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Luminoso trilocale di 128 mq situato in Piazza dei Caduti.
L’immobile si compone da un ingresso, un soggiorno con cucina a vista con possibilità di farla diventare una cucina abitabile, due camere matrimoniali con balcone e bagno, un’altra camera e un bagno padronale.

 

L’appartamento è stato recentemente ristrutturato, con aria condizionata, infissi con doppio vetro in pvc e zanzariere. Sono forniti lavatrice, microonde, aspirapolvere e internet con Wi-Fi.

 

Disponibile arredato, semi o vuoto. Il canone di locazione ammonta a 700 € / mese, tutte le spese condominiali incluse.

 

Questo appetibile annuncio è apparso in questi giorni nelle ricerche di appartamenti in affitto a Mogliano.

Chi ha inviato la mail per avere informazioni a riguardo si è trovato questa risposta:

 

Ciao, sono il proprietario dell’appartamento situato a Piazza dei Caduti, Mogliano Veneto, una zona tranquilla.

L’appartamento è esattamente così come nelle foto. La ringrazio anticipatamente per la Sua disponibilità.
Cordiali saluti,
Nathalie Foucher

 

Naturalmente le bellissime foto dell’appartamento hanno messo voglia agli interessati di avere ulteriori informazioni, lasciando comunque un po’ di perplessità sul prezzo troppo economico per un tale appartamento. Così la conversazione via mail è continuata e la coppia proprietaria ha scritto di essere rientrata in Austria e di voler affittare l’appartamento con la mediazione di Airbnb, noto portale di affitti turistici.

 

Ti spiego passo passo come funziona il procedimento su Airbnb per capire meglio.
Io inserisco l’annuncio su Airbnb al prezzo di 700 € al mese. Il contratto può essere effettuato per un periodo dai 6 mesi fino a 4+4 anni e nel caso si volesse affittare per meno di 6 mesi, è possibile fare un contratto provvisorio.
Il pagamento è richiesto per 1 mese + 2 mesi di deposito cauzionale (totale 2100 €) e deve essere effettuato attraverso Airbnb per confermare la prenotazione. Il deposito cauzionale viene restituito alla fine del contratto ecc.

 

In realtà l’appartamento esiste solo su un falso sito Airbnb, che ovviamente ha indirizzo uguale ma link diverso. Lì finiranno i soldi che l’aspirante proprietario non rivedrà più, insieme all’appartamento che non ha mai visto!

Sia il portale Airbnb che la Polizia postale di Treviso hanno confermato che si tratta di una truffa. In particolare, il primo racconta segnalazioni di migliaia di casi, molti dei quali purtroppo andati… a buon fine per i truffatori.

Non ci resta quindi che informare il maggior numero di persone, sperando che questo serva ad arginare la truffa.

 

 

 

Silvia Moscati

A Venezia, gli alloggi Airbnb a disposizione dei turisti sono quasi raddoppiati tra il 2015 e il 2018. Venezia si conferma quindi la quarta città italiana dopo Roma, Milano e Firenze, con la più alta presenza di locazioni turistiche

 

Lo rivela un’analisi del Centro studi di Federalberghi nazionale sugli annunci italiani presenti sul portale Airbnb nel mese di agosto 2018.

 

Divulgato in occasione della giunta esecutiva di Federalberghi, lo studio è l’occasione, anche per Ava Venezia, per ribadire la richiesta di un intervento urgente volto a contrastare con decisione il dilagare dell’abusivismo e della concorrenza sleale.

 

«I dati sulla presenza di alloggi turistici in città – commenta il direttore di Ava, Claudio Scarpa – confermano una situazione che a Venezia è palesemente fuori controllo».

 

Ad agosto 2018, nel comune di Venezia risultavano disponibili su Airbnb 8.025 alloggi, in crescita del 55,34% rispetto ad agosto 2016, in cui erano pubblicizzati 5.166 annunci. Se in Veneto compaiono in tutto 22.918 annunci, più di un alloggio su tre è a Venezia.

 

Degli annunci presenti su Airbnb.it:

– 6.115 (76,20%) sono riferiti a interi appartamenti;

– 5.558 (69,26%) sono disponibili per più di sei mesi;

– 5.699 (71,02%) sono gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio.

 

Federalberghi e Ava richiamano quindi l’attenzione su quelle che vengono ritenute le 4 grandi bugie della “sharing economy”:

– non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi; situazione che a Venezia riguarda il 71,02% delle offerte del portale;

– non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: nel 76,04% degli alloggi offerti nel comune di Venezia, gli annunci pubblicati su Airbnb si riferiscono all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno;

– non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno (il 69,26% a Venezia)

– non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

 

Evidente quindi, secondo l’organizzazione, che il consumatore viene ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. Si pone inoltre con tutta evidenza un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.

