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Si è tenuto lo scorso dicembre il webinar organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, per parlare di clima, prospettive del Recovery Fund (o Next Generation EU) e infrastrutture per la capitale.

 

Il dibattito si è rivelato un’interessante occasione di scambio sociale, economico e culturale su idee e progetti inerenti il piano infrastrutturale della città di Roma, con un’attenta analisi nell’ottica della sostenibilità. Di seguito alcuni spunti salienti sul nuovo assetto infrastrutturale della mobilità romana, nello spirito delle due ultime encicliche di Papa Francesco.

 

 

Uno sguardo su Roma

Roma è la città metropolitana italiana più popolosa, contando 121 comuni e 4.320.088 abitanti. Ogni giorno si calcolano circa 6.100.000 spostamenti, con un elevatissimo costo di congestione urbana.

Dal punto di vista tecnico-trasportistico, quali possono essere allora le soluzioni più adeguate per risolvere i problemi di mobilità e ambientali, che ormai da troppo tempo affliggono una delle città più belle e amate al mondo? Lasciando da parte ogni valutazione appartenente alla sfera politica, ci concentreremo piuttosto sull’accordo con la UE sul Next Generation UE.

 

 

In quanto Capitale della Repubblica, che ospita le Ambasciate di tanti Paesi e che comprende al suo interno uno Stato come la Città del Vaticano, Roma assume una caratteristica amministrativa e religiosa diversa da qualsiasi altra città d’Italia.
Per questo motivo può (e deve) rappresentare un esempio in termini di inclusione sociale e di rispetto dell’ambiente. L’occasione irripetibile è dettata dai fondi Next Generation EU, tenendo conto che – come ha ammonito il Consiglio Europeo – le due condizioni chiave per accedere alle sue risorse siano l’avvio concreto delle riforme e la reale capacità della spesa.

 

Quanto segue è una raccolta di dati e informazioni sull’assetto urbano, sui comportamenti dei cittadini di Roma Capitale e sulle conseguenze sul sistema trasportistico attuale, ripresa dallo studio condotto dalla Prometeo Engineering – realtà romana che svolge una consistente attività nel campo dell’ingegneria delle infrastrutture, con particolare attenzione alle opere geotecniche e in sotterraneo – al fine di comprendere il quale potrebbe essere l’effetto di possibili interventi migliorabili.

 

 

La popolazione di Roma Capitale

Roma Capitale è un territorio grande come quello di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo messi insieme. Per comprendere la genesi e la natura delle problematiche attuali a livello di mobilità, è fondamentale analizzare la distribuzione della popolazione sul territorio e la presenza di stranieri e del rispettivo reddito*.
I municipi più popolosi sono quelli dell’area Est. Questi hanno una popolazione che si aggira al di sopra dei 150.000 abitanti per municipio. Gli stranieri si collocano in percentuale abbastanza elevata (fino al 20% nell’area centrale e nell’area Nord di Roma) e sono coloro che vivono nelle famiglie particolarmente agiate presso cui lavorano. Vi è poi un alto numero di stranieri che vive autonomamente in alloggi nei municipi, con percentuali al di sopra del 15%.
I redditi più alti sono presenti nel primo e secondo municipio e anche nella zona Nord. C’è da notare che il reddito pro-capite dei Romani è di circa 31.000 Euro contro i 44.000 Euro dei Milanesi.

Il reddito degli stranieri per municipio è più basso nella zona Est e Ovest. In particolare la zona Est è popolata da stranieri con reddito molto basso.

 

 

Mobilità e infrastrutture urbane

La crisi economica degli ultimi cinque anni ha inciso profondamente sulla qualità della mobilità. Inoltre, il rafforzamento delle tendenze centrifughe ha spostato il baricentro verso l’esterno, mutando le caratteristiche distributive della mobilità.

Dei 6.100.000 spostamenti registrati su Roma, 4.500.000 (il 78%) sono generati dai residenti del Comune, mentre il 22% è costituito dai residenti nei 120 comuni della cintura limitrofa. Mentre i romani si muovono su Roma, questo 22% che vive nella cintura metropolitana penetra su Roma. Il mezzo più usato è l’automobile; in pochissimi usano l’autobus e i mezzi su ferro.
Ciò comporta un serio problema di congestione: si stima infatti che gli abitanti di Roma abbiamo perso 254 ore nel traffico* ponendo la nostra capitale al secondo posto al mondo, dopo Bogotà, per città in cui si trascorrono più ore nel traffico.

