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Una delle forme più diffuse di finanziamento destinato soltanto alla categoria dei pensionati è costituito dalla cessione del quinto Inps, attraverso cui tali soggetti possono dotarsi della liquidità necessaria per sopperire ad una situazione di difficoltà economica, rivolgendosi agli istituti di credito convenzionati.

 

In questi casi, la restituzione del capitale avviene dietro pagamento di una rata mensile non superiore ad ⅕ del trattamento pensionistico netto percepito dal richiedente, mediante trattenuta diretta della relativa somma ad opera dell’Istituto previdenziale che si occuperà del versamento nelle casse dell’ente erogante.

 

Una delle caratteristiche tipiche di questa forma di prestito è rappresentata dalla predisposizione di condizioni economiche agevolate, rispetto a quelle generalmente offerte dagli stessi istituti di credito convenzionati Inps per i prestiti tradizionali.

 

A tal proposito, si rammenti che ciascuna banca può decidere autonomamente le condizioni economiche e di accesso del finanziamento, le quali quindi varieranno a seconda dell’offerta lanciata sul mercato: tuttavia, questa libera determinazione incontra un limite nel rispetto dei tassi soglia Taeg (Tasso Annuo Effettivo Globale) aggiornati trimestralmente a livello ministeriale.

 

Secondo quanto si legge sul Portale online dell’Inps, alla fine di settembre sono stati resi noti i tassi soglia Taeg relativi al trimestre intercorrente tra lo scorso 1° ottobre e il prossimo 31 dicembre, come sempre variabili a seconda dell’età anagrafica del pensionato richiedente (con riferimento a quella maturata al termine del piano di ammortamento) e dell’importo domandato.

Basti considerare che per somme superiori a 15 mila euro il tasso muta sensibilmente dal 6,58% per pensionati under-59 al 9,68% per quelli di età compresa tra i 75 e i 79 anni.

Diversamente, per finanziamenti aventi ad oggetto importi inferiori a tale limite, il massimale Taeg si muove rispettivamente dal 8,37% all’11,47%.

 

Ciò posto, onde garantire al soggetto richiedente l’accesso ad una cessione del quinto Inps, occorre innanzitutto che il pensionato presenti il certificato di quota cedibile attestante la quota massima di pensione impiegabile, che deve essere allegato alla domanda di finanziamento tranne ove l’istituto di credito al quale si sia rivolto possa dotarsene autonomamente a mezzo di un canale informativo interno con l’Inps.

 

Questo documento risulta essere di fondamentale importanza anche in considerazione del fatto che non tutti i trattamenti previdenziali consentono al beneficiario di accedere alla cessione del quinto: sono infatti escluse le pensioni di invalidità, le pensioni sociali, le prestazioni di esodo e qualsivoglia sussidio economico a sostegno del reddito familiare (per ulteriori approfondimenti sulla cessione del quinto Inps per pensionati: https://www.zonaprestiti.com/cessione-quinto-inps.htm).

Circolare Inps sulla cassa integrazione, i centri servizi delle associazioni di categoria sono in rivolta. «Lo Stato si è preso 40 giorni di tempo per emanare la circolare, a noi danno 5 giorni di tempo per fare tutto il lavoro» protesta Mattia Panazzolo, direttore territoriale di CNA Treviso.

 

Sabato 27 giugno è uscita la circolare Inps n.78, la prima di tre previste, che rende (solo in parte) operative le ulteriori 9 settimane di cassa integrazione Covid-19 introdotte dal Decreto Rilancio.

 

Dal 17 maggio (data di pubblicazione in GU del Decreto Rilancio) al 27 giugno (emanazione della prima circolare operativa Inps) sono passati ben 40 giorni. Agli intermediari si dà invece tempo solo fino al 3 luglio per presentare alcune tipologie di domande per conto delle aziende.

 

Per ovviare ai ritardi nei pagamenti, il Decreto Rilancio ha introdotto un farraginoso meccanismo di “anticipo del 40% della cassa integrazione” al lavoratore. In sostanza l’Inps paga il 40% della cassa integrazione al lavoratore prima ancora di verificare e approvare l’intera domanda presentata dall’azienda, con l’intento di accelerare i tempi.

 

La circolare 78, che disciplina operativamente come gestire questo anticipo, assegna ora per questa casistica agli intermediari il termine del 3 luglio per la presentazione delle domande.

