Una crisi che colpisce anche il Veneto
La crisi dell’automotive c’è e si fa sentire
Veneto. Gli eventi internazionali degli ultimi giorni, coronati con le dimissioni di Tavares da AD di Stellantis, non fanno altro che accentuare un periodo nero che non risparmia nessuno, Veneto compreso, perché, le mancanze vere le percepiscono le aziende produttrici della meccanica che hanno avvertito cali importanti.
É allarme per tutta l’industria
Difatti, ragionando con l’ Assofond, associazione di categoria di Confidustria che vanta, in Veneto, il 12% del totale italiano, e confrontando i dati del terzo trimestre del 2024, non si possono usare mezzi termini: è allarme per tutta l’industria e, soprattutto, per quella della fonderia, produttrice, appunto, della componentistica delle auto che ha visto calare la produzione ed i ricavi quasi del 15% rispetto allo scorso anno.
Il costo elevato delle materie prime la fa da padrone in una crisi che sembra sia solo l’inizio di una catena che si autoalimenta: minore quantità di materie prime comporta una riduzione della produzione con la conseguente perdita di competenze degli addetti che, difficilmente, col tempo, verranno riacquisite.

Il Veneto e un settore in crisi
Ed il settore dell’auto, in Veneto, si avvia verso un dicembre decisamente compromesso: se già il comparto della produzione è in crisi e si esprime al 60% delle sue potenzialità, tra ferie e cassa integrazione questo dato sicuramente diminuirà andando a gettare benzina sul fuoco del malumore operaio che già si era espresso in maniera polemica con lo sciopero di categoria del 18 ottobre scorso.
In provincia di Treviso, il settore dell’ automotive è impegnato, con 45 aziende e circa 3000 addetti, al servizio della produzione di componentistica per Stellantis (che, ricordiamo, in Borsa, ha toccato un preoccupante -6.3%) ma anche per marchi tedeschi come Audi, Bmw, Mercedes e Volkswagen che, come le pagine dei giornali ci riportano, non godono di buona salute: Volkswagen ha già annunciato un piano di ristrutturazione che mette a rischio migliaia di posti di lavoro e almeno due centri produttivi e Audi è intenzionata a chiudere il suo stabilimento di Bruxelles.
A Treviso, dal lato della domanda, emergono dati che fanno riflettere
Il “ricambio generazionale” dell’auto è alto: come riporta uno studio condotto da Facile.it, in media, i trevigiani cambiano l’automobile ogni 12 anni, ossia quando comincia a peccare in sicurezza e ad accrescere la svalutazione. Il dato, secondo la media nazionale, è abbastanza alto e le motivazioni sono da ricercare in un minor potere d’acquisto dei trevigiani che si trovano con stipendi bloccati e mutui a carico senza finestre ulteriori da finanziare.
Cosa farà il Governo?
Per cercare di invertire questo calo generalizzato del settore, ha promesso di intervenire il Governo. Infatti, a margine di un evidente ritardo di investimenti nel settore dell’elettrico che, a carte scoperte, rappresenta il futuro del trasporto, si sta valutando una manovra a sostegno dell’automotive sotto forma di aiuto alle aziende, come ha assicurato qualche settimana fa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
L’economia legata al settore automobilistico sta, quindi, attraversando un periodo di difficoltà: questo declino non è solo un riflesso delle dinamiche globali ma anche dall’incertezza economica generale legata all’aumento dei costi di produzione e all’energia, fino ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.
Sebbene la nostra regione continui a essere una delle più virtuose in Italia, è necessario un ripensamento strategico per sostenere il settore e adattarsi alle nuove sfide del mercato.
Crediti fotografici: Pixabay.
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