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Si chiamano Yuma, Pako, Buddy, Argon, Kila e Mia i 6 cagnolini “salva-anziani” 

 

Alzheimer e demenza senile sono patologie in aumento. Sono sempre di più le persone anziane che senza rendersene conto escono di casa e non riescono più a trovare la strada per il rientro. 

 

L’unità cinofila Althea della Protezione Civile Ana di Treviso si sta specializzando proprio nella ricerca di queste persone. “Solitamente i nostri cagnolini sono abituati a ricercare persone non in movimento che si trovano in una situazione di incoscienza, ferite o non in grado di richiedere aiuto – ci dice Nicola Floro che si occupa dell’addestramento dell’Unità cinofila Althea – ma sono sempre di più le richieste di intervento per ricercare persone che, disorientate, vagano camminando senza meta”. 

 

 

 

Simulazione di ricerca a Monastier

Sabato 19 ottobre, nel giardino del Centro servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier, si è tenuta una dimostrazione pratica di come i cagnolini riescono a trovare una persona attraverso il loro fiuto. Manifestazione durante la quale la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier ha donato le 15 divise agli altrettanti conduttori e figuranti di Althea, necessarie per effettuare gli addestramenti ma soprattutto per operare in sicurezza nei momenti in cui la popolazione ne ha bisogno.

 

I sintomi della demenza possono colpire sia le funzioni motorie che le funzioni cognitive – ha detto Flavio Ogniben direttore della struttura di Monastier, intervenendo alla manifestazione – e anche comportamentali di un individuo. Tra le funzioni cognitive: la difficoltà nel ragionamento, nel linguaggio, la confusione e il disorientamento spazio-temporale sono forse quelle cause che spesso possono portare ad uno dei problemi che abbiamo parlato oggi che è quello della scomparsa delle persone affette da demenza. Escono di casa dai luoghi in cui abitano anche solo per fare una passeggiata, senza avere dei motivi particolari ma poi non riconoscendo più i luoghi in cui si trovano, le strade, le persone, non riescono più a tornare a casa”.

 

 

La testimonianza di Stefania, ancora alla ricerca del padre scomparso a San Candido

Presente alla manifestazione anche Stefania Bonduan, figlia di Mario Bonduan di Casier, scomparso nelle montagne di San Candido il 30 dicembre del 2009. Stefania è ora Vicepresidente di “Penelope Veneto” (associazione nazionale famigliari persone scomparse) e Consigliere Nazionale e Delegata per Veneto e Friuli Venezia Giulia di “Gens Nova”.

 

“Il nostro papà da quel giorno non è più rientrato. Noi ad oggi lo cerchiamo e continueremo a cercarlo – ha dichiarato Stefania Bonduan parlando di fronte a oltre un centinaio di persone. – Papà da un anno aveva dimostrato di avere dei problemi a livello psicologico associati a un rallentamento psicomotorio, che aveva dato degli episodi di confusione a livello di spazio temporale. È importantissimo avere ora risorse come la Protezione Civile e le unità cinofile che si stanno specializzando e provano a capire come poter essere ancor più di supporto con i loro cagnolini. È un’importante opportunità che non va trascurata, che va sostenuta e valorizzata sempre di più”.

 

Quando scompaiano persone con queste patologie è quindi necessario intervenire prontamente, proprio perché si spostano velocemente. E il cane, in questo caso, riesce ad essere un ottimo compagno in grado, attraverso il suo fiuto, di raggiungere la persona.

 

Un addestramento particolare

Bisogna però addestrarlo in un modo particolare. Perché si è alla ricerca di una persona che cammina. Pertanto il cane deve essere addestrato a cercare persone che si muovono in modo inusuale, in modo convulsivo. La prima cosa che deve fare, una volta individuato l’anziano, è cercare di rallentare il suo cammino e nello stesso tempo avvisare con l’abbaio il conduttore e i soccorsi”, ha detto Nicola Floro

 

E questo si è visto sabato a Monastier. Attori d’eccezione Yuma un Pastore Tedesco, Pako un Lagotto Romagnolo e Buddy un Pastore Australiano, che si sono impegnati prima su alcuni attrezzi propedeutici alla ricerca e successivamente hanno effettuato, con i loro conduttori, delle simulazioni di ricerca. Di fronte anche alle classi prime delle scuole medie di Monastier, sono state mostrate le varie fasi di addestramento di un cucciolo di Pastore Tedesco, Argon: come l’animale viene motivato alla ricerca, e l’innesco dell’abbaio al ritrovamento. 

