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In contemporanea con l’annuncio su Facebook del Presidente Zaia, di aver inviato al ministro per gli affari regionali la proposta di legge delega per l’autonomia del Veneto, abbiamo letto sulle agenzie l’annuncio del presidente della Liguria Toti di avvio del percorso dell’autonomia come scelta strategica sul fronte della portualità, affinché Genova diventi ‘il principale crocevia delle merci in movimento nel Mediterraneo e verso i mercati del centro e nord Europa’.

 

Non sembra invece che chi governa il Veneto abbia presente quanto sia altrettanto strategico restituire al porto di Venezia l’accessibilità nautica, sacrificata sull’altare della salvaguardia affidata al sistema MOSE, per cogliere la straordinaria opportunità che esso sia il punto di arrivo della via commerciale della Seta e possa competere alla pari con i porti del Nord Europa (oltre che di Atene e Instanbul). Accessibilità possibile solo con la realizzazione del VOOPS (Venice offshore onshore port system), di cui però Zaia non sembra interessarsi.

 

Eppure, senza difendere fermamente la centralità per tutto il Nordest del rilancio di quello che fu per secoli l’asset strategico della potenza della Serenissima, cioè il suo porto tra Europa e Oriente, neppure il valore dell’autonomia e dell’autogoverno che Zaia si accinge ad esigere potranno esprimere tutte le ricadute positive che auspichiamo per il bene dei Veneti di oggi e delle future generazioni. Rimanendo fedeli alla vocazione di Venezia, città che – riprendendo le parole rivolte nel 1198 da una delegazione di messi veneziani a Papa Innocenzo III – “non si preoccupa d’agricoltura, ma piuttosto rivolge i propri sforzi alla navigazione e ai commerci”.

(“Nostra civitas non agricolturis inservit, sed navigiis potius et mercimoniis est intenta”).

 

Simonetta Rubinato

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha trasmesso al ministro per gli Affari regionali Erika Stefani una lettera accompagnata dalla proposta di legge delega per il riconoscimento dell’autonomia differenziata, in attuazione del terzo comma dell’art. 116 della Costituzione.
Il testo della proposta, elaborato dalla Commissione trattante istituita dalla Giunta regionale a seguito degli esiti del referendum regionale del 22 ottobre scorso, disegna – anticipa il presidente – un “innovativo percorso istituzionale”, che prevede la stipula di una intesa tra Governo e Regione per una legge delega che dettagli “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” per tutte le 23 materie previste dalla Costituzione.
La proposta inviata dal Veneto al Governo suggerisce anche una ipotesi di legge delega: in otto articoli il testo individua i principi di carattere generale, composizione e modalità della commissione paritetica che dovrà predisporre i decreti legislativi e l’ambito di attribuzione di competenze nelle 23 materie.
“Con questo contributo – dichiara il presidente – il Veneto auspica la positiva prosecuzione del dialogo istituzionale già instaurato con il governo, nel rispetto delle aspettative espresse dai 2.273.000 veneti che si sono pronunciati con la consultazione referendaria di nove mesi fa”.

Di seguito pubblichiamo un pensiero di Simonetta Rubinato, Presidente dell’ass. “Veneto Vivo”, in merito all’autonomia della Regione del Veneto.

 

Bene le dichiarazioni espresse il 13 giugno scorso dal Ministro Stefani e dal Governatore Zaia di voler accelerare i tempi per l’autonomia del Veneto, ma perché escludere a priori che il Veneto possa diventare come Trento? La volontà popolare sancita dal referendum del 22 ottobre scorso, unita alla grande maggioranza di voti espressi dagli elettori veneti nelle elezioni del 4 marzo a favore di Lega e M5S, esige una risposta all’altezza delle aspettative, ovvero il riconoscimento alla nostra Regione della specialità, come io stessa avevo chiesto nel 2015 alla Camera, con un emendamento alla riforma costituzionale. Restando inascoltata, perché allora non c’era ancora stato il voto di 2,3 milioni di Veneti.