 

Quindi, lo Stato si prende 40 giorni per rilasciare istruzioni operative, non ancora complete, mentre gli intermediari devono fare tutto in 5 giorni lavorativi.

 

«In questi mesi, pur evitando di sparare sull’Esecutivo ma cercando di dare il nostro contributo responsabile, abbiamo sempre contestato il troppo tempo intercorrente tra l’annuncio di ogni misura, l’entrata in vigore della medesima e le istruzioni operative – denuncia Mattia Panazzolo -. A farne le spese, oltre ai lavoratori e ai cittadini, sono gli intermediari come i nostri centri servizi, che da qualunque annuncio vengono tartassati di richieste non attuabili fintanto che non arrivano le istruzioni operative. Poi, quando finalmente arrivano, ci danno pochi giorni per produrre montagne di carte».

 

Per CNA, l’emergenza Covid-19 non sarà passata invano se la burocrazia italiana correggerà le storture che la caratterizzano da sempre e mettono in evidenza lo scarso rispetto per le altre articolazioni del sistema, nonostante siano essenziali per la buon riuscita degli interventi.

 

«È un’occasione straordinaria perché niente rimanga come prima – conclude Panazzolo – come ha auspicato anche il Capo dello Stato nel suo discorso a Bergamo nel ricordare le vittime del Coronavirus».

 

Venerdì scorso, 38 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto Rilancio, sono intanto stati stanziati i 258 milioni di euro a beneficio della FSBA, la CIG per gli artigiani, erogata dagli Enti bilaterali. In attesa di sapere quale sarà la quota stabilità per il Veneto, non resta anche in questo caso che sottolineare i ritardi. «Questa tempistica non è ragionevole né rispettosa delle impellenti necessità di chi è da mesi senza stipendio – aggiunge il direttore di CNA. – L’auspicio è di non dover attendere altri 38 giorni per ogni accredito successivo».

Fare domanda per il bonus da 600 €, chiedere all’Inps un congedo per assistere un familiare o il congedo parentale per l’emergenza COVID-19 o inviare richiesta di riconoscimento di infortunio sul lavoro per un caso di contagio da Coronavirus in azienda: in una quotidianità stravolta dall’emergenza sanitaria, il bisogno di attivare diritti previdenziali e socioassistenziali resta immutato.

 

Per rendere accessibili questi diritti, il patronato Inas Cisl di Treviso e provincia resta operativo per assistere i cittadini su domande e procedure che non possono aspettare.

 

Numero verde 800.249307 per pratiche a distanza

“Nonostante l’emergenza – spiega Michela Fuser, responsabile Inas Cisl di Treviso – non vogliamo lasciare sole le persone. Per farlo abbiamo rimodulato le attività, in modo da consentire alle persone di stare a casa”.
Chi ha bisogno dei servizi del patronato deve chiamare il numero verde 800.249307 e spiegare quali sono le proprie esigenze. Il patronato ricontatterà gli interessati per gestire le loro pratiche, nel rispetto delle misure anti-virus.

 

“Solo nel caso in cui la presenza fisica della persona in sede si riveli indispensabile per mandare avanti la pratica prenderemo appuntamento per vederci in ufficio, perché anche se restiamo aperti esclusivamente per questo tipo di incontri, facciamo di tutto per consentire alle persone di restare a casa”, spiega Fuser.

 

Prima di tutto, quindi, bisogna chiamare il numero verde oppure il numero territoriale 0422.545611 o inviare una e-mail all’indirizzo [email protected] e attendere il riscontro degli esperti del patronato Inas per sapere come procedere per ottenere una consulenza sulla possibilità di andare in pensione, di presentare domanda per una prestazione, richiedere i congedi parentali e molto altro.

 

“Anche se buona parte del Paese si ferma per arrestare il contagio, noi siamo operativi – conclude la responsabile del patronato Inas Cisl di Treviso – per evitare che a subire battute d’arresto siano le tutele delle persone”.

I pensionati veneti nel mese di luglio 2019 possono fruire di un assegno previdenziale più elevato rispetto a quello abitualmente percepito. 

 

Una vera e propria quattordicesima, aggiuntiva rispetto agli importi mensilmente percepiti dai beneficiari, finalizzata a garantire maggiore sicurezza economica e stabilità a talune categorie di soggetti.