 

Successivamente sono stati Kila, un Border Collie e Yuma un Pastore Tedesco a effettuare una ricerca di due anziani; coinvolte due signore ospiti del Centro Servizi, Evelina Masat e Annamaria Sampini che per l’occasione hanno rivestito il ruolo di figurante. Ha concluso la dimostrazione Mia, un Labrador, che si è cimentata nella ricerca di una persona ferma che si era nascosta sopra un albero.  

 

L’impegno costante dell’unità cinofila Althea, sempre pronta nei momenti di necessità

Presenti alla dimostrazione, oltre al sindaco Paola Moro e all’assessore di Monastier Stefano Dussinanche Bruno Crosato, coordinatore della squadra della Protezione civile Ana sezione di Treviso e Marco Piovesan presidente Ana della sezione Trevigiana.
La Protezione civile ANA di Treviso ha ben 10 squadre specializzate in vari settori; una di queste è proprio l’unità cinofila Althea che ha complessivamente 15 volontari e 9 cani.

 

Effettuano dai 2/3 addestramenti a settimana a Camalò, nel trevigiano, dove è presente un campo macerie che simula una situazione di un crollo di un edificio o di una zona colpita da un terremoto. Lì i cani imparano a trovare persone sepolte sotto le macerie.

 

L’unità cinofila si trova ad operare in situazioni non sempre facili e in condizioni meteorologiche talvolta avverse. Durante i terremoti, crollo di un palazzo o la ricerca di un disperso in un bosco o in montagna o nelle alluvioni. 

 

15 nuove divise donate dalla “Giovanni XXIII”

Importante è anche avere un abbigliamento adeguato. È per questo che la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier ha donato le 15 nuove divise.

 

Non ci rendiamo conto dell’importanza che rivestono le squadre della protezione civile, fino a quando non ne abbiamo il bisogno – ha commentato Gabriele Geretto, amministratore delegato della Casa di Cura, consegnando le divise ad Antonio Cristofoletto, responsabile della squadra di protezione civile ANA di Monastier. – Se agiscono prontamente e in modo coordinato durante avvenimenti che non si possono prevedere è perché impegnano ore e ore del loro tempo libero per addestrarsi. Talvolta anche trascurando i propri impegni personali e famigliari per il bene della comunità. A tutti loro il mio e il nostro grazie per il vostro impegno e dedizione nella salvaguardia del prossimo”, ha concluso. 

 

Gabriele Geretto ha poi voluto leggere la lettera inviata dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha elogiato il lavoro impegnativo dell’Ana e delle Protezione Civile. 

 

A rendere la mattinata un vero momento di festa è stata anche l’esibizione della Banda Musicale Cittadina di Motta di Livenza, diretta da Stefano Ervas, che durante la simulazione effettuata in giardino ha intrattenuto nel salone “A. Calvani” gli ospiti della Centro Servizi “Villa delle Magnolie” e i loro famigliari.  

L’associazione il Pesco di Mogliano, di cui ne è fondatrice e Presidente Giuliana Tochet, ormai ha raggiunto notorietà ed apprezzamento sovra comunali. La sua meritevole attività consiste principalmente nel Progetto Sollievo Alzheimer; ciò si riferisce particolarmente a chi è affetto dalle malattie di Alzheimer, Parkinson, demenze senili, depressione cronica ed alle espressioni morbose di non autosufficienza.

Le parole della Presidente

Il Presidente de il Pesco, Giuliana Tochet, da noi raggiunta in occasione di un importante riconoscimento, ha dichiarato: “Il 26 marzo scorso l’UNUCI sezione di Treviso, mi ha comunicato con una lettera che  il Consiglio Direttivo aveva deliberato di concedere il prestigioso “Premio Bontà città di Treviso” all’associazione il Pesco di cui sono fondatrice e Presidente”.