 

Veneti che ora attendono i primi risultati concreti di questa battaglia. Li attendono dal Governo Conte, il premier che su questi temi non ha ancora manifestato pubblicamente il suo pensiero. Durante il primo discorso fatto alle Camere, infatti, da lui nessun riferimento a riforme per migliorare l’assetto delle nostre Istituzioni: nessun accenno agli Enti locali (eppure sono i più vicini ai bisogni dei cittadini), né al federalismo. L’unico riferimento all’autonomia è riservato alle Regioni speciali (peraltro unito al tema ‘sistema di voto all’estero’: un lapsus freudiano?).

Cito dal suo discorso: “Ci adopereremo per salvaguardare le Regioni ad autonomia speciale, del Nord e del Sud del Paese, nella convinzione che la prossimità, la sussidiarietà e la responsabilità, ove localmente concentrate, possano contribuire a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini”. Nessun accenno invece all’autonomia delle Regioni ordinarie.
Accortisi evidentemente di questa grave omissione, su input dei parlamentari leghisti, il Premier ha dovuto correggere il tiro con una rassicurazione nel suo intervento di replica. Per il resto una relazione con solo principi e obiettivi generalissimi, molti ovviamente condivisibili, ma nessuna indicazione programmatica operativa. Se il premier Conte fosse stato il Sindaco di un qualsiasi Comune avrebbe avuto l’obbligo di presentare al Consiglio Comunale le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato, tenendo conto anche della sostenibilità finanziaria all’interno del sistema di bilancio dell’ente locale. Ma il primo cambiamento del ‘Governo del cambiamento’ non avrebbe potuto essere proprio questo?

 

Segnali incoraggianti per la battaglia dei Veneti arrivano invece dalla Corte dei Conti. “La ripartizione dei flussi finanziari dallo Stato alle Regioni deve tenere conto del principio per cui le entrate tributarie maturate in un territorio debbono in una parte sostanziale essere destinate ai bisogni di quel territorio. Il collegamento fra prelievo fiscale e territorio può ritenersi utile a recuperare il rapporto fra cittadini ed istituzioni. La restante quota si definisce di coesione, in quanto volta a consentire la copertura dei servizi generali e degli oneri di solidarietà nazionali”. A dirlo è stato martedì 26 giugno scorso il Presidente dell’organo di magistratura contabile, citando proprio i referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia. Un anno fa esprimevo il medesimo concetto nel mio libro La Spallata: “Il nodo politico da affrontare è stabilire un rapporto più equo tra quello che i Veneti versano all’erario e ciò che rimane sul territorio, non solo per rispondere ai loro bisogni, ma anche come stimolo di una maggiore crescita”. È alquanto sintomatico che la Corte dei Conti abbia compreso la questione più di tanti esponenti politici. La dice lunga su quanto sia in salita la strada per ottenere l’agognata autonomia.

In merito all’autonomia regionale del Veneto, i deputati di Forza Italia Piergiorgio Cortelazzo e Dario Bond precisano quanto segue:

 

“Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha convocato i parlamentari veneti per discutere in merito alla questione dell’autonomia regionale, dopo il referendum dello scorso autunno e dopo dei primi accordi intercorsi tra il governo centrale e le Regioni prima del voto del 4 marzo.

 

Il Presidente Zaia ha chiesto a noi parlamentari impegni concreti per far sì che anche le restanti materie dell’Autonomia possano presto essere oggetto di nuovi accordi tra governo e Regioni, per dare seguito a quanto indicato dagli elettori con la consultazione referendaria. Forza Italia ha voluto fortemente il referendum sul cosiddetto regionalismo differenziato in Veneto, abbiamo da sempre sostenuto le ragioni di una maggiore autonomia responsabile per le Regioni, un vero e realizzato federalismo. Meno Stato invadente al Nord, più Stato efficiente al Sud. Gli articoli 116, 119 e 120 della Costituzione consentono un regionalismo con competenze e risorse variabili, e la sussidiarietà tra Stato e governi locali. Non faccia il livello superiore di governo ciò che può fare meglio un livello inferiore, non faccia il pubblico ciò che può far meglio il privato.

 

Per realizzare tutto questo nel più breve tempo possibile i parlamentari veneti di Forza Italia propongono l’immediata costituzione di un intergruppo Camera-Senato sui temi dell’autonomia. Un intergruppo che potrebbe essere presieduto da una figura autorevole come quella del presidente Renato Brunetta, per dare risposte celeri alle Regioni e ai cittadini che chiedono con forza più poteri per i territori”.