 

Più nello specifico, si tratta di un contributo “integrativo” introdotto più di dieci anni fa, versato sempre dall’Inps, e solo di recente modificato: originariamente era previsto a favore dei pensionati aventi più di 65 anni che percepivano una pensione inferiore ad una volta e mezzo il trattamento minimo previsto dall’Inps (nel 2019 è pari a circa 513 euro) e con la riforma del 2017 è stato esteso alle pensioni di ammontare compreso tra una volta e mezza e due del suddetto limite.

 

Analizzando i dati Inps del Veneto, a fruire del suddetto trattamento sono ben 290 mila pensionati, di cui 190 destinatari di importi pensionistici inferiori ad una volta e mezzo il minimo e circa 100 mila appartenenti alla seconda categoria. I primi percepiranno somme che si aggirano tra i 436,80 euro e i 655,20 euro, mentre i secondi somme oscillanti dai 336 euro e i 504 euro.

 

Sarà quindi più semplice per tutti i soggetti beneficiari non solo gestire le spese quotidiane, ma anche affrontare le rate di eventuali prestiti precedentemente richiesti ed in corso di pagamento, come ad esempio in caso di eventuale cessione del quinto della pensione. Si tratta di una peculiare tipologia di finanziamento che a partire dalla riforma del 2005 è fruibile ai dipendenti pubblici, privati e pensionati INPS. Esistono ovviamente delle limitazioni oggettive, come ad esempio quelle che riguardano i pensionati che ricevono talune prestazioni previdenziali (tra le altre, l’assegno civile di invalidità e l’assegno familiare).

 

La specificità del prestito riviene sostanzialmente dalla modalità di restituzione della somma percepita a titolo di prestito: la rata verrà pagata all’istituto di credito prescelto dal soggetto a mezzo di un addebito diretto dell’INPS. Ciò significa quindi che l’INPS trattiene l’importo della singola rata mensile dalla pensione erogata al richiedente e si impegna a versarlo al soggetto finanziatore. 

 

Chiaramente l’ammontare e la durata del finanziamento variano in base alla scelta del pensionato richiedente, salvo le limitazioni imposte ex lege, per cui l’addebito mensile a carico del pensionato non può superare il quinto dell’ammontare netto da questi percepito mensilmente ed il numero massimo di rate, a mezzo cui dilazionare il pagamento, è pari a 120 mesi.

 

Nel caso specifico dei pensionati, è possibile accedere a due peculiari forme di cessione del quinto della pensione, ovvero la cessione Inps e quella Inps ex Inpdap, fra le quali rientrano quelle convenzionate ed i piccoli prestiti pluriennali (per ulteriori approfondimenti anche sugli istituti di credito convenzionati con l’Inps: http://www.calcoloprestito.org/guida/cessione-quinto-pensionati ).

Arriva una boccata d’ossigeno per i veneti che percepiscono una pensione molto bassa, fino a due volte il trattamento minimo pari a 1.026 euro/mese lordi. Il 1° luglio verrà infatti erogata la quattordicesima: una mensilità aggiuntiva che andrà a beneficiare circa 230mila veneti (parametro ricavato dal casellario Inps 2017). «Ricevere la quattordicesima è sempre un momento molto importante per i pensionati con un assegno basso – commenta Vanna Giantin, segretaria generale Fnp Cisl Veneto -, ma noi continueremo a chiedere in tutte le sedi opportune che la platea dei beneficiari sia allargata».

Condizioni

Dal 2017 la quattordicesima è erogata ai pensionati con un reddito fino 2 volte il trattamento minimo (prima era fino a 1,5 volte). Il TM per il 2019 è 513 euro, quindi 2TM corrisponde a un reddito annuo di 13.338 euro. Ai fini della quattordicesima bisogna aver compiuto 64 anni. Inoltre è considerato il reddito delle sole pensioni da lavoro, le cosiddette IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti), non quelle di indennità o assistenziali: per questo non tutti i pensionati con reddito basso percepiscono la quattordicesima. Chi ha già 64 anni compiuti nel primo semestre 2019 vedrà la quattordicesima accreditata il 1° luglio, chi li compie nel secondo semestre la vedrà il 1° dicembre.

