Domenica 12 ottobre la 75ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. L’Osservatorio Vega di Mestre: “Formazione e aggiornamento restano le uniche armi per uscire dall’emergenza”
MESTRE – Sarà celebrata domenica 12 ottobre la 75ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). Un appuntamento ormai storico, che si ripete da oltre sette decenni, e che richiama l’attenzione di istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini su un dramma quotidiano troppo spesso sottovalutato: quello delle morti e degli infortuni sul lavoro.
A rilanciare con forza l’allarme è l’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering di Mestre, che in occasione della ricorrenza diffonde i dati aggiornati al mese di agosto 2025. I numeri, come sottolinea l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio, parlano chiaro: “Da gennaio ad agosto si sono registrate 681 vittime sul lavoro. Una cifra pressoché stabile rispetto allo stesso periodo del 2024, quando i decessi erano stati 680. Ma parlare di stabilità in questo contesto non è rassicurante: significa che ogni giorno nel nostro Paese muore almeno un lavoratore. A volte più di uno.”
Formazione e aggiornamento: l’unica via per uscire dall’emergenza. “Serve un cambio di rotta culturale – continua Rossato –. Troppe volte la sicurezza viene vista come un costo, non come un investimento. Ma è proprio attraverso la formazione e l’aggiornamento costante dei lavoratori che possiamo costruire una vera cultura della prevenzione, che restituisca dignità alla vita di chi lavora.”
Il monito dell’Osservatorio arriva in un momento in cui i numeri confermano che l’Italia è ancora ben lontana da un’inversione di tendenza significativa. Nonostante un lieve calo delle denunce di infortunio complessive (da 386.554 ad agosto 2024 a 384.007 nello stesso mese del 2025, pari a un -0,7%), il bilancio resta gravissimo.
L’Osservatorio ha inoltre elaborato una “mappa del rischio” basata sull’indice di incidenza degli infortuni mortali (numero di decessi ogni milione di occupati). Ad agosto 2025, l’incidenza media nazionale è di 20,6 morti per milione di lavoratori. Le regioni che superano di oltre il 25% questo valore, e che quindi rientrano in zona rossa, sono:
- Basilicata
- Umbria
- Campania
- Sicilia
- Calabria
Seguono, in zona arancione (tra il valore medio e il +25%): Trentino-Alto Adige, Puglia, Veneto, Liguria, Sardegna, Abruzzo e Toscana Rientrano invece in zona gialla regioni come Piemonte, Marche, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna, mentre si posizionano in zona bianca – quindi al di sotto del 75% della media nazionale – Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Molise. Le vittime in numeri: Lombardia ancora maglia nera. Analizzando i dati assoluti, si scopre che la Lombardia continua a detenere il triste primato, con 68 vittime in occasione di lavoro nei primi otto mesi dell’anno. Seguono:
- Veneto: 53
- Campania: 49
- Sicilia: 41
- Piemonte: 38
- Toscana: 35
- Emilia-Romagna: 34
- Puglia: 33
- Lazio: 32
Il resto del Paese presenta numeri più contenuti, ma comunque significativi, a testimonianza che il problema della sicurezza riguarda tutto il territorio, senza eccezioni.
Chi sono i più esposti al rischio? Over 65, stranieri e lavoratori nel settore edilizio Tra i dati più preoccupanti figura quello relativo agli over 65, che presentano la più alta incidenza di mortalità: 66,5 morti per milione di occupati. Un dato che evidenzia come l’età possa diventare un ulteriore fattore di rischio. Subito dopo, la fascia 55-64 anni con un’incidenza di 31,5, seguita dai 45-54 anni (21,7).
In termini assoluti, la fascia 55-64 anni è quella con il maggior numero di morti: ben 168 su 493 decessi totali avvenuti in occasione di lavoro. La situazione è ancora più drammatica per i lavoratori stranieri, che registrano 148 vittime nei primi otto mesi del 2025. Di queste, 108 sono decedute sul posto di lavoro e 40 in itinere. L’incidenza tra gli stranieri è di 43 morti per milione di occupati, più del doppio rispetto ai lavoratori italiani (18 ogni milione).
Le donne, i settori e i giorni più pericolosi: le lavoratrici decedute da gennaio ad agosto 2025 sono 58, di cui 28 in occasione di lavoro e 30 in itinere, confermando una leggera diminuzione rispetto al 2024.
Quanto ai settori più colpiti, spiccano:
- Costruzioni: 78 decessi
- Attività manifatturiere: 69
- Trasporti e magazzinaggio: 65
- Commercio: 48
Anche i giorni della settimana hanno un loro peso: il lunedì si conferma il giorno più tragico, con il 23,7% degli infortuni mortali, seguito dal venerdì (20,3%) e dal giovedì (16,4%). Una distribuzione che sembra legata ai picchi di carico di lavoro e ai ritmi settimanali.
Le denunce di infortunio sono in leggera flessione, ma i numeri restano altissimi: 384.007 in totale nei primi otto mesi dell’anno. Gli uomini restano i più colpiti, con 246.619 denunce (213.710 in occasione di lavoro), mentre le donne registrano 137.388 denunce (107.337 in occasione di lavoro). I lavoratori stranieri rappresentano circa 1 su 5 degli infortunati denunciati.
La Giornata nazionale del 12 ottobre sarà un’occasione per commemorare le vittime, ma anche per ribadire l’urgenza di interventi concreti. Per l’Ing. Rossato e per l’Osservatorio Vega, la strada è una sola: “formazione, prevenzione, cultura della sicurezza”. Solo così sarà possibile spezzare il ciclo tragico degli incidenti sul lavoro e costruire un futuro in cui lavorare non significhi rischiare la vita.
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