 

Il direttore di Ava, Claudio Scarpa, ieri era presente all’incontro a Roma tra Federalberghi e il ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio. Il presidente nazionale Bernabò Bocca ha chiesto un forte intervento del governo sull’abusivismo e il ministro ha assicurato “una lotta feroce e prioritaria” su questo tema.

 

 «Ha detto chiaro e tondo che chi affitta appartamenti in nero inquina il mercato – commenta Scarpa – e che la lotta all’abusivismo sarà la sua priorità. Il ministro ha espresso un grande amore per il turismo, che di solito invece viene considerato un settore residuale, e apprezziamo questa svolta positiva. Vediamo con favore la sua proposta di attuare il “modello inglese” che prevede di assegnare un codice alle strutture ricettive e l’obbligo per i portali di commercializzare solo chi lo possiede. E quindi pesanti multe per chi non rispetta le regole. La sensazione è che, con questa proposta, siamo sulla strada giusta».

 

Dai dati veneziani emerge che l’host più “ricco” ha offerto 135 alloggi, tutti in centro storico. Il secondo ne ha pubblicati 98. Il terzo 90. 

 

1809 alloggi fanno riferimento a host che gestiscono più di 10 alloggi ciascuno, quindi riconducibili ad “agenzie” (alcune anche specializzate su Mestre).

 

Tra gli host con indirizzo straniero, ne compare uno (Londra) che possiede 36 alloggi tra Dorsoduro, Castello, Santa Croce, San Marco e Cannaregio, oltre a uno al Lido). Un altro da Parigi ne gestisce 24. Poi ancora 9+5 di due host delle Mauritius, 6 a San Francisco, 7 Chicago, 5 Boston, 8+8 di altri due host da Londra, 13+6 Freiburg, 7 Barcellona e altri in Spagna, Francia, GB e Usa.
Alla terraferma sono riconducibili meno di 800 alloggi (più del 90% è in centro storico).

Se per Venezia Ava trova che la linea più adatta sia quella del modello inglese con il “codice identificativo”, sono tante le città che si stanno proteggendo dall’abusivismo tramite leggi ad hoc: a Londra gli appartamenti per locazioni brevi possono essere affittati per non più di 90 giorni l’anno (45 giorni per le intere abitazioni di Valencia), a New York si può affittare solo a patto che il proprietario risieda nell’appartamento. A Parigi limite di 120 giorni e obbligo di iscrizione in un registro pubblico (90 a San Francisco). A Reykjavik chi non ha una licenza può affittare i propri immobili ai turisti per un massimo di 90 giorni.

Come si temeva, ora è Mestre, dopo Venezia centro storico, a essere presa d’assalto dai turisti che scelgono la nostra città come base per poi recarsi a Venezia.

 

Gli affitti a Mestre sono sensibilmente meno cari rispetto a Venezia e l’offerta si è moltiplicata in misura esponenziale.

 

Sono più di 1.200 le stanze e gli appartamenti offerti in affitto a Mestre secondo i dati del sito Airbnb.

 

A questo numero, già di grande rispetto, vanno aggiunti i 9.000 posti letto sorti in via Ca’ Marcello con il nuovo ostelli.

 

Le zone con la maggiore offerta di camere in affitto sono Marghera, Campalto, Carpenedo e soprattutto la zona della stazione ferroviaria.

 

 

Fonte: La Nuova Venezia

Controlli serrati sulle attività ricettive anche in questo periodo: il Nucleo Tributario del Servizio Attività Produttive della Polizia Locale, diretto dal Commissario Capo Flavio Gastaldi, ha scovato nel recente weekend pasquale due affittacamere completamente abusivi. Le attività erano allestite in due appartamenti ubicati nello stesso edificio nel sestiere di San Marco e offrivano complessivamente 12 camere, servizio di prima colazione e vista sul bacino di San Marco; vere e proprie strutture professionali con personale dipendente a disposizione esclusiva degli ospiti.

 

Le verifiche, iniziate anche a seguito delle segnalazioni di altri uffici, hanno portato alla contestazione di violazioni alla vigente Legge Regionale sul Turismo per un importo complessivo di circa 8mila euro.
Nello stesso periodo, il gruppo degli operatori della Polizia locale specializzato nella materia tributaria ha scoperto anche un’organizzazione che, tramite il portale AIRBNB, affitta abusivamente appartamenti e camere su una cinquantina di siti tra il Centro storico e la terraferma veneziana. L’indagine ancora in corso, anche tramite l’incrocio dei dati del Geoportale dell’imposta di soggiorno, ha già permesso di elevare sanzioni, in  violazione alla L.R. 11/2013 ed al Regolamento comunale sull’Imposta di soggiorno.

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