 

“Questo prestigioso premio viene dato dall’UNUCI ogni anno alle associazioni più meritevoli della provincia di Treviso. Quest’ anno è stato assegnato al Pesco, ne sono molto fiera. Ho portato QUASI tutti I VOLONTARI  alla premiazione, sono 23 persone formate con corsi specifici per malati di MENTE. Ora si può veramente parlare di una squadra che risponde alle esigenze del territorio  per QUALSIASI  forma di demenza degenerativa. Ad oggi gli assistiti sono 37”. Conclude la Presidente.

Tochet informa che “di diritto”, secondo la nuova legge regionale, possono essere inseriti  malati provenienti anche da altri comuni del trevigiano. Per tre anni il Pesco è rimasto senza un assistente comunale di supporto come prevedeva la legge, e ora che c’è, devo constatare che dal Comune di Mogliano non arriva più nessuno.

 

Voglio ricordare che abbiamo offerto cinque anni di lavoro a favore della comunità ed il Pesco opera volontariamente e con un servizio gratuito. Oltre al Centro Sollievo aperto tutte le mattine, apriamo tre pomeriggi alla  settimana ed assiste anche perone con età molto avanzata, due assistiti hanno ben 95 anni. Riteniamo di essere un grande supporto perché gli anziani escono dalla solitudine della loro casa e amorevolmente seguiti da persone esperte.

 

L’associazione Il Pesco di Mogliano, di cui ne è fondatrice e Presidente Giuliana Tochet, ha ormai raggiunto notorietà e apprezzamento extracomunali. La sua meritevole attività consiste principalmente nel Progetto Sollievo Alzheimer, che si riferisce in particolare a chi è affetto dalle malattie di Alzheimer, Parkinson, demenza senile, depressione cronica e alle espressioni morbose di non autosufficienza.

 

Il Presidente de Il Pesco, Giuliana Tochet, da noi raggiunta in occasione di un importante riconoscimento, ha dichiarato: “Il 26 marzo scorso l’UNUCI sezione di Treviso, mi ha comunicato con una lettera che il Consiglio direttivo aveva deliberato di concedere il prestigioso “Premio Bontà città di Treviso” all’associazione il Pesco di cui sono fondatrice e Presidente. Questo prestigioso premio viene dato dall’UNUCI ogni anno alle associazioni più meritevoli della provincia di Treviso.

 

Quest’anno è stato assegnato al Pesco, e ne sono molto fiera. Ho portato quasi tutti i volontari alla premiazione, sono 23 persone formate con corsi specifici per malati di mente. Ora si può veramente parlare di una squadra che risponde alle esigenze del territorio per qualsiasi forma di demenza degenerativa. Ad oggi gli assistiti sono 37″.

 

La Tochet informa anche che “di diritto”, ai sensi della nuova legge regionale, possono essere inseriti  malati provenienti anche da altri comuni del trevigiano.

 

“Per tre anni Il Pesco è rimasto senza un assistente comunale di supporto come prevedeva la legge e, ora che c’è, devo constatare che dal Comune di Mogliano non arriva più nessuno. Voglio ricordare che abbiamo offerto cinque anni di lavoro a favore della comunità e Il Pesco opera volontariamente e con un servizio gratuito. Oltre al Centro Sollievo aperto tutte le mattine, apriamo tre pomeriggi alla  settimana e assistiamo anche persone in età molto avanzata. Due assistiti hanno ben 95 anni. Riteniamo di essere un grande supporto perché gli anziani escono dalla solitudine della loro casa e amorevolmente seguiti da persone esperte”, conclude Giuliana.

“Siamo l’unica specie narrante, l’unica del pianeta di cui abbiamo riscontro che si trasferisca le storie di generazione in generazione”, scrive Michela Murgia in una intervista che sto leggendo ora.

 

Parole che mi fanno riflettere.

Alzo gli occhi dal testo e penso che c’è un momento in cui questa narrazione si interrompe. Quel momento si chiama Alzheimer.