 

La congestione a Roma è elevatissima. Se paragonata a Parigi, solo il 16,6% dei suoi abitanti si muove con mezzi privati (contro il 65,5% di Roma). Oltre a ciò, il numero di cittadini che si sposta a Roma spende giornalmente 13 milioni di Euro in carburante, versando all’erario 9 milioni. Il costo annuo arriva pertanto a 3,5 miliardi.

 

Se pensiamo che su Roma sono presenti 2,3 milioni di auto su 3 milioni di abitanti, con una media di 1,3 per autovettura, è facile comprendere che la mobilità romana produca grossi danni ambientali. Roma vanta infatti una tra le più alte concentrazioni di CO2 nell’aria in Italia: attualmente 8,5 t pro-capite, contro le 7,7 della Lombardia e le 8 dell’Emilia. Tale valore solo tre anni fa era di circa 5 t con un trend in crescita che provoca evidenti danni ambientali.

 

 

Quali proposte?

Prima di avanzare una proposta, è necessario capire com’è distribuita la popolazione anche nell’ottica dell’inclusione e del rispetto ambientale e vedere come è attualmente organizzata la rete dei trasporti pubblici e la viabilità ordinaria.

A tal proposito, la Promoteo Engineering di Roma ha ipotizzato una strada da seguire.

 

Bisognerebbe chiudere l’anello ferroviario e realizzare nuove linee di tram di superficie soprattutto nell’area Est e nelle aree dove è presente la popolazione con reddito più basso.
L’area compresa all’interno dell’attuale anello ferroviario copre solo i 5% del territorio comunale e supporta il 50% del traffico urbano. Serve allora mettere a rete il sistema ferroviario, tramviario e delle metropolitane.
Per quanto riguarda la rete in sotterraneo, oggi Roma ha una sorta di X che serve ben poco a risolvere i problemi della mobilità. È necessario un potenziamento con la realizzazione della linea D, il completamento della linea C fino a Grottarossa e il prolunga-mento della linea B, B1 e A nelle due direzioni.

 

Bisogna intervenire inoltre sugli assi stradali che in alcuni casi oggi sono monchi e creano grossi problemi di penetrazione nell’anello ferroviario. Questi assi di penetrazione dovrebbero giungere a dei parcheggi scambiatori, ma anche a dei parcheggi che possano essere utilizzati in tutta l’area metropolitana. Bisogna poi risolvere i punti critici/nevralgici con rotatorie, sottopassi e altri interventi viabilistici, per evitare che i nodi nevralgici della città causino ingorghi e traffico congestionato lungo tutta la rete viaria cittadina.

 

La mobilità su gomma (prediletta dall’80% dei romani) è oggi fortemente penalizzata dalla sosta selvaggia. Per attenuare questo fenomeno, si possono realizzare parcheggi in superficie multipiano che possono essere acquistati dai cittadini che possiedono l’abitazione all’interno di Roma.
In tal caso, l’intervento può non impattare molto dal punto di vista architettonico ed estetico poiché si lascia la facciata originale, gli edifici vengono svuotati, per realizzare una struttura in calcestruzzo armato affidabile soprattutto dal punto di vista antincendio. Dal punto di vista finanziario, Società private e pubbliche possono avviare questo ambizioso progetto, dando la possibilità di accedere a mutui agevolati per chi vuole acquistare un posto auto pertinenziale in superficie.

 

Infine, l’utilizzo del sottosuolo. Benché sia una risorsa immensa dal punto di vista archeologico, deve essere considerata anche una risorsa per la realizzazione di infrastrutture che possono essere costruite all’interno di cameroni raggiungibili attraverso le consolari (per alcune di esse con l’interramento mediante gallerie per sole auto, all’interno di sezioni con altezza limitata che terminano in parcheggi).

 

 

Le piste ciclabili

Una volta che saranno risolti tutti i gravosi problemi di mobilità e di inquinamento finora evidenziati, ci si potrà dedicare a trascorrere del tempo in movimento, per esempio in bicicletta. Certo è che le piste ciclabili non possono essere la soluzione ai problemi evidenziati.
Il cittadino medio non è disposto a rinunciare alla propria comodità e all’agio offerto dal veicolo personale: per età, abitudini, obblighi lavorativi di abbigliamento, è impensabile per alcuni lavoratori passare alla bici come mezzo per recarsi al lavoro.