“Questa partita alla fine si deciderà in Parlamento, perché è lì che si concluderà questo importante percorso istituzionale, sino a ora unico nella storia italiana, innovativo e di grande impatto, da noi avviato nel giugno del 2014: voi avete un ruolo fondamentale e i veneti si aspettano dai loro parlamentari che facciano squadra, superando le appartenenze di partito, nell’esclusivo interesse di quei quasi 2,5 milioni di nostri corregionali che nell’ottobre scorso si sono recati alle urne per chiedere quasi unisono una sola cosa: l’autonomia”.

 

È stato un accorato invito a trovare piena convergenza sull’obiettivo dell’autonomia regionale quello che il governatore Luca Zaia ha rivolto oggi ai rappresentanti neo eletti del popolo veneto alla Camera e al Senato, in una affollata sala polifunzionale di Palazzo Grandi Stazioni a Venezia.
All’incontro voluto dal presidente Zaia hanno risposto 50 parlamentari veneti (su 77) della XVIII^ legislatura, dei diversi partiti. A loro è stata presentata la delegazione trattante nel negoziato con lo Stato, formata dai professori Mario Bertolissi, Luca Antonini, Dario Stevanato, Andrea Giovanardi, Ludovico Mazzarolli e dai dirigenti regionali Mario Caramel, Maurizio Gasparin e Ezio Zanon. Inoltre è stato loro consegnato un ampio ed esaustivo dossier, suddiviso in due parti (Il Referendum; Il Negoziato), contenente tutti i documenti e gli atti ufficiali che hanno scandito le varie tappe del cammino fin qui compiuto.

 

“La Regione mette al primo posto del suo programma e delle sue aspettative la conquista dell’autonomia – ha sottolineato Zaia –, un’autonomia a geometria variabile, realizzata come un abito sartoriale secondo le esigenze e le peculiarità dei territori. Abbiamo aperto una strada, infatti, che altre Regioni, se lo vorranno potranno seguire: già lo hanno fatto Lombardia ed Emilia Romagna, insieme alle quali abbiamo avviato nei mesi scorsi il negoziato che ha portato alla firma dell’accordo preliminare del 28 febbraio scorso, e sembrano siano pronte a seguire la strada tracciata Piemonte, Puglia, Campania e Toscana”.

 

“A darci forza nella trattativa con il Governo – ha precisato il governatore – è stato quel 58% circa di elettori che si è recato alle urne a quel referendum avvallato dalla Corte Costituzionale, superando abbondantemente il quorum e dimostrando democraticamente, con i numeri, che l’autonomia è una questione trasversale ai partiti, che riguarda tutti. Il popolo veneto ha dato una grande lezione ai palazzi della politica, certificando con la sua grande partecipazione a questa nuova stagione referendaria, che se le riforme non vengono fatte dall’alto si fanno dal basso”.

 

Zaia ha poi precisato che il Veneto continuerà a chiedere la competenza diretta su 23 materie, come previsto nei 66 articoli della legge statale, approvata dal Consiglio regionale del Veneto lo scorso novembre. “Nell’accordo preliminare le competenze di cui si prevede l’attribuzione alla Regione sono quelle relative alle politiche del lavoro, all’istruzione, alla tutela della salute e alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema – ha rilevato il presidente veneto –. Ma sia chiaro che si tratta solo di un primo assaggio: noi le vogliamo tutte e 23”.
“Al di là delle appartenenze e delle diverse sensibilità politiche – ha concluso Zaia – vi chiedo di lavorare insieme per il raggiungimento di questa meta storica, facendo sentire la voce del nostro territorio alla Camera e al Senato”.

Oggi alle ore 12.30 a Roma, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Palazzo Chigi, il Presidente della Regione firmerà il pre-accordo quadro per l’autonomia del Veneto in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Per i giornalisti e i media che avessero necessità di appoggio logistico per l’attività d’informazione sull’evento, è a disposizione la sala riunioni della sede di Roma della Regione Veneto, in Via del Tritone 46, quarto piano.

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