 

Questa malattia blocca, modifica, storpia e lacera ogni cosa, ogni storia, ogni narrazione.
Demenza significa entrare in una dimensione dove chi sei, chi eri, chi vorresti essere, non esiste più. Una dimensione che cancella i ricordi, svuotata i pensieri, toglie le parole.
Ruba la vita, eppure è Vita, ruba la speranza eppure è Speranza.
Con le giuste tecniche, con la giusta stimolazione, con i corretti ausili, la narrazione continua anche dopo la diagnosi della malattia.

 

Sebbene non esista una cura, il mondo scientifico concorda su due punti cardine per vincere, se non la guerra, almeno la battaglia: terapia personalizzata e socialità.
Perché c’è una cosa che uccide la narrazione prima ancora della malattia: l’isolamento. Sfortunatamente, quando si tratta delle malattie a carattere neurodegenerativo o cognitivo, la solitudine diventa quasi un’ovvietà.

 

Isolamento politico: i malati di demenza, spesso, non votano quindi non sono “interessanti”. Per una politica fatta solo dal desiderio di “estorcere l’ultimo voto”, i malati di demenza non servono.
C’è ancora chi confonde i programmi per “l’invecchiamento attivo” (per intenderci i “nonni vigile”), con i progetti a favore dei malati di Alzheimer.
Ve lo immaginate, voi, un malato di demenza mentre gioca a bocce, o mentre lavora con un coltello?
Evidentemente, qualcuno ci riesce.
Nell’invecchiamento attivo le persone sanno parlare, sanno difendere i propri diritti, e, soprattutto, votano. Le malattie neurodegenerative non consentono questo. Nella demenza si è completamente dipendenti da altri: altri parlano per te, altri scrivono per te, altri difendono i tuoi diritti.

 

Una politica che ignora, che rimanda al futuro gli interventi a tutela dei malati di Alzheimer, è una politica inutile. È una politica che scarica sulle spalle dei familiari questo problema.
I caregiver vivono una situazione totalizzante perché sono coinvolti a tempo pieno sia fisicamente sia psicologicamente nella malattia del loro congiunto. Una situazione troppo pesante che, spesso, provoca altro dolore, altra malattia, altro isolamento.
Il secondo elemento che rende ardua la lotta a questa patologia è l’isolamento sociale.
Loro, i malati di demenza, ci ricordano troppo quello che siamo, quello che potremmo diventare. E non ci piace
Ci ricordano che le malattie che riguardano il cervello portano uno stigma sociale, un terrore arcaico, di cui noi, gente “normale”, siamo “portatori sani”.
“Le demenze riguardano i vecchi, non noi”; “Spero di morire prima”. Quante volte ho sentito pronunciare queste inutili, assurde frasi.
Le demenze, nel loro complesso, non sono legate all’età. Ovviamente, l’età identifica i soggetti a rischio ma, troppi misteri, troppe domande senza risposta, governano questo mondo.
Il mondo dei soggetti giovani esiste, numeroso, silenzioso nel suo isolamento.

 

Luca Nuti aveva solo 48 anni, aveva una splendida moglie e una splendida vita, ma morì, a 48 anni appunto, di encefalopatia spongiforme sporadica, un tipo di demenza.
Luca vive nell’associazione a lui dedicata per la lotta alle malattie neurodegenerative di origine prionica ma, troppi casi, sono lì, sconosciuti, isolati, in attesa di una speranza.
Far finta che queste malattie non esistano o che appartenga ad altri è un errore.
Si stima che, a livello mondiale, nel 2015, ci fossero 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza (in Italia oltre 1 milione e 200mila). Cifra destinata quasi a raddoppiare in 20 anni.

 

La demenza è al 5° posto come causa primaria di morte, era al 9°posto nel 2003.
Numeri che devono farci riflettere prima ancora di spaventarci, perché interessarci ad esse significa occuparsi del nostro futuro.
In Inghilterra l’intera Famiglia Reale è scesa in campo per combattere lo stigma sociale verso le malattie mentali e neurodegenerative. Considerando la popolarità e lo stile della Regina Elisabetta, forse non è così “politicamente inutile”.