 

 

In conclusione

In attesa che a livello nazionale si capisca che l’alta velocità deve arrivare a Palermo se vogliamo un “Sud” a livello europeo, che il ponte di Messina in pochi mesi può aprire i cantieri, che senza le infrastrutture di supporto alle attività industriali, al terziario, al turismo, un Paese non cresce, Roma Capitale può attuare riforme e realizzare progetti come spesso in passato è stato fatto da menti illuminate, creando quella che conosciamo oggi: una città unica al mondo!

 

Seguendo i precetti della Dottrina Sociale della Chiesa e le Encicliche di Papa Francesco, è possibile donare a Roma un nuova occasione di rinascita.
Grazie all’art. 118 c2 della Costituzione Italiana e a una adeguata capacità progettuale di cui l’Italia è leader nel mondo, Roma Capitale potrebbe altresì attingere ai fondi del Next Generation EU per risolvere i problemi che l’attanagliano.

 

 


*Fonte dati: PUMS 2019, pubblicato da Roma Capitale

**Fonte: indice INRIX 2018

La chiusura di molte attività economiche, imposte per combattere il diffondersi del Coronavirus, ha influito positivamente sulla qualità dell’aria nella Pianura Padana.

 

Il Programma Copernicus in collaborazione con ARPAV rivela che nella Pianura Padana le emissioni di NO2 ( ossido di azoto) sono notevolmente diminuite.

 

Si è stimata una diminuzione di NO2 del 50% in concomitanza con la riduzione delle attività produttive e del traffico veicolare.

 

Per quanto riguarda invece la situazione delle polveri sottili (PM10 e PM2,5), afferma ARPAV, non è possibile fare un calcolo sull’impatto avuto dalle disposizione restrittive imposte, perché essa dipende dalle condizioni atmosferiche nella Pianura Padana.

 

Si fa rilevare che questo tipo di inquinamento dipende principalmente dal riscaldamento domestico e non dal traffico veicolare.

 

Su questo tipo di inquinamento per poter fare un confronto tra questo ultimo mese e lo stesso periodo dell’anno scorso, si deve tener conto anche della meteorologia che varia di giorno in giorno. In questo mese di marzo si sono avuti forti venti che in parte hanno pulito l’atmosfera.

 

Altra nota positiva conseguente alle restrizioni imposte per combattere il diffondersi del Coronavirus, è la limpidezza raggiunta dalle acque della Laguna Veneta.

 

A Venezia nei canali si scorge tranquillamente il fondo, l’acqua non è più torbida e si possono vedere i pesci nuotare, mentre al largo di Pellestrina sono apparsi i delfini.

 

Fonte: QualEnergia.it

«Occorre assumere provvedimenti che riducano strutturalmente. Provvedimenti che non possono avere la scala di Treviso e neanche del Veneto: sotto la cappa di smog c’è tutta la Pianura Padana. Serve un’accelerazione significativa, con incentivi e sanzioni, per il passaggio dall’utilizzo delle energie fossili a quelle rinnovabili».

 

Lo afferma Giuliano Rosolen, direttore della CNA territoriale di Treviso, commentando i dati elaborati da Legambiente che vedono Treviso tra le città peggiori d’Italia per le PM10 con già 45 sforamenti dall’inizio dell’anno.

 

Anche a livello territoriale bisogna impegnarsi a fare la propria parte. A giugno 2016, il Comune di Treviso, insieme ad altri 12 Comuni della cintura urbana, ad alcune associazioni di categoria e ad alcune associazioni ambientaliste hanno condiviso e sottoscritto un patto per il clima, un patto per portare l’agglomerato di Treviso in classe A, in cui ogni attore si prendeva la propria parte di responsabilità e impegno nella riduzione dell’inquinamento.

