‘Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa’.

 

 

“L’ampliamento dell’aeroporto è una sconfitta della Lega e soprattutto del M5S che si era fatto paladino dei diritti della cittadinanza. I grillini a parole si sono sempre dichiarati contrari all’incremento dei voli e avevano illuso i trevigiani con il governo amico e il loro ministro all’Ambiente, che, tra l’altro, ha voluto rinnovare la commissione Via e avrebbe dovuto avere voce in capitolo, mitigando il Piano di Save”. 

 

 

Queste le parole di Zanoni, che in seguito aggiunge:

 

 

“Ancora una volta dal Movimento Cinque Stelle tante chiacchiere pochi fatti. Ci voleva proprio l’esecutivo gialloverde per dare il via libera al masterplan senza nessuna mediazione, una vittoria assoluta per Save”.

 

 

La denuncia

 

“Infine non si può non sottolineare l’assenza di una regia regionale anche sui flussi turistici. Aumentano gli arrivi a Treviso soprattutto per andare a Venezia, dove però la situazione è già satura, tanto che si mette il numero chiuso con tanto di tornelli e addirittura una tassa per disincentivare l’afflusso. Come al solito in Veneto la mano destra non sa quello che fa la sinistra…”. Così conclude Zanoni.

 

 

“Lo spostamento del 20% dei voli dell’aeroporto sui quartieri sud della città ci preoccupa molto. Chiediamo che il sindaco si impegni per una trattativa serrata con Save.  L’amministrazione Conte ha cancellato dall’ultimo bilancio comunale i fondi relativi alla variazione del Piano di Rischio Aeroportuale e conseguente variante al Piano degli Interventi”. Dice il capogruppo PD Stefano Pelloni.

 

 

“Oggi più che mai appare fondamentale inserire nuove forme di tutela per i cittadini di Treviso. Certamente l’aeroporto è un’opportunità per la città, ma la sostenibilità ambientale e la tutela dei cittadini devono essere l’assoluta priorità per l’amministrazione”. 

Il Presidente della Regione Luca Zaia ha richiesto al Governo la proroga dello stato di emergenza riguardo la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova.

 

 

Un anno fa il Palazzo Chigi decretò lo stato di emergenza, fissandone la scadenza al 21 marzo 2019; il 28 maggio 2018 il Capo della Protezione Civile ha nominato Nicola Dell’Acqua (Direttore Area Tutela e Sviluppo del territorio della Regione del Veneto) come Commissario delegato.

 

 

Il piano approvato a dicembre 2018 dalla Protezione Civile ha dato il via alle infrastrutture acquedottistiche, con un costo pari a 56,8 milioni di euro, necessarie a bypassare gli acquedotti contaminati con fonti idropotabili di buona qualità presenti in altre aree del Veneto.

 

La richiesta di proroga permetterebbe di completare tutte le opere acquedottistiche, disponendo di un ulteriore tempo necessario per il completamento dei lavori. Inoltre la Regione si impegna a garantire un aggiornamento costante sullo stato dei lavori con la Protezione Civile.

Riceviamo da Giorgio Sarto, portavoce per la zona di Noale per il gruppo Verdi Metropolitani/e di Venezia, il seguente comunicato:

 

Trascorso ormai l’inverno forse più inquinato di sempre, i Verdi Metropolitani/e di Venezia chiedono in modo trasversale ai candidati sindaci alle prossime elezioni di impegnarsi su tal fronte diventato ormai drammatico.

 

Le centraline di rilevazione della qualità dell’aria piazzate nei comuni limitrofi hanno misurato per tutto l’inverno quotidianamente picchi 4 volte superiori al consentito per legge di polveri sottili PM10 e PM2.5 in particolare nelle ore serali.

 

Quindi la causa di questo non è solo l’inquinamento prodotto dai mezzi di trasporto ma in gran parte dal riscaldamento domestico di impianti a pellets e legna. L’inquinamento da riscaldamento domestico incide per il 35% rispetto ai mezzi di trasporto del 15% sui gas ad effetto serra.

 

Inoltre, l’inquinamento dell’aria in particolare da particolato, procura svariate malattie alle vie respiratorie e colpisce chi è più debole, come bambini e anziani. È provato anche che riduce la fertilità nelle donne.

 

L’errore fatto non molti anni or sono di incentivare l’uso di combustibile ottenuto da fonti rinnovabili ha indotto molte famiglie del nostro territorio a munirsi di stufe e caminetti con l’intento di ridurre i costi da riscaldamento domestico.

 

La così detta legge anti-inquinamento entrata in vigore il 1° ottobre 2018 cerca di regolare tale situazione, ma noi riteniamo non sia sufficiente con il rischio di avere anche nei prossimi anni valori di inquinamento dell’aria drammatici.
Chiediamo in sintesi ai candidati sindaci di impegnarsi sui seguenti punti:
⦁ completare la metanizzazione del comune, vedi ad esempio Via Bigolo, strada del Parauro e altre
⦁ promuovere (anche attraverso incentivi) la dismissione di stufe e caminetti a favore di soluzioni a basso inquinamento ad esempio per abitazioni non nuove attraverso l’uso ibrido di pompe di calore e gas metano
⦁ intraprendere una campagna di piantumazione di alberi mangia smog in più aree della città (zona cimitero e altre da individuare)
⦁ patrocinare compagne informative sulla questione inquinamento durante tutto il mandato
⦁ instaurare una commissione permanente sull’ambiente coinvolgendo le associazioni ambientaliste del territorio.

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