 

 

Katia Dal Gesso

Riceviamo e pubblichiamo comunicato del presidente dell’associazione Il Pesco, Giuliana Tochet, che polemizza e precisa in merito all’attacco ricevuto da alcuni esponenti di partiti politici moglianesi

 

Chi scrive è Giuliana Tochet, presidente dell’associazione Il Pesco di Mogliano: difendo l’associazione il Pesco che dall’ottobre 2014, sotto l’amministrazione Arena, offre aiuto sociale ai cittadini di Mogliano e non solo.
Dal marzo 2015 è stato inaugurato, presso il Centro Anziani, alla presenza del sindaco Arena e della ex direttrice dell’istituto Costante Gris, Annalisa Basso, il progetto Caffè Alzheimer, ciclo di conferenze a supporto dei familiari e dei volontari.
La nostra associazione si occupa di:
• persone fragili, senza distinzione di nazionalità;
• assistiti malati di Alzheimer e altre demenze degenerative;
• persone che provengono dal Centro di Salute Mentale o disabilità dell’età adulta;
• persone socialmente svantaggiate (che hanno una depressione, un lutto o perdita di lavoro dovuta alla crisi economica nazionale);
• persone con provvedimenti penali messe alla prova in lavori socialmente utili.
Tutto ciò accompagnato da ben 27 volontari che ricevono soltanto un rimborso per le spese di viaggio.
I nostri laboratori si mantengono procacciando dei piccoli lavori o con donazioni per il servizio svolto.
Nei nostri laboratori abbiamo sia prodotto sfiziosi buffet, come nel caso della Polisportiva Mogliano, evento a cui è intervenuta l’attuale sindaca Carola Arena, sia confezionato mazzetti di mimosa per il consigliere per il Consigliere Comunale Davide Bortolato, che svolge attività tecnica volontaria come socio del Pesco in seno all’istituto Gris. Indistintamente poiché entrambi sono candidati alle prossime elezioni amministrative.
Per noi, nel laboratorio Alzheimer progetto Sollievo, è stato un vero piacere poter usare le mani e creare dai rami schiacciati di mimosa dei bellissimi mazzolini confezionati con la carta stagnola, nastrino e logo. Vi assicuro per noi era solo un ciondolo, perché l’Alzheimer guarda ma non riconosce. La difficoltà era nell’infilare il nastrino nel ciondolo, e i nostri assistiti erano felici di esserci riusciti!
Se la candidata Arena vuole che le confezioniamo dei gadget elettorali, per noi sarà un laboratorio e se vorrà, come ha fatto Davide Bortolato, farci una donazione, le saremo grati.

L’associazione Il Pesco di Mogliano, sempre presente con iniziative volte al sollievo dei familiari dei colpiti dal morbo di Alzheimer, prosegue la sua attività di assistenza ai malati di Alzheimer e di demenza senile.

 

Giuliana Tochet, presidente de Il Pesco, informa sulle ultime iniziative dell’associazione: “Oggi pomeriggio alle 17.45, nella sala biblioteca di Villa Torni, si terrà il secondo appuntamento sul tema Amministrazione di sostegno, in cui si spiegherà perché è necessaria questa figura nell’handicap.”

 

“Il ciclo di tre conferenze è stato promosso da PICOS, in collaborazione con le associazioni A.F.O.I.G. e Il Pesco, per dare una risposta chiara ai familiari di portatori di handicap o affetti dal morbo di Alzheimer.”

 

“PICOS opera nella Provincia di Treviso – conclude la Tochet – e ha accettato di venire al Gris per formarci. L’ultimo appuntamento è previsto per giovedì 5 luglio, alle 17.45.”

 

PICOS, società cooperativa sociale ONLUS, è un’associazione di volontariato che si occupa di assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili. La cooperativa è al servizio dell’utenza e fornisce il suo servizio con professionalità e competenza.