Contributo

Il quanto viene erogato dipende dal reddito, dagli anni di contribuzione e da si è stati lavoratori dipendenti o autonomi: si va comunque da un minimo di 336 euro a un massimo di 655. Da considerare che secondo l’Inps il pensionato che ha versato anche un solo mese di contributi come lavoratore autonomo, e magari tutto il resto della vita come dipendente, ai fini del calcolo della quattordicesima è considerato un autonomo.

 

La quattordicesima è erogata automaticamente dall’Inps. Tuttavia per mantenere il beneficio è obbligatorio presentare annualmente nei tempi (quest’anno la scadenza era il 30 aprile) il modello RED, cioè la dichiarazione di prestazioni previdenziali e assistenziali integrative collegate al reddito (proprio come la quattordicesima). Il problema per molti pensionati è che l’Inps dal 2010 non manda più l’avviso cartaceo e la procedura per il RED è solo telematica: ogni anno in molti se lo dimenticano e rischiano di perdere questo diritto. Se un pensionato si ritrova senza quattordicesima può provvedere al recupero rivolgendosi a un patronato, come l’Inas della Cisl, che attiverà la procedura di “ricostituzione della pensione”. Il numero verde per trovare la sede Inas più vicina è 800 249 307.

I lavoratori di Contarina continuano a vivere una situazione di disagio legata ai carichi di lavoro e alle conseguenti continue domande di lavoro straordinario. A riferirlo è Maurizio Fonti, segretario regionale della Fit Cisl del Veneto. “Se le richieste dell’azienda non vengono accolte spontaneamente dal lavoratore, sfociano sistematicamente in avvertimenti che assomigliano sempre più a minacce: ‘ti penalizzo sul premio di produzione’; ‘ti cambio di giro’ o addirittura ‘ti mando a lavorare in cooperativa’. Situazioni da noi più volte denunciate ma che ad oggi rimangono purtroppo d’attualità”.

 

 

La Fit Cisl nei prossimi giorni depositerà il ricorso contro la decisione del tribunale di Treviso con cui è stata respinta la denuncia per attività antisindacale in merito alla questione del personale illegittimamente trasferito dalla raccolta rifiuti al verde pubblico senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali. “Ricorreremo fino all’ultimo grado di giudizio disponibile – afferma Fonti – per difendere un diritto palesemente violato da Contarina in barba alle leggi e al contratto nazionale”.

 

 

Ma le battaglie legali non finiscono qui. Recentemente è emerso un ulteriore problema: alcuni lavoratori, a causa di un codice Istat errato inserito da Contarina al momento dell’assunzione, non riescono ad accedere alla pensione anticipata a cui ha diritto chi svolge lavori gravosi. “La responsabilità – sottolinea Fonti – è aziendale, perché è l’azienda che comunica il codice alle strutture interessate come Inail e Inps per identificare la mansione del dipendente. Un lavoratore di Contarina, ad esempio, è stato assunto con un codice che corrisponde a quello dei conducenti di taxi. Chiederemo i danni arrecati ai dipendenti per il mancato accesso alla pensione”.

 

 

“Del resto – prosegue il segretario della Fit Cisl – il disinteresse di Contarina verso i propri lavoratori è evidente. Si pensi all’ipotesi di accordo sul premio di produzione, saltata a causa della rigidità dell’azienda. Infatti, nonostante il premio erogato da Contarina sia già il più basso tra quelli erogati da aziende pubbliche venete assimilabili a Contarina, la proposta – irricevibile – prevedeva una doppia penalizzazione in caso di assenza per malattia. L’argomento verrà discusso nell’assemblea sindacale unitaria del prossimo 21 maggio, con i lavoratori che, visto il diktat dell’azienda ‘o così o niente’ saranno chiamati a decidere se iniziare un percorso di duro confronto o accontentarsi delle briciole che Contarina intende concedere”.

L’assegno di natalità è un sostegno per i neo-genitori introdotto dalla legge di stabilità 2015, previsto per le famiglie che abbiano un figlio entro il 31/12/2018.

 

 

Tra i requisiti, la cittadinanza italiana, la convivenza con il figlio, e un indice ISEE del nucleo familiare non superiore a 25.000€. L’importo annuo del contributo varia da 960€ a 1.920€. La domanda deve essere presentata all’INPS in via telematica, entro 90 giorni dalla nascita. Per ulteriori info, si consiglia di visitare il sito.

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