 

«Serve ridare concretezza ai contenuti del “Patto dell’agglomerato di Treviso per il clima, l’energia, lo smog, il rumore, l’acqua e il suolo” che contiene una precisa visione di futuro per le nostre comunità che le vuole libere dall’inquinamento, salubri, sicure sotto il profilo energetico e contiene anche una serie di impegni con scadenze cogenti che porteranno una effettiva riduzione dell’inquinamento nel nostro territorio, un consistente risparmio per le famiglie e innovazione nel sistema produttivo, chiamato anch’esso a fare la propria parte per uno sviluppo sempre più sostenibile sul piano ambientale e sociale» continua Rosolen.

 

Nel concreto, CNA considera le “ordinanze anti-smog” delle misure “tampone” non decisive a risolvere il problema dell’inquinamento dell’aria da polveri sottili e ritiene più efficaci interventi strutturali che vanno dalla riqualificazione energetica degli edifici alla sostituzione delle caldaie più vecchie nelle case private e nelle imprese (misura che va incentivata come giustamente sta facendo la Provincia con il bando “caldaie”), dalle sostituzioni delle auto a motore a scoppio con auto elettriche (serve un piano di incentivi) alla sostituzione di tutti i materiali inquinanti, specialmente plastici o da fonti fossili, con materiali non inquinanti completamente riciclabili.

 

In accordo con l’impegno, la CNA ha optato per una ristrutturazione della sede territoriale di viale della Repubblica che ha portato l’edificio “a zero emissioni CO₂”.

 

E sul fronte dell’attività associativa, continua l’impegno nella formazione e riqualificazione dei professionisti dei settori delle costruzioni e dell’impiantistica sui temi della ristrutturazione “verde” e del risparmio energetico. Percorsi fondamentali per immettere sul mercato professionisti in grado di intervenire sugli immobili in base ai protocolli green più avanzati.

Che strano animale è l’essere umano, la sua casa sta bruciando, ma lui non se ne preoccupa o se ne preoccupa molto poco.

 

Restano inascoltati i gridi di allarme lanciati da più parti. Da ultimo anche da Luca Palmisano, l’astronauta che dalla stazione spaziale osserva la nostra Terra. Da lassù Palmisano vede i ghiacciai sciogliersi e i deserti avanzare.

 

Testimonia ormai non più la bellezza del Pianeta, ma lancia l’allarme sulla lenta morte della Terra, ma anche lui non viene ascoltato.

 

Nessuno si preoccupa se 15 su 28 lidi siciliani sono privi di depuratori e hanno quindi le acque inquinate. Quasi tutti restano inerti di fronte al montante inquinamento da plastica dei mari e sul loro lento ma inesorabile riscaldamento e innalzamento, che a poco a poco divorerà le nostre coste e anche molto di più.

 

“Ci resta molto poco tempo – grida Palmisano – sto osservando deserti avanzare e ghiacciai sciogliersi”. Ci siamo dimenticati ormai tutti le parole di Greta Thunberg che continua a lanciare l’allarme sul riscaldamento globale e sul progressivo inquinamento dell’atmosfera?

 

Tutti ci stiamo dimenticando che consumiamo molto di più di quello che il Pianeta mette a disposizione. Dal rapporto della Global Footprint Network, l’Italia ha consumato le sue riserve alimentari sin dal 15 maggio ultimo scorso e ora sta usando a credito le risorse del futuro. Si calcola che servono 4,7 Paesi come l’Italia per soddisfare i consumi degli italiani.

 

Sembra che non ci riguardi il fatto che a causa della desertificazione, provocata in gran parte dalle azioni dell’uomo, ogni anno nel mondo si perdano 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile, con gravi danni su miliardi di esseri umani e di animali.

 

L’allarme è stato lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite. E non si pensi che la desertificazione sia cosa che non ci riguardi. Non è così perché sono a rischio desertificazione vastissime zone della Sicilia e del Sud Italia.

Sono state presentate sabato, in Canal Grande, le due grandi sculture metalliche degli artisti Helidon Xhixha e Giacomo Jack Braglia, raffiguranti due bottiglie galleggianti, per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento nei mari del mondo.

 

“Le nostre bottiglie gemelle attraverso l’arte lanciano un importante messaggio ambientalista – spiegano i due artisti -. Immergendoci in diversi mari, abbiamo visto con i nostri occhi quanto l’inquinamento da plastica sia ormai a livelli allarmanti. Tra quindici anni si rischia di avere più plastica che pesci. Abbiamo voluto portare a galla questo allarmante problema, denunciandolo attraverso il linguaggio dell’arte: dobbiamo invertire la tendenza, lavorare sulla coscienza delle persone. E dobbiamo fare presto”.

