Celebriamo oggi, 27 gennaio, come ogni anno, la Giornata della Memoria, per ricordare la tragedia dei campi di concentramento voluti dalla Germania nazista
ITALIA. Le parole non possono descrivere la violenza volutamente e scientemente commessa, preparata, studiata, organizzata nel minimo dettaglio, affinché la macchina della morte fosse il più efficiente possibile. Quale, dunque, il nostro compito, di uomini e di donne che vogliamo testimoniare che è possibile trovare un’alternativa all’abisso?.
Io credo che noi tutti, se vogliamo essere testimoni credibili di un’alternativa che riteniamo possibile, dobbiamo Ricordare le atrocità commesse e le vittime di quelle atrocità, Studiare le cause che portarono a commettere simili violenze: Hitler non fu il solo aguzzino, con lui ci furono migliaia di uomini e donne che collaborarono, col pensiero e con l’azione, affinché i piani del fuhrer fossero portati a compimento, – prosegue Suor Anna Monia Alfieri – Combattere ogni forma di ignoranza, culla dell’abisso, e ogni tentativo dell’uomo di impedire al proprio simile di conoscere, approfondire, elaborare un proprio giudizio sulle persone e sulla realtà, esprimendolo nella libertà, Agire perché simili barbarie non abbiano a ripetersi, Tenere Desta l’umanità, un’umanità che si realizza nella consapevolezza, chiara e serenamente accettata, del nostro essere persone finite, protese in un infinito che non si realizza nell’immanente ma si apre ad orizzonti altri che trascendono le nostre dimensioni ristrette e, spesso, meschine, Comprendere dove violenze di pari livello vengono commesse ancora oggi, da parte degli uomini su altri uomini, Trovare il modo affinché il ricordo della Shoah rimanga vivo, a perenne monito, anche quando la generazione dei sopravvissuti sarà scomparsa.
Mi auguro che sulla Giornata della Memoria non si abbassi l’ombra dell’ideologia ad offuscare la ricorrenza con interpretazioni e visioni derivanti dall’attuale stato di guerra fra Israele e Palestina. Al contrario la Giornata della Memoria deve diventare occasione propizia di pace che nasce dalla consapevolezza piena, in quanto maturata nella sofferenza, della inutilità della guerra e dei turpi piani di sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
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