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Sette milioni di euro a Hamas, smantellata la rete italiana: arrestato Mohammad Hannoun

2 minuti di lettura

Sette milioni di euro è la cifra di denaro raccolto in Italia sotto l’insegna della beneficenza e finito — stando all’accusa — nelle casse di Hamas, l’organizzazione ritenuta responsabile della strage del 7 ottobre 2023 in Israele. Un’operazione complessa, chirurgica, che oggi ha portato a sette arresti e a due latitanti, smantellando quella che la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo definisce la “cellula italiana” del movimento islamista

GENOVA. L’indagine, coordinata dalla Digos di Genova con la Guardia di Finanza e sotto l’egida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha ricostruito flussi finanziari, contatti internazionali, triangolazioni bancarie e consegne in contanti. Al centro del sistema, tre associazioni formalmente votate all’aiuto umanitario per il popolo palestinese: l’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese (fondata a Genova nel 1994), una Organizzazione di volontariato nata nel 2003 e “La Cupola d’Oro”, aperta nello stesso anno a Milano. Per gli investigatori, erano il terminale italiano di una macchina di finanziamento ben più vasta.

Il nome che ricorre è quello di Mohammad Hannoun, 63 anni, architetto, in Italia da quarant’anni, cittadinanza giordana. Per l’accusa, non un semplice attivista, ma il vertice della rete: “membro del comparto estero di Hamas”, regista della raccolta fondi, punto di riferimento per propaganda e finanziamenti. Hannoun ha sempre respinto le accuse — “Io di Hamas? Bufala” — rivendicando un impegno politico e civile per i diritti del popolo palestinese. Eppure, secondo gli atti, proprio da quella rete sarebbero partiti trasferimenti per circa sette milioni di euro verso associazioni a Gaza, nei Territori palestinesi o in Israele, dichiarate illegali perché collegate ad Hamas, fino a esponenti di primo piano come Osama Alisawi, ex ministro del governo di fatto di Gaza, oggi tra i due irreperibili.

Il quadro che emerge è quello di una doppia anima — sociale e militare — che per i pm non è scindibile. Fondi presentati come aiuti umanitari, ma ritenuti funzionali anche alle “azioni sul campo”. Una dinamica che precede il 7 ottobre e che, per gli investigatori, ha contribuito a sostenere l’organizzazione nel suo complesso. La gran parte dei donatori, precisano, avrebbe agito in buona fede; l’“area grigia”, però, resta il terreno più insidioso, dove l’attivismo scivola nel sostegno.

L’operazione — nome in codice “Domino” — si è mossa anche grazie alla cooperazione internazionale, in particolare con le autorità olandesi, e al contributo informativo israeliano. Arresti tra Genova, Milano, Firenze, Bologna e altre città. Nessuna espulsione immediata per Hannoun: la scelta, dal Viminale, è stata quella di non intralciare le indagini. Ma l’attenzione resta massima sui rimpatri dei soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale.

Le reazioni istituzionali sono state nette. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un’operazione “di straordinaria importanza”, che “squarcia il velo” su attività celate dietro iniziative apparentemente benefiche. Ringraziamenti alle forze di polizia e ai magistrati, e la rivendicazione di competenze investigative “tra le migliori al mondo”.

Sulla stessa linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato la complessità dell’inchiesta e il ruolo centrale di Hannoun, ringraziando anche l’AISE per il supporto informativo: “Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l’operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di euro. Tra queste, il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, definito dagli investigatori “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”. Esprimo il più sentito ringraziamento, mio personale e a nome di tutto il Governo, a quanti hanno reso possibile quest’operazione – Procura di Genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, oltre al supporto informativo fornito da AISE-Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.”

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