 

 

La suggestione delle creazioni di Xhixha e le foto di Braglia diventano un tutt’uno e si fanno portatrici di un monito rivolto anche Venezia e a tutti i suoi visitatori. Le innumerevoli bottiglie in plastica gettate ogni giorno da consumatori superficiali e da gestori di rifiuti irresponsabili sono un fenomeno che mette a rischio gli ecosistemi marini non risparmiando effetti negativi neppure a una città in costante simbiosi con l’acqua come Venezia, sostenuta da equilibri delicati e conosciuta in tutto il mondo, adatta perciò ad amplificare l’universalità della denuncia.

 

 

L’opera e il suo posizionamento

Un impatto visivo, quello delle Twin Bottles, capace di scuotere le coscienze degli osservatori ribadendo la centralità delle tematiche ecologiche nel mondo contemporaneo. Celebre per la capacità di lavorare l’acciaio inossidabile tramutandolo in opere monumentali, Helidon Xhixha ha modellato la sua bottiglia galleggiante, lunga 4 metri per 100×100 cm, donandole una superficie lucida che interagisce con i luoghi circostanti rispecchiando gli spazi e l’acqua del Canal Grande, in un’elegante bellezza interrotta da uno schiacciamento nella parte centrale, richiamo simbolico al pericolo della trasparenza dei mari messa a rischio dall’uso improprio delle plastiche. La riflessione trova enfasi nella seconda bottiglia in acciaio, lunga invece 3.5 metri per 130×130 cm, rivestita da Giacomo Braglia. Le sue fotografie che ritraggono il fenomeno dell’inquinamento, con l’intento di sensibilizzare le persone ad un uso più consapevole e limitato della plastica, sono esposte al Padiglione della Siria alla Biennale Arte.

 

Il senso per la provocazione è la cifra stilistica che accomuna le Bottiglie gemelle all’Iceberg che Xhixha, albanese di origine e italiano d’adozione, ideò per la Biennale Arte del 2015, una denuncia del pericolo dello scioglimento dei ghiacciai, che oggi costituisce una sorta di ponte ideale tra Venezia e Lugano tracciato dall’energia e dai significati dell’arte. Il simbolo della montagna di ghiaccio ritorna infatti tra i lavori in acciaio esposti per il progetto Lugano: riflessi di luce, curato da Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, e realizzato anche con il sostegno de gruppo farmaceutico Helsinn, esempio di come l’arte possa nutrirsi anche dell’intervento di privati. Drifting icebergs è una delle venti opere, già esposte in altre città italiane ed europee, collocate in diverse aree di Lugano, che si fa così vero e proprio museo a cielo aperto: una coppia di grandi iceberg galleggia nel lago Ceresio, presenze monumentali in dialogo con la città, i cittadini e i visitatori, per un’esperienza di arte e bellezza, quella di Xhixha, che si realizza in luoghi non convenzionali, oggi insieme al giovane artista Giacomo Jack Braglia.

 

L’installazione The Twin Bottles: Message in a Bottle è esposta in Canal Grande, davanti a Palazzo Ca’ Vendramin Calergi, in accordo con Città di Venezia, Vela e AVM Holding.

 

 

Photo Credits: Giorgia Panzera

Legambiente, nel suo rapporto annuale sull’inquinamento dell’atmosfera nel Veneto relativamente al 2017, ha rilevato che tutti i capoluoghi veneti ad eccezione di Belluno hanno superato di molto il limite massimo di 35 sforamenti annui imposto dalla legge per le polveri sottili.

 

Il limite massimo è stato superato da Padova, Venezia, Verona, Treviso, Rovigo e Vicenza. Padova ha avuto 102 sforamenti nel 2017, Venezia 94, Verona 90, Treviso 83, Rovigo 80 e Vicenza 73 contro i soli 19 sforamenti di Belluno.

 

La situazione è grave in tutta la Pianura Padana e nel 2018 le cose sono andate peggio.

Per limitare al massimo le emissioni di PM10, Legambiente chiede di ridurre la velocità dei veicoli in città a soli 30 chilometri orari, di aumentare le zone a verde pubblico e di riqualificare inoltre gli edifici pubblici per ridurre i consumi energetici.

