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Sospeso il servizio di recupero della fauna selvatica ferita. Associazioni animaliste chiedono di ripristinarlo

“Siamo felici che per il funzionamento dei centri di recupero cura e custodia degli animali selvatici feriti, la Regione Veneto abbia stanziato il doppio della cifra dello scorso anno, come affermato dall’Assessore Corazzari, il problema

Siamo felici che per il funzionamento dei centri di recupero cura e custodia degli animali selvatici feriti, la Regione Veneto abbia stanziato il doppio della cifra dello scorso anno, come affermato dall’Assessore Corazzari, il problema è che, almeno a Treviso, quei fondi rischiano di non essere spesi perché non è assicurato il servizio di recupero degli animali selvatici feriti, lasciato irresponsabilmente nelle mani dei cittadini.”

Con queste parole le associazioni animaliste e ambientaliste trevigiane – LAC, LAV, LEIDAA, LIPU, OIPA, Progetto Riccio Europeo e WWF, rispondono all’affermazione dell’assessore regionale alla caccia e pesca, secondo il quale non vi sarebbe stata alcuna interruzione nel servizio di recupero degli animali selvatici.

 

A dimostrazione di quanto affermato dalle associazioni, c’è una mail inviata dal Settore Protezione Civile, Attività produttive e Polizia Provinciale della Provincia di Treviso, che riporta testualmente che dal 1° gennaio 2021 il servizio di recupero della fauna selvatica in difficoltà del centro Regionale di Treviso è sospeso. Previo appuntamento telefonico al numero 320.4320671 dalle ore 9.00 alle ore 11.00 è possibile consegnare gli animali in difficoltà presso la sede del suddetto centro in Via Cal di Breda 132 Treviso.

 

È evidente quindi che nessuno mai interverrà per recuperare un animale selvatico ferito – sia esso un pettirosso oppure una volpe – ma dovranno essere i cittadini a farlo.

 

A questo punto chiediamo all’Assessore Corazzari come dovranno agire i cittadini – insistono le associazioni – utilizzando mezzi propri? E come dovranno comportarsi rispetto alle restrizioni Covid? E rispetto all’emergenza Aviaria?”

 

E tutto ciò lo potranno fare solo dopo avere fissato un appuntamento telefonando tra le 09.00 e le 11.00. Ma se il pettirosso o la volpe di cui sopra viene recuperato alle 12.00, dovrà rimanere in custodia dallo stesso cittadino fino alle 09.00 del giorno successivo quando, dopo l’agognata telefonata e sperando che sia ancora vivo, finalmente potrà essere portato a destinazione.

 

È evidente a chiunque che quello organizzato dalla provincia di Treviso non è affatto un servizio di recupero della fauna selvatica ferita. Lasciare nelle mani dei cittadini l’onere di recuperare e trasportare un animale ferito, può comportare dei rischi per le persone, non si comprende per quale motivo la Regione abbia deciso di operare in tal senso, nonostante i fondi a disposizione del centro trevigiano siano stati raddoppiati, come affermato dall’assessore Corazzari.

 

Abbiamo quindi richiesto un incontro urgente con il Presidente Regionale Luca Zaia – concludono le associazioni – avremo così modo di metterlo al corrente delle tante chiamate ricevute dai cittadini che dopo aver trovato animali selvatici in difficoltà, non sono riusciti a mettersi in contatto con il centro di recupero di Treviso, anche negli orari indicati dall’amministrazione. Il nostro unico interesse ora, è che il servizio sia ripristinato quanto prima, dando risposte concrete ai cittadini 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana, a garanzia delle cure e della riabilitazione degli animali e per scongiurare inutili rischi all’incolumità dei cittadini.”

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