Oltre 70 volontari, in rappresentanza degli oltre 650 impegnanti nei vari centri sollievo, hanno incontrato Alberto Franceschini, Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso, e i dottori Maurizio Gallucci, coordinatore dei CDCD (Centri disturbi cognitivi e demenze) Ulss 2 e Franco Moretto responsabile del “Progetto Sollievo” Ulss 2, per la presentazione del protocollo, firmato tra il Centro servizi Volontariato e Ulss 2 Marca Trevigiana, che definisce i criteri di accesso dei soggetti con Alzheimer o demenza e un’omogeneizzazione dei percorsi.

 

Il protocollo è stato elaborato dopo un’analisi esplorativa effettuata nei 39 centri sollievo, soprattutto per le modalità di accesso e i percorsi avviati.
Premesso che necessita di sollievo quel famigliare per il quale è gravoso il carico che deriva dall’assistenza di un familiare malato di demenza in fase di moderata gravità, il protocollo prevede che il paziente sia valutato presso di CDCD (sono 5 i centri in tutto il territorio provinciale) senza repliche di valutazioni geriatriche e successivamente, al paziente e ai suoi famigliari, viene segnalata la possibilità di usufruire dei centri sollievo presenti nel Comune di residenza, o in territorio limitrofo.

 

I volontari dei centri sollievo avranno la possibilità di valutare l’accoglimento dell’utente, in base alla gravità del soggetto e alla professionalità dei volontari, che in alcuni casi potranno farsi carico anche di pazienti meno autonomi o di gravità complessivamente maggiore.
Diversamente, un centro sollievo costituito da poco tempo, con volontari senza pregresse esperienze specifiche, potrà accogliere casi più gestibili.

 

I Centri di Sollievo sono finanziati da un bando regionale che ha già stanziato per il 2018 176mila euro, suddivisi e distribuiti nei territori delle tre ex Ulss 7-8-9, a favore dei Centri Sollievo già esistenti.

 

“Crediamo che il protocollo che abbiamo elaborato insieme all’Ulss 2 e ai CDCD risponda pienamente alla richiesta di armonizzazione delle esperienze, del funzionamento e delle modalità di accesso ai Centri di Sollievo, come auspicavamo da tempo – dichiara soddisfatto Alberto Franceschini, Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso – Rimane qualche problema con gli spazi messi a disposizione dai Comuni, come sollevato da molti dei volontari presenti, e le difficoltà di trasporto, che possono però essere risolte ricorrendo al progetto STACCO presente in quasi tutto il territorio provinciale. Un altro problema rilevato – prosegue Franceschini – è il ritardo nella distribuzione dei fondi (già erogati dalla Regione alle Ulss) che, per i territori delle ex Ulss 7 e 8, devono ancora essere distribuiti ai centri sollievo. Su questo stiamo naturalmente verificando possibili soluzioni. Il protocollo consiglia, inoltre, che in provincia di Treviso sono presenti 39 centri sollievo (20 nella ex Ulss 8, 14 nella ex Ulss 9 e 5 nella ex Ulss 7), dove sono impegnati oltre 650 volontari e accolti e seguiti oltre 350 utenti.
I centri offrono agli ospiti specifiche attività di stimolazione cognitiva, psicomotricità, musicoterapia, uscite organizzate e momenti socializzanti con le famiglie e con la comunità.

 

Si stima che ogni volontario sia impegnato in circa 350 ore all’anno di servizio (per una media di 2,8 giorni di apertura settimanale) con una media annua di 175mila ore di volontariato complessive, nei vari centri sollievo.
Valorizzando questo contributo volontario, si ottiene una ricaduta economica (e quindi un risparmio per il welfare sociale) stimata in 2 milioni 275mila euro.

Riparte il nuovo ciclo di Caffè Alzheimer, a cura dell’Associazione il Pesco di Mogliano, che ha sede presso l’Istituto Costante Gris.

 

Questo nuovo ciclo, dal titolo “Alzheimer, incontriamoci per un Caffè”, inizierà sabato 24 marzo alle ore 10, fino alle 12, e poi ogni terzo sabato del mese, esclusi luglio e agosto.