 

Fonte: Veronasera.it

Il dilemma immediato è dare risposta al seguente quesito: immettere più o meno anidride carbonica nell’atmosfera?

 

Se continuiamo a inquinare l’aria al ritmo attuale, in pochi decenni l’essere umano renderà l’atmosfera terrestre pressoché irrespirabile e nel giro di poco si registrerà un aumento della temperatura media di 5 gradi e la vita, così come la conosciamo, sarà impossibile in gran parte del Pianeta.

 

La soluzione è una sola: rinunciare alle fonti fossili e piantare milioni di alberi. Abbandonare combustibili come carbone, petrolio e derivati e abbracciare le fonti rinnovabili che la natura fornisce gratuitamente, sole e vento.

 

È la politica mondiale, unita all’economia globale, che deve decidere se salvare il Pianeta.

 

Bisogna rinunciare non solo ai combustibili fossili, ma anche dichiarare guerra alla plastica, meno usa e getta e molto riuso.

 

Tutti dobbiamo convincerci che nelle nostre città vanno velocemente abbandonate le auto a benzina o diesel. Al contrario, va intensificato il trasporto pubblico, l’uso della bicicletta e delle auto elettriche.

 

In aggiunta a tutto ciò, bisogna adeguare gli edifici alle nuove esigenze ecologiche, aumento esponenziale dei boschi cittadini, ripopolare le campagne e le montagne.

 

Sposare il biologico, la biodiversità e tornare a vivere con la natura e non contro di essa. Solo così la Terra, unica casa in cui possiamo abitare, e l’essere umano verranno salvati.

Gli alberi sono importantissimi per la nostra sopravvivenza non solo perché ci danno frutti, legno, stabilizzano il terreno, danno rifugio agli animali ma sono indispensabili per l’aria che respiriamo.

 

Tra i materiali che ne ricaviamo c’è la cellulosa, un impasto colloso che opportunamente trattato diventa un foglio leggero, la carta. E tra gli alberi più adatti a produrre la carta c’è sicuramente il pioppo, populus, l’albero dalla forma classica, con un grande tronco e un folto ombrello di foglie, a forma di cuore, ha una crescita rapida, ovvero in 12/15 anni è adulto quindi pronto per essere abbattuto. In natura potrebbe vivere anche 200/300 anni e riprodursi attraverso i suoi semi, una quantità infinita di alberi.

 

L’uomo ha inventato tantissimi tipi di carta, dal cartone alla carta carbone, dalla velina alla vellutata e anche alla carta termica. Questa è rivestita da un reagente al calore che contiene Bisfenolo A. La testina della stampante viene surriscaldata e sfiorando il foglio fa avvenire la reazione tra colorante e reattivo generando l’immagine. Oggi la carta termica è usata principalmente per stampare gli scontrini fiscali. Negli ultimi anni si è parlato molto delle nocività del Bisfenolo A, BPA, per la sua presenza nei bicchieri di plastica e in altri contenitori per alimenti.

 

Il BPA, Bisfenolo A, o 2,2-bis (4-idrossifeni) propano, è una sostanza chimica utilizzata come base per produrre plastiche in policarbonato e resine sintetiche. Questa sostanza ha una bassa tossicità acuta, ma appartiene a un gruppo di sostanze pericolose che possono avere sull’organismo effetti simili agli ormoni, chiamate “interferenti endocrini”. Si tratta di composti chimici in grado di avere effetti su tutti i processi collegati agli ormoni. Anche i rivestimenti interni delle lattine contengono BPA: per evitare il rilascio di metalli.

 

Del fatto che sia presente nella carta termica quasi nessuno si preoccupa eppure il momento di maggior rilascio tossico avviene alla se emissione, quando la cassiera lo stacca dalla macchina stampante, ancora tiepido, e lo consegna al cliente. Il contatto avviene attraverso l’epidermide.

 

Per tutti i gruppi di popolazione al di sopra dei tre anni la carta termica è la seconda fonte principale di esposizione BPA dopo i prodotti alimentare confezionati. Per fare 1 albero pronto per essere tagliato ci vogliono 12/15 anni. L’acqua necessaria è circa 30.000 litri. Dunque 1 albero + 30.000 litri di acqua = 70 kg di carta. Se una persona beve 2 litri di acqua al giorno, per berne 30.000 litri avrà bisogno di 41 anni!

