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In arrivo la quattordicesima per i pensionati veneti

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I pensionati veneti nel mese di luglio 2019 possono fruire di un assegno previdenziale più elevato rispetto a quello abitualmente percepito. 
 
Una vera e propria quattordicesima, aggiuntiva rispetto agli importi mensilmente percepiti dai beneficiari, finalizzata a garantire maggiore sicurezza economica e stabilità a talune categorie di soggetti.
 
Più nello specifico, si tratta di un contributo “integrativo” introdotto più di dieci anni fa, versato sempre dall’Inps, e solo di recente modificato: originariamente era previsto a favore dei pensionati aventi più di 65 anni che percepivano una pensione inferiore ad una volta e mezzo il trattamento minimo previsto dall’Inps (nel 2019 è pari a circa 513 euro) e con la riforma del 2017 è stato esteso alle pensioni di ammontare compreso tra una volta e mezza e due del suddetto limite.
 
Analizzando i dati Inps del Veneto, a fruire del suddetto trattamento sono ben 290 mila pensionati, di cui 190 destinatari di importi pensionistici inferiori ad una volta e mezzo il minimo e circa 100 mila appartenenti alla seconda categoria. I primi percepiranno somme che si aggirano tra i 436,80 euro e i 655,20 euro, mentre i secondi somme oscillanti dai 336 euro e i 504 euro.
 
Sarà quindi più semplice per tutti i soggetti beneficiari non solo gestire le spese quotidiane, ma anche affrontare le rate di eventuali prestiti precedentemente richiesti ed in corso di pagamento, come ad esempio in caso di eventuale cessione del quinto della pensione. Si tratta di una peculiare tipologia di finanziamento che a partire dalla riforma del 2005 è fruibile ai dipendenti pubblici, privati e pensionati INPS. Esistono ovviamente delle limitazioni oggettive, come ad esempio quelle che riguardano i pensionati che ricevono talune prestazioni previdenziali (tra le altre, l’assegno civile di invalidità e l’assegno familiare).
 
La specificità del prestito riviene sostanzialmente dalla modalità di restituzione della somma percepita a titolo di prestito: la rata verrà pagata all’istituto di credito prescelto dal soggetto a mezzo di un addebito diretto dell’INPS. Ciò significa quindi che l’INPS trattiene l’importo della singola rata mensile dalla pensione erogata al richiedente e si impegna a versarlo al soggetto finanziatore. 
 
Chiaramente l’ammontare e la durata del finanziamento variano in base alla scelta del pensionato richiedente, salvo le limitazioni imposte ex lege, per cui l’addebito mensile a carico del pensionato non può superare il quinto dell’ammontare netto da questi percepito mensilmente ed il numero massimo di rate, a mezzo cui dilazionare il pagamento, è pari a 120 mesi.
 
Nel caso specifico dei pensionati, è possibile accedere a due peculiari forme di cessione del quinto della pensione, ovvero la cessione Inps e quella Inps ex Inpdap, fra le quali rientrano quelle convenzionate ed i piccoli prestiti pluriennali (per ulteriori approfondimenti anche sugli istituti di credito convenzionati con l’Inps: http://www.calcoloprestito.org/guida/cessione-quinto-pensionati ).

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