“Il Centro Alzheimer di Mogliano Veneto dell’Associazione al Pesco, – dichiara Giuliana Tochet Presidente de il Pesco – senza tanto scalpore, vede in prima linea ben 20 volontari che assistono circa 30 persone affette da malattie mentali degenerative quali Alzheimer, demenza senile o borderline con disturbi della personalità”.

 

“Ricomincia il ciclo di conferenze di confronto tra esperti del settore terapeutico e i caregiver, allo scopo di essere il più possibile di sostegno alla fragilità delle famiglie colpite da queste malattie mentali”.

 

“Gli incontri – conclude la Tochet – si terranno presso la sede operativa dell’Associazione il Pesco  nella Barchessa Est di Villa Torni, sede dell’Istituto Costante Gris. Il tema del primo incontro sarà Perché è successo proprio a noi? Come accettare ciò che non possiamo cambiare”.

Il Sindaco di Mogliano Carola Arena ha dichiarato, come da noi riportato il 18 ultimo scorso, che:  “Saranno ampliati gli spazi del Distretto Sanitario e che saranno date nuove opportunità al Gris. In particolare in collaborazione con l’Ulss si cercherà di collocare in quella sede alcuni servizi come un centro per la disabilità, un centro diurno per malati di Alzheimer e di Parkinson. In particolare l’Amministrazione per il 2018 si attiverà per creare al Gris un centro diurno per chi è colpito dall’Alzheimer e dal Parkinson in collaborazione con quei soggetti che già operano nel territorio”.

 

A seguito di queste dichiarazioni Lucia Tronchin, ex Assessore al Sociale della Giunta Azzolini, precisa: “Sulla dichiarazione del sindaco relativa al Gris credo sia giusto e necessario trovare soluzione di tipo diverso dal trasferimento del distretto dall’attuale sede, soluzioni che devono assolutamente essere portate avanti dal comune sia per evitare che venga perso un patrimonio collettivo, sia per dare risposte ai cittadini moglianesi”.

 

“Una proposta – prosegue la Tronchin – certamente potrebbe essere la realizzazione di un centro diurno che affianchi l’esperienza dell’Alzheimer già operativo sul territorio, creando così un polo assistenziale che recuperi la missione del Gris come voleva il fondatore”.

 

“Se il Comune non farà proprie queste battaglie, –conclude la Tronchin – anche facendo nuove proposte, significa che sta utilizzando l’Ulss come scusa per nascondere la propria inerzia. Infine ritengo sia necessario dare una risposta ai volontari che stanno operando ed assistono i malati di Alzheimer in assoluta precarietà”

I Centri Sollievo di Treviso e l’Uls. 2 della Marca danno inizio ai corsi sul modo di comunicare con i malati di Demenza Senile. L’Associazione il Pesco di Mogliano, di Giuliana Tochet, ha programmato questo tipo di corso che si svolgerà in un ciclo di tre giornate: il 19/10, 2/11 e 16/11.

 

Il corso sarà riservato ai volontari dell’associazione il Pesco ed ai Caregiver. Obbiettivo del il Pesco è quello di dare un contributo propositivo ai caregiver su come assistere il loro famigliare a casa. Continuano gli incontri sulla Disprassia programmati per tutto il 2017 dall’associazione il Pesco in collaborazione con AIDEE e con lo Studio di neuro psicomotricità Moto Gioco.

 

Gli incontri sono a carattere informativo e rivolti alle famiglie con bambini. Gli incontri sono gratuiti e si svolgono presso la sede dell’Associazione il Pesco, Barchessa est di Villa Torni Mogliano, Sono totalmente gratuiti e sono programmati ogni secondo martedì del mese.

 

I prossimi saranno il 14 novembre, sul tema “Faccio io” conquistare le autonomie dott.ssa Astrid Chiara Cristinelli Neuropsicomotricista di Mestre, ed il 12 dicembre, sul tema La Disprassia Orale e Verbale dott.ssa Annalisa Piliego Logopedista Mestre.

 

Gli incontri inizieranno alle 17 per una durata di un’ora e mezza, E’ previsto il servizio di babysitting per il quale sarà richiesto un contributo spese.

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