 

In un mondo dove tutto è gestibile con un’applicazione, si producono ancora quintali di carta potenzialmente nociva quanto basterebbe sostituire questo ciclo malefico “albero acqua spazzatura” con uno più virtuoso del “compro e memorizzo su un file”. Oggi i dati vengono trasmessi per via elettronica all’Agenzia delle Entrate, dunque lo scontrino viene stampato solo per il cliente finale. Sarebbe meglio che questo fosse inviato con un sms oppure su un’App, oppure sulla tessera fedeltà, sarebbe tutto sotto controllo e gli alberi ringrazierebbero.

 

Silvia Moscati

“La relazione di Arpav mostra un quadro preoccupante per le emissioni della Fonderia Corrà. Cosa ha intenzione di fare la Regione per tutelare la salute di cittadini e lavoratori e l’ambiente?”. La richiesta è contenuta in un’interrogazione a risposta scritta su questo caso presentata dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando analisi e cifre diffuse dal Comitato aria pulita di Montebelluna.

 

“Secondo i dati – evidenzia il vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini – le emissioni medie di Cov (Composti organici volatili) sono più del doppio del limite consentito, quelle di benzene superano invece il tetto massimo di ben otto volte. Sempre sulla base della relazione emerge come il sito produttivo dia luogo alla ‘produzione di emissioni diffuse in difformità alle prescrizioni’ dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e diverse altre difformità. Arpav ha proposto all’azienda di realizzare un progetto di adeguamento per garantire emissioni entro limiti di legge: si è mosso qualcosa? Il quadro è preoccupante: le autorità hanno informato Spisal, Ulss, lavoratori e organizzazioni sindacali?”, domanda Zanoni che chiede anche se la Fonderia Corrà sia stata sanzionata e se, sulla base delle violazioni rilevate, sia stata fatta una comunicazione alla magistratura.

 

“Di fronte alla gravità di quanto emerso – aggiunge il consigliere del PD – trovo completamente fuori luogo le reazioni della proprietà che addirittura minaccia querele nei confronti del Comitato e, soprattutto, del sindaco di Montebelluna che nel suo ruolo, a livello locale, è il tutore della salute degli abitanti del Comune. Da lui mi sarei aspettato maggior trasparenza e coraggio: perché i cittadini devono venire a conoscenza di questa situazione solo tramite un accesso agli atti, perché non ha informato la popolazione sulla relazione di Arpav?”.

“Per l’Ispra va tutto bene, lo sforamento dei voli del Canova non ha avuto alcun impatto dal punto di vista dell’inquinamento acustico. La sostanziale assoluzione di Save che non ha rispettato i limiti dal 2011 a oggi, è imbarazzante, come se il rumore rappresentasse l’unico problema e il trasporto aereo non fosse tra i principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica. A parole tutti a fianco di Greta e della sua battaglia contro i cambiamenti climatici, nei fatti il via libera all’aumento dei decolli dallo scalo trevigiano è l’ennesimo tradimento”.

 

È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni, commentando il ‘verdetto’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, inserito nel preambolo del parere finale della commissione Via nazionale del 29 marzo scorso che ha dato l’ok alle richieste di Save, con un incremento di voli da 16.300 a 22.500.

 

 

“Dovremmo incoraggiare il trasporto su ferro – insiste il consigliere trevigiano – Con il treno le emissioni inquinanti sono 44 grammi per chilometro contro le 118 dell’auto e le 140 degli aerei, addirittura il 91% in meno per quanto riguarda soltanto l’anidride carbonica. È un alleato formidabile per combattere i cambiamenti climatici. Andando invece avanti su questa strada, senza intervenire sugli scali aeroportuali, come può pensare l’Italia di rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con riduzione delle emissioni del 20% entro il prossimo anno, 30% nel 2030 fino ad arrivare al traguardo delle emissioni zero nel 2050? Stiamo voltando le spalle a milioni di ragazzi che da mesi si stanno mobilitando per salvare il pianeta. Inutile applaudirli sui social e sui media quando poi nelle stanze dei bottoni si agisce in maniera del tutto opposta – sottolinea in chiusura Zanoni – proprio come accaduto per l’aeroporto Canova”.

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